La Magia della Pasta: Un Viaggio Culinario nella Tradizione Italiana

Ecco la storia adattata alla cultura italiana, con nomi, luoghi e riferimenti culturali italiani:

“Pasta alluovo”

Che fai? chiese Elena, guardando il marito infilare un biglietto con il suo numero sotto il tergicristallo dellauto che aveva appena urtato mentre parcheggiava in retromarcia.

Lascio il mio numero, così possono chiamarmi. Dobbiamo risarcire i danni.

Perché? È buio, nessuno ci ha visto sussurrò la moglie, guardandosi intorno. Non siamo neanche nel nostro quartiere, andiamocene e basta.

Non è giusto comportarsi così. E se fosse successo a me e qualcuno scappasse via?

Ma guarda che macchina! Vale quanto un appartamento. Per loro quel bozzo è una sciocchezza!

No, non posso, capisci?

Risalirono in macchina e Giovanni guidò con cautela fuori dal cortile.

Con cosa pensi di pagare la riparazione? Non abbiamo un soldo, solo quei pochi euro che ci servono per laffitto del nuovo appartamento insisté Elena.

Al nuovo lavoro mi pagheranno bene, restituirò tutto entro un anno, non ci accorgeremo nemmeno della differenza la rassicurò Giovanni, seguendo il percorso del navigatore.

Non hai ancora iniziato e già sei nei debiti borbottò Elena, osservando i palazzi sconosciuti dal finestrino. Te lho detto che questa tua onestà esagerata non porterà a niente di buono. Finiremo per strada! Non puoi essere così, capiscilo!

Giovanni tacque.

Mezzora dopo, con il sole già alto, arrivarono allindirizzo stabilito, dove li aspettava il padrone di casa.

Abiterete in due, giusto? chiese luomo meticoloso in giacca e cravatta, dopo che ebbero visitato il bilocale. Seduto al tavolo della cucina, iniziò a compilare il contratto.

Cè anche un gatto aggiunse Giovanni, ed Elena alzò gli occhi al cielo.

Un gatto? il padrone si accigliò. Tua moglie non mi ha detto nulla del gatto.

Elena avrebbe voluto sparire dalla vergogna.

Non ve lavrei affittata se avessi saputo dellanimale disse luomo, smettendo di scrivere. Esitò un attimo, facendoli sudare freddo, poi cedette: Va bene, vedo che siete persone per bene, e avete fatto mille chilometri per trasferirvi qui.

Si capiva dal suo sguardo che stava valutando le opzioni.

Propongo di aumentare laffitto di cento euro al mese per eventuali danni del vostro “inquilino” peloso, e potete trasferirvi subito concluse.

Non credo che iniziò Elena, ma Giovanni la interruppe:

Accettiamo. Scusi per lincomprensione.

Bene, allora siamo daccordo sorrise il padrone, riprendendo a scrivere.

***

Perché gli hai detto del gatto? Lavevo lasciato in macchina apposta! lo aggredì Elena, una volta uscito il padrone di casa.

Nascondere le cose non è giusto protestò Giovanni, sistemando le valigie.

E pagare mille e duecento euro in più allanno invece sì? sbatté le sue cose Elena. Ti amo perché sei sincero, ma ci deve essere un limite!

Limportante è che ci abbiamo un tetto. Non preoccuparti, col nuovo lavoro sistemerò tutto.

Sì, sì, prima trovati il lavoro. Con la tua onestà non ti prenderanno mai come responsabile regionale, ricordati le mie parole. Lì servono persone svelte, capaci di raccontare balle a chiunque, e tu invece restituiresti il resto a un distributore automatico se sbagliasse!

Pensi che non mi assumeranno? Giovanni sembrò spaventato, posando la tazza fuori dal tavolo. Cadde e si ruppe sulla mattonella, che si incrinò leggermente.

Possiamo coprirla con un tappeto e non dir nulla al padrone. Ma tu preferirai pagare la riparazione, vero? rispose Elena con unaltra domanda.

