Lì dove abita la Speranza
Nadia! Nadiuccia!
Anna premeva ripetutamente il campanello. Il silenzio dietro la porta di casa di sua sorella non era proprio nei suoi piani. Aveva bisogno di Nadia subito! Negli ultimi due ore era successo di tutto e nessuno, tranne lei, avrebbe potuto consigliarla e aiutarla.
Abbandonato il tentativo col campanello, Anna cominciò a bussare con insistenza.
Ma dai! So che sei in casa! Dove vuoi essere andata?
La porta dellappartamento di fianco si aprì e la signora Vera, la vicina di Nadia, si affacciò sul pianerottolo.
Annina! Che succede, tutta questa confusione? Nadia non cè. Mio marito Osvaldo lha portata in ospedale.
Ospedale? Perché? Ma io che faccio ora?
Eh, Annina! Sei sempre la stessa. Sono venuta qui: niente buongiorno, niente inchini! Aspetta. Sono già via da un paio dore. Torneranno presto. Se vuoi, entra a prendere un tè.
Non ho tempo, zia Vera! Quando torna, ditele che mi chiami subito! È urgente, riguarda la mia vita!
Vera annuì, seguendo con lo sguardo Anna che già scendeva le scale di corsa. Che vita strana, pensò, a volte sembra proprio una tarantella: non capisci mai se balli il valzer o un saltarello.
La famiglia dei Rossi, Vera la conosceva da una vita. Antonio, il padre di Nadia, Anna e Nicola, era stato suo compagno di scuola. Non solo vicino di casa, ma anche amico. Sempre insieme da bambini. Antonio era cresciuto solo con la madre, suo padre era morto subito dopo la sua nascita. La madre non si era mai risposata e per leducazione maschile aveva pensato il padre di Vera. Gli insegnava a farsi rispettare, a risolvere i problemi, gli trasmise lamore per la lettura.
Leggevano entrambi con una passione senza limiti. Prima i libri sugli scaffali di casa di Vera, poi si iscrissero in biblioteca e iniziò una vera gara: chi leggeva di più e per primo. Ma non si trattava solo di leggere veloce: bisognava ragionare sui libri. Lo pretendeva il padre di Vera.
A che serve sfogliarli soltanto? Così può fare anche il nostro gatto Baffo, con la zampa! Ma voi siete ragazzi intelligenti. Usate la testa. Riflettete su ciò che leggete!
Papà, non esiste la parola “ragazzi intelligenti”! rideva Vera.
Prendi il dizionario dallo scaffale, quello blu. Avanti, libellula! Studiare serve, invece di correggere il papà!
Vera pensava che suo padre fosse luomo più intelligente del mondo e lo ripeteva ad Antonio:
Mi sposerò solo con uno come mio padre! Che ami i libri e che non sia pigro col pensiero!
Il suo principe azzurro Vera lo trovò solo al quarto anno di università, quando Antonio era già sposato e cullava la sua prima figlia, Nadia.
Hai trovato finalmente il tuo principe? disse Antonio, baciando lamica e passando un regalo.
Proprio come volevo! I sogni si avverano, Antonio. Tra un mese partiamo per lAfrica. Hanno offerto un lavoro a mio marito. Vedrò il Kilimanjaro!
Se solo avesse saputo quanto facevano male le sue parole allamico Anche Antonio aveva grandi sogni: voleva diventare capitano di nave, esplorare i mari lontani, vedere il mondo. Ma era nata Nadia, poi Anna, e la piccola e sbuffante motonave sul Po diventò il suo personale Amerigo Vespucci. E le esigenze della vita I figli crescevano…
I problemi di Nadia iniziarono appena cominciò la scuola.
Bisogna sottoporre la bambina a delle visite. Non va tutto bene.
Ospedali, visite su visite, ma nessuno le diede mai una diagnosi precisa. Si stancava in fretta, poteva dormire ore anche durante il giorno. Dimentichiamoci dei voti eccezionali, ma ci metteva tutta se stessa. Era incontenibile la sua gioia quando, per la prima e poi la seconda elementare, il suo pagellino era pieno di ottimi voti.
Sono stata brava, papà?
Ma sei eccezionale! Non ho parole per dire quanto!
Antonio guardava la figlia e il cuore gli si stringeva. Aveva paura, e non si sbagliava. Il primo malore grave Nadia lo ebbe proprio a scuola.
Serve unoperazione urgente. O non arriverà alla maggiore età.
