Il Segreto del Capo

Il segreto del capo

Il nostro carissimo capo di sicuro ha qualcuno, bisbigliò sottovoce Lucia alla collega. E sono anche convinta che abbia litigato con quella persona! Altrimenti perché è sempre nervoso con noi? Ci dà compiti impossibili da realizzare…

La collega sbuffò, evidentemente senza nessuna voglia di impantanarsi nella conversazione. Si voltò, ostentando disinteresse. Ma Lucia non si diede per vinta.

Dai, davvero! Non sei curiosa? insistette, con il tono che stava per salire troppo. Magari è per problemi in famiglia che urla in continuazione! E se gli è successo qualcosa e noi non sappiamo niente?

A quel punto i suoi sussurri non passarono inosservati. Vittorio Moretti, che presiedeva la riunione, si interruppe bruscamente e la fissò con uno sguardo a dir poco gelido.

Lucia, le annoio? scandì, separando bene ogni parola come solo un vero dirigente milanese sa fare. O pensa che quello che dico non sia abbastanza importante? Magari vuole condividere con tutti le sue idee innovative?

Lucia si sentì improvvisamente piccola come un grissino. Sbatté gli occhi a raffica, cercando le parole come si cerca lultimo pezzo della lasagna in un pranzo della domenica.

Scusi, dottor Moretti, stavo solo parlando di alcune idee, balbettò, sforzandosi di non sprofondare sotto il tavolo. Nulla di grave, solo pensieri ad alta voce…

Vittorio sollevò un sopracciglio, un mezzo sorriso ironico che diceva: So benissimo che stai sparlando di altro, ma adesso giochiamo.

Su, racconti pure qual è il problema, incalzò lui, divertito. L’ascoltiamo.

Lucia avvertì un brivido lungo la schiena, come se le fosse passato dietro uno spiffero di tram milanese. Sorrise nervosamente, cercando la via di fuga più dignitosa.

Eh, beh, preferirei di no, riuscì a dire, con un tono da tengo famiglia. Le mie idee non sono ancora pronte per il pubblico. Devo limarle bene, non voglio rubare tempo a nessuno

Il capo sorrise appena, quanto basta per far capire chi comanda.

Allora aspetto le sue idee limatissime per fine settimana, rispose, marcando laspetto. Spero siano utili allazienda. Adesso riprendiamo.

Lucia si fece piccola piccola, con le guance rosse come salsa di pomodoro, e da lì in poi mentre tutti parlavano, il suo sguardo fuggiva continuamente verso il direttore. Dentro ribolliva di imbarazzo e nervosismo: colta sul fatto e, in più, con un compitino extra da consegnare.

Alessandra, seduta poco distante, si tratteneva a stento dal ridere. Osservava la scena come solo una vera lombarda: dalle finestre con gli occhi piccoli, mentre il resto del viso si allargava in un sorriso ironico. Le faceva quasi tenerezza vedere Lucia lottare per salvare la faccia dopo la figuraccia. Ogni tanto la spiava da sopra il portatile, ridacchiando tra sé.

Quando la riunione finì, Lucia balzò in piedi come se la sedia scottasse. Appena Vittorio annunciò la fine, si precipitò fuori dalla sala riunioni, seguita da Alessandra che a quel punto non si faceva alcun problema a sorridere apertamente. Lucia era visibilmente mortificata e nervosa, con quellaria da mi serve almeno un cornetto per riprendermi.

Appena entrate nel loro ufficio, Lucia si lanciò sulla sedia e chiuse il portatile con un tonfo teatrale.

Grazie per il sostegno morale, eh, brontolò, incrociando le braccia come durante una partita della Juve. Cosa ridi? Adesso mi tocca inventarmi qualcosa entro venerdì! Solo tre giorni!

Te lho detto mille volte: vietato distrarsi alle riunioni, le fece eco Alessandra, ridendo mentre preparava il tè. Estrasse una tavoletta di cioccolato (che in Italia rimpiazza sempre ogni ansia) e la mise vicino alla tazza. Dai, rilassati e ricomincia da qui.

Lucia guardò la cioccolata, il broncio le ammorbidì le labbra, ma subito tornò seria.

