ZIA ROSA
Un gattino è stato trovato per caso in una via di Bologna. Era minuscolo, con gli occhi grandi e un nasino curioso. Quando la mamma, Laura, lo ha portato a casa, la piccola Fiorenza è scoppiata in una danza di gioia, girando intorno al cucciolo come se fosse una nuvola di zucchero filato. Da tempo desiderava un gatto, e in un attimo di luce il sole ha colpito le orecchie del micino. Fiorenza ha esclamato:
— Mamma, guarda! Le orecchie brillano di rosa, proprio come petali di rosa!
Così il gattino è stato chiamato Rosetta.
Rosetta è una birichina incallita: combina guai di ogni tipo e, stranamente, non le sfugge nulla perché tutti la adorano. La sua passione è la musica e i film sugli animali; ogni mattina, prima di uscire per lavoro, i genitori lasciano il televisore acceso su un documentario di fauna, così Rosetta può addormentarsi al suono delle onde.
Laura e Marco hanno aperto un ristorante nel centro di Bologna, con l’obiettivo di offrire piatti di pesce gustosi e a buon mercato, poi hanno aggiunto anche qualche specialità di carne. Il locale accoglie quindici tavoli, una cucina curata da uno chef brillante, tre cameriere e, quando serve, i due genitori si alternano tra fornelli e telefono. Di sera Marco indossa un elegante completo nero, prende la cravatta e accompagna gli ospiti ai loro posti. Il lavoro è abbondante e, già, sognano di ampliare la sala o di aggiungere una piccola veranda sul retro.
Una sera, stanchi morti, cadevano a terra. Fiorenza, di otto anni, lo notò per prima, anche se i genitori non avrebbero mai sospeso una piega per una cosa così piccola. L’ora di ritorno da scuola era verso le quattro, e un giorno, aprendo la porta di casa, non urlò:
— Rosetta, Rosetta!
Si tolse la giacca, i sneakers, indossò le pantofole e si diresse verso la stanza. Rosetta, accesa da una musica dal televisore, imitava i movimenti di un gatto da circo. Fiorenza scoppiò a ridere, batté le mani e, prendendo Rosetta in braccio, iniziò a girare con lei in una danza improvvisata. Dopo una settimana, erano una coppia di ballerine: saltelli, giri e tanto ritmo.
Nel frattempo, proprio di fronte al loro ristorante, poco più a sinistra, è spuntato un chiosco cinese a prezzi stracciati. I prezzi bassi, la fila lunga e il servizio veloce hanno attirato la clientela, mentre il ristorante di Laura e Marco è andato a farsi la doccia. Prima i pranzi di lavoro sono scomparsi, poi anche le cene. La concorrenza ha messo tavoli piccoli e veloci: “prendi, mangia, vai”. I genitori, preoccupati per gli stipendi dei dipendenti, hanno dichiarato chiusura entro un mese. I dipendenti, generosi, hanno rinunciato allo stipendio di quel mese per non far fallire l’attività.
Senza soldi, i fornitori hanno smesso di consegnare: chi vorrebbe portare la merce a un ristorante che non può pagare? Il locale è rimasto vuoto, con solo il caffè, lo zucchero, la farina e il sale a testimoniare la fame di lavoro.
Un pomeriggio, Fiorenza ha deciso di rallegrare i genitori e gli altri dipendenti. Ha portato una piccola cassa portatile, ha aperto la zip della borsa sportiva, ha lasciato Rosetta sul pavimento e ha acceso la musica. La gattina e la bambina hanno iniziato a ballare, contagiate da un’energia che ha spinto anche lo chef, le sue due assistenti, le tre cameriere e i due genitori a unirsi al ritmo. Danziavano come se fosse l’ultima volta.
All’improvviso, alla porta del ristorante si sono fermati alcuni passanti curiosi.
— Che succede qui? — ha chiesto un uomo.
Una delle cameriere, la più giovane e ancora scossa dalla chiusura, ha risposto senza pensarci:
— Abbiamo una promozione: balli su qualsiasi canzone e ti regaliamo una tazza di caffè gratis e un croissant caldo e croccante.
