Fuggita per sempre
Hai risposto ancora a tono? chiese mia madre, sistemando le buste della spesa. Martina, ma quando la smetterai di fare di testa tua? Lorenzo è un uomo tranquillo, lavora, non va in giro a divertirsi. Beh, ha un carattere forte, ma è normale, porta tutta la responsabilità lui sulle spalle. Butta giù un po di quellorgoglio.
Mamma, mi ha alzato le mani. Solo perché gli ho parlato dellasilo per Matteo. Secondo te è una cosa normale?
Oh, ma ricominci con queste storie! sospirò mia madre, alzando le mani verso il cielo. Una tragedia, proprio. Ai miei tempi ti crescevano con la cintura, e guarda che famiglie solide che venivano fuori. Ma non vedi quanto ti vuole bene? Ti porta ovunque, ti tratta da regina! Dove pensi di trovarne un altro così, con un bambino piccolo? A chi serviresti fuori di qui?
Ero alla stufa, a mescolare il quarto piatto della serata. Una minestra bolliva nella pentola, sulla padella scoppiettava la carne, la crostata cuoceva piano in forno e nel pentolino giravo la salsa che Lorenzo voleva densa «che il cucchiaio non ci affondi, ma nemmeno resti in piedi».
Mi colava il sudore sul viso, i capelli mi cadevano davanti gli occhi, ma non osavo allontanarmi nemmeno un minuto.
In salotto la televisione era al massimo: Lorenzo detestava il silenzio, lo diceva sempre che fa male ai pensieri.
Matteo dormiva nella cameretta in fondo, io davo unorecchiata ogni secondo temendo che si svegliasse terrorizzato da una risata registrata.
Lorenzo è entrato in cucina piano, da sembrare un gatto. Mi ha abbracciata da dietro e mi sono irrigidita.
Che buon profumo, mi ha sussurrato sulla nuca. La mia donnina. Sei stanca?
Sono rimasta ferma, il cucchiaio stretto tra le dita. In quei momenti ricordavo perché lavevo sposato tre anni prima: dolce, premuroso, un uomo affidabile. Ma
Sono stanca, Lorenzo. Magari possiamo pensare allasilo? Matteo ormai è grande, avrebbe bisogno di stare con altri bambini. Così magari potrei trovare un lavoro
Ha tolto le braccia.
Ci risiamo? Ne abbiamo già parlato. Cè andato una settimana ed è stato malato per un mese. Non ti dispiace vederlo così? O forse ti interessa solo andare in ufficio a passare il tempo?
Lorè, tutti i bambini si ammalano allinizio È normale, dicono i pediatri
Non mi interessa quello che dicono i tuoi dottori, mi ha interrotta. Ho detto che lasilo può aspettare almeno fino allanno prossimo. Fai fatica a capire, eh? O credi di essere più intelligente di me?
Vorrei solo poter avere dei miei soldi rispondevo tornando a guardarlo negli occhi. Voglio crescere, non solo stare tra pentole e fornelli.
Un ceffone gelido ha coperto il fruscio della carne. Sono rimbalzata contro il lavandino, il fianco ha colpito lo spigolo del mobile. La testa mi ha fischiato.
Vuoi i tuoi soldi, eh? ha sibilato Lorenzo avvicinandosi. Ti mantengo io, ti vesto, ti faccio regali. Che ti manca?! È la noia che ti rovina!?
Sono rimasta in silenzio con la mano sulla guancia in fiamme. Conoscevo quello sguardo: discutere serviva solo a prendersi altri lividi.
Metti a tavola e mangia, ha ordinato seduto. E non parlare più di lavoro. Sei moglie e madre. Il tuo posto è qui.
***
Il giorno dopo è venuta mia madre, con una borsa di mele dal frutteto e una nuova raffica di ramanzine.
Guardava il gonfiore che cercavo di coprire col fondotinta, e ripeteva che «una moglie devessere obbediente».
Voglio divorziare, ho detto a bassa voce.
Mia madre si è bloccata con la mela a mezzaria.
Ma sei impazzita? Chiamo il dottore? Sei fuori di testa, hai capito? Se esci da questa casa, non ti voglio più vedere. Senti? Non ci provare nemmeno. Sopporta, come fanno tutte!
