La felicità bussa alla porta

La felicità sulla soglia

Mi sembra di rivedere la scena come fosse ieri, anche se sono passati tanti anni. Margherita stava ai fornelli, lentamente mescolando il minestrone nella pentola. Era tornata poco prima dal turno allospedale. Tredici ore di fila, quella volta ancora più pesanti del solito: chiamate continue, minuti interminabili accanto ai letti dei pazienti, una corsa senza fine contro il tempo. Le gambe erano dure come il marmo, la schiena le doleva e la mente girava vorticosa tra le voci dei malati e dei colleghi. In quel momento, Margherita desiderava solo una cosa: finire di cenare e buttarsi nel letto, sperando di poter dimenticare tutto almeno per qualche ora.

Fu proprio allora che il campanello di casa squillò, tanto deciso da spezzare la quiete e farle trasalire la mano con la quale teneva la mestola. Sospirò, chiedendosi chi mai potesse disturbarla a quellora. In realtà, lo sapeva già: solo una persona poteva bussare alla sua porta la sera tardi la signora Ersilia, la vicina del piano sottostante.

Margherita poggiò la mestola sul ripiano, si asciugò le mani nel grembiule e con passo stanco si avviò verso la porta. Appena la aprì, davanti a lei vide lanziana, tenendosi al petto con una mano. Il volto pallido, gli occhi ansiosi tutto diceva che non stava bene.

Margherita fece uno sforzo per sorridere, anche se dentro ribolliva. Come aveva potuto, mesi prima allassemblea condominiale, dire sinceramente di essere medico? Se avesse mentito, dicendo di fare la commercialista o limpiegata, nessuno sarebbe venuto da lei a chiedere consigli sulle malattie. E invece aveva confessato, e ora pagava quella franchezza con visite notturne come questa.

Buonasera, signora Ersilia disse, cercando di celare la stanchezza nella voce. Ancora problemi al cuore?

Oh, Margheritina, scusami tanto se ti disturbo mormorò la vecchia, inchinandosi appena, con quegli occhi sinceri pieni dansia ma sto proprio male, credimi! E lambulanza ormai non viene più, mi hanno detto che dovrei smettere di chiamare.

Margherita chiuse gli occhi un istante per trattenere il sospiro. Quello che diceva non era vero: il pronto soccorso risponde sempre, non conta quante volte si chiami. Ma discutere ora era inutile.

Devono venire, è il loro dovere bisbigliò, facendo spazio e invitandola a entrare. Prego, si accomodi. Da casa posso fare poco la frase rimase sospesa; entrambe sapevano che non cerano né strumenti né farmaci né possibilità di una vera visita.

Se almeno mi misurassi la pressione implorò Ersilia, tenendosi ancora il petto. Nella sua voce cera una richiesta così tenera che Margherita si morse le labbra.

Avrebbe già dovuto cambiarlo, quello strumento disse con una punta di rimprovero, cercando il misuratore di pressione nella credenza senza lasciar trapelare il disappunto. Dica a suo nipote di comprarle un modello nuovo, che ci vuole?

Renato me laveva comprato, sai? la vecchia si illuminò d’orgoglio ricordando il nipote. È un tesoro, sempre premuroso. Mi telefona ogni giorno, mi porta anche la spesa, solo lui sceglie cosa comprare.

E il misuratore che ha portato, cosè successo? la interruppe Margherita, non troppo cortesemente. La signora Ersilia parlava spesso del nipote, ma adesso la questione era urgente.

Lho fatto cadere non ho il coraggio di dirglielo abbassò lo sguardo, quasi imbarazzata penserà che sono proprio anziana.

Margherita le mise la fascia al braccio e azionò il misuratore. Doveva sbrigarsi: la cena sul fornello si stava raffreddando. Tanto sapeva già che i valori sarebbero andati benone, come sempre del resto. A chi non piacerebbe avere la salute della signora Ersilia?

Nessun altro mi può disturbare così tutte le sere? si chiese Margherita tra sé e sé, mentre sul digitale uscivano i numeri.

Centoventi su ottanta, come unastronauta disse con un po di ironia, per stemperare.