— Gratis? — ha esclamato la gente.
— Assolutamente gratis! — ha replicato la cameriera, con voce tremante ma determinata.
Le risate hanno invaso la sala, i clienti hanno iniziato a gridare “musica!” buttandosi giù cappotti e giacche. “Accendete le luci! Che vi state a guardare?” ha detto Laura a Marco, che ha risposto con un “non lo so, ma facciamo qualcosa”.
Una delle cameriere ha suggerito di raccogliere qualche soldo per comprare ingredienti freschi: “Mettiamoci tutti qualcosa, anche poco, e compriamo farina e burro per i croissant”. Così, nel locale illuminato, la gente ha bevuto caffè, tè, ha assaggiato dolcetti appena sfornati, tutti offerti da una piccola bottega vicina.
Il giorno dopo, sul cartello della porta è comparso un annuncio scritto a mano con colori sgargianti:
GRANDE FESTA GRATUITA!
Chi balla tutta la canzone riceve una tazza di caffè e un croissant, più pasticcini e marmellate!
Sotto, in rosso più piccolo:
“Il ristorante è in crisi e chiuderà tra un mese. Vogliamo regalarvi un’ultima festa. Ballate e divertitevi!”
Le persone, incuriosite, si sono fermate a leggere, poi hanno entrato, giovani e anziani, e hanno ballato a ritmo di musica. I camerieri hanno riempito piatti enormi di dolci, tazze di caffè fumante e marmellate di ogni tipo, il tutto “gratis”. “I proprietari hanno ancora qualche spicciolo, è il loro regalo finale”, spiegavano sorridendo.
Gli uomini mangiavano i croissant croccanti, le donne sorridevano gustando le marmellate. Il team di cucina, guidato dallo chef e dalle sue assistenti, non si è fermato: “Pasta, dolci, tutto in forno, senza sosta”. Il locale era diventato un vero e proprio teatro di allegria.
Le persone, colpite dall’atmosfera, hanno lasciato monete, banconote, qualche biglietto da visita, anche se non era richiesto. Il denaro raccolto era sempre inferiore al costo dei dolci, ma il sorriso dei clienti pagava ogni spesa.
Entro una settimana, voci strane sul “ristorante che regala tutto” hanno invaso Bologna. Nessuno credeva che fosse possibile, ma chi provava a ballare scopriva che il caffè e i dolci non avevano prezzo.
A metà serata la sala era piena zeppa, la gente usciva con le mani piene di dolci, mentre fuori le luci del chiosco cinese continuavano a brillare. Alcuni tornavano il giorno dopo, altri arrivavano in auto, dicendo: “Portateci ancora un po’ di felicità”.
Un giornalista di un quotidiano nazionale è venuto a fare un servizio. Con telecamera nascosta, voleva smascherare una truffa. Dopo aver ballato un rock’n’roll sfrenato, ha lasciato una manciata di soldi sul piatto e se n’è andato, ammirando la scena.
Il reportage ha girato: “Un ristorante che non chiude, nonostante la crisi, grazie a una festa di ballo e dolci gratuiti”. Il giornalista ha concluso: “Non capisco come facciano a reggere, ma è vero, non ci sono tavoli liberi e la gente è in fila”. Ha aggiunto, scherzando: “Non mi è permesso fare pubblicità gratis”.
Col tempo hanno aperto una seconda sala, più elegante, dove lo chef pasticcere propone dolci di alta gamma a prezzi più alti. Lì il servizio è impeccabile, i camerieri in completo e il locale ha conquistato una stella Michelin.
E ora, vi chiederete: “Che c’entra la gattina con tutto questo?”. La risposta è semplice: nulla. È solo che, se ami i gatti, a volte una piccola zampa rosa può scatenare una rivoluzione di allegria.
In fondo, la morale è che l’aiuto può arrivare da chiunque, anche da un gattino di strada, basta saperlo riconoscere e lasciarsi trasportare dal ritmo.




