Stato d’animo

Stato danimo

Giuseppina Fabbri era seduta in cucina e fissava la finestra. Fuori la primavera cominciava a sciogliere gli ultimi resti di neve sul Monte Amiata, ma lei sentiva nellanima un autunno profondo. Sono passati tre anni dalla morte di suo marito, ma la ferita sembrava sempre aperta. Ormai si era abituata a quella solitudine, si era anche rassegnata, ma sentiva uno strano vuoto dentro di sé. Come se qualcuno avesse tolto un ingranaggio essenziale: la macchina della vita andava avanti, sì, ma con un rumore sordo e lento, quasi una fatica.

I figli ormai lontani. Il maschio, Stefano, a Milano; la figlia, Bianca, a Torino. I nipoti grandi, ognuno con la propria vita. La chiamavano per Natale, magari mandavano qualche foto su WhatsApp. Giuseppina guardava quei ritratti, sorrideva con nostalgia e poi tornava al suo posto, vicino alla finestra, a osservare la piazzetta sotto casa.

Le vicine la invitavano a fare due passi tra i vicoli del paese, ma che senso aveva? Sedersi su una panchina a parlare di reumatismi e dottori? Una volta, con Arturo, il suo marito, passeggiavano insieme nei giardini pubblici, la domenica andavano al cinema o a trovare qualche amico. Ora non cera più un motivo. Né qualcuno con cui camminare.

Nel frigorifero, solo lessenziale. Per sé stessa, diceva, non valeva la pena di cucinare di più. In TV giravano sempre le solite soap opera damore che rendevano la solitudine ancora più pesante.

Giuseppina, così ti butti via! sospirava la sua amica Mirella, venendo a trovarla una volta a settimana. Devi uscire, mica puoi rimanere chiusa in casa! Iscriviti al circolo anziani, vieni a ballare la mazurca con noi! Almeno è divertente!

Ma che balli, Mirella? bofonchiava Giuseppina scuotendo la mano. Io, a ballare? E con chi?

Mirella scuoteva il capo, rassegnata, e se ne andava. Giuseppina tornava al suo posto vicino alla finestra.

***

A fine maggio arrivò la nipote, Caterina. Una seconda universitaria piena di energia, la musica nelle cuffie, la voglia di vivere stampata sul volto. Infilò in casa un turbine di freschezza:

Nonna, ciao! Sono qui tutta lestate! Milano mi ha stancata, voglio la pace e le tue lasagne!

Giuseppina si risvegliò. Tirò fuori torte salate, minestroni, polpette: la cucina della nonna ritrovò vita. Caterina gustava tutto con appetito, parlando di università, delle amiche, e di un certo Matteo che le piaceva ma non capisce i segnali.

E tu, nonna? Come va? chiese finalmente, mentre bevevano una tazza di tè con marmellata.

Che vuoi che ti dica, sospirò Giuseppina. Sto qui, ad ascoltarti. Domani penso di pulire le finestre.

Ti manca la compagnia?

Mi manca, Caterina. Da morire.

La nipote la squadrò con attenzione, poi improvvisamente si accese:

Senti nonna! Scarichiamo unapp per conoscere gente?

Giuseppina rischiò di soffocare col tè.

Ma sei matta? Ma che devo conoscere a quasi settantanni?

E allora? ribatté Caterina senza scomporsi. Ci sono tanti della tua età. Cercano compagnia, una passeggiata magari trovi qualcuno interessante!

Sciocchezze, tagliò corto la nonna. Ho vissuto mezzo secolo col nonno, e ora dovrei cercarmi qualcuno sul telefono? Che vergogna

Nessuno lo saprà! scoppiò a ridere Caterina. Segreto, capito? Proviamo solo così, per ridere!

Giuseppina sbuffava e gesticolava, ma la sera, quando la nipote uscì con le amiche, si mise a curiosare: solo per vedere, ripeteva. Come sarà questa app?

La trovò, la scaricò. Si registrò. Mise una foto vecchia: lei e Arturo al mare; lo tagliò fuori dallo scatto. Scrisse: Giuseppina, 68 anni. Cerco compagnia per passeggiate e chiacchiere.

E se ne scordò. Fino al mattino dopo.

