Lilla, guarda che fiocchi mi ha comprato la mamma! Mariella girava su se stessa davanti allamica. I fiocchi, rosa tenue, si posavano come fiori grandi alle estremità delle sue lunghe trecce. I capelli di Mariella erano lorgoglio e la gelosia di tutte le ragazzine del quartiere: lunghi, con deliziose onde sulla punta, e spessi quasi quanto un braccio. Nadia, sua madre, si prendeva cura dei suoi capelli con una dedizione tutta materna sin da quando Mariella era piccolissima.
I capelli sono lorgoglio di una ragazza. Guarda che oro, diceva, passando una ciocca intorno al polso per mostrarla. Chi potrebbe restare indifferente a tanta bellezza?
E Mariella, paziente, sopportava tutto: il lavaggio, che diventava un rito infinito, e anche quando la mamma la tirava un po troppo forte con il pettine. Per la bellezza si soffre, diceva. Però tanto, quanto si illuminavano gli occhi di Lilla quando, fingendo indifferenza, Mariella lanciava la treccia sopra la spalla e giocava con il ricciolo finale intorno al dito!
Lilla non poteva che invidiarla. Guardando la sua amica, era convintissima che più bella di Mariella al mondo non ce nera. Lei, invece, aveva quei ricci ribelli che neanche il vento riusciva a domare: una chioma che faceva disperare la mamma e che pettinare era una tragedia ogni sera.
Lilla, qualsiasi donna si mangerebbe dinvidia davanti alla tua testa! diceva sua mamma, Paola, mentre provava a mettere in ordine quella criniera ribelle. Pensa che tante vanno dal parrucchiere a farsi i bigodini, e tu li hai già così perfetti!
Ma Lilla voleva le trecce, come Mariella. La mamma rideva, cercando di spiegarle che, con certi capelli, le trecce non si facevano. Al massimo, potevano venir fuori dei codini pieni di fiocchetti, ma perché nascondere quella meraviglia? E allora la prendeva sulle ginocchia, stringeva i ricci tra le dita e le diceva: Ti svelo un segreto Non esiste donna che sia davvero felice di come appare. Chi ha i capelli lisci li vuole ricci, chi li ha ricci vorrebbe lisci e così via.
Ma allora nessuna è mai felice! protestava Lilla.
Ognuna è bella a modo suo. La tua unicità è ciò che ti rende speciale. Impara ad amarli, quei ricci, perché anche Mariella fidati ti invidia un po.
Davvero? sospettava Lilla, sorpresa.
Certo! Solo che non te lo dirà mai, per furbizia tutta femminile.
Mariella e Lilla erano amiche di una vita: nido, scuola, i giochi sotto casa, la sensazione di avere una vita sola condivisa. Eppure quellombra di competizione scorreva sempre tra loro. Niente litigate, solo un sottile filo di incomprensione. Lilla, figlia unica e dal carattere pacato, non sapeva serbare rancore. Mariella, con una sorella maggiore e temprata dalle piccole rivalità femminili, aveva imparato come rimettere in riga la gente termine che aveva preso da sua sorella Sara anche se non sempre capiva davvero cosa significasse.
La loro infanzia fu spensierata: i genitori facevano di tutto per non far mancare nulla alle figlie. Nadia lavorava in un grande negozio del centro: vestiti e scarpe non mancavano mai, sempre un tocco più ricercato degli altri bambini del cortile. Paola la ringraziava sempre. Lunica cosa che proprio non andava giù alle ragazze erano i vestiti uguali. Resistettero senza protestare, fino a quel fatidico compleanno dove, entrambe quindicenni, si presentarono dalla compagna di classe con lo stesso abito e tutti le risero dietro. Da allora Paola, che lavorava al teatro cittadino, prese in mano la situazione: compravano stoffe e la sarta amica confezionava abiti diversi per entrambe. Problema risolto.
