**Diario di Luca**
“Spòsami, la mamma ci tiene tanto!”
“Beatrice, non dovresti pensare solo al lavoro, ma anche a trovare marito!” mi diceva al telefono mia madre. “Hai già trent’anni! Niente marito, niente figli. E io voglio i nipotini.”
“Mamma, non ho tempo ora, ne parliamo dopo,” rispondevo io. Odiavo questi discorsi, e poi ero davvero di fretta.
“Come sarebbe, non hai tempo?! Sei sempre occupata! La vita ti scivolerà via così!”
“Mammina, ti prego,” implorai, “ho una riunione tra cinque minuti. Ti chiamo stasera e potrai sgridarmi quanto vuoi, va bene? Un bacio, ciao.”
Corsi alla riunione, dando ordini alla segretaria mentre camminavo. La mia giornata era scandita al minuto. Con tutti quegli impegni, il giorno dopo sarei partita per un viaggio di lavoro. Da due anni vivevo senza respiro. Anche prima lavoravo e studiavo tanto, ma da quando ero diventata direttrice dellazienda, il concetto di riposo era svanito.
Sapevo che mia madre aveva ragione: dovevo pensare anche alla vita privata. Ma come trovare un marito se passavo il tempo in ufficio, e le storie con i colleghi erano un tabù? Non volevo pettegolezzifosse andata bene o male, la gente avrebbe parlato. Lunica con cui ne discutevo era la mia amica dinfanzia, Sofia. Eravamo come sorelle.
“Bea, ci sono i siti dincontri,” mi consigliava Sofia dopo che le raccontai della chiamata di mia madre. “Compila il profilo, magari trovi un uomo decente. E poi, guardati attorno: tra i tuoi conoscenti ci sarà qualcuno di buono e single.”
“Va bene, domani ci penserò,” ridevo. Se dicevo così, significava che largomento non mi interessava.
“Domattina” diventò “quando torno dal viaggio.” Tornata, mantenni la promessa e pubblicai il mio profilo. Non scrissi della mia posizione, solo “economista.” Subito mi scrisse un uomo con scarsa grammatica e troppa sicurezza (scusate il testo, ma devo farvi capire il mio tormento): “ciao, nn cercare + nessuno xkè io sono il migliore.”
Chiusi gli occhi, cercando di cancellare quella tortura ortografica. Non risposi, ma pensai di aver sprecato tempo e cancellai subito il profilo. Lui continuò: “pk nn risp?” Poi: “dammi il tel,” “dove abiti,” “ci vediamo,” “dammi lindirizzo vengo,” “sposami,” “ti vedo online pk nn risp,” “mi tradisci,” “devi sapere k sono il migliore,” “sarai mia,” “se lo dico io è così.”
“Forse ci sono uomini perbene lì, ma non per me. Mancava solo lo squilibrato,” pensai, copiai il messaggio e lo mandai a Sofia con un: “È arrivata la felicità. Vado a piangere.”
Cancellai il profilo: altri pretendenti così e sarei impazzita.
“Beatrice, ma quando ti sposi?” insisteva mia madre mentre andavo in ufficio.
Chiusi gli occhi, sospirai e risposi calma: “Presto. Ora non ho tempo, stasera parliamo.”
Guardai lautista dellauto aziendale. Marco Giuseppe mi osservava con un sorriso appena accennato. Più grande di me di dieci anni, intelligente, ex militare. In tutto quel tempo che mi accompagnava, era diventato più di un autista: un vero amico. E poi, era divorziato da anni.
“Marco Giuseppe, sposami,” dissi con tono neutro. “La mamma ci tiene tanto.”
“Se lo vuole la mamma, Beatrice Maria, lo farò,” rispose lui, altrettanto serio. “Non si può dirle di no.”
In realtà, ci piacevamo da tempo, ma i limiti professionali ci trattenevano. Io non lo vedevo come marito, e lui si sentiva inferiore per la mia posizione. Quando gli feci la proposta, accettò subito, credendo scherzassi. Anchio pensai fosse uno scherzo.
Così, quasi per gioco, ci sposammo. Eravamo felici. Finalmente trovammo tempo per noipassioni comuni, rispetto, amore. E due bambini, per la gioia dei nonni.
**Lezione:** A volte la felicità è più vicina di quanto pensiamo, basta solo guardare oltre le apparenze. E magari ascoltare la mamma.




