Allora, hai deciso di diventare la padrona di casa?” sorrise la suocera, guardando le mie tende

**Diario Personale**

Oggi è arrivata di nuovo mia suocera, Silvana. Appena ho aperto la porta, la prima cosa che mi ha chiesto è stata: “Dovè mio nipote?” con quella faccia scontenta che conosco troppo bene. Aveva una borsa enorme e unaria come se la casa fosse già in disordine, anche se avevo pulito tutto la mattina.

“Buongiorno, Silvana,” ho detto educatamente. “Lorenzo sta dormendo, lho appena messo a riposo unora fa.”

“Dorme? A questora del pomeriggio?” ha sbuffato, entrando e lasciando cadere la borsa sul divano. “Mio figlio, Matteo, alla sua età era già sveglio da mezza giornata.”

Ho ingoiato il commento e lho aiutata a togliersi il cappotto. Ogni visita di Silvana è una prova. Trova difetti in tutto: in come cresco Lorenzo, in come lavo i piatti, persino nellaria che respiro.

“Vuoi un tè?” ho chiesto, dirigendomi verso la cucina.

“Certo, e metti quei biscotti che ti ho portato laltra volta, quelli alle mandorle.”

Silvana è andata in salotto e si è fermata davanti alla finestra. Ieri, finalmente, ho appeso le nuove tendebeige con riflessi dorati, le ho scelte dopo un mese di indecisione. Ho risparmiato parte del mio stipendio per comprarle, volevo rendere la casa più accogliente.

“Ma guarda te, hai deciso di diventare la padrona di casa?” ha sorriso sarcasticamente, fissando le tende. “Che lusso sfacciato.”

Mi si è stretto il cuore. Ancora una volta, avevo fatto qualcosa di sbagliato ai suoi occhi.

“Le vecchie erano consumate,” ho spiegato piano. “Matteo aveva detto che era ora di cambiarle.”

“Matteo lha detto?” ha ribattuto, girandosi verso di me. “E quanto sono costate? Mezzo stipendio di mio figlio, immagino.”

“Le ho pagate con i miei soldi,” ho risposto, cercando di mantenere la calma.

“I tuoi soldi?” Silvana si è seduta sulla poltrona e mi ha fissato. “Ma il bilancio familiare non dovrebbe essere una cosa condivisa? Oppure adesso sei così indipendente da decidere tutto da sola?”

Le ho posato la tazza di tè davanti e mi sono seduta di fronte a lei. La conversazione stava prendendo la solita piega spiacevole.

“Matteo ed io parliamo di queste cose,” ho detto.

“Parlate?” Ha assaggiato il tè e ha fatto una smorfia. “Troppo leggero. Te lho detto come si prepara. E queste tende Non si abbinano per niente al resto.”

Ho guardato le finestre. A me sembravano perfette, rendevano la stanza più luminosa.

“A me piacciono,” ho detto timidamente.

“Ti piacciono,” ha ripetuto. “E lopinione di tuo marito non conta? O quella della nonna di suo figlio?”

“Matteo era daccordo.”

“Matteo è troppo buono,” ha sospirato. “Non ama i conflitti. E tu ne approfitti.”

Dalla cameretta è arrivato un pianto. Lorenzo si era svegliato. Mi sono alzata per andare da lui, ma Silvana mi ha preceduta.

“Ci vado io. Almeno passo del tempo con mio nipote come si deve.”

È sparita nella stanza, e io sono rimasta in cucina, fissando le nuove tende. Davvero erano così brutte? Forse avrei dovuto chiederle consiglio prima di comprarle?

Dalla cameretta sentivo la voce di Silvana che parlava dolcemente a Lorenzo. Con lui era sempre cosìmite, paziente, amorevole. Con me, invece, diventava un giudice inflessibile.

“Elena!” mi ha chiamato. “Vieni qui! Guarda tuo figlio!”

