Addio, cara suocera

Caro diario,

è stato un weekend intenso a San Lorenzo di Val dAmbra, dove la madre di Lidia, Antonietta, mi aveva atteso con la solita ospitalità da bambini smarriti. Appena arrivammo, la signora Guglielmina, la suocera, mise sul tavolo una teglia di pasticcini al burro decorati con rose di crema colorata.
Allora, facciamo un tè o proviamo un bicchierino di grappa? chiese con voce frizzante.

Lidia scosse la testa, ma i suoi occhi brillavano.
Un po di grappa al mattino? ribatté, poi aggiunse Un sorso piccolo, è per loccasione speciale.

Antonietta sbuffò, agitata.
Che occasione! Sono passati sei mesi da quando non vedevo la mia bambina!

Io, Matteo, guardai fuori dalla finestra, ma né la suocera né la moglie notarono il mio sguardo stanco. Da Milano eravamo partiti allalba, Lidia per rivedere sua madre, io per rispettare il dovere di marito. La signora Guglielmina ci accolse come due figli perduti che ritornano al nido, con abbracci, baci, urla di gioia.

Ti ho portato dei souvenir, iniziò Lidia frugando nella borsa.

Aspetta gli oggetti, fammi prima guardare te! sbottò Antonietta, quasi a sfidarmi. Matteo, la trattieni bene? È come una fragola!

Il mio sorriso finto fu lunico rimedio.
La nutro, tre volte al giorno, puntuale come lorologio.

Scherzi! puntò il dito verso di me la suocera. E tu non dimagrisci, eh? Dai, su, tira fuori la grappa!

Mentre la signora Guglielmina si dirigeva verso la cucina, Lidia si avvicinò a me e sussurrò:
Matteo, per favore, non iniziare adesso. È solo una settimana, resisti un po.

Una settimana? mi strozzai quasi. Dicevamo di passare il weekend! Oggi è sabato, domani domenica, e poi torniamo a casa!

Lidia iniziò a lacrimare, ricordando quanto la madre avesse preparato per il nostro arrivo. Mi sentii impotente; la sua natura dolce si trasformava in una rigidità quasi materna quando era con la madre.

Allimprovviso, dal corridoio, sentii la voce di Nicola, il suocero.
Matteo, preparati, andiamo a pescare!

Il pensiero di evitare la suocera e di passare del tempo con Nicola, uomo semplice e di buon senso, mi rincuorò.

Con piacere! risposi, quasi a sfiorare la speranza.

Ma Antonietta tornò con un vassoio di bottiglie di grappa ambrata e piccoli bicchierini di cristallo.
Una pausa è dobbligo, è meglio rilassarsi dopo il viaggio!

Nicola, con la calma di chi conosce la vita, propose una breve escursione di pesca a due ore di distanza, assicurando che Lidia ci avrebbe aiutati.

Io, sorprendentemente, accettai volentieri, sperando di trovare un po di tregua.

No, restiamo qui, beviamo e poi decidi tu dove andare, anche al Polo Nord, insistette Antonietta, disponendo i bicchierini.

Nicola, con un sorriso, aggiunse:
Tranquilla, Matteo, ce la faremo. Dopo pranzo torneremo tutti insieme.

Ci sedemmo attorno a una tavola rotonda coperta da una tovaglia bianca, quasi sacra. Io cercavo di sorridere, ma ogni minuto rendeva il gesto più faticoso.

Ti ricordi la poesia che recitavi in quinta classe? domandò la suocera.

Certo, mamma, la ricordavo bene rispose Lidia, orgogliosa. Avevo vinto il primo posto!

No, era il secondo! corresse Antonietta. Il primo è andato a Verga, perché sua mamma era amica del preside.

Mentre sorseggiavo la grappa, trovai in me la consuetudine di contare fino a dieci, come mi consigliava un amico psicologo delluniversità.

Antonietta poi iniziò a ricordare il vestito che aveva cucito a Lidia alluniversità: una gonna lilla a pieghe, una maglietta crema con ricami.

Io notai Nicola prendere un giornale e coprirsi la faccia, fingendo di leggere, ma il foglio era capovolto.

E quando mi regalerete dei nipoti? chiese improvvisamente la suocera, facendo sobbalzare la grappa.

Lidia arrossì.
Prima vogliamo sistemare lappartamento, rendere più stabile la nostra vita.

Ah, la solita priorità dei soldi! rise Antonietta, ma con una punta di ironia. Non avrete nipoti a questa velocità!

Io, per caso, intervenni:
Le cose buone meritano pazienza.

La suocera mi lanciò unocchiata di disapprovazione.

Voi uomini potete diventare padri a sessantanni, ma le donne hanno i loro tempi!

Lidia, con calma, spiegò:
Ho solo ventisette anni, abbiamo ancora molto tempo.

Antonietta scoppiò a ridere, ricordando i suoi primi anni di madre quando Lidia aveva tre anni e lei ne aveva ventotto.

Nicola, stanco del dibattito, propose di uscire.

Andiamo fuori, lasciamo che parlino le donne, noi andiamo a pescare.

Lidia mi guardò con unespressione supplichevole, ma io non potei oppormi.

Fuori laria era fresca e silenziosa. Nicola commentò:
Non è colpa tua, è la natura di tua madre, è una forza della vita.

Io risposi con un sorriso:
E voi, come la gestite?

Lui scrollò le spalle:
Vado in garage, nella foresta, nella pesca. Trenta anni così.

Rientrammo a pranzo con alcuni piccoli persici. Antonietta, però, li criticò:
Pensavo avreste preso una bella trota! È solo per il gatto!

Nicola replicò:
Basta, è solo un po di pesce, non è un banchetto.

Lidia sembrava più triste, quasi rassegnata. Pensai: Sarò così fra trentanni?.

Nel pomeriggio la suocera mostrò i nuovi arredi, le tende fresche, i vasi di fiori, come se avesse ristrutturato lintera casa.

La sera, la tavola fu di nuovo imbandita: cetrioli sottaceto, pomodori, funghi, aringa in pelliccia, e il suo famoso borscht.

Matteo, perché non mangi? insistette Antonietta, porgendomi una ciotola. A Milano mangiate solo fast food?

No, signora, mangiamo bene, Lidia cucina.

Certo, lho insegnata io! esclamò con orgoglio. Perché lavora così tanto?

Lidia spiegò: è una designer, ha orari flessibili, ma la suocera rimaneva ostinata.

Nicola, più calmo, intervenne:
È solo una questione di tempi, lasciamo respirare.

Quella notte, sdraiati sul letto stretto,

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