Diario di Benedetta, 12 ottobre, treno Milano-Roma
Non dimenticherò mai la scena di oggi: una donna alta, robusta e con voce squillante lasciò di colpo lo scompartimento, mettendo in riga tutti quei tipi che fino a un attimo prima disturbavano la quiete dei passeggeri. Aggiungeteci pure che anche gli uomini più sfacciati e rumorosi si zittirono come scolaretti davanti alla maestra.
Aveva due lunghissime trecce bionde raccolte in cima alla testa, gli occhi di un azzurro luminoso, alludevano a storie antiche. Capelli chiari come il grano in estate e un colorito da guance che sembrava ispirato da qualche quadro di Boldini. Guardò verso il bagno, proprio mentre ne stava uscendo un uomo mingherlino, bassino ma agile, con i capelli candidi e il viso tanto dolce che avrei voluto abbracciarlo come un bambino.
Giovanni! Ti avevo già perso di vista! Ho sentito urla e confusione, la capotreno aveva quasi paura ad avvicinarsi. Mi sono chiesta: ma il mio Giovanni come se la cava? Con certa gente non si sa mai, disse la signora.
Oh, Verina! Ma figurati! Anche io avrei reagito. Ma tu che ci fai qui fuori? Potevi restare tranquilla. Sei una signora! rispose lui con un sorrisetto che sfuggiva alla scena, rientrando silenziosamente nello scompartimento.
Lei ci squadrò un momento cero io e unaltra passeggera apparentemente innocua , decise che non cerano pericoli per lei e per il marito, e sparì dietro la tendina.
Poco dopo, ci ritrovammo al vagone ristorante. Tutti i tavoli pieni e io mi aggregai al suo. Nessuna traccia di Giovanni. Dopo aver finito il suo filetto con patate, la donna parlò con la solita schiettezza:
Mi chiamo Vera Andreoli. Ma per tutti sono semplicemente Vera.
Viaggia sola? le chiesi. Suo marito la raggiunge dopo?
Si sta riposando. Non verrà. Gli ho avvolto bene il collo con la sciarpa e gli ho dato una bella tazza di infuso di mirtilli rossi. Immagina, ci mettiamo in viaggio e il mio Giovanni decide di farsi venire linfluenza! Il solito. È uscito a sbattere il tappeto con solo il maglioncino. Non ci ho pensato in tempo…
Si vede che lo vuole molto bene, signora Vera. Prima ha pensato che lo stessero malmenando e si è precipitata. Lo difende lei e non viceversa. E lo dice anche adesso con tanto affetto… le feci notare.
Eh, bene, senti, il Giovanni in realtà mi è capitato in eredità. Non è davvero mio marito, anche se stiamo insieme. Sta ancora soffrendo. La sua prima moglie, la signora Maria, non cè più da poco. Una donna santa. Di una bontà rara! sospirò.
E comè successo? In eredità? chiesi, col cuore in gola.
E Vera mi raccontò, quasi come se confidasse un segreto.
Giovanni aveva vissuto a lungo con Maria. Erano compagni di scuola, poi universitari insieme, si erano sposati. Lui geniale, inventava di tutto; nella vita pratica però era un disastro. In negozio dimenticava il resto, attraversava la strada fuori dalle strisce, non sapeva comprare nulla senza aiuto. Un sognatore, veramente, pronto a regalare soldi a chiunque incontrasse.
Tuo Giovanni sembra un marziano atterrato per sbaglio, Vera! Noi ci spacchiamo la schiena e non concludiamo nulla, ma lui attira i soldi senza far nulla! scherzavano gli amici.
Maria, pratica e instancabile, bastava per tutti e due. Lo vestiva, lo accompagnava a lavoro, controllava che prendesse guanti e sciarpa, e alla fine aveva preso perfino la macchina per portarvelo. Forse proprio perché una volta lui, in taxi, aveva detto allautista lindirizzo sbagliato… Si compensavano in modo sorprendente.
Quando Maria fu ricoverata una settimana per un malanno, al ritorno a casa rimase scioccata: Giovanni aveva mangiato pasta in bianco, bevuto acqua, senza nemmeno scaldare il bollitore. Tutto il cibo che aveva surgelato era rimasto lì.
Senza di te non mi viene fame. Non mi va di cucinare… aveva sorriso Giovanni.
Il loro figlio, Andrea, aveva preso tutto dal padre: intelligentissimo, gentile ma talmente timido e distratto! Aveva sposato una ragazza dolce, Olga, di un paesino in collina. Ma la capa di famiglia restava sempre Maria, la quale ormai reggeva tutto sulle spalle, specie divenendo nonna del piccolo Alessandro. Ma a sorpresa la malattia la portò via.
Fu il vuoto. Giovanni, spaesato, non sapeva come gestire la vita. Cercò i migliori dottori, era pronto a spendere tutti i suoi euro, ma non fu sufficiente.