Il cuore buono di Nadia non era fatto per permetterle una vita come avrebbe voluto. Anna, più piccola di tre anni, correva a giocare con gli amici in cortile e la canzonava:
No, Nadia, tu non puoi. I tuoi amici sono i libri! Ciao ciao!
Antonio, una volta sorpreso questo scambio, prese la cintura, ma a nulla servì. Anna pianse un po, poi mostrò la lingua alla sorella:
Ti rifarai, vedrai!
Nadia sospirò e tornò al suo libro. Che senso aveva spiegare ad Anna lovvio? Finché non lo capiva da sola, era inutile.
Vivevano così. Anna tra mille avventure, e Nadia un piccolo elfo, accucciata nel suo angolo, abbracciata a un libro.
Loperazione riuscì. Anche se restarono molte limitazioni, ora Nadia poteva uscire di casa senza che i genitori si allarmassero. Finalmente la scuola diventò una realtà per cui aveva tanto sognato, dopo anni di lezioni a casa.
Ma quella realtà si trasformò in un incubo. Nadia, esile e bellissima, mai un brutto anatroccolo nemmeno nelle medie, fece subito ingelosire le compagne di classe.
Che posa, questa qui! Capelli doro, boccuccia a cuore, pallida come uno spettro! Una principessa, pensa te!
Nadia non capiva il motivo di tanta antipatia e non sapeva che fare.
Fu Anna a risolvere la questione. Per lei non esistevano ostacoli né figure autoritarie. Quelli più grandi non le facevano paura. Si scatenò una rissa generale, provocata dalla sorella, che, seppur malconcia, vinse. Fu unepifania per Nadia.
Anna, perché lo hai fatto?
Sei mia sorella, sì o no? Anche se sei un po svampita, resti dei Rossi! E nessuno può prenderti in giro! Basta che tu mi dica qualcosa e vedrai che sistemo tutti quanti!
Antonio si presentò a scuola, parlò col preside ma non punì la figlia. Le portò un gelato e disse:
Non esagerate. Lonore è importante, ma serve anche la testa.
La mamma di Nadia, una donna silenziosa e gentile, se ne andò dopo la nascita del terzo figlio. Il tanto desiderato maschio non la vide mai.
Antonio, distrutto dal dolore, prese il bambino dallospedale e lo portò a casa.
Nicola
Nadia, che aveva appena compiuto quindici anni, accolse il fratellino tra le braccia.
È proprio bello
Così, dun tratto, divenne madre. Non biologicamente, ma nei fatti. Il padre lavorava su due fronti per mantenere la famiglia e Nadia si trasferì in unaltra scuola, scegliendo il turno pomeridiano. La madre di Vera, ormai anziana ma ancora energica, si offrì di aiutare con il piccolo al mattino.
Meglio così! I miei nipoti sono lontani, almeno posso coccolare il tuo, Antonio. Avete cresciuto una brava ragazza
Era facile appoggiarla, ma Antonio scuoteva la testa:
Sì, è cresciuta forte, ma la felicità non riesco a dargliela. Sempre a correre per gli altri. Si sacrifica, ma la sua vita resta ferma. Come potrei mandare Nicola in orfanotrofio? È figlio mio come le altre.
Lasciava sempre che Nadia non sentisse questi ragionamenti. Solo una volta, dopo che la ragazza si ammalò gravemente tre mesi dopo la nascita di Nicola, ascoltando il pianto del piccolo dalla stanza dei genitori, si alzò, tremando per la febbre, e raggiunse la porta socchiusa. Antonio le chiese:
Forse è meglio così, tesoro. Solo per un po, finché non possiamo occuparci di lui?
Nadia, stremata, fece cenno di no con rabbia, chiuse la porta e con voce velenosa:
Non osarlo! O non ti considero più mio padre!
Antonio, vedendola così furiosa e stravolta, fu sul punto di piangere.
È colpa mia Non dovevo
Non dovevi cosa, papà? Farci nascere? O evitare che venisse al mondo Nicola? Allora smettila di compatirti e pensa a noi! Serve avere te con noi, capito? Da sola non ce la faccio
Sfinita, Nadia si lasciò cadere a sedere, appoggiata allo stipite.
Ho la testa che gira. Resto qui un po, papà. Vai da Nicola. Non lasciarlo piangere, gli fa male. Metti un panno caldo sulla pancia, dovrebbe calmarsi.
Antonio la prese in braccio e la riportò in camera.
Tranquilla, piccola, ci penso io.