Non dire sciocchezze rise la vecchia, finalmente rasserenata. Allora va tutto bene?

Venga in ambulatorio, le consigliò Margherita stanca, sfilando la fascia così facciamo un controllo completo, per tranquillità.

E per la mia, pure, pensò, ma non lo disse.

Lo chiederò a Renato, decise la signora, con uno sguardo furbo verso Margherita. Lui è così buono! Qualcuna sarà fortunata con un nipote così.

Margherita sorrise, imbarazzata. Sapeva dove sarebbe andata a parare la vicina, ma non aveva alcuna voglia di conoscere il tesoro di nipote. Immaginava già la scena: conversazioni vuote, sorrisi forzati, la difficoltà di trovare qualcosa in comune No, lei voleva solo vivere tranquilla: lavorare, riposare, godersi il tempo libero.

********************

Intanto Renato accompagnava la nonna in ambulatorio. La macchina avanzava piano tra le luci di Firenze che brillavano tra i tigli e i lecci. Aveva le dita serrate sul volante, lo sguardo serio.

Margherita è una brava ragazza stava raccontando Ersilia al nipote, guardando fuori dal finestrino ma con la mente altrove. Sempre disponibile, una santa proprio. Mi sento in colpa a disturbarla, davvero! Unaltra magari mi chiudeva la porta in faccia

Renato annuì senza staccare gli occhi dalla strada. La storia di Margherita la sentiva spesso, senza darle però troppo peso.

Non sarebbe educato, replicò tranquillo. Bisogna rispettare chi è anziano. Perché non vieni a stare da me? Mi faccio in quattro per te! Se stai male, almeno ti aiuto subito.

Ma smettila, ti serve una vita tua! la nonna scosse la mano. Adesso devi pensare ai fatti tuoi, mica stare dietro alla nonna rimbambita come me Non discutere! disse secca, alzando il dito Mi basta fare in tempo a vedere la tua sposa e magari qualche bis-nipote in braccio, te lho detto!

Renato sorrise, anche se negli occhi restava della preoccupazione. Guardò la nonna: sembrava stanca, ma lo sguardo era ancora quello vivo di una volta.

Dai nonna, non dire così. Sei forte, vedrai che il dottore ti darà ragione. Basta avere cura di sé, controllarsi di tanto in tanto e va tutto bene.

Dirlo è facile, sospirò la donna abbassando le spalle. Ai medici ormai importa poco degli anziani. Vogliono solo sbrigarsi per passare al prossimo. Ma Margherita lei è diversa. Ascolta sempre, non mi mette mai fretta.

Renato alzò appena gli occhi al cielo. Sempre questa Margherita Che mai avrà di tanto speciale per la nonna? Forse, tra solitudine e nostalgia, aveva trovato una confidente? Chissà lui però aveva già tanti pensieri, e nuove conoscenze gli sembravano solo nuove complicazioni.

****************************

Il giorno dopo, Margherita tornò in ospedale per un altro turno. La mattina era iniziata tranquilla: visite, discussioni coi colleghi, la solita routine. Ma già a mezzogiorno il via-vai di pazienti era così intenso che non riusciva a sedersi un istante. Persone in coda, fin troppa gente, ognuna con la propria urgenza.

Margherita si muoveva nei corridoi della clinica come in trance. Faceva tutto: domande, referti, prescrizioni, rassicurava chi piangeva. Ma verso sera era sfinita. Le gambe tremavano, la schiena ero come una corda tesa e il profumo di disinfettante ormai la nauseava.

Uscendo dal portone dellospedale, si fermò un attimo a respirare laria della sera. Il sole stava calando dietro i palazzi, tingendo il cielo sopra Firenze di arancio. Salì su un taxi, ripetendo dentro di sé: Arrivare a casa, mangiare qualcosa, dormire. Nessuna visita, nessuna sorpresa, solo il silenzio.

Ma i suoi desideri furono subito smentiti da un altro squillo improvviso alla porta. Margherita gemette delusa. Se era di nuovo la signora Ersilia con qualche urgenza, lavrebbe dovuta rimandare: quella sera, aveva ormai esaurito tutte le forze.

