“L’Angelo dal Segreto Nascosto”

Un angelo con un segreto

Mi ricordo come se fosse ieri quella sera di tanti anni fa, quando Leonardo era seduto nella cucina della madre, stringendo tra le mani una tazza di tè fumante. Nei suoi occhi brillava un entusiasmo fuori dal comune, e sulle labbra affiorava spesso un sorriso sognante. Non poteva smettere di parlare di LEI di quella ragazza che era comparsa allimprovviso nella sua vita, stravolgendola completamente.

È davvero un angelo! esclamava con fervore, guardando la madre. Nel suo tono cera una tale ammirazione Dolce, gentile, bella la guardo e non riesco a credere che sia con me. Ma cosa ha trovato in un tipo normale come me? Non sono certo uno che punta alle stelle.

Maria, seduta dallaltro lato del tavolo, lo ascoltava con attenzione, illuminata da quel sorriso tenero e comprensivo che solo le madri sanno avere. Aveva già notato che Leonardo era cambiato: più vivo, felice, animato da una luce nuova. E adesso, vedendolo così perso, non aveva più dubbi suo figlio si era veramente innamorato.

Ah, figlio mio, ti sei preso una bella cotta! scoppiò a ridere Maria, adagiandosi sulla spalliera della sedia. Quando ce la presenti, questa ragazza?

Leonardo indugiò, abbassando lo sguardo con un misto di insicurezza e lieve preoccupazione. Voleva che tutto andasse per il verso giusto, desiderava tanto che la madre vedesse quanto quella ragazza fosse speciale.

Credo presto rispose infine, ritrovando il coraggio di guardare Maria negli occhi. Ma aspetta che sia lei a sentirsi pronta. Per lei conoscere i miei genitori è un passo enorme, vuole prima essere sicura di quello che sente.

Maria annuì, comprendendo la cautela della ragazza. Sapeva bene quanto fosse importante lasciar vivere i sentimenti nel loro ritmo naturale, senza forzarli.

Speriamo che la convinci, allora, disse dolcemente, accarezzandogli affettuosamente i capelli perfettamente sistemati.

Leonardo scattò indietro, simulando unespressione risentita.

Mamma, ma cosa fai! protestò, sistemandoseli di nuovo. Non sono un bambino!

Maria rise di nuovo, con gli occhi pieni damore e di calore.

Venite sabato, propose, lasciando cadere ogni scherzo. Farò una torta. Ho deciso di regalarmi un giorno libero, stavolta non ricevo nessuna cliente.

Leonardo rifletté un attimo. Sapeva che era unoccasione perfetta, e che sua madre non vedeva lora di fare questo passo.

Va bene, acconsentì infine, risoluto. Proverò a chiederle. Sabato può andare.

Maria, da ormai tanti anni, si arrangiava facendo la manicure in casa: la sua camera era diventata un piccolo salone, con il tavolino ordinato, tutto il necessario riposto con cura, le mensole con gli smalti di ogni tonalità, una poltrona comoda per le clienti. Negli anni, tra le sue mani erano passate centinaia di donne e ragazze. Ognuna con il suo modo: cera chi era timida e faticava a scegliere un colore, chi invece parlava ad alta voce della sua vita. E cerano anche quelle arroganti, che controllavano ogni utensile con aria di sufficienza e trovavano sempre qualcosa da ridire. Maria, però, aveva sempre saputo gestirle tutte con cortesia ma anche con fermezza, pronta a cambiare discorso se serviva.

Eppure, una cliente le era rimasta impressa come nessunaltra. Si chiamava Assunta una ragazza apparentemente normalissima: ben vestita, niente vezzi vistosi, sempre gentile e misurata, amante dei toni pastello e mai un lamento sul prezzo. Maria provava anzi una simpatia genuina per lei: sembrava davvero una brava ragazza, semplice e a modo.

