C’era una volta una signora anziana che aveva un cagnolino.

Cera una volta una signora anziana con un cagnolino. Il figlio le aveva regalato un cane piccolissimo, un vero frugolino. La mamma aveva appena superato un infarto e il figlio aveva pensato che quellesserino minuscolo potesse tirarla su di morale, allontanandola dai pensieri cupi che a volte bussano alla porta del cuore. E sapete cosa? Aveva proprio ragione!

La signora diciamocelo, era proprio una nonnina allitaliana, col golfino sulle spalle e il foulard si riprese rapidamente. Camminava più volentieri, portando a spasso il suo Microbino, sempre al guinzaglietto finissimo, oppure dentro una borsetta elegante, di quelle belle che si trovano solo al mercato di Porta Portese. Laveva chiamato Microbino perché era piccolo come un granello di pepe. Un batuffolo affettuoso, ubbidiente e giocoso da far venir voglia di sorridere anche ai lampioni.

Un giorno la nonnina uscì a passeggio con Microbino. Una Fiat apparve e si fermò accanto a lei: una coppia di giovani dentro, lei bionda con gli occhialoni, lui con la barba e laria da furbetto romano, si misero a sbracciarsi, chiedendo di poter accarezzare quel musetto da barboncino. La nonnina avrebbe volentieri detto di no non è che ci si fidi così, eh però un po si vergognava, e così portò il cagnolino vicino al finestrino. Appena poggiato tra le mani della ragazza, lei lo afferrò, il ragazzo diede una sgasata e la macchina sparì.

La nonnina, poverina, si mise a rincorrere lauto gridando Microbiiino!, piangendo a lacrimoni, e inciampò, finendo rovinosamente a terra. Persi i sensi tra le mattonelle del marciapiede. I vicini chiamarono subito il 118 e la portarono in ospedale, dove il figlio la trovò esanime, con le labbra più blu di una vespa 50 primavera. La donna riusciva solo a sussurrare quel nome: Microbino. Piangeva di un pianto tutto suo, quello dei vecchi, piano piano.

Il figlio, che chiameremo Fabio perché Fabio va bene per ogni buon milanese si mise a indagare. I vicini avevano notato la targa, e qualcuno ricordava quei due che si facevano vedere spesso in un villone in zona San Siro (mica da tutti!). Fabio si rivolse agli amici dellArma, che con la rapidità tipicamente italiana ma solo in certi casi, capirono subito chi fossero i proprietari dellauto.

Fabio si presentò alla villa. Lasciamo perdere come fece ad entrare, ma entrò. E trovò Microbino, scheletrito e sofferente. Da quando lavevano rapito non aveva voluto né mangiare né bere, e piangeva e guaiva così tanto che ormai gli era sparita anche la voce. Quei ladri, che volevano spassarsela con il cagnolino, si erano stufati prestissimo. Gli animali veri sono impegnativi, non è come vedere i post su Instagram.

Fabio lo prese in braccio e se lo riportò via. Non saprete mai come, ma ce la fece. Tanto, ai ladri ormai del cane non fregava più nulla: avevano capito che la felicità, di qualsiasi taglia sia, non si può rubare.

La nonna si riprese, e anche Microbino tornò quello di prima. Oggi escono ancora, alternando passeggiate tra i giardini e fughe nelle borse di pelle se qualcuno si avvicina troppo. Felicità ritrovata.

Ecco, io dico questo: non bisogna prenderci la felicità degli altri. Né lamore altrui, nemmeno se è appena quanto una frittella di Carnevale. Forse è proprio quel poco quel che tiene qualcuno in piedi: unaltra persona, una Cinquecento depoca, lorto dietro casa o la coppa vinta al torneo di briscola del quartiere.

È ciò che sembra minuscolo a tenerci ancorati a questa terra. Non si portano via per gioco i cagnolini altrui, né si ruba la gioia pensando di poterla rubare davvero. Perché si rischia, dietro a una cosa piccola, di spezzare una vita. E anche lanima, dicono, pesa qualche grammo appena. Ma lì dentro cè tutta la nostra storia.

Rate article
Add a comment

;-) :| :x :twisted: :smile: :shock: :sad: :roll: :razz: :oops: :o :mrgreen: :lol: :idea: :grin: :evil: :cry: :cool: :arrow: :???: :?: :!:

5 × five =