Una donna di cinquantasei anni aveva iniziato ad invecchiare. Non cera nulla di straordinario in tutto ciò, era perfettamente naturale. Era semplicemente arrivato il suo tempo.
Tuttavia, la donna provava inquietudine ogni volta che si specchiava. Linvecchiamento sembrava avanzare in fretta, come se qualcuno, giorno dopo giorno, le sottraesse giovinezza e bellezza, dipingendole sul volto i segni delletà.
Eppure, fino a poco tempo prima, appariva ancora così in forma! Nel cortile del suo palazzo, a Firenze, sedeva ogni giorno, con qualsiasi tempo, un vecchietto. Lui era solito salutarla con un sorriso e ripeteva sempre i suoi gentili complimenti: Signorina, ma come sta bene oggi! Che bella gioventù!
Ogni mattina lei gli passava accanto. Il vecchietto, elegante, sollevava il basco di lana o il suo velluto cappotto, dicendo con cortesia: Che bella ragazza, signorina!
Quella frase le faceva nascere un sorriso. Poi, durante la giornata, altri ancora le facevano complimenti. Lei, in effetti, era davvero radiosa.
Un giorno si accorse che il vecchietto non era più al suo solito posto. Ormai da tempo non lo vedeva. Domandò informazioni ai vicini e scoprì che il nonno era stato portato in una casa di riposo. I parenti non potevano più occuparsene; i figli erano lontani, sparsi tra Roma e Milano, così avevano scelto il meglio per lui. Ormai aveva novantanni, necessitava cure e assistenza continua.
Da quel momento, la donna smise di preoccuparsi solo delletà che avanzava e cominciò a pensare spesso al vecchietto, venne a sapere che il suo nome era Beniamino Petroni. Appena poté, cercò lindirizzo della struttura, acquistò una confezione di pasticcini freschi e una scatola di cioccolatini, e la domenica si recò a trovarlo in quella casa di riposo.
Ritrovò il nonnino in buone condizioni. Seduto su una comoda poltrona, gustava con tranquillità un piatto di semolino al burro. Vedendola arrivare, sorrise con tutto il cuore e le disse: Oh, che felicità vederla! Ma quanto sta bene! Sembra una ragazza bellissima!
I residenti della casa di riposo le si avvicinavano, la accoglievano con parole gentili e piccoli elogi. Tornata a casa, quella sera la donna si guardò allo specchio: le gote erano più rosee, gli occhi lucidi, i capelli più morbidi e vaporosi e persino le rughe le sembravano attenuate. Si vedeva una donna affascinante, quasi più giovane della sua età. Era come se la bellezza e la freschezza le fossero tornate dun tratto. Un autentico piccolo miracolo.
Così prese labitudine di andare ogni domenica nella casa di riposo; aiutava, organizzava piccole lezioni di ballo per gli anziani. Non lo faceva più per sembrare giovane, ma perché semplicemente si sentiva bene; era bello rendersi utile, portare allegria agli altri. Sentirsi come una figlia o una nipote per qualcuno. Sentirsi apprezzata e ricambiata con affetto ricevere quei Come sta bene oggi! detti sinceramente, dal cuore.
Altre persone a volte sono come il nostro specchio, ma uno specchio magico: basta incontrare qualcuno e subito ci si sente più vivi, si cammina più diritti, gli occhi tornano a brillare, il sorriso riaffiora.
Alcune persone invece ci fanno sentire subito più vecchi, più tristi o affaticati.
Per questo è importante proteggere questi specchi magici, queste persone buone e sincere che ci regalano parole gentili. E sopratutto, bisogna aver cura degli anziani. Fino a quando abbiamo accanto persone anziane, in fondo anche noi manteniamo la nostra giovinezza; e abbiamo loccasione di dare qualcosa agli altri. Questo ha capito la donna che ha ritrovato la sua bellezza e vitalità. E aveva proprio ragione.





