“Da grande la sposerò”
“Finalmente ho il diploma, parto per il paese, dicono che c’è una scuola nuova, insegnerò ai bambini del posto,” si rallegrava Arianna. “E poi, i sogni si avverano davvero. Da piccola sognavo di diventare insegnante, come lo zio Simone.”
Arianna viaggiava sull’autobus verso il paese dove avrebbe lavorato, sorridendo mentre guardava fuori dal finestrino. Ripensò allo zio Simone, amico di suo padre, che una volta era venuto a trovarli. Non lo vedeva da anni. Allora, suo padre aveva detto che avevano fatto il servizio militare insieme. Lei aveva solo nove anni, e subito si era innamorata di lui.
Al primo sguardo, aveva pensato:
“Lui sarà mio marito.”
Non lo lasciò solo un attimo, e lui la deliziò con caramelle e una grossa tavoletta di cioccolato. Quando partì, la sollevò tra le braccia e le diede un bacio sulla guancia. Lei gli sussurrò all’orecchio:
“Zio Simone, non invecchiare e non morire, diventerò grande e ci sposeremo.”
Lui rise di cuore.
*La nuova arrivata*
L’autobus sgangherato cigolò e si fermò. Arianna era arrivata nel paese dove avrebbe iniziato a insegnare nella scuola rurale. Chiese indicazioni a un vecchietto del posto, Arcangelo, che stava alla fermata scrutando l’orizzonte con una mano sulla fronte. Il sole batteva forte, e la polvere sollevata dal bus non si era ancora posata.
“Buongiorno, mi sa dire dov’è la scuola?”
Il vecchio la osservò attentamente, ma fu anticipato da un ragazzino di dodici anni che saltò avanti.
“Eccola là, sulla collina,” disse indicando un edificio nuovo in lontananza. “Posso accompagnarla?”
Arcangelo borbottò dietro di loro:
“Eh, Michele è sempre il più svelto! Non mi ha lasciato nemmeno parlare… Ma guarda com’è giovane questa maestra. Che potrà mai insegnare ai bambini?”
Se ne andò borbottando verso il negozio.
“Devo dirlo alle donne, c’è una nuova maestra in paese…”
A Michele, invece, Arianna Rodolfi piacque subito. Così si era presentata. Lui commentò ad alta voce:
“Come la balia di Dante, il poeta! L’ho letto nei libri.”
E lei rise.
“Ma guarda un po’, che coltissimo!”
Michele non entrò con lei a scuola.
“Ecco, siamo arrivati. Io vado, allora.”
“Grazie, Michele,” gli disse lei mentre lui si allontanava di corsa.
Il ragazzino era elettrizzato. Corse a casa, ma poi cambiò idea e deviò verso l’officina del fratello maggiore per dargli la notizia.
“Antò! È arrivata la nuova maestra. Bellissima! Non ce ne sono di così belle qui. Si chiama Arianna Rodolfi, come la balia di Dante!”
Ridacchiando, se ne andò di corsa.
Antonio sorrise guardando il fratellino. La differenza d’età tra loro era grande, quasi nove anni, ma Michele era un ragazzino sveglio, con uno sguardo serio come quello di suo padre. Si interessava a tutto e amava aiutare tutti.
Arianna Rodolfi, la nuova maestra delle elementari, fu sistemata in una casa vuota non lontana da quella di Michele. Lo seppe subito e lo disse anche al fratello.
“Antò, l’hanno messa nella casa della nonna Cleofe che è morta. Il cancello pende da un lato, e qualche stecca della recinzione è traballante… Dovremmo darle una mano.”
“Chi?” chiese Antonio, che ormai si era dimenticato della maestra.
“Arianna Rodolfi, no? Mangia in fretta e andiamo da lei.”
Antonio annuì. Sapeva che il fratellino non gli avrebbe dato pace.
*Buone azioni*
Entrarono nel cortile dal cancello malconcio. Michele davanti, Antonio dietro con gli attrezzi. Sul portico uscì una ragazza giovane, con una maglietta rosa e jeans vecchi, un foulard legato in testa e i capelli biondi sciolti sulle spalle.
“Davvero bella! Michele ci sa fare con le donne,” pensò Antonio.
Prima che potesse parlare, Michele annunciò:
“Lui è mio fratello maggiore, Antonio. Sistemiamo il cancello e la recinzione.”
“Grazie,” rispose lei, rientrando in casa a riordinare.
“Allora, Antò, che ti dicevo? È bellissima, no?”
“Mmm,” borbottò Antonio. “Dai, mettiamoci al lavoro.”
Non ci volle molto. Ripararono il cancello, fissarono le assi della recinzione. Antonio se ne andò, mentre Michele entrò in casa di Arianna.
“Ecco, ora è tutto a posto.”
Lei lo ringraziò.
La sera dopo, Antonio era seduto sui gradini del portico. La madre mungeva la mucca, e Michele si accovacciò accanto a lui.
“Uffa, sono stanco. Ho portato l’acqua ad Arianna dai Fiorelli. Il pozzo nel suo cortile è intasato. Dovremmo pulirlo, perché è faticoso per lei andare sempre dai Fiorelli, e poi sono tirchi, lo sai.”
Antonio lo guardò.
“Domani è festa, ci pensiamo. Michele, non ti riconosco più. Stai diventando grande, eh?”
“Certo!” rispose orgoglioso, dandogli una gomitata. “La mamma sta mungendo la mucca? Magari porto un po’ di latte alla maestra…”
*Presentazioni*
Il giorno dopo pulirono il pozzo nel cortile di Arianna. Lei li ringraziò e li invitò per un caffè, ma loro rifiutarono e se ne andarono.
Iniziò l’anno scolastico. Michele vedeva Arianna a scuola, le chiedeva se aveva bisogno di aiuto. A volte andava da lei con torte fatte dalla madre, che aveva un cuore d’oro. Arianna parlava dei suoi genitori, e Michele le raccontava del paese, di chi era gentile e chi no, presentandole tutti indirettamente.
“Michele, posso chiederti una cosa? Perché tuo fratello è sempre così silenzioso? Non parla mai?”
Lui sorrise e trovò subito una risposta.
“Non ha più la lingua. Da piccolo è caduto e se l’è morsa. Da allora non parla.”
“Oh, poverino! Un ragazzo così bello e giovane…”
Scosse la testa con pena, mentre Michele, con un sorriso furbo, salutò e corse a casa.
Era già notte fonda, pioveva, e la madre di Michele stava per andare a letto quando bussarono alla porta.
“Chi va in giro a quest’ora con questo tempo?” borbottò aprendo.
“Maria Teresa, l’ho ucciso! Gli ho dato una legnata in testa!” Arianna tremava, zuppa di pioggia. “Hanno bussato, ho pensato fosse Michele… ho aperto, ed è caduto dentro, ubriaco!”
Antonio balzò fuori, seguito da Michele. Prese la giacca e corse via. Tornò poco dopo. Arianna e sua madre bevevano tè, la donna le aveva dato la vestaglia per scaldarsi. Lo fissarono.
“Era Federico, il rosso. L’ho buttato fuori e gli ho dato una lezione. Non si farà più vedere.”
Prese l’impermeabile e lo porse ad Arianna.
“Si copra, la accompagno.”
Ma lei lo fissava sbalordita.
“Perché mi guarda così? Come se avessi visto un fantasma?”
“Ma… ma voi parlate? Michele mi ha detto che…”
Allora Michele saltò su:
“Antò, le ho detto che non hai la lingua, che te l’eri morsa da piccolo!” Scoppiò a ridere. “Era solo una battuta!”