Maria, nel letto, pensava più a loro che a sé stessa: Come faranno senza di me?. Si struggeva per marito, figlio e nipote. Pregò a lungo che qualcuno li aiutasse.
Fu così che nella loro vita comparve Vera. Faceva la badante, lontana parente del medico che seguiva Maria. Quando Vera entrò per la prima volta, si trovò davanti un uomo quasi trasparente, gentile daspetto, indifeso; la casa in totale disordine, piatti sporchi ovunque, aria grigia di vecchio, malinconia e solitudine.
In camera, Maria debolissima, magrissima, occhi grandi e stanchi sorrise a Vera, che si rimboccò le maniche senza fiatare.
Per sera, la casa brillava di pulito e profumo di aria fresca. In cucina aleggiava un odore delizioso di polpette, torte salate e pollo arrosto. Maria, adagiata su lenzuola pulite, domandò perché Giovanni volesse uscire con solo una giacca leggera:
Ma dove va, caro, con quel freddo? Lasci perdere queste leggerezze. Sua moglie ha bisogno di lei e non può ammalarsi! disse Vera a gran voce, aiutandolo a vestirsi per bene.
Maria si commosse alle lacrime. Finalmente vedeva ordine e qualcuno che si prendeva cura dei suoi due bambini.
Grazie Signore, sono in buone mani ora, sussurrò con gratitudine.
Qualche giorno dopo, ormai senza forze, prese Vera da parte. Le chiese della sua vita. Vera viveva con la mamma e la sorella, in un bilocale affollato di bambini e parenti, più spesso fuori che dentro casa per non pesare troppo. Aveva 45 anni, mai sposata, solo qualche amore senza lieto fine. Non si lamentava: Si può essere felici anche da soli. Sono forse la prima donna così?
Allora Maria le confidò: Vera, quando io non ci sarò più, ti affido mio marito. Te lo lascio in eredità! Almeno veglia su di lui, allinizio. Lui si ammala facilmente e si fida di tutti!
Vera rimase senza parole. Quando provò a protestare, Maria insisteva: Non rifiutare! Ti prego! Vorrei inginocchiarmi, ma non ci riesco
Alla fine Vera promise.
Quando Maria se ne andò, Vera pensò di lasciar perdere: Chissà che penseranno? Che mi sono accasata per lappartamento! Ma no, che centro io?. Eppure aveva dato la sua parola. E così andò a trovarlo. Nessuno apriva: la porta era socchiusa; in fondo, nella camera dove Maria aveva vissuto i suoi ultimi giorni, trovò Giovanni seduto sul pavimento, stretto nel camice della moglie, che piangeva come un cagnolino abbandonato. Vera lo raggiunse e lui si aggrappò a lei, in un pianto disperato.
Dai, forza, povero caro. Aveva ragione Maria: non puoi farcela da solo. Adesso beviamo una tisana, piano piano vedrai che andrà meglio, e Vera si mise allopera.
Così, pian piano, la casa tornò a vivere. Vera si trasferì lì, anche perché la sua famiglia era quasi sollevata di avere più spazio. Ho preso un bambino grande più che un marito, rideva fra sé, ma che testa! Almeno i soldi non mancano: mi ha persino costretto a lasciare il lavoro da badante per stare con lui. Le malelingue hanno provato a pettegolare, ma le ho zittite subito. Daltronde, ci sono quelli che raccolgono cani e gatti abbandonati in strada. E non può succedere anche a un uomo? Così fragile e perso, capovolto come una tartaruga. Bisogna aiutarlo e io aiuterò, finché posso, perché lui è buono, tenero. In fondo, abbiamo bisogno luno dellaltro. E adesso andiamo da suo figlio: ci ha chiesto aiuto col piccolo. Figurati, sono felice di accudire anche dieci bambini se serve! mi ha raccontato Vera, con un sorriso sincero.
Proprio allora si è spalancata la porta del vagone ristorante: Giovanni, avvolto nella lunga sciarpa, stringeva tra le mani un mazzetto di fiorellini di campo.
Verina, perché ti sei alzata? Sei ancora debole! Non puoi neppure essere lasciato un attimo che subito combini qualcosa! Ti sei sudato: ora ti cambio e via di nuovo! rimproverava Vera, prendendolo sottobraccio.
Lui contento, le sussurrava: Vedi, Verina, ti ho preso i fiori dalle vecchiette alla stazione. Ti piacciono?
Lei si è fatta ancora più rossa sulle guance e gli ha posato piano la mano su una spalla.
Sono scesi dal treno un po prima del previsto. Vera con una valigia enorme, Giovanni con un borsone piccolo. Lei teneva sempre una mano sulla giacca di lui, nella folla, come a non volerlo far smarrire. E ridevano entrambi, con la felicità limpida di due raggi di sole. Sì, sarò davvero la sua seconda moglie, mi sono detta.





