«Avrai il coraggio di darmi ordini di nuovo!» Lo spinse bruscamente la figlia, e lei indietreggiò, sbattendo contro un piccolo armadietto.
Anna non dimenticherà mai quel giorno di primavera. Gli amici si erano radunati nel suo modesto appartamento ai margini di San Giuliano, in provincia di Bologna, per prepararsi al matrimonio imminente. Laria era intrisa di profumi invitanti: crostate di mele succose sfornate dalla madre, e lila profumate portate da Tiziana. Fuori, gli uccelli cantavano, e la tiepida brezza di maggio, che filtrava dalla finestra aperta, danzava giocosa con le leggere tende.
«I suoi geni non sono proprio un capolavoro!» esclamavano le amiche, tentando di dissuadere la sposa innamorata. «Guardate come gestisce lalcol. Pensate al padre! Ricordate il signor Rossi, che combinava sempre il trambusto al cancello della fabbrica?» Anna, però, mescolava distrattamente il tè con una fetta di limone, facendo finta di non sentire. Per la ventenne che aveva perso la testa per lamore, quegli avvertimenti suonavano come sciocchezze. A lei, Vittorio era il modello: bello, sicuro, forte. A venticinque anni era già caposquadra in una ditta di macchinari, dove suo padre era partito da meccanico. Il lieve odore di alcol che a volte gli aderiva lo attribuiva alla giovinezza e alle compagnie di amici. «Svanirà col tempo», pensava, ricordando le romantiche corteggiature di Vittorio, i mille petali di rose e le gite in vecchia Fiat 126p per le strade della città.
«Anna, cara», le confidò la sua migliore amica Marina, «hai visto il suo comportamento la notte di Capodanno. Cambia completamente quando beve. Ti ricordi quando quasi si scontrò con la guardia, Pietro?». Anna ricordava invece Vittorio che, il giorno dopo, si era inginocchiato nel cortile con un enorme mazzo di garofani, cantandole sotto la finestra, al piacere delle nonne vicine.
Il matrimonio fu sontuoso, celebrato nel ristorante più raffinato della città, con musica dal vivo e fuochi dartificio che illuminavano il fiume Po. Vittorio, sobrio e affascinante, ballò con la sposa fino allo sfinimento, pronunciando brindisi commoventi. Anna brillava in un abito bianco, ordinato appositamente dal centro artigianale, mentre le amiche sussurravano invidiose sul felicissimo paio. I primi mesi di vita coniugale scorrevano come una fiaba. Il nuovo bilocale, acquistato dai genitori di Vittorio, divenne il loro primo nido condiviso. Il signor Rossi, ormai caposquadra di reparto, aveva facilitato al figlio lottenimento di una casa. Anna decorò amorevolmente lappartamento, appendeva tende e sistemava fiori sui davanzali. Vittorio tornava spesso dal lavoro con piccoli regali: caramelle o un nuovo vaso per i suoi amati crisantemi.
La gravidanza arrivò alla fine dellestate. Rientravano dalla casa di campagna, carichi di ceste di mele e pomodori, quando quella sera Anna avvertì una strana debolezza e capogiro. Vittorio la curò con attenzione, comprò un test di gravidanza e, vedendo le due linee, la fece girare felice sul pavimento.
Ma la gioia fu breve. Una settimana dopo quel primo slancio di felicità, tutto mutò. Per la prima volta, Vittorio si ubriacò così tanto da perdere i sensi, urlando di non essere pronto a diventare padre, di essere troppo giovani, di dover aspettare. Anna pianse a lungo, poi attribuì tutto a una semplice paura delle responsabilità. Il mattino seguente, Vittorio si scusò, giurò di non bere più e promise di essere un buon padre.
La gravidanza fu difficile. Anna trascorse molto tempo in ospedale a letto, mentre le apparizioni di Vittorio a casa divennero sempre più rare. Quando compariva, puzzava di alcol. Tentava di mascherare lintossicazione parlando a bassa voce e muovendosi con cautela, ma gli occhi tradivano il suo stato, velati da vene rosse.
Quando nacque la piccola Marina, Vittorio non si presentò nemmeno al reparto maternità. Anna scoprì poi che il marito aveva passato tre giorni consecutivi a bere nel garage di un amico, festeggiando la nascita della figlia. Fu linizio della fine del loro matrimonio.
Cinque lunghi anni trascorsero in una nebbia di litigi incessanti. Marina crebbe intelligente e bella, ma la sua infanzia fu segnata da continui scontri. Il bere di Vittorio divenne più frequente, e i soldi svanivano al bar Il Gancio allangolo di Via del Fiume. Per far quadrare i conti, Anna trovò lavoro come ragioniera in una piccola ditta. Sua suocera si occupava della nipote, e dopo la morte di Vittorio per cirrosi epatica, Anna temeva ancora di contraddire il figlio.
«Stai bevendo quando non ci sono!» ruggiva Vittorio, irrompendo a notte fonda. «Da dove hai preso i soldi per quel vestito nuovo? Con chi ti stai intrattenendo al lavoro?» Anna rimaneva in silenzio: il vestito era stato regalato da sua madre. Parlare con un marito ubriaco era inutile; non credeva a una parola, sospettava tradimenti, controllava ogni suo gesto, creando scandali persino sul posto di lavoro.
Marina temeva suo padre. Al suono dei suoi passi sulle scale, si nascondeva in un armadio o correva da zia Vale. La bambina divenne sempre più ansiosa, piangendo spesso di notte, ma eccelleva a scuola, che era la sua via di fuga dal caos domestico.
Quella notte dautunno, tutto andò storto fin dallinizio. Era fine settembre, piovoso, con una pioggerellina fine. Marina compiva sei anni e Anna aveva organizzato una piccola festa. Un vicino aveva preparato una torta al Latte di Uccello, i palloncini decoravano la stanza e due compagne dellasilo erano invitate. Vittorio aveva promesso di tornare sobrio: aveva trovato un nuovo lavoro e sembrava bere meno, accendendo una flebile speranza.
Tuttavia, tornò in modo insolitamente precoce, verso le sette di sera, già pesantemente ubriaco, puzzando di liquore fatto in casa. Marina stava per spegnere le candeline quando suo padre irrompeva nella stanza.
«Che festa è senza di me?» sbottò, rovesciando il tavolo. La torta volò sul pavimento, le bambine strillavano correndo verso il corridoio. Marina scoppiò in lacrime.
«Perché lo fai?» chiese Anna a bassa voce, tentando di salvare la torta. «È il suo sesto compleanno, dopotutto»
Vittorio le afferrò i capelli.
«Stai zitta,







