Per mia mamma, occuparsi della sua nipotina è una sfida “impossibile”.

Tutti i miei amici hanno madri che sembrano pronte, come per magia, a occuparsi dei nipoti senza fatica. Per la mia mamma, invece, prendersi cura della sua nipotina sembra qualcosa di impossibile, una montagna irraggiungibile. Ripete allinfinito la stessa litania: È tua figlia, io ho già cresciuto la mia. Mia figlia, Bianca, ha cinque anni e frequenta la scuola materna. Due anni fa, finito il congedo di maternità, sono dovuta tornare a scuola: insegno ai bambini piccoli, quindi non posso certo prendermi molte giornate libere. In queste situazioni, sarebbe un sogno avere mia madre vicino.

Eppure, ho tantissimo tempo libero, soprattutto dinverno, da quando non ho più la casetta in montagna. Lei trascorre le giornate a casa, a guardare Un medico in famiglia e a raccontare storie al telefono con le sue amiche, come una regina dietro le sue tende di pizzo, senza nessun impegno o distrazione. La settimana scorsa siamo andate dalloculista e ho scoperto che Bianca ha problemi di vista; servirà portarla alla clinica oculistica per dieci mattine di fila, prendendola dallasilo verso le 13. Tutto è a due passi: scuola, clinica, casa della nonna.

Bianca, la mia bambina, è un gioiellino: educata, delicata, non alza mai la voce, non sparge merendine sui tappeti, mangia quello che cè in tavola. Mia madre lo sa, ma sembra provarle una strana, inspiegabile avversione. Laltro giorno avevo davvero bisogno di lei: sia io che mio marito Matteo avevamo il turno a scuola. Un miraggio sarebbe vedere mia madre bussare alla porta con la sua borsa beige e offrire aiuto per qualche giorno, ma questa scena non si materializza mai nei sogni, solo nei racconti delle altre madri.

Per fortuna, abita accanto a noi la nonna Maria, che ultimamente sembra avere solo il tempo che scivola come sabbia tra le dita. Sarebbe tutto così semplice: potrebbe badare a Bianca mentre siamo al lavoro, senza spese aggiuntive, senza complicazioni, dato che condividiamo lo stesso cortile interno di via Garibaldi. Questo ci toglierebbe lansia che ci sveglia di notte, io e Matteo.

Da quando la mamma è andata in pensione, la aiuto con i soldi: ogni mese le passo degli euro, pago laffitto del suo bilocale a Milano sempre per intero, due volte al mese. Quando andiamo a fare la spesa da Esselunga, la porto con noi e, incredibilmente, paga tutto lei, ma è come se diventasse subito invisibile. Le regalo cose belle ogni Natale e per la sua onomastico, collane, foulard e profumi francesi. Tutto questo mi sembra un gesto naturale, ma lei sembra considerarlo scontato, come se fosse mio compito portarle formaggi, pagare le bollette, correre alla posta. Eri bambina ieri, oggi devi pensare a me, questa è la regola che sogna mia madre. Ma io non riesco a capire: il mio cuore mi dice che mia figlia Bianca è la mia responsabilità, ma non è un peso che voglio portare da sola.

Forse le nonne non hanno davvero nessun dovere verso i propri figli, eppure spesso scelgono di aiutare ma in questa strana Italia notturna, tutto accade al contrario. Mi domando se sia giusto, o se il dolore che sento sia solo uno scherzo di questa Milano di sogno e di nebbia. Io mi affanno tanto per mia madre, e lei sembra non accorgersene, come se fossi una figura sfocata dietro il velo di una tenda leggera, in una mattina in cui ancora non è giorno.

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