Ma fu un pomeriggio che Assunta, mentre Maria stava creando un nuovo disegno sulle sue unghie, cominciò a parlare. Aveva un tono lento, come chi soppesa ogni parola, ma quel che raccontava lasciò Maria senza fiato.

Ho tre figli, disse Assunta, fissando i suoi polpastrelli.

Maria, limetta in mano, rimase ferma, sorpresa.

Davvero? chiese con cautela. E dove sono?

Uno col padre, il secondo in orfanotrofio, rispose tranquilla Assunta. Il più piccolo vive con me, ma a breve andrà anche lui in istituto.

Nel piccolo salotto calò una pausa pesante. Assunta tuttavia continuò con naturalezza:

Sa, i figli possono essere un ottimo modo per sistemarsi. Basta scegliere bene luomo.

E così, senza il minimo imbarazzo, rivelò la sua strategia di vita. Il matrimonio non laveva mai interessata. Lei cercava uomini benestanti, già impegnati o sposati. Iniziava una relazione, li lasciava affezionare e poi rimaneva incinta.

Un uomo sposato è molto più generoso, spiegava, sistemando una ciocca dietro lorecchio. Non vuole guai, paura che la moglie scopra tutto. Così è pronto a pagare, in ogni senso. Anche solo per cancellarmi dalla sua vita.

Ne parlava con laria di chi suggerisce una ricetta della nonna. I figli, nati da quegli intrecci, erano solo strumenti: una volta sfruttati, diventavano pesi.

È il mio modo per ottenere una vita comoda, proseguì. Può giudicarmi, se vuole. Ma, vede, a venticinque anni ho un appartamento in centro a Firenze, una macchina costosa, unattività che mi rende. E lei? Niente di tutto ciò. Ha il doppio dei miei anni e passa le giornate a servire ragazze più fortunate. Io al bar posso spendere quello che lei prende in una settimana!

Le parole di Assunta ferirono Maria, ma lei tentò di non darlo a vedere. Trattenne il respiro e, con voce bassa ma decisa, chiese:

Ma sono tuoi figli come puoi abbandonarli?

Nel suo tono cera tutta la tristezza e lincredulità di chi proprio non capisce: come si fa a rinnegare il legame più grande che esista? A rifiutare quei piccoli che chiamano mamma?

Assunta si lasciò scappare una mezza risata.

Educare un figlio richiede tempo, e io non lho. In orfanotrofio magari troveranno una donna buona che li adotterà. Ma non sarò io.

Lo disse come si commenta il tempo o un nuovo colore per le unghie. Maria rabbrividì. Assunta, accortasi, diventò brusca:

Non mi guardi così! Non ho mai voluto essere madre. Non fa per me! Sveglie di notte, pannolini, grida No, grazie.

Nel suo sguardo solo fermezza. Si sistemò il maglione firmato, inghiottendo ogni emozione dietro il solito distacco.

Maria riabbassò le mani sugli attrezzi da manicure. Dentro di lei, una tempesta: rabbia, compassione, sconforto e un senso di impotenza.

Davvero pensa sia la scelta giusta? chiese, sperando in un dubbio, seppur minimo.

Assunta si mise a ridere:

La scelta giusta è ciò che mi assicura agio e serenità. Il resto non conta.

Maria non riusciva nemmeno a nascondere il proprio sgomento, ormai. Guardava la ragazza cercando, invano, una traccia di umanità.

Come hai potuto pensare una cosa simile? lasciò andare, con una nota di dolore incredulo nella voce.

Assunta fece spallucce: oggi voleva sfogarsi. Perché no? Maria lavrebbe vista per lultima volta; avrebbe trovato unaltra estetista con i soldi non era un problema. Peccato, pensava Assunta: Maria era brava, precisa, metteva passione. Ma non era di certo lunica.

È successo tutto per caso, iniziò, osservando ancora le unghie. Avevo diciannove anni. Mi ero innamorata, perdutamente. E lui era sposato. Io ero solo un diversivo.

Sospirò, perdendosi nei ricordi. Maria attese in silenzio.