Mi tornò in mente un episodio al centro commerciale, sei mesi prima.
Lorenzo era uscito a fumare lasciandomi davanti al negozio dei bambini. Un uomo grosso mi ha urtata al volo, mi sono piegata sui tacchi e sono caduta sulle piastrelle. Invece di scusarsi, luomo ha sbraitato che stavo «intracciando la strada».
Lorenzo è spuntato dal nulla. Non lavevo mai visto così: non era solo difesa, era una furia animalesca. Lo ha quasi messo a terra, finché le guardie non sono arrivate a separarli.
Poi si è girato, mentre io tremavo ancora dalla paura, mi ha sollevata fra le braccia:
Scusa, piccola, scusa se ti ho lasciata da sola. Per te farei qualsiasi cosa.
Allora credevo che quello fosse amore totale, divorante.
Ora non riuscivo a capacitarmi di come potessero convivere in lui il cavaliere e la bestia che mi insultava per una sedia fuori posto o per il caffè freddo.
Negli ultimi mesi il «cavaliere» era sparito.
Lorenzo ora urlava persino alla cassa del supermercato, costringendomi ad abbassare lo sguardo perché «ci mettevo troppo a trovare la carta».
Sei una confusa, Martina, ringhiava strappandomi le borse dalla mano. Dovresti farti vedere la testa. Come faccio a stare con una così?
***
Lunico filo col mondo esterno era Lisa, una cugina di Milano. Ci sentivamo di nascosto la chiamavo solo quando Lorenzo non era a casa.
Lascia tutto, Marti, incalzava Lisa. Mio marito ha un ristorante, mi serve una brava responsabile. Tu sei sveglia, parli bene, sei sempre in ordine. Ti trovo una casa in affitto per i primi mesi, lasilo per Matteo te lo pago io. Vieni qui!
Lisa, ho paura. Ha detto che non mi lascerà mai. Piuttosto mi ammazza sussurravo.
Sono solo minacce: senza di te sarebbe finita, e lui ha bisogno di una vittima. Che vita hai adesso? Pentole, lacrime e lividi? Sognavi yoga, libri… Ti ricordi come ridevi?
Lo ricordavo bene. Ogni notte, prima di dormire, chiudevo gli occhi e mi vedevo per strada a Milano, col figlio per mano. Nessuno a urlare, nessuno a comandarmi se devo guardare la TV o cosa devo mangiare. Andavo in palestra, tornavo in forma, leggevo ciò che volevo non quello approvato da Lorenzo.
Ma aprivo gli occhi, e la voglia di cambiare svaniva. Lo amavo ancora. Quello di prima.
Una vocina diceva che era solo «un brutto periodo», che bastava ancora un po di pazienza, ancora uno sforzo e sarebbe tornato dolce.
***
La domenica ci siamo scontrati di nuovo non avevo risposto abbastanza gentile al telefono con sua madre.
Passando, lui mi ha dato un calcio sul fianco, proprio mentre chinata prendevo i giochi di Matteo. Ho visto le stelle.
Mentre mi riprendevo, Lorenzo si vestiva ed usciva sbattendo la porta. Tornò la sera con un enorme mazzo di gigli.
Dai, che è? mi si avvicinò mentre mettevo a letto Matteo. Ho chiesto scusa. Guarda che belli, sono per te. Fai la brava, vieni qui.
Prova a portarmi in camera. Mi gelai: di nuovo avrebbe preteso le sue «coccole». Non volevo nemmeno sfiorarlo.
Lorenzo, basta. Mi fa male tutto il corpo, faccio fatica a respirare.
Lui diventò scurissimo e mollò un altro ceffone, poi sorrise:
Beh, se non vuoi tu, qualcunaltra vorrà. Sai come si dice: chi non si accontenta, si accontenta qualcunaltra.
Quella notte non dormii. Sentivo Lorenzo armeggiare in cucina, sbattere il frigo, parlare sottovoce in chiamate strane.
Al mattino pareva nulla fosse successo. Preparava le uova al tegamino e canticchiava.
Matteo, su, vieni che la colazione è pronta, campione!
Senza dire nulla sono passata in cucina. Lui, passandoci vicino, mi ha dato una pacca sul sedere.
Ma che hai, tutta triste?