***

Nel cuore della mattina il telefono trillò. Notifica dellapp:

Buongiorno, Giuseppina. Mi chiamo Maria, ho 64 anni. Anchio cerco unamica per passeggiare. Mi piace camminare nel parco, respirare aria buona. La solitudine pesa. Ci incontriamo?

Giuseppina lesse due volte. Maria. Una donna, non un uomo come pensava

Caterina! la chiamò. Vieni qui! Una signora mi ha scritto.

Che signora? la nipote arrivò di corsa, prese il telefono. Guarda nonna, è una coetanea. Ti invita a passeggiare!

E che faccio? domandò spaesata Giuseppina.

Vai, ovvio! Che pensi?

Dopo tre giorni si incontrarono davvero, al parco comunale sotto il tiglio secolare. Giuseppina era agitata come una ragazzina: aveva provato tre maglioncini, due gonne e alla fine mise quello che indossava abitualmente.

Maria era una donnina minuta, occhi vivaci e voce squillante. Tagliò subito corto:

Giuseppina, che piacere! Restare chiusa in casa è una condanna. Ma secondo me abbiamo tante cose in comune. Anche tu eri sposata? Anchio sono vedova. Figli? Mio figlio a Berlino, lo vedo a Natale e basta. Dobbiamo diventare amiche!

Parlarono per tre ore filate. Giretto nel parco, una panchina, altre chiacchiere a passo lento. Scoprirono di amare il ricamo, i vecchi film italiani, la nostalgia dei mariti. Nessuna sapeva come colmare le giornate.

Vediamoci di nuovo? propose Maria salutando.

Certo, rispose Giuseppina. Sabato?

E sorrise, per la prima volta, non per forza, ma davvero.

***

Dopo un mese lincontro era quasi quotidiano. Parco, lungarno, chiacchiere in cucina con dolci fatti in casa. Maria era una miniera didee.

Senti, e se cercassimo qualcunaltra? propose una mattina. Ci sono tante donne come noi sullapp: sole, rintanate in casa potremmo fare gruppo.

Un gruppo? chiese Giuseppina.

Ma sì, un club! Passeggiate, tè, discutere di film, libri Vorrei provare la camminata nordica! Ma da sola è noioso, in compagnia devessere bello!

Giuseppina era titubante. Club, camminata che roba era? Ma Maria insisté, e alla fine raccolsero altre due donne: Rosanna e Lucia. Altre tre si aggiunsero la settimana dopo.

Nacque così il Passo Leggero, il gruppo del quartiere. Il nome lo inventò Lucia, una ex insegnante con la mania dellorganizzazione.

Nordic walking lunedì, mercoledì e venerdì! comandava Lucia con voce ferma. Martedì, tè con discussione letteraria. Giovedì, cinema o mostre. Weekend di riposo, ma il gruppo resta aperto!

Giuseppina allinizio seguiva soltanto. Poi, quasi senza accorgersene, cominciò a gestire la chat su WhatsApp, prendere nota delle nuove arrivate, risolvere i piccoli problemi. Un giorno le chiesero di fare la presidentessa (idea ovviamente di Lucia).

Giusy, tu sei un portento! la ammirava Maria. Senza di te niente funzionerebbe.

Giuseppina fingeva di protestare, ma nel cuore un calore nuovo si faceva strada.

***

Del club iniziò a parlare anche La Voce del Quartiere. Venne persino un giovane giornalista, fece mille domande, fotografie, prese appunti. Una settimana dopo uscì larticolo col titolo: Anziane attive: come un gruppo di signore ha riscritto il proprio destino.

Giuseppina guardava la sua foto sul giornale, quasi incredula. Lì, al centro del gruppo, con le bacchette della camminata nordica e un sorriso giovane, sincero.

Poi telefonarono dalla televisione regionale.

Signora Fabbri, vorremmo dedicare un servizio al vostro gruppo. Posso venire con una troupe?

Avrebbe voluto nascondersi. Ma Maria e Lucia la spronarono:

Giusy, fallo per tutte noi! Così altre potranno unirsi!

Non poté tirarsi indietro.

Le riprese durarono più di tre ore. La giornalista, una ragazza di nome Elena, era gentile e mai invadente. Chiese comera nato il club, cosa ci trovavano, cosa spingeva a continuare.

