Il suo carattere è così

– Sergio, controlla le patate per linsalata. Se sono già tenere, puoi spegnere il fuoco. chiese Lidia.
– Ora le guardo. rispose Sergio.

Lidia continuava a affettare il salame. Dalle sei del mattino, come posseduta, era già nella cucina a preparare insalate di ogni tipo: Ole e Olivia, Orientale, Braccialetto di melograno, Formaggiosa e chissà quale altra ancora

Finita la fetta di salame, Lidia disporne con cura su un piatto. Davanti a lei ora giaceva unenorme rotonda di formaggio. Anche quella doveva essere tagliata. Una fetta, unaltra, la terza il coltello scivolava veloce, mentre Lidia sentiva che quellopulenza le oscurava la vista, duplicandole gli occhi

Sergio infilzò una patata nella pentola ribollente con la forchetta.

– Lidia, sembra tenera. Spengo allora. disse con calma.
– Già. Spegni.
– Perché sei così affannata? chiese, notando che la moglie era agitata.
– Sergio, davvero? Stai scherzando? Ieri ho corso al mercato, ho portato tutto, ho bollito, e stamattina sto a tagliare queste insalate. E tu mi chiedi perché sono affannata? scoppiò Lidia.
– E io cosa posso fare? È colpa mia? La mamma ha lanniversario rispose Sergio, chinando il capo in segno di colpa.
– Nessuno è colpevole! Perché devo sempre essere io a fare tutto? Cè anche unaltra nuora, ma è la nostra regina! sbottò Lidia.
– Oh, Lidia, non conosci Orsola! commentò Sergio.

Lidia prese una tovaglietta, si asciugò le mani e si versò un bicchiere dacqua. Conosceva Orsola da cinque anni; in quel tempo aveva studiato a fondo la giovane nuora di Claudia Stefani, la suocera.

Lidia era arrivata in città dal suo piccolo borgo. Qui prima aveva studiato, poi trovato lavoro. Con Sergio, futuro marito, si era incontrata per caso, come spesso accade. Iniziarono a frequentarsi, poi decisero di sposarsi.

Lincontro tra la futura nuora e Claudia Stefani andò bene. La ragazza di campagna si inserì rapidamente nella famiglia di Sergio. Prima del matrimonio già aiutava nei lavori di campagna. Non disdegnava i compiti: dipingi la porta, prego, il recinto di patate è invaso, Lidia lo diserba nel fine settimana, anche se lunedì è al lavoro, conserviamo i cetrioli per linverno, facile. Lidia non si lamentava mai; in una famiglia si deve aiutare e fare tutto insieme. Cresciuta in una famiglia numerosa, aveva imparato fin da piccola queste regole.

Un giorno Claudia invitò Lidia e Sergio a casa. Non per caso, ma per celebrare il matrimonio del figlio più giovane, Andrea, il secondo figlio di Claudia, che aveva deciso di sposare la sua scelta. Nessuno conosceva bene la ragazza; solo che si chiamava Orsola.

Andrea presentò tutti alla sua sposa. Si vedeva subito che la futura moglie aveva carattere: non si fa tagliare il piede con unascia e non si infila la mano in tasca per un capriccio.

Così si era creato, nella mente di Claudia, che il figlio preferito fosse Andrea e, di conseguenza, Orsola divenne la nuora prediletta.

Al matrimonio la suocera versò parole doro verso Orsola, definendola la più bella sposa, una perla che Andrea non troverà mai più. Lidia non sentì mai tali lodi, ma non se la prese: erano solo parole, e aveva già capito il vero carattere della seconda nuora, tutta vanità ma vuota dentro.

Orsola contribuiva poco in casa. Lei e Andrea vivevano in un monolocale; la pulizia era una lotta quotidiana. Nessuna idea che potesse aiutare in giardino.

Claudia, daltro canto, non costringeva Orsola a nulla. Mentre Lidia trasportava due secchi da dieci litri di cetrioli e pomodori da conservare, Orsola si rilassava su una sdraio.

– Allora, comè la nostra cascina, Orsola? chiedeva Claudia accanto alla nuora.
– Va bene, rispondeva Orsola, sorseggiando un succo fatto in casa con una cannuccia.
– Ti piace il succo? Lo abbiamo fatto noi. insisteva Claudia.
– Un po di zucchero in più, sarebbe più acido. Non mi piace troppo dolce, fa male alla figura.
– Va bene, dirò a Lidia di ridurre lo zucchero. rispose prontamente la suocera.

Lidia, nel frattempo, raccoglieva mele dagli alberi per non farle marcire. Sopportava il peso delle tensioni per non rovinare i rapporti familiari, digerendo il suo malcontento in silenzio.