Anna, che non si occupava molto di queste cose, viveva come una rondine, libera, certa che cera la sorella maggiore a sostenere tutto. Anche se il padre aveva dato compiti domestici a entrambe, Anna sapeva che, se tornava tardi, Nadia avrebbe preparato da mangiare e coperto ogni mancanza. Tanto che le scuse erano sempre pronte: Anna era andata allallenamento, oppure a fare la spesa. Preparare da mangiare, cosa vuoi che sia! E laspirapolvere non era certo un mistero. E poi Nicola dormiva quasi sempre Cosa doveva fare ancora Nadia? Il padre aveva detto che non lavrebbe mai rimproverata per i voti, quindi niente preoccupazioni. Se aveva tempo per i compiti, bene. Se no, pazienza!
Nadia non le portava rancore. Almeno Anna avrebbe avuto quellinfanzia che lei aveva solo sognato. I primi tulipani regalati di nascosto, con la vicina, zia Maria, che strappava le orecchie ai pretendenti distratti nel suo giardino. I primi baci alluscita del portone, guardandosi attorno che il padre non vedesse! La compagnia che suonava alla chitarra e accettava richieste dai vicini affacciati ai balconi, per non litigare con nessuno. Anna, con la sua voce limpida, era la cantante del gruppo e la sua voce si levava sopra i tigli, vibrando in modo così pieno e sincero che sembrava accarezzare lanima di chi ascoltava.
Dovrebbe fare la cantante, vostra Anna! dicevano i vicini battendo le mani e salutando Antonio di ritorno dal lavoro.
La scuola di musica, dove Nadia spinse il padre a iscrivere Anna, era nel cortile accanto, ma lei era troppo pigra.
Ma dai, Nadia! Non mi interessa! Canto già meglio di tutte quelle che vedi in TV!
Nadia cullava Nicola nel passeggino e scuoteva la testa.
No, Anna, bisogna studiare. Sei convinta di essere la migliore, poi arriva uno del conservatorio, canta e ti batte. Perché lui sa quando prendere fiato e non si perde nelle note. Accanto a lui sembri un gattino che miagola davanti a un vero gatto adulto.
Anna sbuffava, ma la sorella insisteva. Un giorno, lasciato Nicola a una vicina, Nadia portò Anna al teatro locale, dove provavano unopera.
Grazie a Giulia, la pediatra di Nicola, ci hanno fatto entrare.
E chi è Giulia?
È la dottoressa di Nicola, sua figlia lavora a teatro come regista. Ecco perché ci ha fatte entrare. Ma Anna, ti prego, comportati! Mi vergogno, se fai casino!
Naturalmente Anna non ci badò. Alla fine della prova corse sul palco e raggiunse la soprano.
Mi fa vedere di nuovo come si fa? Anna intonò le prime note e la cantante la osservò colpita.
No, così sbagli! Devi respirare meglio, senti che rimani senza fiato? Stai dritta! Così! E non gridare, accompagna la voce dolcemente. Come se disegnassi su un foglio con il pennarello. Andiamo, insieme prima, poi da sola.
Nadia, le mani strette, ascoltava in apprensione la cantante che interrompeva Anna di continuo.
Ecco! Quasi ci siamo! applaudi la soprano. Sei un talento! Ma ti manca la scuola!
Ma io imparo! Anna si arricciava tra le spalle, guardando la cantante.
Dove, alla scuola di musica? la soprano rise. Non basta, piccola! Serve il conservatorio. Lì ti insegneranno davvero. E poi forse potrai Dai, non fare quella faccia. Anche io ero così: arrogante e sciocca. Credevo di sapere tutto, ma serve lavoro duro! Come le ballerine alla sbarra, otto ore al giorno.
Otto ore a cantare? Non ci credo! Ma dai!
Pensi che cantare sia solo avere voce? No! Bisogna anche sapere le lingue: come canti unaria in italiano o in tedesco, se non hai mai sentito nulla?
Ma perché cantare in italiano?
Perché è la lingua della musica! I grandi sognano di calcare il palco della Scala, ti dice nulla?
La scala? Quale scala?
Ma non la Scala di casa, sciocchina! Il teatro di Milano! Sei indietro, piccola. Devi studiare. Non te la prendere. Ti do un consiglio: niente più assenze e trovati un obiettivo.
Come fa a saperlo che marinavo le lezioni?
Si vede, cara! Le basi ti devono entrare in testa. Una cantante ignorante non la vuole nessuno. A meno che non punti solo ai pianobar. Lì conta solo la voce, non se sai chi era Pavarotti o Cecilia Bartoli.
