Guarda, ti racconto una cosa che forse ti farà sentire meno sola, perché spesso leggiamo storie di altre mamme che non sanno davvero come andare avanti, e io mi sono proprio riconosciuta in una di queste storie. Non lo faccio per giudicare nessuno, ma perché, quando hai figli e sei in difficoltà, non puoi stare lì ad aspettare che il denaro piova dal cielo. A me nessuno ha regalato niente. Tutto quello che ho oggi, me lo sono sudata.
Ho lasciato casa mia che avevo solo sedici anni. Testarda, forse anche un po ingenua pensavo di essere già adulta. E poi il mio ragazzo Marco, allepoca mi sembrava la mia ancora siamo andati a vivere insieme in un monolocale minuscolo qui a Bologna. Cera la cucina praticamente dentro il soggiorno, la cameretta separata da un divisorio sottile e il bagno in fondo al cortile. Niente di speciale, ma era nostro. Due anni dopo, appena compiuti diciotto anni, sono rimasta incinta del mio primo figlio.
Allinizio andava tutto quanto bene. Lui faceva il tassista, tornava la sera con un po di soldi e quei pochi euro bastavano per la spesa e per pagare laffitto. Mai niente di extra, però almeno non mancava nulla. Ma quando Mattia aveva quasi un anno, ho cominciato a vedere che Marco tornava sempre con meno soldi: mille scuse lavoro che scarseggiava, troppa concorrenza, macchina sempre rotta. Io, fidandomi, gli credevo.
Poi rimango incinta di nuovo, stavolta di mia figlia, Giulia. Ero al quarto mese, quando Marco se nè andato senza nemmeno darmi il tempo di capire cosa stesse succedendo. Un giorno è entrato, ha raccolto due vestiti e se nè andato da unaltra donna. Senza salutare. E sai cosa fa male? Non tanto solo il fatto che mi abbia lasciata, ma tutto il gossip che è partito dopo vicini, parenti, gli amici del quartiere: tutti sapevano che lui vedeva questa tizia già da mesi, che si faceva trovare sotto casa, che dormiva da lei. Nessuno però aveva mai detto una parola, non prima che me ne accorgessi da sola, già sola, incinta, e con Mattia piccolo.
Da quel giorno Marco è sparito. Mai una telefonata per sapere dei figli, niente soldi nemmeno per i pannolini. Mi sono ritrovata seduta per terra, piangendo tutto il giorno davanti ad un frigo vuoto. Il latte quasi finito, il secondo bimbo in arrivo, laffitto che scadeva, non avevo vestitini, né un lettino per la piccola. Ho pianto. Ma il giorno dopo mi sono alzata e mi sono detta: non posso continuare così.
Ho iniziato proprio in quel monolocale. Ho chiesto un po di fiducia alla drogheria sotto casa: mi facevano prendere la spesa e io mi mettevo a fare torte in tazza, budini e biscotti. Li fotografavo con il telefono e li mettevo sui social, WhatsApp, Instagram. Non ho mai nascosto la verità: Vendo dolci fatti in casa per comprare pannolini e latte. Qualcuno comprava perché si commuoveva, altri perché davvero apprezzavano. Con quei soldi coprivo la spesa, mettevo via un po per laffitto, comprare il minimo indispensabile.
Poi ho iniziato anche con qualche pranzo da asporto risotti, minestre, pollo in umido, polpette. Un signore del quartiere, Giovanni, mi faceva da corriere con il suo scooter. Gli pagavo la consegna. Mi alzavo alle cinque per cucinare, col pancione e Mattia che mi girava attorno. Qualche giorno ero talmente stanca da sedermi e scoppiare a piangere. Però la mattina dopo mi rimettevo ai fornelli.
Riunivo letteralmente ogni centesimo. Poco prima di partorire, mia madre mi chiamò e mi disse di tornare a casa loro a Modena, che non dovevo restare sola. E lì è nata Giulia. Da allora, miei genitori sono stati la mia forza. Non mi mantengono, ma mi tengono dritta: mi aiutano con i bambini quando ho ordini e lavoro da consegnare.
Oggi Mattia ha sei anni, Giulia cresce in fretta. Con mia mamma abbiamo avviato una piccola pasticceria artigianale. Non è niente di enorme, ma abbiamo trovato un localino, facciamo torte per compleanni, tavoli dolci per feste e ordini speciali. Non siamo ricche, ma non vado a dormire affamata e soprattutto dormo serena sapendo che domani i miei figli avranno qualcosa da mangiare.
So che fa male essere lasciate così da un uomo, soprattutto quando hai dei bimbi. Non è giusto, per niente. Però davvero quando hai figli, non puoi aspettarti che qualcuno arrivi a salvarti. Nessuno è venuto a salvare me. Non hai il lusso di mollare, se sei mamma.