Aprì la porta e rimase interdetta. Davanti cera un uomo alto, capelli scuri e ben curati, occhi caldi e un po persi. Sconosciuto: non era un paziente, lo capì subito. Negli occhi non aveva paura né dolore, solo un po dimbarazzo.

Cercava qualcuno? chiese Margherita, stanca, poco incline alle cortesie. Se non è urgente, torni domani. Ho avuto una giornata dura, niente consulti stasera.

Chiedo scusa, mi sono distratto luomo schiarì la voce imbarazzato, si aggiustò il colletto. Lei è Margherita?

Sì, sono io, rispose appoggiandosi al muro per la stanchezza. Mi dica, in che posso aiutarla?

Mi chiamo Renato, sono il nipote della signora Ersilia

Ah, il famoso tesoro di nipote Renato rise piano, sollevando un sopracciglio. Le tornarono alla mente le infinite lodi della vicina. Come potevo non riconoscerla? Me ne ha parlato uninfinità di volte.

Non meno di quanto lei abbia parlato di lei! replicò Renato, arrossendo. Era così spontaneo che Margherita si ritrovò a sorridere. Ogni volta la nonna non fa che dirmi quanto Margherita sia in gamba, sempre pronta ad aiutare.

Entri pure, rispose la donna, accennando a un sorriso e invitandolo dentro. Allimprovviso la stanchezza si allontanò: era curiosa di scoprire chi fosse davvero questo Renato.

Renato si guardò intorno, leggermente impacciato. Anche lui non capiva davvero cosa ci facesse lì. Non aveva programmato di salirle, eppure era lì, sul pianerottolo.

Accomodati. Ti preparo qualcosa di veloce, sono appena tornata.

Mentre apriva il frigo, Margherita controllava di sfuggita il giovane. La presenza di quellospite inatteso le dava energia.

Vuoi aiutarmi? propose Renato, seguendola timidamente. Si sentiva un po a disagio, e ci teneva a darle una mano per riconoscenza.

Se vuoi, affetta il pomodoro e il cetriolo per linsalata, grazie, annuì Margherita, porgendogli tagliere e coltello.

Renato si mise al lavoro con attenzione. Lavava la verdura e la tagliava con gesti sicuri. Margherita lo osservava con discrezione: sembrava proprio saperci fare.

Intanto, la conversazione si fece naturale. Renato parlò del suo lavoro in una ditta di costruzioni di Prato, del controllo cantieri, della puntualità e della scelta dei materiali. Non si vantava, semplicemente raccontava. Poi accennò ai suoi viaggi: le Dolomiti, il lago di Garda, il sogno di vedere Parigi. E naturalmente raccontò della nonna: come le portava la spesa, la chiamava tutti i giorni, cercando di esserle vicino il più possibile.

Margherita ascoltava con interesse, ogni tanto intervenendo con domande o piccole battute. Raccontava a sua volta storie divertenti dal pronto soccorso non quelle tragiche, ma piccoli episodi di vita, come il paziente convinto di essere allergico allacqua o chi sostiene di guarirsi con la forza del pensiero. Poi parlò di sé: di quanto amasse i gialli, di quanto fosse appassionata di acquerello, e di come sognasse di imparare a suonare la chitarra.

Sai ammise mentre serviva linsalata per un po mi sono arrabbiata con la signora Ersilia perché veniva sempre a chiedere misurazioni e rassicurazioni Poi ho capito: le manca solo un po di compagnia. È sola, e si aggrappa a chi trova vicino.

Lei è la mia unica parente, disse dolcemente Renato, sedendosi a tavola dopo la morte dei miei genitori è rimasta solo lei, mi ha cresciuto, mi ha sostenuto sempre. Non potrei mai lasciarla sola.

Cenarono con piacere, continuando a parlare. Margherita notò che con quelluomo, sconosciuto fino a poco prima, si sentiva incredibilmente a proprio agio. Renato, a sua volta, percepiva che con lei si poteva parlare liberamente, senza forzature né silenzi imbarazzanti.

Quando la cena finì, Renato si alzò e ringraziò:

Grazie per la cena e la compagnia. È stato davvero bello.