Solo al marito confidava:

– Immagina, Orsola vuole più acido. Ma la ricetta richiede quella quantità di zucchero; se ne metti meno il succo fermenta e si rovina. Però siamo pronte a fare qualsiasi cosa per lei!
– Lidia, cerca di non darle troppa attenzione. Fai come credi, e basta. Con tua madre è inutile discutere; ha quel carattere alzava le spalle Sergio, che non amava i litigi familiari.

Lidia lavorava nel orto, comprava semi, curava le piantine, raccoglieva e conservava il raccolto. Orsola e Andrea non partecipavano mai, né per scelta né per pigrizia. Quando la suocera chiedeva aiuto, la risposta era mai. Eppure accettavano con gusto ogni cibo che Lidia portava, senza timore di chiedere.

Un giorno Lidia, stanca, disse apertamente alla nuora:

– Orsola, potresti almeno dare una mano in giardino. La mamma è anziana e noi due non ce la facciamo.
– Lidia, quando? Lavoriamo in settimana, nei weekend siamo occupati. Andiamo in palestra al mattino, nuotiamo, la sera usciamo a cenare. La vita non è solo lavoro, è anche riposo. rispose Orsola con calma.

Appena finì, la suocera intervenne:

– Hai ragione, Orsola. Siete giovani, dovete vivere per voi, la vita è breve E tu, bella donna, devi prenderti cura di te stessa.

Lidia chiuse la discussione e tornò a lamentarsi con Sergio:

– È vero, è una donna bellissima, e io sono una bestia da soma!
– Lidia, smettila di fare la bambina. È da anni così, non cè più nulla da dire. rispose Sergio.

Poi arrivò il grande evento: il cinquantesimo compleanno di Claudia. Lidia e Sergio dovevano scegliere il regalo. Claudia, senza chiedere se fosse conveniente, ordinò un robot aspirapolvere, come se fosse lunica cosa di cui avesse bisogno.

Orsola e Andrea ricevettero il messaggio:

– Basta fiori e cioccolatini. Siete ancora giovani; spendete per voi, non per una vecchia.

Lidia finì di tagliare le insalate, le impacchettò ordinatamente e, con Sergio, si diresse verso la casa di Claudia per apparecchiare la tavola. Orsola e Andrea non erano invitati; la loro presenza era solo un pensiero.

La suocera, prima di tutto, congratulò Orsola, porgendole un semplice mazzo e una busta da aprire subito davanti a tutti.

Claudia aprì la busta, non capì subito il contenuto, e Orsola annunciò a gran voce che la suocera sarebbe presto diventata nonna. Da quel momento, ogni sguardo ruotò attorno alla futura nonna.

Nel tardo pomeriggio, la futura mamma iniziò a sentirsi male, forse per lodore del cibo.

– Lidia, togli via i piatti. ordinò Claudia.
– E se Orsola se ne andasse, se sta male? protestò Lidia.
– Lidia, come puoi? È incinta. Metti te stessa nei suoi panni! difese la suocera.
– Ricordo bene, Claudia, quando trasportavo le piantine di pomodori e cetrioli! ribatté Lidia.
– Ti hanno solo chiesto di rimuovere i piatti! E tu inizi a rimproverare Orsola! piangeva Claudia.
– Non voglio più pulire. Ho già apparecchiato, ora è il turno di Orsola di lavare. Sono stanca, vado a casa a riposare. disse Lidia, uscendo dalla tavola.

La suocera rimase profondamente offesa. Lidia, per la prima volta, smise di apparire in giardino o a casa.

Tre mesi dopo, Sergio telefonò improvvisamente:

– Lidia, la mamma è stata portata in ospedale con sospetto di ictus. Non andrai a trovarla?
– Certo, andrò subito, ti aggiornerò.

Si scopri che la nuora prediletta non aveva mai aiutato Claudia, nonostante le chiamate di soccorso.

Lidia si rimproverava: Che cosa se ne faccio di Claudia, se succede qualcosa a lei? Non posso perdonarmi.

– Claudia, come sta?
– Oh, Lidia, sto bene. Hanno fatto risonanza, esami
– Riposi, ti tengo aggiornata

Due settimane dopo, Claudia fu dimessa, fortunatamente non gravemente. Sergio e Lidia andarono a trovarla.

– Lidia, hai sistemato tutto, hai cucinato. Sei una grande! Senza di te sono persa. disse Claudia, tra le lacrime.
– Perché non mi avete chiamato?
– Avevo vergogna Scusa, vecchia. Solo adesso ho capito quanto mi manchi. Come dice il detto, quello che abbiamo non lo conserviamo.
– Anche a me mancava il giardino. rispose Lidia, con gli occhi lucidi.
– Prendi le chiavi, gestisci tutto. Ora sei la padrona di casa. disse Claudia.
– Andiamo tutti insieme, laria fresca fa bene. Basta piangersi, prendiamoci un tè.

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