Il tuo bonus arriva al momento perfetto, tua sorella deve pagare l’affitto del suo appartamento con sei mesi di anticipo,” ordinò la madre.

“Il tuo bonus arriva proprio al momento giusto, tua sorella deve pagare l’affitto del suo appartamento sei mesi in anticipo,” ordinò la madre.

Sofia si fermò sulla soglia della cucina, con le parole non dette che le si bloccavano in gola. La sua mano strinse involontariamente il telefono, ancora caldo per il messaggio del capo sul bonus. Tre messaggi vocali di Giulia, la sua amica, con cui avevano quasi già prenotato i biglietti per due settimane di vacanza in Grecia.

“Che cosa?” riuscì a farfugliare.

La madre non si voltò nemmeno dai fornelli, dove mescolava il suo minestrone rinomato. Dalla sala arrivavano risate Anna, la sorella minore, guardava un altro reality show.

“Hai sentito. Anna e quel suo ragazzo come si chiama” la madre aggrottò le sopracciglia, cercando di ricordare, “Riccardo hanno deciso di affittare un appartamento. Il proprietario vuole sei mesi di affitto in anticipo. E dove li trova quei soldi? Il tuo bonus è proprio quello che ci vuole.”

Non era una domanda, ma un’affermazione. Come sempre, in casa loro.

Sofia si tolse il cappotto e lo appese con cura nell’ingresso. I suoi movimenti erano lenti e misurati così teneva a bada la tensione dentro di sé. Ventotto anni di abitudine a controllare le emozioni davanti a sua madre.

“Mamma, quei soldi li avevo già destinati,” iniziò con cautela. “Io e Giulia avevamo organizzato”

“Oh, la tua Giulia di nuovo,” sbuffò la madre, controllando le lasagne nel forno. “È sempre lì a trascinarti in giro. Hai quasi trentanni e ancora vai in giro per il mare con la tua amica. Dovresti pensare alla famiglia.”

Anna fluttuò in salotto una copia ventitreenne della madre, solo più giovane e con un tatuaggio al polso. Aprì il frigo, prese uno yogurt e si appoggiò allo stipite, osservando la sorella con un sorrisetto.

“Sofi, perché ti arrabbi tanto? Hai ricevuto il bonus, no? Fantastico,” leccò il cucchiaio. “Riccardo ha trovato un posto davvero carino ieri, hai idea? Due stanze, finestre sul cortile, e la padrona di casa è una brava persona. Solo che dice o paghi sei mesi in anticipo o cerchi altro.”

Sofia guardò la sorella. A differenza di lei, coi capelli scuri legati in una coda severa e gli occhi sempre stanchi, Anna era raggiante. Ricci biondi, fossette sulle guance, uno sguardo sereno. La principessa di mamma, come diceva il papà prima di andarsene con la contabile dellufficio tre anni prima.

“Anna, perché Riccardo non paga lui lappartamento?” chiese Sofia, cercando di tenere a bada lirritazione. “Ha già ventisei anni. I suoi genitori glieli darebbero i soldi.”

Anna alzò gli occhi al cielo.

“Sai che hanno problemi con lazienda adesso. Difficoltà temporanee. Poi, lui me li ridarà. E siamo una coppia, dobbiamo aiutarci.”

“Dovremmo. Aiutarci,” sottolineò Sofia. “Non chiedere alla sorella di rinunciare ai suoi risparmi.”

“Dai, Sofi,” Anna si avvicinò e le mise una mano sulla spalla. “Hai tutto il tempo per andare al tuo mare. A noi serve questo appartamento adesso. Lo capisci, vero? Io e Riccardo vogliamo vivere insieme, metterci alla prova.”

La madre rise rumorosamente senza staccare gli occhi dai fornelli.

“Quella sì che sarà una prova Sarebbe meglio che vi sposaste come si deve.”

“Mamma, ormai tutti vivono così,” cantilenò Anna. “Vero, Sofia?”

Sofia tacque. Lavorava da quattro anni in unazienda internazionale, da un anno come analista senior. Si svegliava alle sei ogni mattina, rientrava alle nove di sera. I weekend spesso li passava al pc. Lultima vera vacanza risaliva a due anni prima.

