Chi sei tu?!

Chi sei?!

Ginevra si bloccò sulla soglia del suo appartamento, incapace di credere ai propri occhi.

Davanti a lei cera una sconosciuta sui trentanni, con una coda di cavallo disordinata, e dietro di lei due bambiniun maschietto e una femminucciache osservavano la straniera con curiosità.

Nellingresso giacevano ciabatte estranee, sullattaccapanni cappotti mai visti, e dalla cucina si spandeva lodore del minestrone.

Ma lei chi è? La donna aggrottò le sopracciglia, stringendo a sé il bambino più piccolo. Noi viviamo qui. Ci ha lasciato entrare Gregorio. Ha detto che la padrona di casa non aveva obiezioni.

Questo è il MIO appartamento! La voce di Ginevra tremava di rabbia. E io non vi ho mai autorizzato a vivere qui!

La donna batté le palpebre, confusa, guardando i giocattoli sparsi per terra, la biancheria stesa in cucina, come se cercasse conferma dei suoi diritti su quella casa.

Ma Gregorio ha detto Siamo suoi parenti Ha assicurato che lei non avrebbe avuto problemi Che è una persona comprensiva

Ginevra sentì unondata di indignazione, come se le avessero rovesciato addosso un secchio dacqua gelida.

Chiuse lentamente la porta e vi si appoggiò con la schiena, cercando di riprendere il controllo. La sua casa, il suo spazio, la sua vitaeppure, si sentiva unestranea.

***

Un anno prima, tutto era diverso. Ginevra era in vacanza al mare, godendosi un meritato riposo dopo aver completato un complesso progetto di restauro di un palazzo storico nel cuore di Bologna.

A trentaquattro anni, era unarchitetta affermata, abituata a contare solo su se stessa.

La carriera occupava gran parte della sua vita, e non si lamentavail lavoro le dava soddisfazione e uno stipdio più che dignitoso.

Gregorio lo incontrò una sera dagosto, sulla passeggiata al lungomare. Era un uomo affascinante, poco più grande di lei, con un sorriso caldo e occhi castani attenti.

Divorziato da tre anni, due figliun maschietto di dieci anni e una bambina di settelavorava come capocantiere per unimportante impresa edile.

Gregorio la corteggiò con stile, allanticafiori ogni giorno, cene in ristoranti con vista sullacqua, lunghe passeggiate sotto le stelle.

Sei speciale, le diceva, baciandole delicatamente la mano. Intelligente, indipendente, bellissima. Non incontro da tempo una donna così completa. Sai cosa vuoi dalla vita.

Ginevra si scioglieva alle sue parole. Dopo una serie di relazioni fallite con uomini che temevano il suo successo o cercavano di competere, Gregorio sembrava un vero dono del destino.

Rispettava il suo lavoro, le chiedeva dei suoi progetti con interesse, la sosteneva quando i clienti pretendevano limpossibile.

Mi piace che tu sia forte, diceva lui. Ma rimani comunque femminile, dolce, sensibile.

La vacanza finì, ma la loro storia continuò. Gregorio andava a trovarla a Bologna, lei da lui a Padova. Videochiamate, messaggi, progetti per il futuro.

Dopo otto mesi, le propose di sposarsi proprio dove si erano conosciuti.

Il matrimonio fu semplice ma intimo. Ginevra si trasferì a Padova, trovò lavoro in uno studio locale e lasciò il suo appartamento a Bologna vuoto.

Siamo una famiglia ora, diceva lui, stringendola. I miei figli sono i tuoi figli, i miei problemi sono i tuoi problemi. Affronteremo tutto insieme.

Allinizio, Ginevra era felice. Le piaceva lidea di una vera famiglia, il calore di una casa, le voci dei bambini.

Aiutava volentieri Gregorio con i figli, comprava loro regali, pagava le attività extrascolastiche, li accompagnava dal medico.

Ma, poco alla volta, qualcosa cambiò.

Prima furono piccole coseGregorio prelevava soldi dal suo conto senza avvisarla. Mi sono dimenticato di chiedere, scusa, diceva quando lei vedeva laddebito.

Poi iniziò a chiederle più spesso di contribuire agli alimenti per lex moglie.

Lo capisci, no? diceva, allargando le mani con un sorriso colpevole. I bambini non centrano se i genitori hanno avuto problemi con lo stipendio questo mese.

Ginevra capiva e voleva aiutare. Amava Gregorio e si era affezionata ai suoi figli.

