Quando il destino commette un errore

Quando il destino si prende gioco di noi

Dopo aver terminato l’istituto magistrale, Marianna tornò al suo paesino natale per insegnare nella stessa scuola dove aveva studiato. Le piacevano i suoi colleghi, amava il paese, e soprattutto sentiva la mancanza di casa e dei suoi genitori.

Fin da bambina, Marianna era amica della vicina Giulia, anche se erano opposti in tutto. Marianna era calma e riflessiva, mentre Giulia era impulsiva, irriverente, e non aveva mai rispetto per gli adulti. Studiavano nella stessa classe, e Giulia veniva sempre paragonata a Marianna.

“Che me ne faccio di Marianna? Io ho la mia testa!” ribatteva sempre Giulia.

“La testa sì, ma ci vorrebbero anche i cervelli,” le disse una volta il preside, il signor Giovanni De Luca, quando la maestra la portò nel suo ufficio per lennesima volta.

“Cosa ha combinato adesso?” chiese il preside.

La maestra, la signora Maria Rossi, una donna anziana e stimata, rispose quasi in lacrime:

“Marianna mi ha detto che puzzo di tomba e che dovrei stare a casa invece di insegnare!”

Giovanni rimase senza parole, cercò di rimproverare Giulia, ma lei fece occhi innocenti e dichiarò:

“Non ho detto niente del genere. La maestra se lo è inventato!”

Così, il preside la lasciò andare.

Marianna si iscrisse alluniversità per diventare insegnante, mentre Giulia finì in un istituto per infermierenon aveva molte opzioni, studiò male e copiava sempre dai compagni.

Giulia era bellissima, con lunghi capelli neri e un fisico perfetto, ma al lavoro in ospedale era sgarbata, specialmente con gli anziani.

“Questi vecchi dovrebbero già essere al cimitero, invece di curarsi i loro acciacchi!” diceva alle colleghe, lasciandole senza parole.

“Giulia, perché hai studiato per fare linfermiera se odi questo lavoro?” le chiedevano.

“Non sono affari vostri, ho fatto quello che potevo.”

I pazienti si lamentavano di lei, finché un giorno il primario la sentì insultare una signora anziana fino a farla piangere. La chiamò nel suo ufficio:

“Giulia, sei licenziata. Non voglio infermiere che umiliano i pazienti. Ti sconsiglio di lavorare nel settore medico.”

In città, Giulia cercava un marito ricco, ma senza successo. Gli uomini si stancavano presto di lei. Non si sentiva mai in colpaera cresciuta così. Dopo tre anni, decise di tornare al paesino. Aveva lavorato come commessa, ma non le piaceva.

“Ciao Marianna, come va?” chiamò Giulia allamica dinfanzia. “Sai cosa? Torno a casa. Tua madre lavora alla clinica, potrebbe raccomandarmi? Va bene, ci vediamo!”

Appena arrivata, corse da Marianna.

“Raccontami tutto! Come va con quei pazzi degli insegnanti e degli alunni?” la tempestò.

Marianna non voleva parlarne. Si limitò a versare il tè e a offrire biscotti e marmellata.

“Prima dimmi tu perché sei tornata. Credevo volessi vivere in città,” disse Marianna.

“Mi è venuta nostalgia. E tu? Non ti sposi mica?”

“Sì,” rispose tranquilla Marianna. “Matteo mi ha chiesto di sposarlo. Tra due mesi è il matrimonio.”

“Chi è lo sposo? Un insegnante di geografia o un trattorista?” rise Giulia. “Qui non ci sono uomini decenti.”

“Invece sì. Matteo ha una fattoria, animali, macchinari, paga bene i dipendenti.”

“Ma dai!” rise Giulia. “Lunico nel paese e ti è toccato! Devessere strano.”

Giulia la considerava sempre grassa, mentre Marianna era solo morbida, dolce e femminile.

In quel momento, una voce risuonò:

“Buonasera, Marianna. Chi è la tua ospite?”

Entrambe si voltarono. Giulia rimase a bocca aperta: sulla soglia cera un uomo alto e affascinante, con un completo sportivo e scarpe costose. Una fitta dinvidia la trafisse.

“Questo belluomo è il fidanzato della mia grassa vicina?” pensò, ma cambiò subito espressione. “Sono Giulia. Tu devi essere Matteo. Marianna mi ha parlato benissimo di te.”

“Marianna, non esagerare,” sorrise lui, guardandola con tenerezza.

Passarono la serata insieme, ma Giulia pensava solo a una cosa: Matteo doveva essere suo. Era quello che cercava da anni. Ora avrebbe sistemato le cose.

“Mamma, hai visto il fidanzato di Marianna?” chiese Giulia appena rientrata. “Perché non mi hai detto che cè un fattore così qui? Deve essere mio, non di quella sepolta viva!”

“Figlia mia,” la abbracciò la madre, “sei molto più bella di lei. Dobbiamo solo fare in modo che lui ti scelga, ma abbiamo poco tempo.”

Loccasione arrivò presto. Giulia incontrò unex compagna di scuola, Francesca, che la invitò al suo compleanno.

“Verranno anche Marianna e Matteo!”

“Perfetto,” rispose Giulia, invi

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