Se n’è andata senza salutare

Non ti azzarderai a trattarmi così! Vittorio Serafini sbatté il pugno sul tavolo, facendo sobbalzare la tazza di tè e rovesciandola; il liquido scuro si diffuse sulla tovaglia bianca.

E tu che ti credi? Pensavi che avrei sopportato le tue marachelle per tutta la vita? Ginevra si raddrizzò, incrociò le braccia sul petto e lanciò al marito uno sguardo di disprezzo.

Quali marachelle? Che io voglia che la moglie sia a casa quando torno dal lavoro, invece di girare per il mondo? Vittorio cercò di asciugare la tovaglia con il tovagliolo, ma non fece che spargere la macchia.

Per te sono la colf, la babysitter, la cuoca, ma non la moglie! Quando è stata lultima volta che ti sei interessato alla mia vita? Hai mai chiesto come mi sento? Ginevra si voltò e si diresse verso la camera da letto, togliendosi la clip dei capelli; i suoi capelli argentati caddero sulle spalle.

Vittorio rimase immobile. Dopo trentacinque anni di matrimonio avevano avuto litigi, ma nulla di simile. Ginevra non aveva mai alzato la voce, preferendo tacere o cedere. E ora

Ginevra, ma che succede? la seguì, chiedendo. Che cosa è successo?

Niente, sono solo stanca, rispose, tirando fuori dal ripostiglio una vecchia valigia che avevano usato venti anni fa per le vacanze a Rimini.

Dove vai? Vittorio sentì il cuore battergli più forte.

Da Irene, rispose brevemente Ginevra, prendendo dei vestiti dal armadio e piegandoli con cura nella valigia.

Da tua figlia? A Napoli? Adesso? Vittorio non poteva credere alle proprie orecchie. Ginevra, sei fuori di testa? E io? Chi farà la cucina, il bucato, le pulizie?

Ginevra sbuffò e continuò a preparare le sue cose. Vittorio non trovava pace: si sedeva sul letto, poi si alzava, poi si sedeva di nuovo.

Basta giochi, parliamone con calma, disse alla fine, quando la valigia era quasi pronta.

Parlare? Ginevra si fermò un attimo, poi riprese a bassa voce. È tardi, Vittorio, per parlare. Ho provato a parlarti per trentacinque anni. Mi hai mai sentita?

Vittorio abbassò gli occhi, incapace di rispondere.

Va bene, Ginevra chiuse la valigia. Ho chiamato la signora Nina Petroni, la vicina. Ha accettato di venire a preparare i pasti. Le lascerò il compenso. Il bucato lo porti alla lavanderia allangolo. Ecco, ti do lindirizzo. le porse un foglio.

Ginevra, cosa diavolo Vittorio stracciò il foglio e lo gettò a terra. Non voglio che una signora estranea mi cucini! E quella lavanderia è una follia!

E io non voglio essere la tua serva, rispose Ginevra con calma. Irene mi ha invitata a stare da lei. Ho deciso di partire.

Per quanto? Vittorio sentì un nodo strozzargli la gola.

Non lo so, Ginevra scrollò le spalle. Vedremo.

Prese la valigia e uscì dalla stanza. Vittorio la seguì verso lingresso.

Ginevra, non fare il capriccio provò a prenderla per mano, ma lei si allontanò.

Il taxi è già qui, si mise il cappotto leggero e aprì la porta. Ciao, Vittorio.

La porta sbatté e Vittorio rimase solo nellappartamento vuoto. Sentì lascensore partire, portando via la moglie. Poi il silenzio.

I primi giorni senza Ginevra furono come una nebbia. Nina Petroni arrivava puntuale, cucinava, puliva, ma il cibo era insipido e lappartamento, per quanto ordinato, era freddo. Vittorio chiamò più volte Ginevra, senza risposta. Poi telefonò a Irene.

Papà, mamma sta bene, disse Irene freddamente, formale.

Passami la cornetta, chiese Vittorio.

Non vuole parlare.

Come non vuole? Sono suo marito!

Papà, lasciamo stare. Mamma è adulta, ha bisogno di tempo per riflettere.

Riflettere su cosa? Che sta succedendo? Vittorio si irritò. Trentacinque anni di vita tranquilla e ora questo!

Tranquilla? la voce di Irene tradiva irritazione. Papà, pensi davvero di aver trattato tua madre bene? Di aver vissuto una vita normale?

Cosè che non andava? chiese sinceramente Vittorio.

Dio mio sospirò Irene. Sai una cosa, papà? Mamma è semplicemente stanca. Ha bisogno di una pausa da te e dalla vostra routine. Dagliela.

Quanto? la paura gli salì allo stomaco.

Finché servirà, rispose Irene, chiudendo la linea.

Vittorio si sprofondò sul divano, coprendosi la testa con le mani. Non capiva cosa fosse andato storto, nonostante avesse sempre fatto luomo di casa: sobrio, laborioso, provviste sempre a posto. Che altro voleva?

Passò una settimana, poi unaltra. Vittorio si dimagronì, si indebolì. Nina Petroni lo guardava con pietà, cercando di rendere il cibo più saporito. Un giorno non poté più trattenerla:

Vittorio Serafini, dovrebbe scrivere una lettera a Ginevra. Non vuole più parlare al telefono.

Una lettera? alzò gli occhi a Nina. Che lettera?

Una semplice. Carta, penna Nina sorrise. Un tempo ci si scriveva così. Dille cosa provi, che ti manca. Le donne lo apprezzano.

Quella sera, rimasto solo, Vittorio tirò fuori dalla scrivania un foglio e una penna. Rimase a fissare il vuoto, indeciso su come cominciare. Alla fine, sospirò e scrisse:

«Ginevra, non capisco cosa sia successo. Perché te ne sei andata? Cosa ho fatto di sbagliato? Mi sento perso senza di te. Il cibo è insipido, la casa è vuota. Torna a casa. Tuo Vittorio».

Rileggendo la missiva, si accorse di aver scritto in modo goffo, quasi infantile. Ma non trovava altre parole. Invaso lenvelop, lo spedì allindirizzo di Irene.

Una settimana dopo arrivò la risposta. Ginevra scrisse:

«Vittorio, anche io non ho capito subito. Una mattina mi sono svegliata e ho realizzato di vivere una vita altrui. Tutti questi anni ho solo soddisf

Rate article
Add a comment

;-) :| :x :twisted: :smile: :shock: :sad: :roll: :razz: :oops: :o :mrgreen: :lol: :idea: :grin: :evil: :cry: :cool: :arrow: :???: :?: :!:

three × five =