Vede disse Giuseppina guardando in camera quando perdi una persona amata, ti sembra che tutto sia finito. Che tu non serva più a nessuno, soprattutto se i figli sono lontani. Ma in realtà serviamo ancora. A noi stesse, prima di tutto. Noi ci siamo ritrovate, e ora ci svegliamo con il sorriso. Per una passeggiata, un tè, un nuovo giorno.

Il servizio andò in onda la sera stessa. Giuseppina fu sommersa di telefonate: vicini, vecchie colleghe, persino il fornaio. Nel giro di una settimana il gruppo raddoppiò le iscrizioni.

***

Giuseppina stava per compiere settantanni. Un traguardo importante. Avrebbe voluto far finta di nulla, ma il club aveva altri piani.

Giusy, ti facciamo una festa! annunciò Maria. Al caffè sotto i portici, musica, balli. Sei la nostra star!

La cosa la faceva un po vergognare, ma dentro gioiva. Si concesse persino un nuovo vestito: blu a piccoli fiori, come li amava da ragazza. Scarpe con un filo di tacco.

Il giorno prima chiamò il figlio da Milano:

Mamma, veniamo tutti per il tuo compleanno. Io, Laura e i ragazzi.

Ma come? si stupì lei. Cè la scuola, il lavoro

Mettiamo in ferie, ci organizziamo. È il tuo giorno. E poi ci manchi.

La sera prima Giuseppina non dormì. Mise in ordine, cucinò, sistemò la casa. Quando figlio e famiglia varcarono la soglia la mattina dopo, si accorse di non vederli da quasi tre anni. I nipoti uno già maggiorenne, laltra quasi adulta. Erano cambiati.

Nonna! la abbracciò la nipote. Quasi non ti riconosco! Sei diversa ringiovanita!

Lei rise:

Che credi! Qui facciamo movimento, la vecchiaia non esiste!

La festa fu al caffè del paese. Arrivarono tutte le signore del club: abiti colorati, fiori, regali. Anche i vicini, persino la maestra delle elementari. Maria guidava la serata, Lucia recitava poesie scritte da lei, Rosanna cantava con la chitarra.

Il figlio guardava la madre incredulo. Tre anni fa era cupa, curva, con uno sguardo spento. Ora

Mamma, sei davvero tu? chiese quando rimasero soli.

Sì, figlio mio sorrise. Prima ero sola, ora no. Adesso ho amiche, un gruppo, qualcosa per cui alzarmi ogni giorno. Capisci?

Sì, scusa se vi siamo mancati tanto

E che importa? tagliò corto lei. Avete la vostra vita, io ora ho la mia. Lho ritrovata.

Caterina chiamò su video da una panchina:

Nonna, auguri per il compleanno! Ti ricordi quando ti ho proposto lapp? Dicevi: sono sciocchezze!

Sciocchezze, già rise Giuseppina. Sciocchezze che cambiano la vita.

***

Epilogo

Dopo un anno, il Passo Leggero era famoso in tutta Siena. Le tv venivano spesso, i giornali scrivevano delle loro imprese. Le signore fondarono altri gruppi: maglia, pittura, perfino un laboratorio teatrale.

Giuseppina era ormai la coordinatrice di tutto. Nuove amiche, calendari, progetti fino allanno dopo.

Il figlio e la sua famiglia la raggiungevano sempre più spesso. I nipoti la consultavano via WhatsApp, le mandavano foto e messaggi. Caterina, dopo la laurea, tornò da Milano per un tirocinio alla redazione locale: Voglio scrivere di persone come te, nonna.

Sei il mio esempio! diceva.

Giuseppina sorrideva e guardava la finestra. Adesso però non vedeva più lautunno fuori: era vera primavera.

La vita continuava. Ed era bellissima.

Giuseppina conserva ancora quellapp nel telefono. Ogni tanto la apre, guarda le nuove iscritte. Ma non cerca più nessuno. A che serve? Ha ritrovato se stessa. Il resto arriverà.

Care dice alle nuove, esitanti non abbiate paura. La vita è lunga, molto più di quanto pensiamo. Si può ricominciare sempre, a qualsiasi età. Anche quando sembra finita.

E le nuove la credono. Perché davanti a loro cè una donna viva, radiosa, fiorita. Che a settantanni è diventata una piccola celebrità. E ha insegnato che letà non conta. Conta lo stato danimo.

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