Stava già uscendo quando Margherita, senza pensarci troppo, disse:

Ripassa, anche senza scuse della nonna.

Quelle parole le scappavano da sole, ma capì che erano sincere: aveva voglia di rivederlo.

Volentieri sorrise lui fermandosi alla porta. Magari questo weekend andiamo a teatro? Mi piacerebbe vedere uno spettacolo nuovo, ne parlano tutti a Siena.

Amo il teatro annuì Margherita, sentendo un calore inaspettato attraversarla. Andata.

Renato la salutò e se ne andò. Margherita chiuse la porta e rimase lì appoggiata, assorta. Chi lavrebbe mai detto? Senza aspettative, senza progetti, la vita le aveva regalato una piccola magia.

******************

Renato tornò ancora molte volte. Ogni visita era una festa in miniatura: arrivava sempre con un bel mazzo di gigli il fiore che Margherita preferiva e lei, con il sorriso, sistemava i fiori in bella vista. Si trovarono subito in sintonia, e iniziarono a trascorrere insieme sempre più tempo. Visitavano mostre, discutevano a lungo davanti ai quadri, andavano a spettacoli e passavano poi ore a parlare di attori e registi. Più spesso, semplicemente, passeggiavano lungo lArno o nei giardini di Boboli, senza meta precisa.

Potevano passare delle ore a camminare lenti nei parchi cittadini, osservando le sfumature della luce sullacqua e tra i rami. Destate cercavano i viali ombreggiati, dautunno raccoglievano le foglie rosse, dinverno si incantavano davanti agli alberi ghiacciati. Parlavano di libri, film, ricordi dinfanzia, sogni e progetti, oppure tacevano in piena armonia, ridendo magari per una cagnolina buffa che passava o una scritta assurda su una vetrina.

Un giorno si fermarono in un bar con tavolini affacciati su Piazza della Signoria. Presero due caffè e qualche pasticcino, guardando la gente passare. Renato, giocherellando con il cucchiaino, sollevò lo sguardo e disse:

Non ho mai creduto al colpo di fulmine. Mi sembrava roba da romanzi. Ma ora capisco cosa vuol dire. Dal primo istante che ti ho vista, ho percepito qualcosa di speciale.

Margherita arrossì appena, abbassando gli occhi. Quelle parole la toccavano e insieme le mettevano un po dimbarazzo. Sollevò il volto e rispose, sincera:

Nemmeno io ci credevo. Pensavo che i sentimenti nascessero solo piano, con gli anni Ma con te sembra di conoscerci da sempre, di poter parlare di tutto.

La signora Ersilia, dal canto suo, trasaliva di gioia. Telefonava spesso al nipote, senza nascondere lemozione:

Renatino, siete una coppia stupenda! Margherita è una meraviglia, proprio ieri è passata a portarmi le medicine e pure la torta ha fatto! Datti una mossa, sposala presto!

Nonna, non abbiamo nemmeno parlato di matrimonio! rideva Renato, cercando di frenarla.

Ma che importa! Avete tutto quello che serve. E spero nei bis-nipotini, tanti! Li coccolerò io, lo sai che sogno di tenerli in braccio.

Renato sorrideva, sapendo nel profondo che forse la nonna aveva già ragione. Con Margherita si sentiva libero, leggero, e la pensava sempre di più come una compagna per la vita.

Una sera dautunno Renato arrivò a casa di Margherita. Era stranamente agitato e lo si capiva da come si sistemava il colletto della camicia. Trasse un sospiro e disse:

Che ne pensi di fare una gita questo fine settimana? Vorrei mostrarti un posto speciale.

Margherita lo guardò incuriosita, già abituata a sorprese. Negli ultimi mesi, Renato aveva dimostrato di amare le improvvisate.

Volentieri, accettò subito. Dove andiamo?

Ti fidi? È una sorpresa.

Partirono il sabato mattina. La macchina lasciò Firenze e si inoltrò tra le colline del Chianti, tra oliveti e vigneti, mentre laria si faceva più limpida e fresca. Dopo due ore, giunsero davanti a un piccolo casale affacciato su un lago, immerso tra cipressi e pini.