Quando lho capito, ero già incinta di quattro mesi. Troppo tardi per abortire. Così ho partorito, e lui ha finito per regalarmi un appartamento: voleva la tranquillità. Il figlio se lè preso lui non so come abbia fatto con la moglie.

Nessuna tristezza nel tono, solo calcolo.

Fu allora che capii che potevo sfruttare la situazione e costruirmi il futuro. Così ho continuato.

Riprese fiato, come in cerca del coraggio di indossare quella maschera ancora una volta.

Ora però mi mantengo da sola, aggiunse con più decisione, come a convincere se stessa. Forse troverò un uomo serio, mi sposerò, avrò dei bambini da crescere. E andrà tutto bene.

Lo disse con un sorriso da copertina, ma negli occhi, fugace, balenò qualcosa che subito cercò di celare.

Per tutto il tempo Maria aveva continuato il suo lavoro, evitando di incrociare il suo sguardo. Denso di giudizio, silenzioso: avrebbe voluto urlarle tutto, ma si trattenne.

Non hai paura che qualcuno possa scoprire cosa nascondi? Che venga fuori la tua doppiezza? domandò infine, senza livore, ma con unamarezza sincera.

Assunta ghignò, gli occhi di ghiaccio.

Ho lasciato il mio passato alle spalle, replicò, tranquilla. Vivo ora dallaltra parte dello Stivale, nessuna delle mie amiche sa nulla. Mia madre non vuole più saperne di me e il resto? Chi può raccontarlo? Tu? concluse, fissando Maria, ironica.

Maria sentì un moto di rabbia. Pose con forza la limetta, si raddrizzò, la fissò dritta negli occhi.

Di certo non ho tempo né voglia di occuparmi delle tue faccende! E mai sparlerei di te! ribatté piccata. È la tua vita, ma lascia che ti dica una cosa: tutti i segreti, prima o poi, vengono a galla. Puoi coprirli come vuoi, qualcosa salterà sempre fuori.

Respirò a fondo, riprese a parlare in tono pratico:

Ho finito. Sei soddisfatta?

Assunta non rispose subito: osservò le unghie, scrollò le mani, scivolò il denaro alcune banconote di euro sul tavolo.

Sì, disse fredda. Ma non metterò più piede qui. Mi basta così. Arrivederci o meglio, addio.

Si alzò, sistemò la borsa sulla spalla e uscì senza voltarsi. Maria rimase immobile a guardarla andar via.

La porta si chiuse, lasciando solo il battito dellorologio nella stanza. Maria ripose gli attrezzi. Le tornavano in mente Assunta, i suoi figli, le diverse strade che gli esseri umani percorrono in cerca della felicità e della responsabilità.

Da allora Assunta non si fece più vedere. Maria, ogni tanto, ci pensava, ma provava a scrollarsi di dosso quei pensieri. Ognuno sceglie il proprio cammino. E porta il peso delle proprie decisioni.

*********************

Maria meditava a lungo su come organizzare lincontro con la possibile futura nuora. Lappartamento in città era stretto, poco invitante, troppo ordinario. Meglio la casa in campagna vicino a Siena! Lì, tra il profumo dellerba e dei fiori, si poteva apparecchiare nel gazebo, preparare una grigliata, chiacchierare sotto il cielo terso latmosfera giusta per rompere il ghiaccio.

Quella mattina Maria era tutta indaffarata: lucido dappertutto, fiori freschi nelle ciotole, antipasti pronti. Lanciate occhiate continue allorologio, sempre più emozionata. Per lei era più di una semplice presentazione: segnava il momento in cui suo figlio era diventato adulto, deciso nei sentimenti, capace di scegliere quella che forse sarebbe stata la donna della sua vita.

Anche Leonardo era tutto un fermento, correva per la casa, riparava il cancello, spazzava i vialetti, sistemava le sedie nella veranda, chiedendo ripetutamente: Mamma, manca qualcosa? Mi sto dimenticando qualcosa? Maria solo sorrideva: Va tutto benissimo, stai tranquillo. Ma dentro anche lei tremava dansia.

