Molti anni fa, una donna viveva sola nella foresta da un decennio quando due neonati apparvero sulla sua soglia.
Come ogni mattina allalba, Beatrice uscì nellorto. I compiti non mancavano: innaffiare lorto, strappare le erbacce, controllare il pollaio e ispezionare i meli. Tutto richiedeva tempo e attenzione, e lei non aveva aiuto. Nessuno intorno. Si era abituata alla solitudine, anche se a volte le pesava come un sasso sul cuore.
Quella sera, Beatrice aveva in programma di andare a caccianecessario, visto che le provviste di carne scarseggiavano, e il negozio più vicino era lontano. Ma prima voleva riposare un po, passeggiare o semplicemente sedersi sotto il vecchio ulivo che cresceva accanto alla veranda. Proprio allora, le corse incontro il suo fedele caneun grosso e maestoso pastore di nome Leone. Non solo un amico, ma un protettore e compagno in ogni sua attività.
«Allora, mio bravo ragazzo, vuoi fare una passeggiata? Andiamo, abbiamo tempo prima di sera», disse con dolcezza, carezzandogli lorecchio. Leone scodinzolò, come se capisse che il riposo era importante prima del lavoro. Si sdraiò vicino, poggiando la testa sulle zampe come per dire: «Aspetterò, sono qui per te».
Beatrice prese i secchi e si diresse al pozzo. Quellestate era stata particolarmente torridapersino per quelle zone, dove di solito pioveva già a luglio. I fiori appassivano, le foglie degli alberi si seccavano, e la terra si spaccava come vetro antico. Doveva innaffiare spesso per salvare qualcosa. Viveva sola da anni, completamente sola. Allinizio cera sua madre, poi se ne era andata, lasciandola unica abitante della casa che era stata di suo nonno.
Lui era un uomo austero, chiuso, quasi un eremita. Viveva lontano dalla gente, in una foresta remota, in una casa costruita con le sue mani. Una cosa era certa: il mondo lo aveva deluso. Serbava rancore perché nessuno aveva aiutato sua moglie durante il parto. Se solo qualcuno avesse agito, se i medici fossero arrivati in tempo, se ci fosse stata unauto o un cavallo Teresa sarebbe vissuta. Forse avrebbero avuto nipoti che giocavano in cortile, e lui seduto sulla panchina a raccontare storie. Ma non era successo.
Beatrice ricordava quante volte aveva chiesto a suo nonno di parlarle di quel giorno. Lui aveva taciuto a lungo. Solo quando lei era cresciuta, quando aveva iniziato a frequentare Luca e parlato di matrimonio, il nonno aveva deciso di rivelare la verità. Il suo volto si fece duro, gli occhi oscuri come prima di una tempesta.
«Non devi sposarlo», disse quieto ma fermo.
«Perché, nonno? È un bravo ragazzo, la sua famiglia non beve, cosa rara in questi paesini.»
«Non è il momento, ecco tutto. Quella famiglia non è buona.»
«Ma no, nonno! Non siamo più nel Medioevo! Sei tu che vivi qui, isolato da tutti. Ma perché? Forse hai dimenticato come si vive.»
Allora il nonno sospirò, come se il mondo intero gli pesasse sulle spalle, e disse:
«Siediti. Ti racconterò quanto è durata lagonia di tua nonna.»
Beatrice sedette, trattenendo il fiato. Sapeva che avrebbe sentito qualcosa di importante, qualcosa che avrebbe cambiato tutto.
Cominciò dalla lontana notte dinverno in cui il paese non aveva ancora auto, solo trattori e cavalli. Le bufere infuriavano ogni giorno, le strade erano bloccate, il collegamento con la città quasi interrotto. Nonna Teresa non aveva voluto partire prima, temendo di lasciare il marito solo in una casa fredda. Quando iniziarono le doglie, la tormenta era così violenta che nessun cavallo poteva uscire dalla stalla. Il nonno corse dai vicini, ma tutte le cavalle erano al coperto, e nessuno volle rischiare.
Lostetrica disse che lospedale li aspettava sulla strada principale, ma era impossibile raggiungerla. Allora il nonno si rivolse a Pietroun uomo che un tempo aveva amato Teresa, ma laveva persa. Si gettò in ginocchio, lo supplicò, pianse. Pietro rispose con disprezzo: «Non sei capace neanche di portare tua moglie allospedale?»
Nellira, il nonno lo afferrò per il collo, ma furono separati. Con laiuto del fratello, ormai defunto, caricò Teresa su una slitta e la portò via lui stesso. Quattro lunghissime ore attraverso la tormenta. Ma allospedale era ormai tardi. Solo la bambina fu salvatala futura madre di Beatrice.
Quando il nonno finì il racconto, Beatrice era pallida, i pugni serrati.
«Nonna, è terribile, certo. Ma cosa centra Luca e il nostro matrimonio?»
«Quel Pietro è il nonno di Luca.»
La notizia la colpì come un fulmine a ciel sereno. Si sentì male. Luca sapeva? Suo nonno laveva sempre accolta con calore, ammirandola. Sapeva di chi era nipote?
Anche i genitori di Beatrice erano contrari allunione, ma non lo dicevano apertamente. Ora la ragazza si chiedeva: Luca conosceva la storia dei loro nonni? Decise di scoprirlo.
Prima chiese al nonno:
«È per questo che vivi qui?»
«Sì, nipotina. Dopo tutto quello, non ho potuto perdonare la gente. Così ho costruito questa casa, lontano da tutti, per non vederli più. Mi piace cosìdipendere solo da me. Tua madre, quando crebbe, andò a vivere dalla zia. Ma non le serbo rancoreognuno ha la sua vita.»
Beatrice ricordava fin da piccola il nonno che viveva nella foresta. Allinizio, lei e la madre lo visitavano raramentetroppo lontano e pericoloso. Ma quando ebbe una bicicletta, andò spesso da lui, rallegrando il vecchio con la sua presenza.
Un giorno, tornando a casa, Beatrice vide fumo. Molto fumo. Veniva dalla loro casa. Il cuore le si fermò. Corse, pedalando più forte che mai. Cosa era successo? Dovera la mamma? Il papà?
La fermarono. La gente stava in giro, guardando in basso. Qualcuno mormorò:
«Coraggio, piccola. La mamma è corsa dentro per il gatto, è crollato qualcosa, il papà lha seguita e basta. Nessuno.»
«Perché state lì? Fate qualcosa!»
«Cosa possiamo fare ormai?»
«Lasciatemi passare!»
Ma la tennero stretta. Beatrice urlò, scalciò, graffiò. Le lacrime le annebbiavano la vista, il cuore le si spezzava.
Il nonno non sopravvisse alla notizia. Dopo i funerali, si mise a letto e non si alzò più. Beatrice gli rimase accanto, gli leggeva, gli preparava la minestra, cantava le vecchie canzoni che amava. E Luca venne. Una volta, due, tre.
«Andiamo a passeggiare. Mi manchi.»
Beatrice lo guardò con dolore e diffidenza:
«Ti manco? E quello che sento io, non ti interessa?»
«Perché non dovrebbe? Volevo solo che ti distraessi, che trovassi un po di pace.»
«Pace? Sì, nella tua famiglia la sofferenza degli altri non conta.»
Luca si oscurò:
«Suppongo ti riferisca a quella storia di centanni faPoi, mentre i bambini dormivano tranquilli e il cane Leone vegliava sulla soglia, Beatrice e Luca guardarono oltre il bosco, verso il futuro che finalmente potevano abbracciare insieme.