Saluta, la ragazza uscì. Anna rimase immobile in mezzo al palco, scordando la sorella.
Anna! Dai, che fai lì? Nadia, esasperata, salì anche lei sul palco e la prese per la mano. Andiamo!
No! Anna guardò la sala ormai vuota, tornò al centro e intonò di nuovo il passaggio dellaria. Io canterò qui! Senti, Nadia! Anche alla Scala! Non sono così stupida!
Nadia si nascose dietro a un sorriso. Perché tarpare sogni? Lasciare che le ali si spezzino? No! Che vada, che sogni pure.
Le venne in mente una giornata torrida di qualche estate fa, quando la mamma cera ancora e il padre le aveva portate, di buon mattino, per una gita. Passarono il bosco, arrivarono al lago e si tuffarono finché la mamma non le chiamò per la colazione. Sdraiata sullasciugamano, Nadia fissava il cielo, ascoltando il canto di un uccellino.
Mamma, chi canta così?
Unallodola. Guarda, lassù!
Nadia cercò la voce tra i rami, ma la madre rise e la indicò verso il cielo.
Più in su! Vedi quel puntino scuro? Quella è lallodola.
Ma come fa, se è così piccola, a farsi sentire così forte?
Ha ali piccole e una voce potente. Vola sempre più su, finché la sentono tutti.
Anna, in quel momento, era proprio come quelluccellino tutto agitato. Nadia la abbracciò:
Certo che canterai! E verremo tutti ad ascoltarti. Io, papà e Nicola!
Anna si girò, brontolando, ma si strinse a Nadia.
E se non ci riesco?
Tu? Nadia rise. Solo tu puoi riuscirci! Tu sei la forza della nostra famiglia. Hai capito?
Anna annuì, persa nei suoi pensieri.
E il conservatorio, alla fine, lo superò. Non al primo colpo, ma ce la fece. Decise di non vivere più con Nadia e il padre e appena compì diciotto anni se ne andò, motivando la scelta col fatto che un bambino in casa rendeva impossibile studiare.
Intanto Vera era tornata a casa e ora la madre era impegnata coi nipoti tutto il giorno, così Nadia si ritrovò sola a occuparsi di Nicola. Lo fece con tenacia, senza lamentarsi, guardando il padre, che invece dava segni di cedimento.
Papà, vuoi che andiamo dal medico?
Nadia posava il piatto davanti al padre e chiudeva la porta della cucina. Non bastava che Nicola sentisse discorsi da grandi. Ma il fratellino, piccolo comera, capiva tutto. Faceva di tutto per aiutare: a sei anni lavava i piatti o spazzava la cucina.
Faccio io! protestava Nicola, pronto a mordere chi provava a prendergli la scopa. Non disturbare, io aiuto!
Nadia gli tirava lorecchio, come quello del papà, e lo baciava sulla testa.
Grazie, tesoro! Cosa farei senza di te?
Anna partì per Milano quando Nicola compì dieci anni. Antonio, dopo una breve malattia, se ne andò in modo silenzioso, un anno prima che il ragazzo partisse per il servizio militare. Nadia diventò la tutrice di Nicola e portò la sorella alla stazione.
Vai! Con la benedizione di Dio, tutto si sistemerà!
E voi? Anna piangeva tra le mani della sorella sul marciapiede.
Nadia, sollevando un sopracciglio, scosse la testa:
Ce la faremo. Come sempre. Tu non sparire, daccordo?
Anna annuì, ma già sapeva che una promessa del genere non lavrebbe mantenuta. Si immerse nel lavoro e si scordò del piccolo paese sul Po dove Nadia e Nicola vivevano. Nadia scriveva puntualmente ma non ricevette risposta; le rare volte che chiamava Anna rispondeva fredda, rassicurando che tutto andava bene e Nadia si tranquillizzava. Se ci fosse stato un vero problema, Anna sarebbe corsa da lei per prima. Di questo era certa.
E così fu.
Appena saluto Nicola che partiva per lesercito, una sera Nadia aprì la porta per uscire a comprare il pane e portare fuori il cane, e trovò Anna seduta sulle scale del pianerottolo, fissando la porta con occhi vuoti. Il volto un po gonfio, quello sguardo duro affinato fra i teatri di Milano, e le mani tremanti con una sigaretta sottile.
Annina Nadia si appoggiò al muro, tirando il guinzaglio del cane. Giù, Cesare, è una di casa.
Una di casa rispose Anna con voce così spenta che Nadia trasalì.
Che hai alla voce?
