Siamo persone moderne, no? mi propone di andare a vivere insieme, ma con questa regola: le spese 50/50, mentre la gestione della casa… tocca a te, perché sei donna. In quel momento, è calato il silenzio. Ero senza parole.
Ci frequentavamo da sei mesi. Un periodo in cui ogni piccolo difetto dellaltro sembrava solo un tratto simpatico del carattere, e il futuro lo immaginavo luminoso e pieno di promesse. Lorenzo mi appariva quasi perfetto: intelligente, benestante, colto, sempre vestito in modo impeccabile. Trascorrevamo i weekend nei caffè di Trastevere, passeggiavamo ai Giardini Borghese, discutevamo di cinema, e sembrava che avessimo gusti e pensieri simili.
Ma presto è emerso che guardavamo la vita da prospettive opposte. Io sognavo una relazione di pari dignità, mentre lui la vedeva come un modo elegante per ottenere comfort senza troppo impegno.
La conversazione sulla convivenza è arrivata durante una cena tranquilla. Versava il vino e allimprovviso disse: Senti, siamo stanchi di fare avanti e indietro. Due appartamenti sono inutili. Che ne dici di sistemarci insieme? Cerchiamo un bel bilocale vicino al centro di Roma.
Sorrisi, era da tempo che lasciavo intendere che fosse il prossimo passo. Ma le parole che seguirono mi fecero posare lentamente il bicchiere e guardarlo con maggiore attenzione.
Però dobbiamo chiarire subito le regole, continuò in tono pratico, quasi stessimo firmando un contratto e non costruendo una famiglia. Siamo moderni, giusto? Secondo me il budget va tenuto separato. Le spese comuni, metà per uno: affitto, bollette, alimentari, tutto 50/50.
Annuii. Luguaglianza ci sta.
E la gestione della casa, come la pensi? chiesi, aspettandomi lo stesso tutto a metà.
Lorenzo si grattò la testa, poi con una sorriso disarmante rispose: Su questo ci pensa la natura. Sei donna, la cura della casa ce lhai nel sangue. Quindi cucinare, pulire, lavare sono cose tue. Io aiuto se mi gira: porto fuori la spazzatura o attacco una mensola se cade, ma il resto è tuo. Vuoi essere la regina del tuo regno, no?
Cadde il silenzio. Lo guardavo cercando di mettere insieme i pezzi.
Perché pagare una colf, se cè la donna amata?
Non discusso, ma ho deciso di parlare secondo la logica che lui stesso proponeva.
Lorenzo, ho capito cosa vuoi, risposi pacata. Desideri unequa divisione finanziaria, giusto. Vuoi una casa comoda: cena gustosa, camicie pulite, pavimenti brillanti. Ma io, come te, lavoro tutto il giorno. Non ho né le forze né la voglia di passare le mie serate a sistemare casa.
Si irrigidì, ma continuava ad ascoltare.
Proprio per questo ho una proposta alternativa, proseguii. Se dividiamo le spese, facciamolo davvero. Assumiamo una colf due volte a settimana: pulizie, stiratura, e cucina per qualche giorno. Anche qui, ognuno paga la propria parte. Così casa sarà pulita e i piatti buoni, e nessuno sarà sovraccaricato. Latmosfera la creerò io: candele, tende nuove.
Il suo volto cambiava: dapprima stupito, poi infastidito, infine indifferente. Potevo quasi vedere il suo calcolo mentale: la cifra non gli piaceva.
Che ci facciamo di una estranea in casa? sbuffò. Sono soldi buttati. Sei una donna, è così difficile preparare una cena per il tuo uomo? È cura, non lavoro.
Appena si parlava delle reali fatiche, tutto si trasformava in amore e vocazione. Cucinare era affetto, ma condividere il costo della spesa era mercato.
Lorenzo, dissi con dolce fermezza, se cucino dopo otto ore di lavoro mentre tu giochi alla PlayStation o guardi Netflix, non è cura, è sfruttamento. Se abbiamo deciso per bilancio separato, dividiamo davvero tutto. O ci dividiamo i compiti, oppure assumiamo qualcun altro e lo paghiamo. Non accetto una soluzione in cui pago come te, ma lavoro il doppio.
Non rispose. La cena fu silenziosa e alla fine disse che doveva pensarci.
Il giorno dopo, niente Buongiorno come al solito. Arrivò un messaggio asciutto che finiva tardi in ufficio. Poi, dopo tre giorni, sparì del tutto. Nessuna risposta alle chiamate.
Una settimana dopo, scoprì tramite amici comuni: vi siete lasciati perché sei materialista e non sai gestire una casa. Che volevo solo soldi e non ero adatta alla famiglia.
Allinizio faceva male. Sei mesi di sogni, progetti, illusioni. Poi arrivò la serenità.
La sua fuga fu la risposta che cercavo. Non stava cercando me cercava solo una donna comoda, una casa sempre pronta, senza volerci veramente stare dentro.
Lorenzo è sparito ed è stato meglio così. Ho assunto una colf solo per me. Rientro in un appartamento pulito, preparo un tè e mi rendo conto che la vera felicità è non dover servire chi non sa apprezzare ciò che sei.
Perché lamore, in una casa, dovrà essere reciproco, mai una fatica imposta.





