Parte 1
Un miliardario era immerso nei suoi pensieri, quando notò una bambina che piangeva in mezzo alla strada. Al collo portava la sua collana perduta da anni, un pezzo unico e di grande valore per lui. Corse verso di lei, indicando la collana con le mani tremanti. «Dove lhai presa?» le chiese con nervosismo. La bambina, Giulia, si aggrappò al gioiello e fece un passo indietro. «Non toccarla. È la collana del mio papà.»
Il miliardario rimase di pietra. Il cuore gli batté forte e per un attimo il tempo sembrò fermarsi. Collana del papà. Chi era quella bambina, e come diavolo poteva avere un oggetto che apparteneva solo a lui?
Anni prima, Isabella era una giovane donna bellissima, dal cuore dolce. Divideva una piccola stanza in affitto con la sua migliore amica, Ester. La fortuna non era stata generosa con loro: Isabella faceva fatica a trovare un impiego stabile e spesso andava a dormire a stomaco vuoto. Eppure, non si lasciava andare alla disperazione. Ripeteva sempre: «Un giorno, la mia storia cambierà.»
Una mattina di sole, Isabella si svegliò con un rinnovato senso di speranza: aveva un colloquio in un albergo. Ester la abbracciò stretta e le diede la sua benedizione. «Vai e spacca, Isabella. Ce la farai di sicuro.»
Isabella indossò il suo vestito migliore e si presentò allappuntamento. Dopo una raffica di domande, la responsabile le sorrise: «Complimenti, il posto è tuo». Isabella quasi non ci credeva, tanta era la gioia dopo mesi di porte in faccia. Tornò a casa e soffocò Ester in un abbraccio da record.
Quella sera, Ester decise che bisognava festeggiare. «Andiamo in discoteca! Solo per divertirci un po. Te lo meriti.» Isabella tentennò, poi accettò. Si prepararono con cura e si infilarono in uno dei locali più frequentati di Milano.
Musica alta, luci, risate: era una serata come tante. Da unaltra parte della città, invece, Riccardo, un milionario di 33 anni, se ne stava in macchina con le lacrime agli occhi. Aveva il conto in banca pieno, una reputazione impeccabile, un fascino alla Raoul Bova, ma il cuore a pezzi. Il suo socio lo aveva tradito, svuotando la società e dileguandosi, lasciandogli un casino da risolvere. Sconvolto e senza meta, Riccardo finì a bere in quel famoso locale, tentando di annegare i guai nel prosecco.
Più tardi, i suoi amici lo portarono a fatica fino alla suite dellhotel sopra la discoteca. Non si reggeva in piedi, occhi rossi, lo sguardo annebbiato.
Nel frattempo, Isabella in abito nero semplice iniziò a sentirsi male. Aveva preso una pastiglia forte per il mal di testa ed ora era stanca, le girava la testa. «Ester, devo sdraiarmi, non ce la faccio più.» Si incamminò piano verso il piano superiore del club in cerca di un posto tranquillo. Notò una porta socchiusa, la stanza era buia: pensò fosse vuota, entrò, si sdraiò sul letto e si addormentò, ignara che fosse la stanza di Riccardo.
Poco dopo, Riccardo arrivò barcollando. Vedendo Isabella addormentata, ipotizzò che qualcuno lavesse mandata lì per consolarlo. Nessuno dei due parlò. Confusione, stanchezza e solitudine fecero il resto.
La mattina dopo, Isabella si svegliò stordita. La stanza era silenziosa, luomo non cera più. Scioccata, si alzò. Accanto al cuscino notò una splendida collana doro con la scritta incisa: R. Rossi. Non sapeva chi fosse quelluomo, ma distinto afferrò la collana. Sul tavolo cera anche una mazzetta di banconote: euro, ovviamente. Le vennero le lacrime agli occhi: «Ma che diavolo è successo stanotte?»
Si vestì e corse a casa. Ester era agitatissima. Isabella la abbracciò e si mise a piangere, senza riuscire a raccontare nulla.
Un mese dopo, Isabella si sentiva sempre stanca e nauseata. Spaventata, andò alla ASL più vicina. Uninfermiera gentile le consegnò la notizia con un sorriso: «Congratulazioni, è incinta di un mese.»
Isabella gelò. «Cosa?»
«Sì, aspetta un bambino.»
Sconvolta, tornò a casa e crollò a terra. «Ma come faccio? Non so nemmeno chi è il padre, non ho visto la sua faccia!»
Pose la mano sulla pancia e pianse. «Signore, ma proprio a me doveva capitare? Niente soldi, niente famiglia, lavoro appena iniziato perché?»
Ester la trovò così, si precipitò da lei. Isabella riuscì a confessare tutto: la festa, la discoteca, lo stordimento, il risveglio in una stanza sconosciuta, la collana, i soldi. Mostrò la collana con inciso: R. Rossi.
Dopo una lunga pausa, Ester sussurrò: «Dobbiamo tornare in quella discoteca. Qualcuno saprà qualcosa.»
Pur titubante, Isabella accettò. Il giorno dopo tornarono al locale, che di giorno era un mortorio. Chiesero al direttore e mostrarono la collana. Lui la guardò scettico: «Preziosa sì, ma non lho mai vista.»
Provarono a chiedere anche alle addette alle pulizie, niente. Sconsolate, uscirono.
«Non so chi sia tuo padre,» sussurrò Isabella al pancione, «ma ti amerò e proteggerò. Sarai il mio tutto.»
