Diario di Elisabetta
14 aprile
Mamma, non ce la faccio davvero più. La pazienza che mi chiedi sembra una montagna irraggiungibile. Ormai vivo in unaltra famiglia, con le loro abitudini strette e quei rituali che non avrò mai davvero miei. Non è mica come una visita: qui ci vivo, non sono unospite.
Mia cara, devi portare rispetto alle regole di casa daltri. Lo sai come vanno queste cose: ti sei sposata, adesso la tua famiglia è qui. Una suocera gentile? Non si è mai sentita, tesoro. Tieni duro, e non farle vedere quanto soffri.
Ma come si fa a non soffrire qui, mamma? Sono sicura che qui, a Ferrara, sono tutti un po fuori di testa, la suocera in primis. Lei, Maria Grazia, non si sforza nemmeno di nascondere il suo disprezzo verso di me. I suoi occhi lampeggiano dira pure ora, in piedi nel mezzo della cucina, il viso rosso come un pomodoro ben maturo.
È ovvio che se un uomo se ne va a caccia di altre donne è perché la moglie ha delle colpe, urla, riferendosi a mio marito, Lorenzo. Devo starti sempre io a spiegare come funzionano le cose qui dentro?
Mi stringo contro il muro per farmi piccola, sperando che finisca presto. Ho solo fatto notare che Lorenzo ultimamente è distante, e Maria Grazia è subito esplosa.
E tu saresti la famiglia? O tuo figlio Riccardo, che non vuole neanche che i nonni gli si avvicinino? Per forza, con quelleducazione che gli dai!
Mio figlio ha appena compiuto un anno, è solo un piccolo, sussurro tremando.
Piccolo? Quello dei Vicari ha nove mesi e già va in braccio a tutti, mica strilla come il tuo.
È suo nipote anche lui, sa? azzardo, ma lei nemmeno mi ascolta. I bambini sentono chi gli vuole bene.
Ah, quindi siamo noi i cattivi? Tu sei proprio una furbetta, ingrata! Ribatte, sempre più furiosa. Mangi gratis, stai in casa mia, spendi i miei soldi Ci dovresti ringraziare!
Ma io non reggo più queste liti, queste umiliazioni. Ho tentato mille volte di convincere Lorenzo che dovremmo cercare un appartamento nostro, anche solo una mansarda. Invece lui sembra un eterno ragazzino, viziato dalla mamma. A lui piace vivere qua, al calduccio, e lasciare i problemi domestici a sua madre e suo padre, Giuseppe. Una favola, per lui.
Per me invece tutto è diventata una lotta costante. Allinizio provavo davvero a piacere a Maria Grazia: la aiutavo a fare da mangiare, la sorreggevo con la spesa e lavoravo come potevo in casa. Ma alla fine era tutto inutile.
Qualunque cosa faccia io, per lei non sarà mai abbastanza, mai adeguata.
A volte ne parla apertamente con la vicina, la signora Dolores, pettegola e lingua lunga.
Guarda che mi ha portato in casa mio figlio, come se in città mancassero ragazze per bene! Ha dovuto sconfinare fino a Pieve per trovarla. E a cosa serve, poi! Le nostre ragazze di qui sono più brave, più laboriose, hanno altro carattere
Dillo a me! risponde Dolores, pregiudizi pronta. E poi tu stessa lhai detto: Ste mani non sanno fare nulla, tutto quel che tocca si rompe!
A dir poco Non hai idea! Se le affidi qualcosa, la perdi o la rovina. E poi il bambino lasciamo stare.
Quello dei Vicari, quello sì che è un bel bimbo: calmo, docile. Il tuo invece si vede che i geni non sono buoni!
Quando è davvero troppo, chiamo mamma, a Quattro Castella. Mi lamento finché posso e lei sempre con lo stesso ritornello: Pazienza, figlia mia, le regole in casa daltri non si discutono. Hai voluto sposarti, ora devi adattarti Le suocere sono fatte così!
Ma mamma non capisce, almeno non come papà e a volte la minaccio di dirglielo tutto, così magari viene a sistemarmi la situazione.
Lascialo stare tuo padre! mi supplica ogni volta mamma. Lo sai che è sempre sullorlo, basta un nulla e lo portano via di nuovo!
Papà ha quella tempra calda, impulsiva, e tutti in famiglia sanno perché ha avuto problemi con la giustizia: per difendermi da uno che mi aveva insultata al mercato. Se solo sapesse davvero come mi trattano qui, non starebbe mai a guardare.