Allorario stabilito, Leonardo indossò la camicia fresca, si passò una mano tra i capelli e disse:

Vado a prendere Assunta. Siamo qui tra mezzora.

Vi aspetto, rispose Maria, celando lemozione.

Rimasta sola, osservò la tavola: la tovaglia pulita, la frutta brillante in centro, un mazzo di fiori di campo. Tutto profumava di buono e di casa autentica. Maria si impose un respiro profondo per allontanare i tremiti. Suo figlio, questa volta, faceva davvero sul serio: mai aveva portato una ragazza per una presentazione così ufficiale. Quel giorno aveva addirittura comprato un anello! Lei lo aveva saputo la sera prima, guardando il suo sorriso radioso.

La mezzora svanì in un istante. Maria, in piedi vicino al cancello, scrutava la via. Alla fine vide lauto di Leonardo. Lui scese, fece il giro, aprì lo sportello. Ne uscì una ragazza alta, bionda, col vestito bianco e leggerissimo. I capelli ondeggiavano nella brezza, il vestito seguito dai suoi passi aggraziati.

Leonardo le prese la mano, e insieme si avvicinarono alla casa. Maria, col cuore che batteva più forte, ammirò quella coppia: Leonardo così sorridente, lei così leggera, quasi sospesa tra sogno e realtà.

Quando si avvicinarono, Maria guardò meglio il viso della ragazza. Qualcosa in lei le pareva familiare, ma erano gli occhiali da sole, grandi quasi quanto il viso, a confonderla. Davvero un angelo le passò per la testa, ricordando come suo figlio la descriveva.

Mamma, lei è Assunta, disse Leonardo, spingendola dolcemente avanti.

Maria era pronta a complimentarsi, a farle notare quanto le donasse quellabito candido. Ma improvvisamente Assunta si arrestò, i movimenti divennero lenti e innaturali. Si sfilò gli occhiali, e allora Maria vide bene i suoi occhi gli stessi che aveva visto mesi prima, durante quella confessione che laveva ghiacciata.

Assunta voltò lo sguardo verso Leonardo. Le sue labbra tremarono, ma la voce fu ferma e dura:

Dobbiamo lasciarci.

Leonardo impallidì, avanzò con la mano tesa, come per trattenerla, ma lei si ritrasse.

Perché? sussurrò lui, incredulo. È successo qualcosa? Ma noi

Non voglio spiegare, lo interruppe lei senza la minima esitazione. È finita. Basta.

E, senza aspettare risposta, si girò e si allontanò velocemente verso il cancello. Maria e Leonardo rimasero impietriti da quellinaspettato colpo di scena.

Pochi istanti dopo si sentì arrivare una macchina; Assunta salì, e si allontanò senza voltarsi.

Leonardo si lasciò cadere sui gradini del portico, le spalle curve, lo sguardo vuoto. Maria si sedette accanto a lui, gli posò una mano sulla spalla, ma lui non reagì.

E Maria capì tutto. Le tornarono in mente le sue parole, dette mesi prima: Tutto quello che si nasconde, prima o poi, emerge. Ora avevano un senso terribile. Era solo un caso che Assunta, tra tanti uomini, avesse scelto proprio il figlio di chi conosceva il suo passato? O era una crudele coincidenza, una fatalità che aveva distrutto la fragile felicità di Leonardo?

Maria scrutava la strada, il cuore stretto per il figlio. Ora lui non aveva bisogno di parole, ma solo di tempo. Tanto tempo, per digerire e rinascere

********************

Il silenzio della sera, fino a poco prima così dolce, divenne pesantissimo. Da lontano si sentiva abbaiare un cane, e quel rumore fece sobbalzare Leonardo. Alzò gli occhi verso la madre, carichi non solo di dolore ma anche di smarrimento, come il bambino che non capisce come il mondo possa essere improvvisamente così crudele.