Continuò a lavorare in albergo, mentre si teneva dentro il dolore. Nel frattempo, nella sua villa sontuosa, Riccardo era alloscuro del fatto che aveva perso non solo una collana preziosa, ma anche una figlia che cresceva nella pancia di una ragazza sfortunata.
Una mattina Riccardo si sistemava davanti allo specchio, quando notò lassenza della sua collana doro, quella con il nome di famiglia. Rovistò dappertutto, chiese anche alla domestica, Maria, ma niente. Mezzo infuriato, uscì, ignorando del tutto la portata della questione.
Mentre la gravidanza di Isabella andava avanti, si sentiva sempre più debole. Un giorno si addormentò sul lavoro, mentre puliva una camera. Un cliente protestò. La direttrice la chiamò in ufficio e la licenziò su due piedi: «Sei fuori.»
Devastata, Isabella tornò da Ester. Niente lavoro, un bambino in arrivo la paura aumentava. Ma non mollò.
Passarono cinque anni.
Isabella, ormai ventinovenne, di sacrifici ne aveva fatti tanti. Dopo aver perso limpiego in albergo, trovò un lavoro umile in una trattoria di quartiere. Gli euro bastavano giusto per lei e la figlia, Giulia, che ora aveva 4 anni e brillava di intelligenza: il sorriso della madre e la parlantina di chi ne ha già viste troppe.
Una sera, Giulia le chiese: «Mamma, ma il mio papà dovè? I miei amici hanno tutti un papà.»
Il cuore di Isabella si spezzò di nuovo. Prese la collana dalla scatola del comodino. «Questa era di tuo papà,» le disse dolcemente. «È tutto quello che ha lasciato.» Le mise la collana al collo. «Non farla vedere a nessuno, mi raccomando.»
«Promesso, mamma!»
Intanto, da tuttaltra parte, Riccardo sedeva col padre, il Commendatore Rossi, a discutere di matrimonio. Da tempo pensava se sposare o meno la fidanza, Teresa, ma dentro di sé sentiva un vuoto inspiegabile. Papà Rossi suggerì: «Sposati, vedrai che la noia passa.»
Teresa, elegante ed intraprendente, aveva un solo sogno: diventare la signora Rossi. Si confidò con lamica Cinzia della sua frustrazione: Riccardo ancora non si decideva. Cinzia le svelò un trucco: tempo fa aveva finto una gravidanza per farsi sposare. Tentata, Teresa decise di provarci.
Tempo una settimana, si presentò da Riccardo e gli disse: «Aspetto un bambino.»
Riccardo era al settimo cielo: la abbracciò e promise che avrebbero sistemato tutto. Era talmente entusiasta allidea di diventare padre, da non sospettare nemmeno che la sua vera figlia, con la sua collana, andava già allasilo a tirarsela con le compagne.
Un pomeriggio afoso, Isabella si sentì malissimo. Debole e febbricitante, mandò Giulia a comprare le medicine. Giulia corse, piangendo e stringendo la collana, tra le vie trafficate di Milano. Un SUV nero si fermò vicino a lei: Riccardo era a bordo, ancora perso nei pensieri della “lieta novella” di Teresa. Ma la vista di quella bambina in lacrime lo colpì.
«Fermate la macchina,» ordinò allautista.
Si avvicinò a Giulia con delicatezza. «Perché piangi?»
«La mia mamma sta male. Devo prendere le medicine.»
Ma ecco che Riccardo vede la collana. Il respiro gli si blocca. «Dove hai preso questa collana?»
«Non toccarla!» rispose piccata Giulia. «È del mio papà.»
Le mani di Riccardo iniziarono a tremare. «Ma chi è tuo papà?»
«Non lo so. Me lha data la mamma.»
«E tua mamma come si chiama?»
«Isabella.»
Riccardo disse al suo autista di occuparsi delle medicine e chiese a Giulia se poteva accompagnarlo a casa. Lei gli porse la mano e lo guidò per vie strette e sconosciute, mentre Riccardo sentiva crescere dentro di sé mille domande.
Arrivarono a una casetta modesta. Dentro, Isabella era distesa su un materasso. Si voltò vedendo Riccardo entrare, senza riconoscerlo subito.
«Ho visto tua figlia piangere e…» spiegò Riccardo.
Dopo essersi assicurato che Isabella avesse preso la medicina, i suoi occhi continuavano a posarsi sulla collana. Finalmente, chiese da dove venisse.
Isabella raccontò quella notte di cinque anni prima: la festa, la confusione, il risveglio accanto alla collana, la gravidanza scoperta per caso.
Il volto di Riccardo divenne pallido. «Quella collana è mia.»
Silenzio totale.
«Quella notte ero al Club Vortex,» confessò piano. «Ero distrutto, ubriaco… Quando sono entrato in camera e ti ho vista, ho pensato che… insomma…» Abbassò la testa. «Non lo sapevo.»
Isabella scoppiò a piangere. «Quindi eri tu.»
Riccardo annuì, devastato dal rimorso. «Non posso cambiare il passato. Ma posso rimediare. Giulia è mia figlia.»
Si inginocchiò davanti alla bimba: «Io sono il tuo papà.»
Isabella ascoltava, incredula, mentre Riccardo le chiedeva una possibilità per prendersi cura di entrambe. Quella sera, il loro futuro prese una svolta inaspettata: il SUV li portò alla villa dei Rossi.
Per la prima volta, Riccardo sentì davvero di essere a casa, guardando Isabella e Giulia che riempivano le stanze di nuova gioia.





