Il sogno che si avvera
Elisa entrò nel vagone della metropolitana, si sedette su un posto libero, scrutò i passeggeri con il suo solito sguardo che gli amici definivano “di lupa”, come dicevano sempre loro. Non trovando nessuno che meritasse la sua attenzione, chiuse gli occhi.
“Chissà, che tipo di sguardo ho davvero?” si chiese Elisa.
Non riusciva a capire perché i suoi amici chiamassero quel modo di guardare lo sguardo della lupa. Valutare le persone le veniva naturale alla fine lo fanno tutti ma cosa centrava la lupa? Forse la lupa guarda in modo diverso? Se sì, come? Forse con cattiveria? O con superiorità? Magari con arroganza o con un po’ di disprezzo?
Aveva già chiesto ai suoi amici, ma nessuno era stato in grado di spiegare davvero cosa intendessero.
Attenzione, le porte si aprono
Elisa socchiuse leggermente gli occhi, giusto il tempo di vedere chi entrava, poi li richiuse.
Come fanno le altre ragazze a conoscere dei ragazzi in metropolitana? Perché io non incontro mai qualcuno di interessante?
Finalmente annunciarono la sua fermata. Elisa aprì gli occhi, si alzò e si avviò verso luscita. Quando le porte si aprirono, scese.
Elisa uscì dalla metro e si diresse verso la fermata dellautobus. Quando vi arrivò, capì subito che lautobus era appena passato: alla fermata non cera anima viva. Decise allora di farsi il tragitto a piedi.
– Signorina! Le si è slacciata una scarpa! – la raggiunse un uomo di circa quarantanni, facendole cenno di guardare i piedi.
Elisa abbassò lo sguardo: aveva ragione. Si accovacciò e si mise a rifare il nodo. Luomo rimase lì accanto e Elisa capì subito che avrebbe tentato di attaccare bottone. Infatti, appena si alzò, lui prese la parola:
– Sa, i lacci sono proprio una seccatura Se sono slacciati si inciampa e ci si sporca. E quando sono sporchi, legarli è un vero spasso!
Elisa sorrise: lì intorno era tutto asciutto, pulito. Ma rispose:
– Grazie, ha fatto bene ad avvisarmi.
Riprese il cammino verso casa, ma luomo la seguì.
– Permette che laccompagni? Io sono Massimo, piacere.
– Certo, grazie, io sono Elisa.
Elisa avrebbe potuto rispondergli di no e già guardandolo sapeva che tra loro non sarebbe mai successo nulla. Si immaginava il suo ragazzo in tuttaltro modo. Però le sue amiche le raccontavano spesso che, quando avevano conosciuto i loro fidanzati, non avevano provato nulla di speciale allinizio. Così, Elisa dava sempre una possibilità. Magari quelluomo si sarebbe rivelato diverso, sorprendente.
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Massimo ed Elisa camminarono e chiacchierarono un po’. A dire il vero, Elisa si annoiava. Così, invece di andare sotto casa sua, si fermò davanti al portone di unamica di famiglia, di cui ricordava il codice dingresso.
– Grazie Massimo per la compagnia. Io abito qui.
– Elisa, ci scambiamo i numeri? Così magari ci sentiamo.
Naturalmente Elisa gli diede il numero vero: sapeva che di solito poi nessuno la chiamava davvero. E anche se lo facevano, poteva sempre dire di no a un incontro. Entrò nel portone, aspettò cinque minuti senza salire, poi uscì di nuovo e tornò a casa sua.
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– Ecco la mia Elisina! – fu il saluto di sua madre appena entrò. – Su, togliti il cappotto, entra. Abbiamo ospiti! Ricordi la zia Marina? Avevo lavorato con lei. Finalmente è passata a trovarci! E questo è suo figlio Vittorio.
– Piacere, – disse Elisa guardando Vittorio. Lui la osservava a sua volta, inevitabilmente valutandola.
Quello che cè, cè pensava Elisa in casi così, ma non lo diceva mai ad alta voce perché pure lei valutava il prossimo.
Non sapeva se lei gli fosse piaciuta, ma lui a lei – almeno finché non parlava – non piacque per niente.
Se Massimo le era parso troppo vecchio e noioso, Vittorio invece era troppo rotondetto e un po calvo. Be, in realtà la calvizie era ancora agli inizi, ma si vedeva già. Però, magari avrebbe saputo conquistarla con il suo carattere.
La misero subito a sedere accanto a Vittorio, le versarono il tè, le porsero un enorme pezzo di torta, e zia Marina iniziò a lodare il figlio come fosse un usignolo.
