“LAMICA RIVALE”
Quanti racconti si sono tramandati, di mariti che se ne vanno proprio con la migliore amica della moglie… e come dargli torto a chi pensa che sia cosa possibile? Lamica, dopotutto, quasi una sorella: sempre la benvenuta in casa, parte integrante della famiglia, conosce tutte le abitudini, i compleanni, le piccole gioie e manie del marito. Per anni lamica ha imparato a memoria ogni abitudine di casa, ogni gusto e preferenza delluomo che ami.
E sebbene voi siate magari diverse, vi lega un filo sottile di amicizia di vecchia data. Quel legame, anche se indefinito, a volte basta perché, in un giorno che mai vorresti ricordare, tuo marito ti saluti con la mano e decida di andarsene.
Così accadde anche nella mia storia…
Luciana era la mia ex compagna di liceo. Da anni eravamo legate, mai avrei pensato a lei come a una possibile ladra di felicità. Eppure
Spesso mi ripeteva: Il tuo Maurizio non mi interessa affatto come uomo.
Io ridevo di gusto:
E per fortuna!
Mi ero sposata in fretta, appena finiti gli studi alle magistrali. Lui aveva diciannove anni, io diciassette. Le statistiche sui matrimoni precoci che falliscono non ci spaventavano. Eravamo convinti che saremmo invecchiati insieme, magari passati settantanni, morti nello stesso giorno. Giovanili illusioni…
Luciana ci faceva spesso visita. Osservava come io nuotassi nella serenità familiare. Nascevano i figli, due nel giro di pochi anni. Il tempo passava, e Luciana rimaneva sempre la promessa sposa, tra qualche avventura passeggera ma nessun vero fidanzato. I pretendenti si facevano avanti, poi sparivano.
Ormai era quasi di casa. Arrivava sempre perfetta, con trucco e smalto impeccabili, un vestito magari scollato che attirava gli sguardi. Accanto a lei, io, in vestaglia tra pentole e panni da stirare, mi sentivo in ombra. Solo oggi, ripensandoci, me ne rendo conto. Allepoca mi pareva tutto normale.
Mia madre mi avvertiva: Luciana ti invidia. Stai attenta, tienila a distanza. Le amiche single sono bombe a orologeria. Non sai mai quando esplodono.
Io, ingenua:
Ma che avrà mai da invidiare? Non ho nemmeno il tempo di guardare il cielo!
Mamma aveva ragione!
Con il tempo Maurizio iniziò a infastidirsi quando lei veniva a trovarci: se ne andava in unaltra stanza. Io credevo fosse stufo dei nostri pomeriggi tra chiacchiere e caffè. Limitai gli inviti per proteggerci. Solo dopo capii che Maurizio era già innamorato di Luciana, e ogni sua visita era una sofferenza segreta per lui. Si suol dire: la donna accanto sembra sempre più interessante.
Una volta destate, partii col bambini per Rimini. Maurizio mi aveva promesso di ritinteggiare la cucina in nostra assenza. Al ritorno, mi accorsi subito che in casa non rientrava da un pezzo. La pianta di limone sul davanzale, ormai gialla e spoglia, era trascurata da giorni. La cucina era come lavevo lasciata.
Pensavo: Chi è questa vipera che ha avvelenato la mia felicità?
Poi, accanto al limone secco, spiccava un tubetto di rossetto: un rosso intenso che conoscevo bene. Era quello di Luciana.
Mi mancò il respiro, dovetti sedermi. Faticavo a crederci. Sfiduciata, andai da lei, illudendomi che fosse tutto un malinteso, uno scherzo forse. Che Luciana mi avrebbe rassicurato ridendo.
Luciana aprì la porta ma non invitò a entrare.
Forse mi spieghi cosa ci fa il tuo rossetto a casa mia? protestai.
Lei, impassibile:
Non ti eri accorta? Io e Maurizio ci amiamo. Da tempo.