Lascia perdere il lavoro! sbuffò. Piuttosto, tema del giorno: il nostro nuovo capo!

Alessandra scrollò la testa, immersa nelle email. Era ormai vaccinata alle indagini della collega.

Lucia, nuovo è una parola grossa: sono due mesi che sta qui, rispose senza staccare gli occhi dal monitor.

Sì, ma appena arrivato ha stravolto tutto! Licenziamenti qua e là

Ha mandato via solo quelli che lavoravano quanto un fantasma a Ferragosto, replicò serena Alessandra. E a noi, anzi, lo stipendio lha alzato.

A quel punto si voltò per davvero verso Lucia:

E poi le riunioni ora durano la metà. Prima due ore di bla bla, ora si va dritti al punto.

Lucia ci rifletté un secondo, ma trovò subito la contro-obiezione:

Sì, e in cambio ogni settimana ci toccano rapporti e scadenze impossibili…

Alessandra rise più forte:

Però i progetti finiscono in anticipo. Visto? I risultati parlano chiaro.

Lucia sospirò, prese il cioccolato e ne spezzò un quadretto. Forse Alessandra aveva ragione, ma non voleva darla vinta.

Forse hai un po di ragione… ammise. Ma sai che ho sempre pensato fosse single? Invece secondo me ha qualcuno! Potrei fare una capatina alle Risorse Umane, va…

Alessandra lanciò unocchiata stanca, posando la penna. E secondo te questo cosa centra col lavoro?

Ma Lucia aveva già fatto la mappa mentale del tragitto verso le HR, immaginando domande delicate tipo: Allora, il dottor Moretti che vita sentimentale conduce?.

È sempre nervoso, pretende la luna insisteva Lucia. Comè che nessuno lo conosce bene? Voglio proprio scoprire cosa cè dietro

Alessandra la lasciò perdere, ormai rassegnata:

Dai Lucia, mettiamoci a lavorare, se no ti licenzia pure te!

Lucia si tappò le orecchie. Ormai cera troppo da scoprire per fermarsi!

No, devo saperlo assolutamente! decretò. Parlerò con le ragazze, magari qualcuna sa qualcosa.

Alessandra la guardò scettica già la vedeva farsi male con la sua curiosità incontenibile. Ma Lucia era già lanciata.

E infatti partì in quarta: ogni collega che incontrava veniva agganciato con domande apparentemente innocue che viravano insolentemente sulla vita privata del capo. Qualcuno rise, qualcuna finse di non capire, altri la liquidarono senza pietà.

Alle Risorse Umane la accolsero con il gelo tipico del mese di gennaio a Milano. Le ascoltarono con pazienza, poi la invitarono gentilmente a concentrarsi sulle sue mansioni e a lasciare perdere i Reality aziendali.

Lucia tornò in ufficio tutta mortificata e silenziosa come dopo una disfatta della Nazionale. Alessandra la osservava in silenzio, sperando che almeno quella batosta lavesse fatta rinsavire. Ma figurati: Lucia non si arrese! Cera chi la prendeva in giro (Ma ti piace eh?), e lei ormai si chiedeva sinceramente se il suo interesse fosse solo curiosità o qualcosa di più.

Un giorno decise di puntare su Marina della contabilità. In ufficio circolava la leggenda che Marina sapesse tutto di tutti la sua memoria era infallibile, meglio di una nonna allanagrafe.

Marina, tu sai sempre tutto! iniziò Lucia, fingendo indifferenza. Il capo Moretti… è single? Sposato? Fidanzato?

Marina girò la testa con fare da maestra e sorrise, ma con aria guardinga:

Lucia, mica mi occupo di gossip io, eh! E poi, a te che te ne importa?

Lucia si schernì, arrossendo sotto la frangia:

Così, curiosità! Magari mi interessa, è un uomo interessante…

Marina alzò le mani, tipico gesto da mamma milanese: Fatti gli affari tuoi.

Il tempo passava e Lucia era sempre più presa dai suoi pensieri, analizzando ogni dettaglio, ogni parola del capo, ogni sguardo. Alla fine, dentro sé, arrivò alla rivelazione. Un giorno entrò di corsa in ufficio:

Mi sa che mi sono innamorata! esclamò appena varcata la porta, il tono tra il tragico e il comico.