Lilla, hai deciso dove andare dopo la maturità? chiese una sera Mariella, già sapendo la risposta. Lilla aveva sempre avuto una passione per curare: animali di ogni tipo invadevano la casa, e Paola, vedendo la figlia portata per la medicina, si era ormai rassegnata.
Medicina, ovvio rispose Lilla.
Ma è difficilissimo entrare! protestava Mariella, sbattendo il libro di biologia Questo bisogna studiare tutto!
Non solo questo, ne ho già una lista di domande da preparare. La mamma me le ha procurate.
Ma siamo ancora al terzo anno! Mariella la fissava.
E allora? Anzi, spero di avere abbastanza tempo!
Io invece vorrei fare la commessa, come mamma. Mai più la parola mancanza.
Mariella ancora non sapeva che, tra un po, nei negozi ci sarebbe stato tutto quello che uno poteva desiderare, ma la sua professione sarebbe rimasta utile. Con la vendita della casa della nonna, avrebbe aperto tre negozi, rischiato tutto e poi risalito la china con grinta tipica. Ma questa è unaltra storia. Per ora erano sedute in veranda dai genitori di Lilla, a studiare per gli esami.
Lilla?
Sì?
Hai visto come mi guardava ieri Andrea? Mariella buttò la testa indietro, le trecce a terra sulla sedia a dondolo. Secondo me gli piaccio.
Lilla non rispose. Non trovava il coraggio di confessare che Andrea, lo sguardo, laveva posato proprio su di lei. Mariella era sempre convinta che i complimenti non potessero che essere per lei: con quel corpo già da donna, quel tocco di bellezza classica, non aveva rivali. Pensava che Lilla, con quella stazza un po più robusta e quei ricci indomabili, non potesse attirare lattenzione di nessuno. E invece
Lilla chiuse il libro e si alzò: Vuoi il tè?
Magari! Ma senti secondo te dovrei dirglielo che mi piace?
Lilla sospirò. Cercò di essere diretta: In realtà, ieri quando eravamo sedute vicine beh, Andrea guardava me.
Mariella scoppiò a ridere. Ma dai! A me? Tu pensi? ma si era già un po rabbuiata. Davvero?
Sì. Mi ha detto che gli piaccio e mi ha chiesto di uscire.
Mariella si alzò in silenzio. Non che ci tenesse così tanto ad Andrea, ma il fatto che avesse scelto Lilla e non lei la mandava fuori di testa.
E tu, che gli hai risposto?
Gli ho detto che ora non mi interessa. Devo studiare.
Lilla non le confessò che Andrea a lei piaceva davvero, non si sentiva pronta a parlarne. Mariella la fissava con aria di sfida: ora doveva riuscire a portare Andrea almeno a una passeggiata in centro, per principio.
Ma le cose non andarono così. Quella sera stessa, il papà di Lilla arrivò di corsa.
Dobbiamo tornare a Torino, tua mamma è in ospedale.
Paola non si era mai lamentata di nulla, ma in piena prova di uno spettacolo, aveva avuto un infarto e per poco non ci lasciava la pelle.
Tesoro, tutto bene! la rassicurava, abbracciandola.
Per quasi due settimane Lilla visse in ospedale, senza mollare mai la mamma. Paola la biasimò solo per aver abbandonato i libri: Non buttare via il tempo! Tanto sei qui, leggi e ripassa!
Lilla non sentiva più nessuno: né Mariella, né Andrea. Andrea ogni tanto la accompagnava allospedale, mai una parola sulle chiamate di Mariella o le sue attenzioni. Maria era sempre la regina del palcoscenico, lui invece aveva occhi solo per Lilla.
Paola fu dimessa proprio il giorno in cui Lilla finì gli esami. Il papà annunciò: Andate a prendere aria. La mamma va in convalescenza alle terme, Lilla potrà stare in un appartamentino vicino. Vi sistemerete benissimo.
Il villino ad Abano Terme piacque subito a Lilla: aria pulita, mille fiori, quellacqua limpida di cui la padrona di casa la signora Nina si vantava tanto.