Elisa sorrideva, annuiva, acconsentiva a tutto. Cercava lo sguardo di sua madre: perché non laveva avvisata di questa visita? Chi era davvero questa zia Marina? E a cosa serviva questa messa in scena?
Ma sua madre guardava ovunque tranne che verso di lei.
Zia Marina continuava a parlare. Vittorio taceva. Elisa iniziava ad annoiarsi.
– Vittorio, – disse a un certo punto, – che ne dici di fare due passi? Così le nostre mamme ricordano i vecchi tempi.
– Ma certo! Andate pure! – approvò la zia Marina tutta felice.
Così Elisa uscì a passeggiare con Vittorio.
– Dove vuoi andare? – chiese. – Possiamo andare a destra, a sinistra… oppure fermarci su una panchina.
– Restiamo qui, sediamoci.
Sulla panchina, va bene pensò Elisa. Si sedettero e lei cominciò a fargli domande sulla vita, sul lavoro, sugli hobby. Vittorio rispondeva a monosillabi, non chiedeva nulla di lei. La conversazione proprio non decollava. Elisa si zittì. Vittorio pure.
Che bella conversazione pensò Elisa.
Dopo un quarto dora, Elisa propose di tornare su. Vittorio si alzò in silenzio e la seguì.
– Elisina, Vittorio ti vuole invitare a un appuntamento. Sabato prossimo alle 15:00. Sei daccordo? – annunciò zia Marina.
Elisa tossì per la sorpresa. Tutti la fissavano aspettando una risposta; non le restò che annuire.
Zia Marina e Vittorio andarono via. Elisa si rivolse alla madre:
– Mamma, mi vuoi spiegare che cosa è appena successo?
– Eh, noi con tuo padre vorremmo diventare nonni! E tu tu ingrata! Io mi do da fare, ti presento tutti i figli liberi delle mie amiche, e tu!
– Mamma, potevi almeno avvisarmi, – cercò di smorzare Elisa. Anche se odiava quelle situazioni, non aveva voglia di litigare.
Ma sua madre era pronta alla discussione. Brontolò e brontolò ancora, finché non chiese:
– Insomma, perché nessuno ti piace? Nemmeno Vittorio, eh?
– Mamma, non mi ha praticamente detto una parola! Immagina: viviamo assieme e stiamo tutti e due zitti. Ognuno con la propria vita. Che famiglia è?
Elisa vide la madre sospirare.
– Va almeno allappuntamento con lui, figlia mia. Magari davanti a zia Marina è diverso.
– Va bene, mamma. Promesso.
Dopo quellappuntamento fallito con Vittorio, Elisa viaggiava in metro verso casa. Chiamarlo appuntamento era esagerato: Vittorio, appena si videro, disse subito:
– Allora, si va da me?
– In che senso? domandò stupita Elisa.
– Nel senso letterale.
– E perché?
– Come perché? Mi è sembrato che tu non abbia un uomo, e da quel che so è da un po. Rideva, mentre Elisa arrossiva. Ecco perché, dai.
– Io non vengo. Scusami, arrivederci.
Elisa si voltò e se ne andò verso la metro. Pensò che, se Vittorio aveva scherzato, magari lavrebbe rincorsa; ma Vittorio non la rincorse mai.
Ma cosera questa?! Che razza di situazione?
Se è vero che il simile attira il simile ma in realtà, non aveva proprio senso!
Basta. Niente più pensieri su uomini vari. Meglio vivere la mia vita, e basta!
Passarono i mesi. Lautunno volò, linverno portò con sé lattesa del Natale e del Capodanno.
– Farai anche tu qualche rito per la notte di Natale? le chiese unamica.
– Ma no, non ci credo. Perché dovrei?
– Dai, Elena! Si chiedono cose sullanima gemella. È divertente.
– Mah, io non ci credo proprio, ribatté Elisa.
– Nemmeno io, però ci provo lo stesso.
Elisa sorrise. Ma, tornata a casa, pensò che una volta magari poteva anche tentare.
– Mamma, tu ci hai mai provato a indovinare il futuro, a Natale? chiese Elisa.
– Certo!
– Come si fa?
– Basta mettere una ciotola dacqua sotto il letto, poi appoggiarci sopra una matita come un piccolo ponte. La matita non deve toccare lacqua. Prima di dormire, si dice: Anima gemella, portami dallaltra parte.
– E poi?
– E niente!
– Ma come niente? si lamentò Elisa, un po delusa. E lo specchio? Non doveva apparire lui nello specchio?
– No, lì lo specchio mi faceva troppo paura.
Daccordo con la mamma che lo specchio faceva paura anche a lei, Elisa seguì la versione più semplice: ciotola dacqua sotto il letto, una riga come ponte, e la frase recitata prima di dormire.