Mi fa male la costola, Lorenzo, ho sussurrato sedendomi.
Ma dai, non fare storie. Sei solo capitata male sotto la mano calda.
Lanciò la spatola nel lavello, si avvicinò, mi tirò su il mento in modo brusco.
Se ti metti ancora a fare la regina offesa, guarda che mi stufo. Non scherzavo ieri.
Sono un uomo, giovane e forte. Se a casa trovo muso lungo, so bene dove andare a divertirmi. Capito?
Ho annuito.
Brava. Adesso arriva mia madre con delle nuove piantine da sistemare sul balcone. Vai a sistemarti, che non voglio domande.
Lorenzo tornò in camera. Matteo sedeva davanti al porridge, giocando distratto con il cucchiaio. Mi guardava con quegli occhi enormi e profondi, come se capisse tutto. Mi venne paura. E se anche lui crescesse così?
***
Dopo mezzora arrivò mia suocera. E cominciò il suo assalto.
Martina, ma come mai qui lingresso non è ancora pulito? strizzò gli occhi osservando il pavimento. Lorenzo lavora tutto il giorno, torna stanco. Deve pure trovare il fango sotto i piedi?
Ieri ho fatto tardi a mettere Matteo a letto Non ce lho fatta, provai a sorridere.
«Non ce lho fatta», mi derise, scaricando sulla tavola dei vasi pieni di terra. Sei una pigra, Martina. E pure ingrata.
Mio figlio per te ha fatto di tutto. Unaltra gli laverebbe pure i piedi, tu invece tieni il muso.
Mi ha detto che vuoi divorziare. Gli hai accennato di nuovo.
Si è lamentato?
Certo. Dice che non lo rispetti. Ma pensi che troverai di meglio, con un bambino appresso? Guardati allo specchio: sei tutta sciupata. Solo Lorenzo può sopportarti.
Mamma, basta rimproverarla, entrò Lorenzo, abbracciando la madre e strizzandomi locchio. Tanto Martina è unartista, fa qualche storia poi si calma.
Dai, fammi vedere quelle piantine, mammina. Andiamo sul balcone.
Usciamo tra risate e chiacchiere di pomodori, e io resto lì impalata.
Sul tavolo una chiazza di terra bagnata si allargava sulla tovaglia. Presi il telefono. Le mani mi tremavano così tanto che facevo fatica a scrivere.
«Lisa, ciao. Ho deciso. Quando posso venire?»
Mi rispose subito:
«Parti ora se puoi. Compro io i biglietti. Ti aspetto. Non dire nulla a lui.»
Ho infilato il telefono in tasca. Un piano prese forma nella testa.
Martina! urlò Lorenzo dal balcone. Che aspetti? Prepara il caffè per mamma. E uno anche per me.
Arrivo, risposi. Subito!
Per tutto il giorno recitai la parte della moglie modello: passai lo straccio, sorrisi alle sue battute, eseguii ogni ordine. Lui era soddisfatto.
Tornò la fase dei «regali»: cioccolatini e biglietti per il cinema nel weekend.
Vedi? mi strinse a sé ignorando che mi irrigidivo per il dolore alle costole. So essere normale, se non mi rompi la testa.
Dimentichiamo tutto, dai. Siamo una famiglia.
Aspettai che si addormentasse. In camera di Matteo feci lo zainetto: solo lessenziale. Le mie cose, niente Lisa mi avrebbe dato tutto. Preziosi, solo i documenti.
Avvolsi mio figlio nel plaid senza svegliarlo, chiamai un taxi. Quando eravamo sulla porta, Matteo si svegliò.
Mamma? Dove andiamo? sussurrò strofinandosi gli occhi.
Shhh, piccolo. Facciamo un viaggio, col treno grande. Ti va?
Sì, annuì abbracciando il mio collo.
Alle tre di notte siamo partiti. Per sempre.
***
Lorenzo mi cercò a lungo, ma arrivare fino a Milano non gli fu possibile.
Lisa mi aiutò in tutto: cominciai una nuova vita.
Anche il divorzio fu semplice grazie allavvocato.
Lorenzo si risposò in fretta, e io, con tutto il cuore, provai pena per la sua nuova moglie. Uomini come il mio ex non cambiano davvero mai.