Di giorno, Lilla passeggiava con la mamma nei parchi termali; alla sera, tra una tisana e laltra, ascoltava le storie della signora Nina, che dopo una settimana le presentò il nipote: Arturo, studente di medicina a Padova, solo un anno più grande di lei. Subito simpatici, si trovarono a parlare di futuro e di università.
Nina osservava con occhi divertiti la complicità tra i due ragazzi. Arturo era come un figlio per lei, dopo averlo cresciuto: il sogno di trovare la ragazza giusta per lui la rendeva ancora più partecipe. Ma capì presto che Lilla non provava che una sincera simpatia per Arturo.
Lilla, hai qualcuno? Sei innamorata? le chiese un giorno.
Lilla arrossì e le confidò di Andrea.
Peccato! Saresti stata una nuora perfetta, sospirò Nina, per poi accarezzare il nipote la sera. Il suo cuore è preso, tesoro. Ma chissà
Allora combatterò, rise Arturo.
Tornata a Torino, Lilla si buttò nello studio. Quando arrivò la cartolina di Andrea per il servizio militare, fu uno choc.
Così presto!?
È la regola, Lilla! Torno e ci sposiamo, mi aspetti?
Lei annuì, silenziosa.
Mariella, alla festa di partenza, rideva a crepapelle e la prendeva un po in giro. Lilla, invece, non parlava: per lei era un vuoto inspiegabile.
Scriveva ad Andrea lunghe lettere: raccontava ogni esame, ogni figuraccia fatta in anatomia, ogni nostalgia. E Andrea le rispondeva, sorridendo tra le righe.
Poi, allimprovviso, il silenzio. Mese intero senza lettere. E quando, infine, arrivò una risposta feroce e lapidaria, Lilla la lesse più volte prima di capire: Andrea chiudeva ogni rapporto senza una spiegazione.
Mamma, che succede? Non capisco!
Bisogna andare a trovarti. Vedrai che si chiarisce tutto! Paola già cercava i treni per Napoli dove Andrea era di servizio.
Arrivata al reggimento, Andrea si rifiutò di vederla. Non cè nulla da dire, liquidò il comandante.
Lilla tornò a Torino con il cuore svuotato. Poi seppe che Andrea, finito il servizio, non era mai tornato a casa: partito per il Nord, aveva lasciato tutto e tutti, senza spiegazioni. La madre di lui, rivista per strada, le lanciò parole durissime, come se la colpa fosse sua.
Lilla si lasciò cadere a pezzi tra le braccia della mamma.
Senti, questo non è giusto! Paola la scosse. Così non vale. Se lui è capace di mollare tutto senza uno straccio di spiegazione, vuol dire che non ti voleva davvero bene. La sofferenza passerà, vedrai! Devi resistere.
Davvero, mamma?
Ti ho mai mentito io?
Riguardo a Mariella, i rapporti rimasero un po freddi, per affetto antico diceva Paola con un sorriso amaro. Più che vere telefonate, brevi incontri senza sostanza, fino a che Mariella si sposò e, abbracciando forte lamica durante il matrimonio, le sussurrò Vedrai che anche tu avrai la tua felicità!
Ma Lilla, ormai, si era convinta che Andrea avesse visto troppo bene cosa cera in lei, e si era chiusa. Gli sguardi dei colleghi in specializzazione li liquidava come semplice curiosità: mai nessuno aveva avuto un cardiochirurgo tanto giovane e bella, dicevano tutti. Lei, nascondendo i ricci sotto la cuffietta, pensava spesso di darsi un taglio drastico.
La carriera partì in salita fino allincontro con un grande professore arrivato da Milano. Un giorno, durante unoperazione, la fissò e disse: Signorina, lei ha mani dacciaio. Da uomo, quasi!
Un complimento incredibile.
La voglio con me, subito!
Lilla accettò di trasferirsi senza esitazioni.
Lilla, che svolta! Devi andare! Paola correva per casa, felicissima.