E Anna Anna aveva cambiato tre lavori dopo luniversità, senza mai restare più di tre mesi. Ora “si cercava”, facendo contemporaneamente un corso online di nail art. Riccardo pure “si cercava”, promettendo di aprire unattività, poi di fare il trader, poi il web designer.

“Sofia,” la voce della madre si fece dura. “Non fare legoista. Tua sorella ha bisogno. È famiglia, capisci? Famiglia.”

Sofia sentì qualcosa dentro di sé spezzarsi. Egoista? Lei, che ogni mese versava metà dello stipendio per le spese di casa, mentre Anna spendeva i suoi guadagni occasionali in vestiti e serate con Riccardo?

“Avevo organizzato una vacanza, mamma,” disse piano. “Solo due settimane. Ho risparmiato un anno per questo viaggio.”

“Vacanza!” la madre alzò le mani. “Che vacanza, quando tua sorella sta sistemando la sua vita? Pensi sempre e solo a te stessa. È da sempre così.”

Anna si avvicinò a Sofia, fissandola con quello sguardo implorante che le era tipico.

“Sofi, per favore. Te li restituisco. Più avanti. Quando troverò un lavoro serio.”

“E quando lo troverai, quel lavoro?” Sofia perse il controllo. “Lo dici da tre anni.”

“Mica tutti sono carrieristi come te,” intervenne la madre, sbattendo il coperchio della pentola. “Anna deve ancora crearsi una famiglia. Avere figli.”

“E io no?” sfuggì a Sofia.

La madre la guardò con unespressione strana un misto di pietà e fastidio.

“Be, quando avresti tempo, col tuo lavoro? Sempre stanca, sempre occupata. Agli uomini non piacciono le donne così. E Anna lei è casalinga, dolce.”

Sofia strinse le labbra. Intanto, Anna le prese il telefono e iniziò a scorrere le foto degli hotel greci come se fosse cosa sua.

“Wow, vai in un cinque stelle?!” fischiettò. “Eh, costoso. Però sai, potresti andare in un tre stelle. O magari in Puglia. Cè il mare anche lì.”

Sofia riprese il telefono.

“Volevo un buon hotel,” disse. “Una volta ogni due anni me lo posso permettere.”

“Certo che puoi,” annuì la madre. “Ma ora è più importante aiutare tua sorella. Puoi riposare dopo.”

Dopo. Leterno “dopo”.

“Anna,” Sofia guardò la sorella. “Perché non trovi un appartamento con pagamenti mensili?”

“Costano di più!” esclamò Anna. “Ma questo è vicino alla metro e ai negozi. E la padrona di casa non ha problemi col cane di Riccardo. Sai quanto gli vuole bene il suo Fuffi.”

Fuffi. Un volpino di Pomerania che Riccardo portava a spasso tre volte al giorno lunica cosa che faceva con regolarità.

“Quanto vi serve?” chiese Sofia, sapendo già di aver perso.

Anna sorrise largo.

“Seimila euro. Ma sono per sei mesi! Pensa, meno di mille al mese. Convenientissimo.”

Sofia si bloccò. Seimila. Quasi tutto il suo bonus.

“Anna, io”

“Sofia,” la madre le si rivolse completamente. “Non negherai a tua sorella. Non sei così. Non ti ho cresciuta così.”

In quel momento, suonò il campanello. Anna sobbalzò.

“È Riccardo! Gli ho detto di venire a cena. Mamma, metti la tavola. Sofia, ceni con noi?”

Sofia scosse lentamente la testa.

“No, io vado in camera. Sono stanca.”

In camera sua, Sofia si sedette sul letto, fissando il vuoto. Sul telefono cerano cinque nuovi messaggi di Giulia.

“Allora? Arrivato il bonus? Domani compriamo

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Il tuo bonus arriva al momento perfetto, tua sorella deve pagare l’affitto del suo appartamento con sei mesi di anticipo,” ordinò la madre.
La signora anziana si voltò verso Roberto e gli disse parole che gli fecero venire i brividi lungo la schiena: “Oggi sarà una giornata bella e soleggiata. Avremo tutto il tempo per fare qualcosa”