– Voglio una figlia
– Andrea, ho un incarico un po’ insolito per te, – dice Daniele, facendo una pausa prima di continuare – devo farti sorvegliare una giovane donna, ti mostro la foto…
– E il mio turno nella sicurezza?
– Trovo subito una sostituzione, la filiale non resterà senza guardia. È una richiesta personale, o, se preferisci, un ordine speciale del direttore di zona. Devi essere qui entro le quattro di questo pomeriggio…
Daniele dirige ormai da diversi anni una piccola banca regionale a Brescia, non lontano da Milano. Dopo la laurea entra subito nel mondo bancario, iniziando a consegnare carte di credito porta a porta. La sua dedizione non passa inosservata e ora occupa una posizione prestigiosa, guadagna bene e possiede una villa di pregio nella periferia di Monza. La vita sentimentale, però, non è altrettanto fortunata.
Nel suo paese natale ha una storia lenta con la commessa di una libreria, Ginevra, e si parlano persino di matrimonio. In banca, i dipendenti non sposati suscitano qualche sospetto. Un giorno, nel parco, Ginevra si siede su una panchina e, con voce triste, dice:
– Tutti mi spingono a sposarti, genitori, amiche… dicono che con un uomo come te non avrei mai difficoltà.
– E cosa c’è di male?
– Niente, ma io, Daniele, amo un altro da quando eravamo a scuola. Ho provato a volerti bene, ma non riesco. Forse ho letto troppi libri romantici.
Daniele soffre molto della rottura. Quando gli si presenta l’opportunità di trasferirsi a Torino, accetta subito, sperando così di dimenticare tutto.
A Torino tutto procede bene. Gli assegnano subito una villa a due piani. “Cosa farò da solo su due piani?” si chiede. Prova a far venire sua madre, ma lei rifiuta categoricamente:
– Ho vissuto qui da bambina, con i miei genitori e i miei nonni. È qui che li ho sepolti, e voglio stare accanto a loro.
– È presto per pensare alla morte.
– La morte è sempre presente, come la vita. Costruisci il tuo nido, io tornerò a prendermi cura dei nipoti.
Il nido prende forma in fretta. La voce che il nuovo direttore di banca è scapolo si sparge in ufficio prima ancora del suo arrivo, attirando l’attenzione di tutti. Daniele rimane però freddo e deciso a non intraprendere relazioni sul lavoro.
Una sera, al compleanno di un vicino, incontra Oliva. La sua modestia e lo sguardo vulnerabile lo colpiscono. Oliva confessa subito di essere già sposata, ma Daniele non dà peso alla cosa e cominciano a frequentarsi. A volte passa la notte nella villa e la sera si siedono sulla terrazza a guardare l’alba, parlando di tutto.
Le serate così non sono frequenti: il lavoro in banca lo trattiene fino a tardi. Oliva lavora in una fabbrica tessile e due volte a settimana fa il turno di notte. Dopo il pranzo tenta di dormire e la mattina successiva riprende il ritmo.
Dopo circa sei mesi, Daniele le propone di convivere:
– Puoi dormire qui fino a sera, o addirittura lasciare il lavoro; il mio stipendio basta per entrambi. Costruiamo una famiglia, le cassiere della banca sono stanche di corteggiarmi.
– Ho già una famiglia, – risponde Oliva a bassa voce – e non ne sono entusiasta. Aspettiamo, va bene così, vero?
– Allora trasferisciti da me.
– Non ho fretta, ho già imparato a stare da sola…
Daniele non insiste. Intanto la banca è in crisi: scopre che Costante Pavolini, un impiegato, concede crediti a clienti con cattivo credito, forse per una tangente. Lo chiama in ufficio:
– Perché ci sono così tanti pagamenti errati, Costante?
– Le persone possono ammalarsi, perdere il lavoro…
– E così finiscono per fallire, diventando debitori in altre banche…
– Ho controllato, non c’erano errori. Forse il registro dei crediti è sbagliato…
Alla fine Costante viene licenziato. Daniele resta con un amaro retrogusto, chiedendosi se ci sia qualcuno di cui fidarsi in questa città. Anche Oliva sembra restia a diventare una persona importante nella sua vita.
Sabato a mezzogiorno, Oliva va a dormire prima del turno di notte, mentre Daniele si reca alla stazione per ricevere una spedizione. Sul binario vede Oliva affrettarsi a salire su un treno con una grossa valigia. È evidente che il turno notturno è la sua routine.
Ritornato a casa, chiama la fabbrica. Dopo un lungo silenzio, una voce maschile risponde:
– Sicurezza, perché chiamate in un giorno di festa?
– Non lavorate oggi?
– Io lavoro, ma la fabbrica no.
– E i turni notturni?
– Non ne abbiamo mai avuti. A chi servono gli spaghetti a mezzanotte?
Daniele riflette. Domenica sera Oliva arriva sulla terrazza, dice che il turno è andato come al solito e che ora dovrà lavorare solo il venerdì notturno.
Daniele decide di non dirle nulla. Venerdì chiama Andrea del reparto sicurezza…
Quel venerdì Oliva parte per una gita da sua nonna, come di consueto. Compra dolci, biscotti e un orsetto di peluche per Natalina, la figlia di una vicina. La nonna, Caterina, brontola perché tutto è già a disposizione, ma il negozio del villaggio è scarso e la pensione non è illimitata.
Natalina gioca in cortile con il suo gattino, vede sua madre e corre verso di lei. Sul portico appare la nonna.
– Come va? – chiede Oliva.
– Tutto bene, – risponde la nonna Katia, sorridendo – impariamo a leggere.
– Ha avuto crisi Natalina?
– Stamattina era male. Ho chiamato la dottoressa Vera, che dice che l’aria di campagna non basta, serve il mare.
– Ne approfitterò per le vacanze…
– La tua vacanza sarà di nuovo d’inverno. Il mare è urgente, l’asma non aspetta. Un banchiere avrebbe potuto comprarti un soggiorno in una spa.
– Lui non sa nulla di lei, ho paura di dirglielo. Chi vuole un bambino altrui, soprattutto malato…
Oliva vuole raccontare a Daniele della figlia, ma qualcosa la trattiene. Senza una figlia è difficile per lei. I medici avvertono che lo stato di salute di Natalina peggiorerà in città; ha bisogno di aria pulita, almeno una vacanza in campagna. Oliva, con la sua formazione di tecnico, non trova lavoro rurale.
La sera, Daniele la invita a bere tè, compra una torta e prepara il suo infuso preferito, scegliendo con cura le miscele più pregiate e riscaldandole tra le mani prima del primo sorso. Dopo averla osservata a lungo, le propone, quasi all’improvviso