Giovanni annuì, colpevole.

Non ti prenderanno tagliò corto la moglie.

Cosa devo fare allora? Giovanni si lasciò cadere sulla sedia, sentendosi un fallito.

Il nuovo lavoro era la ragione del trasferimento. Doveva sistemarli, permettergli di risparmiare per lanticipo del mutuo e pensare a dei figli.

Mostrati furbo quando serve. Impara a raccontare qualche bugia a fin di bene. Credimi, non cè niente di male. Tutti mentono.

Giovanni annuì rassegnato. Sapeva che la sua onestà veniva sfruttata e il successo non arrivava mai. Decise: era ora di cambiare, e il colloquio era la sua occasione.

Va bene, hai ragione. Lo farò.

***

Al colloquio, Giovanni fu impeccabile. Il suo diploma ed esperienza parlavano da soli. Il direttore fece domande di routine e annuiva soddisfatto. Giovanni era certo di aver ottenuto il posto.

Dalla nostra chiacchierata, deduco che lei sia perfetto per questa posizione sorrise il direttore, mettendo da parte i documenti. Ma cè unultima domanda decisiva aggiunse, improvvisamente serio, facendo gelare Giovanni. È disposto ad agire per il bene dellazienda, anche a costo di trascurare la fiducia del cliente?

Scusi? Giovanni non capì.

Sa raccontare qualche bugia? Comportarsi, diciamo, in modo non del tutto onesto? Purché lazienda e lei ne traggano vantaggio?

Il direttore lo fissò, e Giovanni sentì lo stomaco stringersi. Avrebbe voluto dire di no, ma ricordò il consiglio di Elena e, senza esitare, rispose:

Certo, nessun problema. Per me è una sciocchezza, purché sia vantaggioso. Non si preoccupi. Giovanni si mise in posa, incrociando le gambe. Era sicuro: il posto era suo.

Non fa per noi. Arrivederci rispose secco il direttore, e il cuore di Giovanni sprofondò.

C-come? Perché?

La nostra azienda mette i clienti al primo posto. Non siamo mica “Paperopoli & C.” la voce del direttore si fece dura. Non vogliamo gente che prenda in giro la gente. Da dove viene lei, forse un affare è più importante della reputazione. Ma nel nostro settore, conta lonestà.

Ma ma io non ho capito bene! Io non mento mai, agisco sempre con coscienza! Mi dia unaltra possibilità! la sicurezza di Giovanni era svanita.

Per farmi altre pippe mentali? No, grazie, non ci servono farabutti! Arrivederci.

Giovanni cercò di giustificarsi, ma il direttore non lo ascoltò e lui dovette andarsene.

In un attimo, il suo mondo crollò. A casa, non avrebbe portato altro che debiti e speranze sfumate. Aveva deluso Elena e se stesso. E tutto per non essere rimasto fedele a se stesso.

***

Sì, sono stato assunto, non preoccuparti disse Giovanni con voce spenta, quando Elena gli chiese del colloquio.

“Se ho iniziato a mentire, tanto vale continuare,” pensò. “Fingerò di andare al lavoro e nel frattempo cercherò altro. Forse si sistemerà. Per ora abbiamo ancora qualche soldo.” Ma non ci credeva davvero.

In quel momento, squillò il telefono da un numero sconosciuto.

Pronto? Chiamo per la macchina che ha urtato. Venga, dobbiamo parlarne disse una voce, e Giovanni si ricordò dellincidente mattutino. I risparmi erano già finGiovanni chiuse gli occhi, prese un respiro profondo, e mentre usciva per affrontare il proprietario, sorrise allidea che forse, alla fine, essere se stessi fosse ancora la scelta migliore.

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La Magia della Pasta: Un Viaggio Culinario nella Tradizione Italiana
Tre silhouette, simili a figure ritagliate da una vecchia leggenda, si ergevano immobile lungo il sentiero polveroso.