Il cuore mi è saltato in gola. Sono corsa da loro. Silvana era in piedi accanto al lettino con Lorenzo in braccio.

“Cosa cè?” ho chiesto, preoccupata.

“Ha leritema da pannolino! Non lo vedi? Non ti prendi cura di tuo figlio?”

Mi sono avvicinata e lho controllato. Sì, cera un po di rossore, ma niente di grave.

“È una reazione ai pannolini nuovi,” ho spiegato. “Sto già usando una crema.”

“Una crema?” Ha scosso la testa. “Ai miei tempi crescevamo i bambini senza tutte queste cose, eppure stavano bene.”

“Ma oggi ci sono prodotti migliori”

“Oggi cè troppa confusione,” mi ha interrotta. “E a che serve? Il bambino soffre, e sua madre compra tende invece di badare a lui.”

Avevo le lacrime agli occhi. Ogni visita finiva cosìmi sentivo una madre incapace e una casalinga inutile.

“Mi prendo cura di Lorenzo,” ho detto a bassa voce.

“Ti prendi cura di lui?” Mi ha passato il bambino. “Allora spiegami perché è così magro? Matteo alla sua età era molto più robusto.”

“Il pediatra dice che il suo peso è normale.”

“Il pediatra, il pediatra,” ha borbottato. “E il tuo istinto di madre dovè? Vedo che mio nipote non mangia abbastanza.”

Ho stretto Lorenzo a me. Era sano, cresceva bene. Ma per Silvana, nulla di ciò che facevo andava bene.

Siamo tornate in salotto. Silvana si è accomodata di nuovo e ha osservato la stanza con sguardo critico.

“E quando hai trovato il tempo di appendere queste tende? Mentre tuo figlio dormiva, invece di occuparti della casa?”

“Lho fatto ieri sera, quando Matteo è tornato dal lavoro,” ho detto, cullando Lorenzo.

“Con tuo marito presente? E lui ti ha aiutata?”

“Sì.”

“Ma certo,” ha sorriso ironicamente. “Fai lavorare un uomo per queste sciocchezze. Matteo non si è mai occupato di queste cose.”

Avrei voluto dirle che Matteo mi aiuta volentieri, che è stato lui a offrirsi, ma ho taciuto. Discutere con Silvana era inutile.

“Quanto le hai pagate?” ha insistito.

“Cinquecento euro,” ho risposto.

“Cinquecento euro?! Per delle tende? Ma sei impazzita? Con quei soldi avresti comprato vestiti a Lorenzo per mesi!”

“Ha già abbastanza vestiti. E le vecchie tende erano lì da tre anni.”

“Non cera bisogno di cambiarle! Erano ancora decenti, non vistose come queste.”

Vistose? Le ho guardate di nuovo. Beige, sobrie. Cosa cera di vistoso?

Nellingresso si sono sentiti dei passi. Matteo era tornato. Ho tirato un sospiro di sollievoforse ora si sarebbe concentrata su di lui.

“Mamma!” ha esclamato felice. “Come stai? Da quanto sei qui?”

“Poco,” ha risposto, abbracciandolo. “Mi mancavi.”

“Anche a me. Tutto bene a casa?”

“Sono venuta a vedere mio nipote, e lho trovato con leritema. E poi è dimagrito.”

Matteo ha guardato me, poi sua madre.

“Mamma, cosa dici? Lorenzo sta benissimo. Non ha nessun eritema.”

“Certo che ce lha, lho visto io! Tu non noti nulla, sei sempre al lavoro.”

“Mamma, sta perfettamente. Elena si occupa di lui benissimo.”

Silvana ha stretto le labbra.

“Se lo dici tu Ma controlla come spende i soldi. Cinquecento euro per delle tende! Te lo immagini?”

Matteo ha osservato la stanza e solo allora ha notato il cambiamento.

“Finalmente le hai appese!” ha sorriso. “Bellissime. Mi piacciono.”

“Ti

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Tu non sei mia madre