Il lupo è venuto nel cortile ma non riusciva a mangiare. La donna ha osservato la sua gola e ha esclamato: «Chi ti ha fatto questo, poveretto?»

Il lupo veniva nel cortile e non riusciva a mangiare. La donna guardò con attenzione il suo collo e sussurrò: «Chi è stato a farti questo?»

In una remota borgata, accoccolata ai margini di un fitto bosco dellAppennino, apparve allimprovviso un lupo solitario. Giovane, forte, incontestabilmente selvatico ma, in modo strano, attratto più dagli uomini e dai cani di casa che dalla profondità della selva. Non cacciava di notte, non uccideva pollame e non mostrava aggressività. Arrivava, si sedeva vicino agli orti e guardava a lungo, con occhi attenti e quasi umani, come se volesse essere compreso.

Più di tutto lo attirava Lilla una cagnolina senza pedigree, ospite di Margherita. In paese ridevano, soprannominando la ragazza la promessa sposa del lupo, anche se per lei non era uno scherzo. Una mattina presto, uscendo per riempire la brocca dacqua, Margherita vide il lupo acciambellato accanto alla cuccia della sua cagnolina. Gli occhi del lupo erano colmi di tristezza: nessuna rabbia selvaggia, solo pura disperazione.

Cosa poteva essere successo a quella creatura così strana, e perché quel lupo tornava sempre al suo cortile?

Allinizio, i discorsi in paese sul lupo erano ansiosi, ma col tempo la paura si attenuò. Non attaccava bestiame, non aggrediva le persone si aggirava tra le case, avvicinandosi ai cani. Si teneva lontano dai maschi, mentre cercava la compagnia delle femmine, quasi in cerca di una compagna. Così il suo modo di vivere lo portò proprio alla porta di Margherita.

Lilla non mostrava timore, anzi scodinzolava felice. Il lupo alternava lo sguardo tra lei e la finestra della casa, come se aspettasse un permesso. Margherita, pur partecipando alle battute paesane, sentiva che dietro a quel comportamento si celava qualcosa di più profondo.

Una mattina, nonostante il fracasso dei secchi, il lupo non scappò. La ragazza scoprì sul suo collo un segno scuro. Sembrava una cintura o forse un collare. Lidea che un animale selvatico potesse portare quella cosa non le dava pace. Il lupo presto sparì, ma la preoccupazione non la lasciò.

Quella sera, Margherita portò della carne nellorto e tutto si chiarì. Il lupo non riusciva a mangiare: leccava i pezzi e provava invano a masticarli. La bocca si apriva a fatica. La paura svanì: un predatore incapace di nutrirsi non può essere pericoloso.

Ogni giorno tagliava la carne sempre più sottile, così che il lupo potesse inghiottirla. Si avvicinava di più, parlava piano, come si fa con un bambino. E, un giorno, riuscì a sfiorare la sua testa.

Sotto la mano sentì un vecchio collare di cuoio, ormai incastonato nella carne. Un segno indelebile della crudeltà umana, una trappola mortale. Margherita, raccogliendo tutto il suo coraggio, prese il coltello, trovò la fibbia e la recise. Il lupo sobbalzò, scattò via e scomparve tra gli alberi.

La mattina seguente, portò il collare al negozio del villaggio. Gli uomini lo riconobbero subito: anni prima, dalla stazione di addestramento era fuggito un giovane lupo. Lui, proprio lui. Si accese una esilarante discussione, ma Margherita pensava solo che finalmente ora il lupo poteva respirare libero.

E tornò. Mangia ormai senza difficoltà, diventava ogni giorno più robusto. Una volta, sazio, si avvicinò con dolcezza e poggiò la testa sulle sue ginocchia.

Il vero stupore arrivò dopo. Lilla partorì portò quattro lupacchiotti e un cucciolo nero. Il paese si stupì: il solitario non aveva perso tempo.

Il lupo venne a trovare spesso la sua prole, portando cibo, annusando e leccando i piccoli. Margherita osservava dalla finestra, comprendendo che quel lupo era ormai padre, e il suo cortile si era trasformato in parte della sua famiglia.

Un giorno arrivò un uomo rozzo il proprietario della stessa stazione. Chiedeva indietro il lupo, voleva acquistare i cuccioli e di fronte al suo rifiuto passò alle minacce. E accadde ciò che il paese avrebbe ricordato a lungo.

Il lupo balzò oltre la staccionata, rovesciò luomo e si pose tra lui e la donna con i suoi piccoli. Il villano fuggì terrorizzato, mentre Margherita comprese definitivamente: davanti a lei cera quel lupo che era scappato dagli uomini.

I cuccioli, crescendo, seguirono il padre nel bosco. Negli anni, i cacciatori raccontavano storie di strani lupi neri nei dintorni. Margherita sorrideva: erano i nipoti di Lilla.

Il lupo venne ancora molte volte alla sua casa. Ma, come diceva lei, quella è già unaltra storia.

A volte la fiducia nasce dove la si immagina meno: tra una persona e la natura selvaggia. Margherita non ebbe paura di mostrare compassione, e il lupo ricambiò come meglio poteva con protezione e fedeltà.

Così il solitario trovò la sua famiglia, e la donna una storia che dimostra: il bene ritorna sempre.

E voi cosa ne pensate credete che le creature selvatiche possano ricordare il bene e rispondervi?

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Il lupo è venuto nel cortile ma non riusciva a mangiare. La donna ha osservato la sua gola e ha esclamato: «Chi ti ha fatto questo, poveretto?»
Conosco il tuo segreto di trent’anni fa” sussurrò la cognata