Alessandra, che in quel momento beveva un sorso di caffè, rischiò sul serio di strozzarsi. Posò la tazzina, sconvolta.

Di chi? chiese, cercando di mantenere il tono della solita mattina.

Del capo. Ecco perché mi interessa tanto la sua vita! Se è libero, passo allattacco.

Alessandra trattenne a stento il sorriso. Sapeva bene che dietro cera molto di più, ma era meglio non rivelare nulla.

E se invece è sposato?

Provo a farlo divorziare, scrollò le spalle Lucia con leggerezza, come se stesse scegliendo tra un tiramisù e una panna cotta. E tu mi aiuterai!

Follia pura… sbottò Alessandra, che a quel punto avrebbe voluto tanto essere altrove.

No, dai! Solo tu puoi aiutarci al venerdì al nostro prossimo evento. Vai a parlargli, chiedi perché è venuto solo. Fai la finta tonta!

E se lui si interessa a me?

Sei rossa, lui predilige le more. rispose Lucia, orgogliosa dellunica vera informazione scovata.

Alessandra storse il naso: stava per svelare il grande segreto che Vittorio, suo marito, e lei custodivano gelosamente. Davvero un casino rivelarlo davanti a tutti e soprattutto a Lucia, la quale si sarebbe dovuta arrendere alle proprie folli teorie.

***

Quella settimana Lucia sembrava unattrice in piena tournée: ogni pausa segnava su un taccuino le battute da rivolgere al capo, provava davanti allo specchio sorrisi e sguardi da femme fatale, fantasticava su future serate romantiche, viaggi e (ovviamente) cene a lume di candela, magari a Firenze o tra i vicoli di Napoli.

Alessandra la osservava con bonaria malinconia: sapeva che Lucia si era innamorata più di un ideale che di una persona. Vittorio in casa era tutto fuorché un principe: zero papirofiche, ma molto risotto e occhiaie post-riunione.

Il giovedì Lucia portò a lavoro una busta misteriosa e, a pranzo, ne estrasse un abito nuovo: sobrio ma col tocco da cacciatrice di sponsor, come dicono dalle parti di Milano. Si provò il vestito nel bagno dellufficio, si guardò e riguardò allo specchio, verificò la pettinatura, il trucco, la postura, poi corse da Alessandra in cerca di approvazione.

Che ne pensi? domandò, girandosi su sé stessa manco fosse sul red carpet del Festival di Venezia.

Sei elegante sì, rispose Alessandra, cauta come una commessa da Rinascente. Ma sei sicura sia il look giusto?

Ovvio! replicò Lucia, entusiasta. Così il capo non potrà non notarmi!

Alessandra però aveva un brutto presentimento: le cose sarebbero andate diversamente da quanto Lucia sperava. Ma era ormai impossibile disilluderla la collega era in modalità sogno.

***

Finalmente arrivò il venerdì giornata del grande evento aziendale. Lufficio sembrava una sala ricevimenti: luci ovunque, palloncini sulle colonne, tavoli pieni di parmigiane, taralli, panettoni e Prosecco. Laria era vibrante di chiacchiere e aspettative, con il brusio tipico del pre-serata italiana (Mi hanno detto che cè pure il Brunello!).

Lucia fu tra le prime ad arrivare. Abito impeccabile, trucco da influencer, girovagava con lo sguardo fisso allingresso sperando nelleffetto Cenerentola. Alessandra arrivò dopo, con il suo solito tubino nero che sta bene con tutto, pronta giusto per gustarsi una fetta di torta e due pettegolezzi.

Vittorio fece il suo ingresso da perfetto direttore milanese: completo blu, sorriso appena accennato, aria da non sono in banca ma quasi. Saluto a destra e a manca, due parole per tutti, una stretta di mano studiata e via sul palco per la solita miniritirata aziendale: Ringrazio tutti, obiettivi superati, si va avanti insieme, avanti col Lambrusco!.

Lucia aveva una concentrazione degna di una finale Champions. Si era ripassata i discorsetti da improvvisare, lucidato le scarpe, rimesso a posto la cintura almeno venti volte. Quando tutto si placò, corse da Alessandra.