Non cè più Cera, ora non cè Anna si alzò, prese la borsa e oltrepassò la sorella entrando in casa.
Anna, fai da sola, ok? Cè il minestrone caldo e le polpette. Mangia. Io torno subito, porto fuori Cesare.
“Torno subito”? Anna si voltò sulla soglia e rise rauca. Eh sì, subito proprio una tragedia
Nadia si affrettò a fare il giro col cane, ma comunque non arrivò in tempo. Trovò Anna in bagno, e la tirò fuori con forza, sgridandola talmente energicamente che persino Cesare si nascose sotto il letto di Nicola, impaurito a vedere la padrona così furiosa.
Ma che vai facendo, Anna?! È per questo che si vive? Anna, apri gli occhi! Subito! Guardami quando parlo! Che tragedia è mai questa? Un uomo ti ha lasciata? La voce è sparita? La carriera finita? Pensi che basti per buttare tutto così?! Nadia la schiaffeggiava per non farle perdere i sensi e con dita tremanti tentava di chiamare lambulanza. Solo provaci ancora! Vengo io a riprenderti e stavolta ti faccio vedere, con la cintura di papà!
Anna, bagnata come un pulcino, fissava la sorella con uno sguardo perso, tremante, e piangeva piano.
La signora Vera accorse e aiutò Nadia a cambiare Anna, e a parlare coi medici arrivati a casa (nessuno osa contraddire il primario dellospedale provinciale!).
Anna non fu ricoverata. Qualche puntura e molti sguardi di sufficienza: così giovane, così bella, di cosa ti lamenti?
Nadia, anchessa visitata, a stento si riprese ma non si mosse dal capezzale, accarezzando i capelli bagnati della sorella.
Perché, Annina? Dimmi
Nadia, non scavare nel dolore. Non ne resta più molto. Lo capisci? Non ho più la voce, quindi non sono più nessuno. Niente Scala, niente teatro. Il vuoto totale. Sono uno zero!
Nadia, ridendo piano mentre appoggiava la testa, fece trasalire Anna e persino Cesare abbaiò perplesso.
Tu sei uno zero? Anna! Abbia pazienza! Solo tu nella nostra famiglia non sei mai stata uno zero! Papà, io, mamma chiunque tranne te e Nicola! Lui è testardo come te, solo più calmo e ragionevole!
Nadia!
Che? Non è la verità? Nicola non si sognerebbe mai di fare quello che hai fatto tu oggi! Lui sa che la vita non è solo dolci e focacce! Ci sono anche le cose dure, come la trippa! Ci vuole forza per masticarle. Tu invece se qualcosa va storto, subito a terra, come un criceto! Ti si dovrebbe compatire, Anna? Ma quando mai te lo saresti lasciato fare? Cosè successo allora?
È tutto, Nadia, tutto! Non esisto più, capisci? Quando mi sono ammalata, lui mi ha lasciato. Ha detto che non aveva tempo per “queste sciocchezze”! Ma è mai amore, questo?
E cosa ti aspettavi? Non cè mai stato amore lì, solo una tua idea. Lhai voluto vicino perché lo amavi tu! Ma la vita non è sempre come decidiamo. Ogni tanto le cose vanno diversamente. Rialzati e vai avanti. Che te ne fai di un uomo che scappa al primo problema serio? Quanti altri ne capiteranno? Pensi che si dispiacerà per quello che hai fatto oggi? Figuriamoci! Si scrollerà di dosso la polvere e andrà avanti, dimenticandoti subito!
Nadia, come sei dura
No, Anna, oggi sono solo come sei sempre stata tu. E in fondo ti ringrazio per questo. Senza di te accanto, così testarda e ingestibile, chissà se ce lavrei fatta con Nicola dopo la morte di papà.
“Manuale vivente”
Che cosa?
Così, mi è venuto in mente. Nemmeno ricordo dove lho sentito
Rodari, Anna. Vi leggevo quelle favole. Voi eravate il mio manuale vivente. Nessuno mi ha insegnato a fare la sorella maggiore. Papà stesso era inesperto.
Anna si sollevò sul gomito, osservando il volto pallido della sorella.
Comè che non è mai crollato tutto addosso a te, Nadia? Non hai mai voluto mollare, andare via, trovare un ragazzo e vivere la tua vita?
Ah! Te lo confesso: niente mi sarebbe piaciuto di più! Guardavo i tuoi baci sotto casa e ti invidiavo da morire! Ma era uninvidia strana, Anna.
Perché?