Ma le richieste divennero sempre più frequenti e insistenti

Pagare il viaggio dei bambini dalla nonna a Verona, comprare vestiti invernali nuovi, iscriverli al campo estivo, pagare un tutor di matematica.

Il peggio fu quando Gregorio iniziò a trasferire soldi direttamente dal suo conto alla ex moglie, senza nemmeno avvertirla.

Sono i nostri figli ora, si giustificava quando Ginevra scopriva lultimo bonifico. Li ami, no? E poi, tu guadagni più di me. Ti dispiace così tanto?

Non è questione di dispiacere, rispondeva lei con fermezza. Sono i miei soldi, e avresti potuto almeno parlarne con me prima.

Certo, certo. La prossima volta te lo dico.

Ma la prossima volta non era mai diversa.

Ginevra iniziò a sentirsi non una moglie e una compagna, ma una comoda fonte di denaro. La sua opinione non contavale si presentavano solo i fatti compiuti.

E ogni volta che cercava di opporsi o discutere del bilancio familiare, Gregorio la accusava di essere fredda, egoista, di non voler essere una vera famiglia.

Credevo fossi diversa, diceva con amarezza. Credevo che per te i soldi non fossero tutto

***

Quel giorno di maggio, quando decise di visitare la madre malata in Emilia e poi fare un salto nel suo vecchio appartamento a Bologna, Ginevra sperava ancora che le cose potessero sistemarsi.

Forse un po di distanza avrebbe aiutato entrambi a riflettere e trovare un compromesso.

Ma ciò che trovò nel suo appartamento superò ogni sua più cupa aspettativa.

Lappartamento era in uno stato di disordine abitato. In cucina cerano pile di piatti sporchi, in bagno stendeva biancheria altrui, e nella sua camera da letto cera un lettino per bambini.

Sul tavolo, bollette non pagate per oltre mille euro di utenze.

Da quanto vivete qui? chiese Ginevra, cercando di mantenere la calma.

Tre mesi, rispose la donna, ancora inconsapevole della gravità. Gregorio ha detto che potevamo stare qui finché non trovavamo una sistemazione. Paghiamo, ovvio. Seicento euro al mese. Lui ha detto che lei era daccordo, che ha un cuore grande.

Ginevra prese il telefono con mani tremanti e compose il numero del marito.

Gregorio, hai dimenticato di chiedermi qualcosa, vero?! esplose senza preamboli. Hai affittato il mio appartamento a sconosciuti senza dirmelo. E dove sono i soldi dellaffitto? Milleottocento euro per tre mesi!

Ginevra, non urlare subito la voce di Gregorio era piena di scuse. Sono parenti lontani, Silvia e i bambini. Non avevano dove andare. Tanto tu non vivi lì. Non ti dispiace aiutare delle persone, vero? I soldi li stavo mettendo da parte per una vacanza in Grecia, volevo farti una sor