Tornai a casa con la testa colma dimmagini: Luciana che, in mia assenza, bussa alla porta, Maurizio che apre, lei che nota la barba trascurata e dice che gli dona, la mano che accarezza quella guancia, lui che la trattiene e la bacia Mi facevo impazzire da sola.
Che dire Si lascia sia le mogli brave, sia le maritate per amore. Anche le unioni più benedette crollano, a volte. Luomo, per sua natura, cerca sempre nuove emozioni: pensa che laltrui donna sia una regina mentre la propria sia una fatica. Fa male il doppio se la nuova fiamma è la tua migliore amica.
In quegli anni incontrai spesso Giulia, una vecchia conoscenza di paese. Si sposò tardi, verso i ventottanni. Ebbe un figlio; il marito lo adorava. Quando capita. Più amava il piccolo che la moglie. Ma era un uomo dal cuore in continua fuga, lasciava casa, poi tornava proprio per il bambino. Giulia sopportava tutto, chissà come ci riusciva. Forse la aiutava il suo lavoro: cuciva da vera maestra, sempre piena di clienti. Ci vedevamo di rado.
Tutte le volte le chiedevo:
Giulia, non ti sei più risposata?
E lei:
No, e nemmeno lo voglio.
Ma quellultima volta, al mio solito interrogativo, sorrise:
Indovina? Il mio Sandro è tornato! Ha mollato tutti i suoi amori e, dopo sedici anni, è venuto da me. Lho ripreso. A chi interessa più, adesso? Nemmeno io sono così richiesta. Almeno avrò qualcuno che mi passi un bicchiere dacqua. Limportante è avere la famiglia. Basta con queste passioni selvagge e i drammi damore!
Forse Giulia ha ragione. Sono ormai sette anni che non si lasciano mai.
Quel che è stato, è come vino rovesciato, non si raccoglie più. Unamicizia tradita non si ricuce.
Ho un secondo marito e unamica super sposata. E mi basta.
Maurizio e Luciana si lasciarono in meno di un anno, e lui si ritrovò subito fra le cure di unaltra donna, con cui vive ancora oggi.
Ovviamente, di amiche si sente comunque il bisogno. Servono per il cuore, le chiacchiere e i piccoli segreti tra donne. Ma bisognerebbe essere più attente e però anche più selettive, soprattutto con le migliori amiche…
Imparate a filtrare i racconti troppo felici sulla vostra famiglia, altrimenti la sfortuna vi troverà.
Luciana, alla fine, non si è mai sposata. Trascorre la sua vita da solaA volte mi capita di incontrarla per strada, Luciana, sguardo sfuggente, passo svelto e quei tacchi che non abbandonerà mai. Ci scambiamo un saluto impacciato, cordiale solo in apparenza. Nel suo sorriso intravedo un velo di rimpianto, o forse lo immagino per consolarmi, ma la verità è che ormai non importa più. Ognuna di noi porta in tasca i resti di qualche battaglia: cè chi li chiama ricordi, chi li chiama delusioni.
Ho imparato che la felicità non si misura in ciò che si possiede, ma in ciò che si impara a lasciar andare. E a volte, la libertà più dolce è proprio quella di perdonaresoprattutto sé stessi, per la propria ingenuità, e le altre donne, per le loro debolezze speculari alle nostre.
Le sere dinverno, davanti a una tazza di tè e a una telefonata chiassosa con una nuova amica che la vita mi ha regalato, sorrido dei passi incerti della gioventù. E ringrazio perfino le difficoltà: sono state loro a insegnarmi che, per ogni amica rivale che perdi, puoi trovare la forza di diventare la tua migliore alleata.
Adesso, quando guardo i miei figli ridere, il mio nuovo marito in cucina che brontola con affetto, sento che la casa è tornata piena di voci buone. Il passato suona lontano, come le campane della domenica mattina. Mai più lascerò che qualcunoamica o amoretraslochi nella mia felicità senza invito.
Di tutto il resto, oggi, sorrido. E vado avanti.