È la casa dei miei genitori, spiegò Renato da quando si sono trasferiti a Roma resta spesso vuota. Ho pensato che potesse piacerti.

Margherita scese e rimase incantata dal paesaggio. Laria profumava di terra bagnata e di erbe. Passeggiarono nel boschetto, raccolsero castagne e more, grigliarono pane e formaggi sotto il pergolato. La sera si accoccolarono vicino al camino, bevendo vino rosso e ascoltando il crepitio della legna.

Una notte, la pioggia cominciò a cadere leggera sulle finestre, avvolgendo quella casa nella penombra dorata del fuoco. Margherita era seduta in poltrona, avvolta nella coperta, mentre Renato le si avvicinava piano.

Ho riflettuto tanto sul futuro, cominciò lui con voce calma. E mi sono reso conto che non voglio pensare a un domani senza di te.

Si fermò per un istante, poi le prese la mano. Lei sentì il cuore accelerare. Tutto era calmo: solo la pioggia fuori e il battito del suo cuore.

So che può sembrare tutto troppo veloce, continuò ma io non ho mai sentito una certezza come questa: voglio te al mio fianco. Margherita, vuoi sposarmi?

E lanello? scherzò lei, emozionata e sorridendo.

Renato rise, più rilassato:

Arriverà, promesso. Ma prima volevo solo sentirti dire sì.

Margherita ripensò a tutto: ai fiori che le portava, ai gesti gentili, alle battute nei momenti bui. Io, narratrice di questa storia che ormai pare leggenda, so che in quellistante, senza più paure, Margherita rispose:

Sì. Sposerò te.

Si abbracciarono. Fuori pioveva ancora, ma là dentro cerano solo calore e gioia e la certezza che tutto sarebbe andato per il meglio.

*******************

Il mattino dopo tornarono a Firenze. Era una giornata limpida e il sole filtrava tra le nuvole, promettendo una nuova stagione. Margherita chiamò allospedale per avvisare che avrebbe preso un giorno di permesso: era quasi un gesto rivoluzionario per lei, dato quanto teneva al lavoro, ma sapeva di esserselo meritato.

Renato la riaccompagnò a casa, ma sembrava non voler andar via.

Questa sera vuoi uscire a festeggiare? propose con dolcezza, guardando Margherita. Vorrei che fosse una giornata speciale.

Volentieri, accettò lei. Ma lasciami almeno un po di tempo per riposare, sono a pezzi!

Passo a prenderti alle sette, va bene?

Benissimo sorrise lei. Quando lui uscì, Margherita si sedette sul divano e si strinse un cuscino al petto. Chiuse gli occhi pensando: Tutto questo sta succedendo davvero? Rimase a fissarsi la mano: era ancora senza anello, ma sentiva dentro una promessa più grande.

Il tempo non passava mai. Si fece una doccia, preparò qualcosa di leggero, provò a leggere un romanzo, senza concentrazione. Continuava a pensare a Renato, a quella proposta detta vicino al fuoco.

Puntuale, alle sette, lui suonò alla porta, con lennesimo mazzo di gigli e una piccola scatolina in mano.

Ecco qui, disse, un po imbarazzato. Ora cè anche lanello.

Dentro la scatolina brillava un anello doro con un diamantino sobrio ma luminoso. Margherita lo indossò, lo guardò alla luce e sorrise:

È perfetto. Mi va a pennello.

Renato tirò un sospiro di sollievo.

Uscirono a cena in un ristorante scelto da lui. Lambiente era raccolto, musica dal vivo, luci morbide. Guardavano fuori dagli alti finestroni la Firenze della sera e ridevano, si confidavano sogni e progetti. Margherita raccontò delle sue idee di matrimonio da bambina e Renato le sue speranze per una casa insieme.

I camerieri sorridevano, gli altri ospiti li osservavano: cera qualcosa di puro nel loro ridere insieme, come se non esistessero che loro due.

*******************

Il giorno dopo, Margherita decise di trovare un po di tempo per passare dalla signora Ersilia. Aveva bisogno di condividere la sua felicità con quella vicina, ormai complice.

La vecchia la accolse con entusiasmo e una vagonata di biscotti fatti in casa.