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Chi sei tu?!
«Le tue cose le ho già preparate», dichiarò il marito – Figlio mio, ma perché proprio lei? – cercava di dissuadere il giovane la mamma. – La amo! – sbottò il ragazzo, come se fosse la cosa più ovvia del mondo. – Ne soffrirai con lei! Non vede altro che sé stessa! La bella bionda Lucia decise di fare al marito un regalo principesco per il quinto anniversario di matrimonio. Ma chi l’ha detto che tutte le bionde siano frivole? Fatemelo vedere quel tipo! Lucia, o “Lucienne” come la chiamava il marito, aveva un’altissima opinione della propria intelligenza e decise di dimostrarlo proprio con quello che aveva preparato per Alessandro. In realtà lui la amava comunque, la sua bella donnina. Erano sposati da cinque anni: proprio per questo primo vero anniversario importante Lucia aveva in mente una sorpresa. La loro storia non aveva nulla di eccezionale: amici comuni li avevano invitati a una festa di compleanno. Avevano ballato tutta la sera, lui l’accompagnò a casa, si fece dare il numero, iniziarono a frequentarsi. E adesso, eccoli pronti a festeggiare cinque anni insieme piuttosto felici. Anche se la splendida Lucienne cominciava a trovare il marito un po’ noiosetto. Ma si sa com’è: se una donna si annoia… Alessandro davvero lavorava tanto: non gli restava molto tempo né energie per le conversazioni. Anche perché la moglie preferiva non affaticarsi troppo: le sue aspirazioni da influencer — quelle non contavano… Quindi toccava a lui mantenere e sfamare tutta la piccola famiglia. La carriera social di Lucienne non rendeva davvero: la gente non si abbonava alle sue foto da fata seducente, anche perché di “posteriori interessanti” il web era già pieno! “Niente di che”, insomma. Lei però non si dava per vinta: ogni giorno un nuovo scatto, una nuova posa; la luce perfetta, lo sfondo migliore. Così volavano le giornate. Naturalmente, grandi fatiche a parte, trovava tempo per mangiare, fare shopping, vedersi con le amiche, curarsi e dedicarsi all’automiglioramento. Insomma, la vita normale di una moderna principessa, che generosamente concedeva al marito il diritto di godere di così tanta perfezione. Alessandro la amava: l’amore è così, si ama senza ragione o, a volte, nonostante tutto. Lui, in fondo, sapeva vedere bene – anche i tentativi goffi da blogger, l’evidente egocentrismo, la totale mancanza di interesse per qualsiasi cosa che non fosse il proprio ego. Ma insomma, era la sua Lucienne! E si ama una persona con tutte le sue crepe. – Figlio mio, proprio lei? – insisteva la mamma. – Ma perché? – La amo! – rideva lui. – È davvero così strano? – Finirai per soffrire, ragazzo mio. Quella pensa solo a sé stessa! Ma la mamma esagerava: che vuol dire che pensa solo a se stessa? E poi non trova lavoro dopo l’università: capita a tanti di questi tempi… E poi, la sua paga bastava. Quando avrebbero deciso di metter su famiglia si sarebbero organizzati. E la madre, capendo di aver detto davvero poco, si arrese. Ora il loro matrimonio compiva cinque anni: che festa! Ognuno dei due aveva preparato un regalo. Lui aveva scelto dei magnifici orecchini di diamanti, lei invece – ta-dà – un registratore per l’auto! Un gran bel modello: risoluzione alta, microfono incorporato, “Usalo pure, tesoro! E prova solo a dire che io non ci capisco di tecnologia!” La festa è al ristorante: tutto perfetto. Il marito apprezza tantissimo: “Ma lo sai che sei un genio!” E pure gli amici invidiosi con le loro mogli: “Ale, hai proprio fatto bingo con tua moglie, eh!” Soprattutto il suo amico d’infanzia Boris; la sua Irina, in confronto… Lucienne si godeva il successo: li avevo fregati tutti! Altro che biancheria intima o portafogli incisi: ora provate voi a battermi! Finisce l’anniversario, la vita riprende tranquilla. E adesso Alessandro comincia a pensare a un bambino. Ma Lucia annuncia di voler evolvere, di volerci davvero mettere impegno: “Basta corsi online, fanno schifo! Andrò ai corsi in presenza!” – D’accordo amore, li pagherai tu, vero? – Certo, bella! – risponde lui, innamorato. Due volte alla settimana, di giorno: tanto lui era comunque al lavoro. Chissà se tutti quei corsi le sarebbero mai serviti davvero, ma l’importante è essere impegnate. È vero, ad Alessandro un po’ vergogna verso la madre c’era. A lui andava bene così, ma la mamma… spiando con lo sguardo sembrava pensare: “Questa sarebbe moglie?” Non era buona neanche per cucinare o rassettare: faceva tutto lui o i collaboratori. Persino la lavatrice la gestiva Ale: “Non riesco mai a ricordarmi quei pulsanti!” sospirava lei. La madre soffriva in silenzio, proprio come nelle storie classiche di Grazia Deledda, quando vedeva il figlio lavare la roba della moglie. In una storia simile, la moglie poi tradiva col cugino… Ma Alessandro era contento. Finito