Leonardo rimase seduto sul portico, con lo sguardo nel vuoto. Il sole scendeva dietro gli ulivi, ombre lunghe tra il prato, ma di quella bellezza non si curava. Dentro era solo gelo: niente lacrime, niente rabbia, solo vuoto.

Maria si sedette accanto a lui. Non lo pressò, restò lì, vicina come quando lui, da piccolo, tornava con un ginocchio sbucciato o con la prima delusione.

Passarono almeno dieci minuti prima che Leonardo mormorasse:

Mamma Perché succede? Perché a me? Io per lei avrei fatto tutto

Maria fece un respiro profondo. Sapeva di dover essere sincera, anche se sarebbe stato doloroso.

Figlio mio, esordì cauta. Cè una cosa che devo dirti. Io questa ragazza lho già vista.

Leonardo si voltò di scatto, stupito.

Quando? Dove?

È venuta da me a fare la manicure mesi fa. E mi ha raccontato la sua storia.

Maria si interruppe, raccogliendo coraggio. Leonardo taceva, ma nella sua postura rigida si capiva che non avrebbe lasciato cadere la questione.

Ha dei figli, Leonardo. Tre. Uno vive col padre, uno è in orfanotrofio, uno ancora con lei, ma anche lui presto sarà affidato ad altri. Lei non voleva fare la madre. I figli sono stati per lei solo uno strumento per ottenere soldi, casa, sicurezza. Ha sempre cercato uomini ricchi, ci ha fatto dei figli e poi ha riscosso il suo prezzo.

Mentre Maria parlava, le parole ricadevano come pietre. Leonardo impallidì sempre di più, ma non la interrompeva. I pugni stretti fino a sbiancarsi.

Oggi, appena lho vista, ho riconosciuto subito chi fosse. E lei ha riconosciuto me. Ecco perché è andata via di colpo.

Tra loro calò un silenzio cupo. Un latrato lontano, una macchina in movimento, ma erano su un altro pianeta.

Ma comè possibile? sussurrò infine Leonardo. Era così dolce, premurosa. Avevamo progetti, io avevo comprato persino lanello

La voce si spezzò. Maria gli prese forte la mano.

So quanto fa male, figlio mio. Ma è meglio così. Meglio sapere la verità ora, che soffrire peggio domani.

Leonardo si coprì il volto con le mani. Allinizio non si mosse, poi tremò leggermente. Maria lo tirò verso di sé, lo abbracciò, stringendolo come quando era piccolo.

Se vuoi piangere, fallo. Non cè nulla di male. Il dolore passa, piano ma passa.

Non pianse. Rimase appoggiato a lei. Maria lo carezzava piano, pensando a tutte le altre volte che era stato lei il rifugio dopo una caduta.

Perché la gente è così? sussurrò. Perché giocano coi sentimenti degli altri?

Non tutti lo fanno, rispose Maria. Ma cè chi non sa amare davvero. Cerca solo la convenienza. I sentimenti veri sono un mistero o addirittura un fastidio, per certi cuori.

Leonardo si tirò su, asciugandosi gli occhi. Cera ancora tanto dolore nel suo sguardo, ma un riflesso di lucidità cominciava a farsi strada.

Quindi, per tutto questo tempo mentiva?

Sì. Ma non è colpa tua. Hai solo incontrato una persona incapace di amare sinceramente.

Il sole era sparito, il giardino immerso nel crepuscolo. Maria si alzò, offrendo la mano a Leonardo.

Dai, torniamo in casa. Prepariamo un té. Parliamo. Ti serve sfogarti. E poi quando sarai pronto, ricomincerai da capo. Fidati, col tempo andrà meglio. Ma stanotte concediti pure la tristezza.

Leonardo annuì. Non sapeva ancora come avrebbe fatto a rimettersi in piedi. Ma sentiva che sua madre era lì accanto a lui e già questo, in quel momento, era tutto.

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