Forza, il momento è arrivato! sussurrò, ansiogena come un caffè preso alle sei di sera. Vai da lui, chiedi come mai è venuto solo. Dai che ci conto!

Alessandra si irrigidì. Voleva tanto evitare quella parte, ma Lucia la guardava come si guarda il fornaio quando ti salva la colazione.

Lucia, non posso, balbettò. Non è proprio il caso.

Ma dai! È uninformazione innocua! Siamo amiche, aiutami!

Alessandra prese fiato. Era il momento di confessare tutto, di togliere un peso da cuore e consolle del computer.

Perché la voce si fermò un secondo. Perché Vittorio Moretti… è mio marito.

Lucia sparì dietro una maschera bianca: prima il pallore, poi il rossore, come quando tinciampi sui tacchi in Duomo. La bocca si aprì ma niente usciva.

Ma che cosa? Da quanto?

Sei mesi. Abbiamo tenuto tutto nascosto, spiegò Alessandra, non volevamo che si creassero strane energie in ufficio, favoritismi o chiacchiere. Scusa. Era meglio così.

Lucia arretrò di un passo, la faccia tra la delusione e la sorpresa, mentre dentro smontava tutte le sue fantasticherie.

Ma quindi tu lo sapevi sempre? E quando ti chiedevamo del capo, sorridevi e basta!

Certo che lo sapevo. Ma abbiamo fatto un patto: in ufficio, solo lavoro. Sennò saremmo stati seguiti peggio di Totti e Ilary.

In quel momento si avvicinò Vittorio, occhi svegli come uno che ha appena intuito che sta per scoppiare la rivoluzione.

Tutto bene? chiese, sfiorando delicatamente il gomito di Alessandra.

Sì… più o meno, bisbigliò lei.

Lucia non resse:

No, niente affatto! Avete tenuto nascosto tutto! Alle mie spalle!

Vittorio sorrise di taglio, deciso a togliere la suspense come si fa a Sanremo: Mi sa che qui serve una comunicazione ufficiale, disse. Colleghi, due parole!

Dalla sala si fece silenzio, qualcuno con la pizza in bocca, altri col Prosecco, qualcuno decifrava lespressione da adesso che succede?.

Mi avete chiesto più volte del mio stato civile. Io e Alessandra ci siamo sposati sei mesi fa. Labbiamo tenuto riservato per non mischiare privato e lavoro, evitare favoritismi e chiacchiere. Adesso però era il momento di dirlo.

Prende Alessandra per mano, lei arrossisce ma sorride; qualche mormorio, una standing ovation mini (Evviva! urlava Marina dellamministrazione, col solito entusiasmo da programma di Bonolis).

Ovviamente proseguì Vittorio con la calma di chi sa che domani ce lavrà comunque col traffico sulla Tangenziale , rimane tutto come prima: si lavora, si ride e si mangia la torta insieme. Adesso che la festa continui!

La musica ripartì, i bicchieri tintinnarono. Però Lucia restò ferma, dubbiosa. Poi tirò fuori un sospiro da pasticciere a dieta:

Tocca a me trovare un nuovo lavoro adesso… dopo tutto questo casino

Ma va! rispose Alessandra preoccupata. Perché?

Ho condotto mezzo ufficio a indagare sulla vostra storia, saranno tutti pronti a farmi la festa…

Ma figurati, la tranquillizzò Alessandra, stringendole la mano. Nessuno ce lha con te, era solo una situazione bizzarra, ma domani nessuno se la ricorderà già più.

Bizzarra è dire poco, replicò Lucia, osservando Vittorio, che gesticolava e scherzava con gli altri come uno zio al pranzo di Natale. Adesso capisco perché lo difendevi sempre. Ma tu sei troppo avanti, altro che capo o fan…

E rise, finalmente sgonfiando tutta la tensione come una pizza che lievita bene.

Potevi dirmelo, altro che Scandal! concluse ridendo.

Ti racconterò tutto col prossimo giro di Spritz, sorrise Alessandra rilassata.

Rimasero un attimo in silenzio a sentire la musica, guardando tutti gli altri che si godevano la serata, finalmente serene. Forse era davvero linizio di una nuova storia, questa volta senza più segreti né tra amiche, né tra colleghi, né tra marito e moglie.

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