Margheritina, come va? Sei proprio pallida oggi, sei stanca dal lavoro?

No, stavolta non centra il lavoro rise Margherita, sentendo il cuore battere più forte. Ho una bella notizia io e Renato ci sposiamo.

Se aveste visto lo stupore e la gioia della signora Ersilia! Si portò una mano al petto, ma non per il cuore, bensì per la felicità. Si commosse, le rughe intorno agli occhi si allargarono in un sorriso vero, di quelli che scaldano chi ti sta davanti.

Finalmente! Quanto sono felice per voi! Non sai cosa significa per me

Margherita si avvicinò e la prese per mano.

Un po è anche merito suo disse con affetto. Senza le sue chiacchiere su Renato, non credo che ci avrei mai fatto caso.

Ma che dici! Ho solo indicato la strada. Il resto lavete fatto voi: chi trova laltro e capisce che è quello giusto, ha già vinto tutto.

Grazie davvero, disse Margherita, con un calore tutto nuovo. Lei è stato il ponte che ci ha fatti incontrare.

La signora Ersilia si ravvivò, pronta ad aiutare per il grande evento:

Ora non perdeteci tempo! Il matrimonio va fatto bene, come si deve. E con i bis-nipoti non fate gli stitici: io vi voglio veder crescere questa famiglia!

Margherita sorrise spontanea, come non le capitava da tempo.

Vedremo cè tempo per tutto. Posso solo prometterle che sarà tra le prime a sapere tutto.

E ci mancherebbe! si entusiasmò lanziana. Qualsiasi cosa vi serva, io ci sono.

Tornando a casa, Margherita non corse subito a sbrigare faccende. Si sedette davanti alla finestra, le gambe raccolte sul divano, lo sguardo perso sulla strada sotto. La città, in quel tardo pomeriggio, scorreva tranquilla: gente che passeggiava, qualche bicicletta, bambini che rincorrevano un pallone tra i vialetti alberati.

Pensava al domani. Immaginava la preparazione delle nozze: la scelta dellabito, le liste degli invitati, le promesse che si sarebbero scambiate. Poi vedeva la vita dopo: la loro casa, le cene insieme, i fine settimana nelle colline toscane, le feste in famiglia.

La fantasia le faceva vedere un nido caldo: risate, profumo di dolci fatti in casa, dischi dascoltare sotto la pioggia. Si sentiva finalmente in pace, con una serenità nuova: non più fatica o fastidi, ma una gioia chiara, costante, come il sole dopo un temporale. Adesso sapeva di essere proprio dove voleva essere, accanto a chi voleva restare.

******************

Renato chiamò quella sera, quando Margherita era già rientrata da tempo. La notte era calata su Firenze, i palazzi accendevano le prime luci, la cucina era illuminata da una lampada morbida. Stava per versarsi una tazza di tisana quando il telefono squillò.

Comè andata la giornata? chiese lui, pronto a tutto.

Bellissima rispose Margherita, sedendosi alla tavola e stringendo la tazza. Sono stata dalla signora Ersilia. Era felicissima. Già si immagina le nostre nozze, e inizia a sognare i bis-nipoti.

Renato rise di gusto:

Allora abbiamo la sua benedizione! Ma ne ero certo. La nonna ha sempre tifato per noi.

Non solo la sua, aggiunse Margherita con tenerezza. Quella che conta davvero è la nostra.

Continuarono a parlare, a scherzare, a pianificare: data, luogo, ospiti, viaggio di nozze. Si raccontarono piccoli sogni e desideri: un bouquet di peonie, un violinista nel cortile del casale, un angolo per i dolci fatti in casa.

Il tempo passava in fretta. A un certo punto Margherita si ritrovò sul divano, avvolta nella coperta, ancora con il sorriso sulle labbra, mentre la voce di Renato dallaltro capo le pareva già parte di una musica domestica.

Si addormentò così: serena, piena di aspettative, certa che la loro storia stava per cominciare davvero. Non sarebbe stata tutta facile, forse, ma insieme avrebbero affrontato ogni cosa. Ed era tutto ciò che serviva per sentirsi, finalmente, felice.

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