Va bene mamma, a papà non dico niente Ma se ancora una volta mi manca di rispetto, se Maria Grazia mi umilia ancora, non so cosa sarei capace di fare.
Vedrai che passa tutto, Elisabetta cara. Tra qualche settimana ti sembrerà solo un brutto sogno.
Vorrei tanto crederci, ma non è vero. Con Maria Grazia le cose peggiorano. Mi guarda ogni giorno più in cagnesco, come se fossi io la radice di ogni sua sventura. Perfino il suocero, Giuseppe, che ormai sembra solo unombra stanca di se stessa, ha finito per provare pena per me.
Ma la vuoi smettere di urlare a questa povera ragazza? le dice una mattina. Se ne va da qui, fai attenzione!
Se ne va? Ah! sbotta Maria Grazia. Allora le faccio restituire ogni euro di ciò che ci ha mangiato addosso. Le porto via anche il bambino almeno così non crescerà male come sua madre!
Quelle parole mi fanno paura, anche se so che sono solo minacce vuote. Sotto sotto, sono ancora innamorata di Lorenzo.
Tutte quelle storie che vogliono lui torni di nascosto con la sua ex, Ilaria, sono solo chiacchiere di paese, propagate da donne come Maria Grazia per tenere vivo il fuoco della maldicenza.
Chissà quanto sarebbe andata avanti ancora questa tortura, se Maria Grazia non avesse una lingua come quella. Un giorno, mentre si vantava con Dolores dei suoi successi nelleducare la nuora, Dolores aggiunge il suo come sempre, esagera e la novella si sparge per tutto il quartiere, fino ad arrivare a papà.
Lui, Marco, alto e robusto, non ci pensa due volte: posa laccetta con cui ha appena spaccato la legna, si infila la giacca, monta in Vespa e, senza dire niente a mamma, parte a tutta velocità verso Ferrara.
Nel frattempo, qui in casa, accade il dramma. Ho lasciato Riccardo un secondo sul divano nuovo di zecca arancione brillante per prendere un cambio pulito. Torno e vedo quella macchia scura sul tessuto.
E per Maria Grazia è il disastro. Hai rovinato il mio divano preferito! Sai quanto vale? Ti toglierei le mani e te le riattaccherei solo per farti imparare una lezione!
Ci penso io, lo pulisco in un attimo provo a rassicurarla, la voce tremante.
E con i tuoi soldi, magari? Non hai mai comprato una cosa in vita tua!
E lei, allora? mi scappa. Chi ha mai lavorato davvero in questa casa?
Ma guarda che sfrontata! grida, il viso rosso paonazzo. Ora mi rispondi anche!
Mi obbliga a restare fuori in cortile, io e Riccardo, come due appestati, finché non avremo imparato le buone maniere.
Mentre strofino tra le lacrime la macchia maledetta, Riccardo piange a squarciagola. Il tono in casa è ormai insopportabile.
Non si accorge nemmeno del passo pesante allingresso. Marco entra, la mano stretta sullaccetta. Sembra una colonna.
Maria Grazia, per la prima volta, arretra per lo spavento, la voce finalmente esitante.
Ciao, Marco volevo solo dare una lezione a tua figlia
So tutto, risponde lui, glaciale, e varca la soglia senza togliersi le scarpe. Solleva laccetta, non per colpire, ma solo per appoggiarla sulla spalla. Apre una mano verso di me.
Andiamo, Elisabetta. Non hai più niente da cercare qui. E basta uno sguardo per farmi capire che anche per me è ora di andarmene.
Maria Grazia tenta unultima volta di recuperare autorità: Aspetta! Che dico a mio figlio?
Che venga lui stesso. Parleremo da uomini. Il tono di papà non accetta obiezioni.
Mi porta via, insieme a Riccardo. Passano giorni prima che Lorenzo abbia il coraggio di farsi vedere da mio padre. Quando arriva, Marco lo riceve serio, ma senza alzare la voce. Laccetta ben in vista sul tavolo, però, rende ogni parola un macigno.
Lorenzo promette: troverà una casa solo per noi, sua madre non metterà più bocca nella nostra vita e mi proteggerà, sempre. Marco gli stringe la mano e Lorenzo capisce che dovrà mantenere la parola.
Da quel giorno, Maria Grazia fa finta di non vederci più, nemmeno un saluto in strada. Lorenzo e io abbiamo finalmente una casa nostra, e Riccardo cresce sereno. Non so se è per paura, o se nel frattempo è sbocciato un amore diverso, ma da allora il rispetto regna nella mia famiglia, e la pace ha trovato finalmente spazio dentro alle nostre mura.