il corso, figli! Avrebbero finalmente avuto la loro bimba con cappellino e scarpette! Ma concluso il corso, Lucia si iscrisse a un altro: “Voglio/voglio/voglio!” E Ale debole e innamorato, paga ancora. Niente di grave, aveva 27 anni, lui 30, per fare un figlio c’era tempo! Ormai anche la pensione era una chimera in Italia, diciamolo! Si avvicinava il Natale. Alessandro era di buon umore. Decisero di festeggiare con Boris e Irina: le coppie erano molto unite. Ma Ale doveva controllare il contenuto del registratore, magari cancellare qualche file. Così lo accende e… trova dentro il video: il suo migliore amico Boris e la moglie Lucia – impegnatissimi in attività di “auto-miglioramento” sul sedile posteriore. Con una certa… intensità. E non era la prima volta. Era stato regolare, quasi ogni giorno di “corso”: lasciava la macchina a lei e prendeva la metro. Audio compreso: nessun imbarazzo. Dopo ridevano insieme discutendo dei rispettivi partner. Ne emergeva che né Alessandro né Irina erano all’altezza degli “standard internazionali”. – Immagina, neanche a baciarsi è bravo! – ridacchiava Lucia. – Solo bolle e bava! Non come te, tesoro! Insomma, “tesoro” non era solo lui. E poi non la sapeva nemmeno baciare… Un colpo tremendo: lei, che invece era sempre soddisfatta in camera? Aveva mentito anche su quello! E Boris? Anche lui traditore, incapace di ricordare che la macchina registrava! Proprio lui, automobilista doc! Alessandro rimase di sasso: tutto quel tempo la moglie lo tradiva sotto il naso. Per quasi un anno. E con il suo migliore amico. E quello aveva anche intenzione di venire a casa loro per il cenone! Tutto come in una novella di Pirandello: la moglie traditrice come la “Clara” protagonista della storia. Sconvolto, Alessandro attese la moglie: Lucienne non c’era, era in giro con le amiche. Arrivò allegra, entusiasta: – Immagina Ale! La Tania mi ha consigliato un altro corso stupendo! Vedrai che orizzonti! Alessandro la osservava senza dire una parola, pensando: “Aveva ragione la mamma: perché proprio lei?” E gli orizzonti ormai erano stati aperti… e non proprio in un modo da “brava moglie”. E gliel’aveva aperto Boris! – Ma tu mi ascolti almeno? – fece lei con le labbra imbronciate. – Hai capito di cosa parlo? – Sì, certo, che non so baciare! – rispose gelido Alessandro. La moglie rimase in silenzio, poi chiese sottovoce: – E dove l’hai sentito questo? – Da te, parlando col tuo “tesoro Boris”! Il bel viso di Lucia si riempì di macchie rosse: era sconvolta. Come faceva a saperlo? – Credo che, visto che non sono all’altezza degli standard mondiali, sia meglio separarci – disse freddamente il marito. – Le tue cose le ho già raccolte: puoi andare dove le tue doti saranno apprezzate! – Alessandro, perdonami! – scoppiò in lacrime lei. – È stato un caso, te lo giuro! – Un caso? Quasi un anno di “corsi”, di macchine, di bugie? Sei forse stata sotto anestesia tutto il tempo? Era un’altra la persona che vedeva: Alessandro aveva una faccia mai vista. – E grazie ancora per il regalo, – continuò lui. – Se non fosse stato per il registratore, sarei rimasto cornuto a vita. – Il registratore? – balbettava lei tra i singhiozzi. – Che c’entra? – C’entra eccome, Lucia! Il microfono registra ovunque, Lucia! – citò la famosa (e nauseante) pubblicità. Più precisamente: “Il registratore registra ovunque, Lucia!” E finalmente Lucia capì: era tutto lì, tutto registrato. “Cavolo, che scema! E ora che si fa? Non mi perdonerà mai, neanche Boris… E ora? Dio aiutami!” pensò. Ma Dio non l’aiutò. E fu cacciata — tra lacrime, suppliche e qualche spintone — con le sue cose sul pianerottolo. Per Alessandro comunque fu un colpo duro. E Lucienne sparì nei crepuscoli della sera della vigilia. Dove? Chissà. Probabilmente da sua madre in quella minuscola casa popolare. Poi Alessandro mandò la registrazione all’amico. Anche se avrebbe voluto passarla pure alla moglie di Boris – di Irina aveva il numero. Ma l’uomo decise di non fare altri dispetti, lasciando risolvere le cose a loro. Boris provò a chiamare, dire qualcosa, ma tutto inutile: bloccato. “Così impari, fratello mio!” Un triste finale per quell’anno. Furono divorziati rapidamente: nulla da spartirsi! Casa e auto di Alessandro, e Lucia senza soldi. E chissà quanto ci vorrà prima di rimettersi… Con questa voglia di “autoperfezionamento”, cara Lucia, solo in certe strade saresti apprezzata! Lì sanno esigere certe capacità… Quel Capodanno Alessandro lo passò con la mamma: altrove avrebbe dovuto fingere, e non ne era capace. Così, dopo tutto, Lucia dimostrò di essere davvero “intelligente”. Grazie a lei la vita di Alessandro cambiò radicalmente. In meglio. Ma questa è un’altra storia. Dicono che il mondo non cambia. Tutt’altro! Soltanto la grande letteratura resta eterna. E i racconti di Giovanni Verga – soprattutto.