Solo Lilla sapeva quanto sarebbe cambiata la sua vita. E cambiò molto. Lavorava senza sosta, notte e giorno, tra pronto soccorso e sala operatoria.
Quando Arturo venne a trovarla ormai era un amico fisso di famiglia, sempre presente ci rimase male nel vederla tanto cambiata.
Ma quando hai dormito lultima volta decentemente?
Chi se lo ricorda! rispondeva ridendo, e lui la coccolava, la riempiva di lasagne e dolci, e approfittava per sistemare documenti e piccole riparazioni in casa.
Mamma, mi sento in colpa. Fa tutto lui. Io non so cosa provo.
Stai paragonando lui ad Andrea?
Forse.
Non sono tutte storie passionali, sai lamore vero spesso arriva piano. Tu cosa desideri, davvero?
Serenità.
Allora fidati di te stessa.
Passò più di un anno prima che Lilla si accorgesse di guardare Arturo con occhi diversi. Quando lui la beccò a fissarlo, le propose ridendo: Vuoi una mia foto da tenere con te?
No, meglio vieni tu da me, scherzò Lilla, e fu in quellattimo che capì che era la scelta giusta.
Un anno e mezzo dopo nacque il primo figlio, e poi una bambina. I genitori si trasferirono a Roma per stare vicino ai nipotini, e Lilla tornò in sala operatoria, ormai stimatissima.
Lilia Niccolini, non mi sono sbagliato su di lei! tuonava il professore. Lascio a lei il testimone dietro al banco operatorio!
Ancora calma, professore Cè lavoro!
Un giorno, una donna fece irruzione nel corridoio: le sembrò vagamente familiare.
Tu? Lilla
Mariella si fermò a pochi metri da lei, spaesata.
Mariella! Lilla le corse incontro e labbracciò. Che ci fai qui?
Mio figlio. Boris Platone.
Capito Sarò io a operarlo.
Lilla
Tranquilla! È un caso difficile, ma ce la faremo. Te lo prometterei, ma sai, in ospedale non si promette mai nulla
Aspetterò
Loperazione fu un successo. Lilla esausta si appoggiò al muro, vicino a Mariella che sonnecchiava seduta scomodamente.
Mariè! le toccò la spalla.
Eh? sobbalzò Mariella. Che succede?
Tutto bene. Lintervento è riuscito, ora aspettiamo come reagisce Boris.
È forte
Sempre a piangere quando le cose vanno bene! Dai, vieni che prendiamo un caffè, non ho mangiato nulla oggi.
Sei cambiata tanto
In meglio?
Tantissimo. Non ti avevo riconosciuta.
Ci presentiamo in famiglia dopo. Tu, dove stai ora?
Mariella, nervosa, non rispose subito. Poi chiese improvvisamente:
Sei sposata?
Certo. Ho un marito fantastico. Ti ricordi Arturo?
No, solo Andrea Sai, Lilla, è colpa mia se tu e Andrea vi siete lasciati.
Lilla le lanciò unocchiata, controllandosi.
Eh? Racconta meglio.
Ho letto le lettere che ti mandava. Invidiavo da morire che avesse scelto te. Gli ho scritto io che avevi un altro, che ti sposavi.
Lilla mescolava il caffè pensierosa.
Mi hai fatto un favore, in effetti pensa se avesse davvero creduto in me, si sarebbe almeno presentato a parlarmi, no? Invece niente. Se non fosse stato per quella storia, non avrei mai avuto la mia famiglia di oggi. E sai, non rimpiango nulla.
E che cosè davvero lamore, Lilla?
È quando respiri e il tuo respiro è importante non solo per te stessa, ma per chi ami. E tutti e due sono una cosa sola.
Questa è di tuo marito!
Eh già. È un poeta lui!
Lilla guardò lorologio: Su, vieni. È ora di andare da Boris!
Mariella annuì, quasi di corsa verso la stanza del figlio, col cuore finalmente leggero.