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Elisa dormiva, dormiva e improvvisamente era già mattina. Si svegliò e la casa era vuota. Tutti erano usciti senza svegliarla. Si affrettò, preoccupata di arrivare tardi al lavoro, ma decise che ormai non serviva correre.
Poi una chiamata di un cliente: aveva firmato il contratto e bisognava andare subito da lui a prenderlo.
Ecco pronta la scusa per arrivare tardi in ufficio.
– Allora, hai sognato qualcuno stanotte? le chiese la madre la sera.
– Sì, pensa che sogno strano… Ero nel deserto, non cera nessuno avevo sete e allimprovviso spunta un vecchio pullman. Al volante cera un autista. Gli mi dà da bere, salgo e partiamo insieme…
– Un autista?! Ma insomma, figlia mia, sognarti almeno un miliardario?! rise la madre. Risero entrambi.
– Mamma, limportante è che sia una brava persona! In ogni caso, prima di dormire pensavo proprio che mi servirebbe una rinfrescata alle lezioni di guida; magari passare dallautoscuola per fare qualche ora Ecco perché ho sognato lautista. Il prossimo Natale penserò a un milionario, vedrai che apparirà.
– Va bene, affare fatto.
A dire il vero, Elisa si dimenticò presto quel sogno. Continuò la sua vita e cosa incredibile persino la madre aveva smesso di organizzare incontri. Non era la perfezione?
– Eli, quando pensi di andare in ferie?
Chiese un giorno una collega.
– A maggio.
– Anchio a maggio Che ne dici di fare una vacanza insieme?
– Dove? Io andrei al mare, ma a maggio fa ancora freddo…
– Non ci sono molte alternative. Al mare magari in Egitto.
– Egitto mmm, ci sono già stata, mi sono annoiata.
– E hai mai fatto la crociera sul Nilo?
– No.
– Allora organizziamocela noi: qualche giorno al mare, poi noleggiamo unauto e giriamo fra le bellezze del paese. Che ne dici?
Elisa non sapeva proprio cosa rispondere.
– Non lo so
Ma poi pensò: perché no?
Così iniziarono a progettare il viaggio.
Elisa adorava viaggiare, così attendeva con ansia che laereo toccasse terra.
– Eli, sai cosa abbiamo dimenticato? chiese la collega, allimprovviso.
– Cosa? Elisa era rilassata.
– Non abbiamo prenotato il transfer per lhotel! esclamò la collega, terrorizzata. Ma Elisa la rassicurò:
– Figurati! Prenderemo un taxi, non è un problema!
– Ma come?!
– È pur sempre laeroporto. Di taxi qui ce ne saranno a decine. Dai, rilassati, goditi le vacanze!
Elisa davvero pensava sarebbe stato semplice. Ma appena cominciarono a strattonarle le valigie, portandole via e parlando in una lingua sconosciuta, cambiò idea di colpo.
– Elisa! Cosa facciamo adesso? la collega era in panico.
– Tranquilla! la incoraggiò Elisa, anche se dentro tremava pure lei.
Guardò attorno e vide un uomo evidentemente europeo che saliva su unauto.
– Corriamo! ordinò Elisa. Raggiunsero luomo.
– Aspetti, non vada via! gridò Elisa, senza sapere nemmeno come si trovò accanto a lui. Può portarci in albergo? Sono sicura che è di strada!
Luomo la guardava stupito, guardava Elisa, poi la collega, cercava di dire qualcosa ma non era per nulla italiano.
A quel punto, uscì dallauto un ragazzo giovane, il conducente.
– Pago qualsiasi cifra, riuscì solo a dire Elisa. E… avete una bottiglietta dacqua per caso?
– Certo, rispose il giovane autista in un perfetto italiano, porgendogliela. Su, salite, per strada ci sistemiamo. Non possiamo restare fermi qui.
Il resto fu una specie di sogno per Elisa: prima scaricarono il passeggero straniero, poi accompagnarono lei e la collega allalbergo.
Elisa guardava lautista incredula: era lui! Lautista del sogno della notte di Natale. E la cosa più incredibile: le piaceva davvero!
Lei insistette per pagarlo, lui rifiutò e la invitò a uscire. Poi un altro appuntamento, e poi un altro ancora. Alla fine, si unì al viaggio delle ragazze e, proprio alla fine della vacanza, fece ad Elisa una proposta che non poté rifiutare. E sì, si sono sposati davvero!
– Eli, pensa se quella volta aveste prenotato un taxi per lhotel O se non foste riuscite a raggiungere quelluomo che saliva col tuo futuro marito?
– No, ragazze, doveva andare così. Era destino, e contro il destino non si vince mai.