Perché ero felice che almeno tu avessi tutto quello che io sognavo. Eri il mio allodola.
Cosa?
Lallodola, Anna. Volevo che volassi alto, più di chiunque altro, e che con la tua voce facessi emozionare tutti. Allora avrei saputo che era anche merito mio, un po di te lavevo costruita anche io…
Improvvisamente, Nadia si coprì il viso e iniziò a piangere così forte che Anna mise da parte i suoi dolori. E che diritto aveva di lamentarsi? La voce forse sarebbe tornata, di uomini ne avrebbe avuti altri. Ma con Nadia, cosa fare ora?
Così rimasero abbracciate, addormentandosi stringendosi forte.
Un mese dopo, Anna aveva trovato lavoro al conservatorio di casa e scrisse una lettera alla sorella, dicendole di non preoccuparsi.
Il tempo passava: Nicola tornò dal servizio militare, annunciando subito: Mi sposo! Il matrimonio fu semplice ma allegro, e Anna, per la prima volta dopo il ritorno da Milano, cantò di nuovo in pubblico. Fu un successo tale che il proprietario del ristorante quasi si inginocchiò per offrirle un lavoro fisso.
Abito in unaltra città! E ho già un lavoro!
Anna si fermò, rendendosi conto che era riuscita a vincere la paura che la tormentava da quando era tornata in paese. Ora cantava di nuovo. Non era più opera e nemmeno la Scala, ma cera unaltra strada da percorrere: timidamente, piano, ma sempre avanti
Nadia, raggiante nel vestito nuovo, danzava il twist con il fratello e rideva come non mai.
Il primo album di Anna uscì un anno dopo il matrimonio di Nicola. E sei mesi dopo si sposò, suscitando la gioia di Nadia.
Ora sono tranquilla per te! Adesso potrò finalmente pensare a me stessa!
Facile a dirsi! Nacque la prima figlia a Nicola, poi i gemelli ad Anna. Nadia era presa dassalto: correva da una parte allaltra per aiutare, accudire, dare una mano.
Quando Nadia si sposò, Nicola e Anna lo scoprirono solo mesi dopo.
Ma come? si scambiarono sguardi stupiti. Perché non ce lhai detto? Non siamo forse famiglia?
E cosa vuoi di più? Nadia afferrò delle posate dal cassetto e le diede a Nicola. Forza, apparecchia! Tra poco arrivano i genitori di Tania e i suoceri di Anna. Non voglio corse dellultimo minuto! Sono o no una sposina?
Nicola sbuffò ma fece quanto richiesto. Nadia, intanto, mise arrosto la sua anatra ripiena e si accasciò sulla poltrona.
Quando dovevo dirvelo? Prima la malattia di tua figlia, Nicola, poi i gemelli di Anna. Chi pensava al matrimonio? E poi, a che serve parlarne tanto? Siamo già grandi, io e Osvaldo. Non sapevo come lavreste presa, lui è più giovane. Ricordi, Anna, la corsa sotto da me, quel giorno che scoprivi finalmente di essere incinta? Quasi mi sfondavi la porta, tanta lansia! Zia Vera fece girare tutta la clinica per cercarmi. Ecco, come facevo a pensare a me? Ma che importa? Siamo insieme, io e Osvaldo! Non basta questo?
Nadia improvvisamente si portò una mano sulla pancia.
Che succede? Nicola lasciò le posate e si avvicinò.
Si muove! Nadia sorrise così luminosa che Anna la guardò sbalordita. Mai laveva vista così felice.
Cosa? Nicola si avvicinò perplesso.
Ma guarda un po! Nadia gli prese la mano e gliela posò sulla pancia. Senti?
Ahi!
Ecco a te, zio! Nadia si alzò, affaticata. Ora lasciami andare a finire linsalata!
Eh no! Anna la bloccò. Oramai siediti, mamma! Ci pensiamo noi!
Poi, vinta dallemozione, abbracciò la sorella:
Dio mio, che felicità! Che sia anche in casa tua, Nadia! Hai dato tanto amore a tutti, adesso tocca a te!
Ogni famiglia ha la sua storia, i sogni e i dolori, le conquiste e le prove. Ma la vera ricchezza è lì dove abita la speranza. Cresci tra chi ti tende una mano e diventi forte con chi, anche solo con lo sguardo, ti insegna a volare, pur avendo ali minuscole e una voce che sa arrivare lontano. Questo ho imparato: la felicità non si trova fuggendo o rimpiangendo, ma dando valore al cammino fatto insieme.







