15 aprile, 2025
Il sole di primavera filtrava dalla finestra, dipingendo di luce la parete appena ridipinta. Margherita era ai fornelli, mescolando una vellutata di zucca mentre controllava lorologio. Doveva alzarsi presto perché aveva promesso a Luca di preparargli il suo piatto preferito. Ieri Luca era tornato a casa col broncio, e lei aveva deciso di tirargli su il morale.
Marì, non hai visto la mia cravatta blu? chiese Luca, spuntando dalla camera con la camicia ancora mezzo abbottonata.
Dai unocchiata nellarmadio, nel cassetto di destra, lho stirata stamattina rispose Margherita senza staccare lo sguardo dalla pentola.
La colazione trascorse in silenzio come al solito. Luca scorreva le notizie sul cellulare, brontolando di tanto in tanto, e Margherita lo osservava mangiare. Avrebbe voluto chiedergli cosa lo turbasse, ma decise di attendere; se fosse stato qualcosa di serio, lo avrebbe detto da solo.
Buono, grazie finì Luca il caffè e posò la tazza. Ascolta, devo dirti una cosa Il mio papà arriva oggi. Si fermerà da noi qualche giorno.
Margherita rimase pallida, la tazza ancora in mano. Giovanni Bianchi? Quello che, al loro matrimonio, aveva fatto sceneggiare una lite perché la sposa non fosse abbastanza buona per il figlio? Quello che poi per due anni non li aveva più contattati e non aveva nemmeno inviato gli auguri per le feste?
A che ora? estrasse la voce più timida che poté.
Verso sera. Lo prenderò dal lavoro Luca evitava lo sguardo di Margherita. Vedi, con la sua nuova compagna le cose non vanno bene. Vuole stare con noi un paio di settimane finché non si sistemano.
Un paio di settimane? Margherita posò la tazza e si alzò. Luca, lui Ti ricordi come mi trattava?
È cambiato rispose Luca incerto. Dopo linfarto ha rivisto molte cose. Non potevo rifiutarlo, Marì, è comunque mio padre.
Avresti dovuto parlarne prima con me iniziò Margherita a riordinare i piatti. Devo riorganizzare tutta la settimana. Ho un progetto importante, dovevo lavorare da casa.
Scusa Luca la avvolse da dietro. So che avrei dovuto dirtelo prima. Avevo paura della tua reazione.
E avevi ragione a temerla Margherita si staccò. Vai, non far tardi. Ne parleremo stasera.
Il giorno trascorse come una nebbia. Cercava di concentrarsi sul lavoro, ma il pensiero del visitatore non la abbandonava. Giovanni era un uomo di vecchia scuola, ex militare, abituato a comandare. Dopo la morte della madre di Luca, si era risposato con una donna di ventanni più giovane; il loro matrimonio sembrava ormai sullorlo del crollo.
Nel tardo pomeriggio Margherita pulì lappartamento, cambiò la biancheria della camera degli ospiti e preparò la cena. Che venga quel che vuole, pensò, disponendo i piatti.
Alle sette in punto suonò il campanello. Margherita prese un respiro profondo e aprì la porta.
Alla soglia cerano Luca e, dietro di lui, un alto uomo con i capelli ormai bianchi, postura rigida. Stringeva un valigetto di cuoio consumato.
Buonasera, signor Bianchi cercò di sorridere Margherita, ma le labbra non collaboravano.
Buonasera, Margherita la voce di Giovanni era più roca di quanto ricordasse. Grazie per avermi ospitato.
Prego, la cena è quasi pronta.
Durante la cena parlava soprattutto Luca, raccontando del lavoro, della nuova auto e dei piani per le vacanze. Giovanni annuiva e poneva qualche domanda, mentre Margherita serviva silenziosa.
Ottimo, intervenne improvvisamente Giovanni, guardandola. Hai sempre cucinato così bene?
Con il tempo ho imparato, rispose Margherita, sorpresa dal complimento.
Mia cara Lucia, quando era giovane, sapeva fare piatti squisiti sospirò Giovanni. Invece Ginevra, la mia attuale moglie, sa solo riscaldare cibi pronti. Non è cosa da donna stare al fuoco, dice spesso. Una donna moderna, che ci si può chiedere.
Margherita scambiò uno sguardo con Luca, che scrollò le spalle.
Signor Bianchi, vi mostro la vostra stanza disse Margherita una volta terminato il pasto. Cè il bagno privato e la TV.
Giovanni seguì Margherita nella camera degli ospiti, posò la valigia accanto al letto e si sistemò.
È accogliente qui, commentò, accarezzando lo schienale di una poltrona. Mi sento a casa.
Se serve qualcosa, non esiti a chiedere aggiunse Margherita, sentendo la tensione alleggerirsi un po.
La mattina successiva si svegliò al suono dei passi in cucina. Lorologio segnava le sei. Luca ancora dormiva. Indossò la vestaglia e scese a vedere.
Giovanni era già in cucina. Il bollitore fischiava, e lui, in pantaloni sportivi, tagliava del pane.
Buongiorno disse, notandola. Scusa se ti ho svegliata. Labitudine di alzarsi presto è rimasta dallesercito.
Non importa rispose Margherita, aprendo il frigorifero. Preparo la colazione.
Non serve, ho già un toast disse Giovanni, mentre raccoglieva le briciole dal tavolo con cura. Tu e Luca potete riposare ancora un po.
Lo osservò sistemare il tavolo, lavare il coltello e la tazza con precisione quasi rituale.
Devo fare una corsa al parco, è a due isolati annunciò, uscendo. Torno fra unora.
Quando chiuse la porta, Margherita chiamò la sua amica Tiziana.
Tesoro, non ci crederai! Il suocero è qui. Sì, proprio quello di cui ti parlavo. Ma è cambiato, è gentile, persino lava i piatti!
Non ci credo rise Tiziana. È forse il suo gemello? Ricordi la scenata al tuo matrimonio? E quando ti ha chiamato cattiva perché avete comprato casa in mutuo senza il suo aiuto?
Lo ricordo bene sospirò Margherita. Forse le persone cambiano, o forse fingono. Starò attenta.
La sera Luca rimase più tardi al lavoro, e Margherita rimase sola con Giovanni. Mentre prepara la cena, lui le chiese:
Posso darti una mano?
Taglia le verdure per linsalata, per favore gli porse il tagliere.
Lavorarono in silenzio, poi Giovanni tossì.




