MADRE
La gravidanza di Natalia diventa subito largomento preferito delle pettegole del paese:
Non ha né vergogna, né pudore! Col pancione in vista e va in giro a sorridere! Io non avrei il coraggio di guardare la gente negli occhi, brontola nonna Maria.
Che tempi decadenti, i nostri! aggiunge con aria saputa Caterina Timotea.
Ma da chi è rimasta incinta? domanda Nigra, lanciando unoliva in bocca.
Da chi, se non da quel muratore venuto dalla città per costruire la chiesa? Quello moro, occhi scuri, un belluomo. Si è invischiata con lui. E poi? Sposato, già… è tornato a Milano, e addio! scuote la mano nonna Maria.
In questi casi va controllato il libretto di famiglia! esclama Nigra.
Ma cosa chiacchierate come delle gazze!? sbotta il vecchio Procopio, interrompendo la discussione.
Chiacchierano le galline! Noi teniamo conversazioni colte, caro Procopio! lo riprende Caterina Timotea.
E intanto che cianci degli affari altrui, la tua gallina scorrazza tra gli orti! indica Procopio verso il pollaio di Timotea.
Quella strega! Aspetta che la prenda! Caterina si precipita a casa.
Non tutti la condannano, però. Cè chi invece prova compassione, chi le augura che le cose possano andare meglio.
Figlia mia, hai trentanni. Un marito non cè e difficilmente arriverà. Dai, almeno un bambino lo crescerai, la benedice il padre.
Vedrai che ce la faremo. Non è mica guerra adesso, la sostiene la madre.
Nasce Niccolò, con lo stigma della vergogna: figlio di nessuno, senza padre. Ma Natalia porta con fierezza il suo essere madre.
Al bambino danno come secondo nome quello del nonno. Nella voce padre, sul certificato di nascita un trattino, come una cicatrice che manca qualcosa.
Niccolò ha undici anni quando muore la nonna. Il nonno, sopraffatto dal dolore, lo segue esattamente un anno dopo.
Niccolò è sempre stato un bambino schivo, taciturno, ora ancora più chiuso in sé stesso.
La madre, vedendolo struggersi per il nonno amato, vorrebbe prendersi tutto il suo dolore: Signore, manda a me le difficoltà, ma risparmia mio figlio dalla sofferenza, prega. Andrea, il nonno, non è stato solo il padre che gli mancava, ma anche il suo migliore amico.
Ma in Niccolò la madre non scorge somiglianze fisiche col vero padre: solo il suo talento. Aiutava le ragazzine vicine di casa costruendo casette di legno per le bambole, aiutava il nonno a fare il capanno, riparare la stalla.
Diventerà un architetto coi fiocchi! Ha il tocco di chi ha ricevuto un dono dal cielo! diceva il nonno levando il dito in alto.
A volte la madre si sentiva in colpa che Niccolò crescesse senza padre, e pensava che forse, per questo, lui non la amasse abbastanza.
Figlio mio, cerca di abbracciarlo.
Mamma, dai, non fare così, basta. si schermisce lui.
A scuola, Niccolò non brilla: fatica in tutte le materie, tranne ginnastica e disegno.
Non so che ne sarà di lui, Natalia Andreini, proprio non vuole studiare! Quale università lo prenderà con questi voti? Gli ho chiesto un tema su Il mio libro preferito, ha scritto solo barzellette! Guardi qui! si lamenta la maestra.
Farà il militare, poi si vedrà. Cè sempre bisogno di braccia in campagna, lo difende la madre.
Per i suoi errori la madre non lo sgrida mai. Ripete solo: Niccolò, qualunque cosa accada, sii sempre una persona per bene. Lo ama oltre ogni cosa, non perché abbia fatto qualcosa per meritarselo, ma semplicemente perché ama e non può farne a meno.
Quando Niccolò deve partire per la leva, tutto il paese lo accompagna tra cori e risate, la festa dura due giorni.
Torna da eroe, ragazzo! urla il solito nonno Procopio, agitandogli il pugno davanti.
Davanti alla caserma, nel momento di salutarlo, Natalia scoppia a piangere:
Figlio mio, perdonami…
Abbi cura di te, mamma. Scrivimi, tanto per dire, anche solo delle sciocchezze: della nostra mucca, delle chiacchiere del paese, basta che scrivi, e labbraccia con una dolcezza come se fosse un addio per sempre.
La madre non manca mai di spedire lettere, quasi ogni giorno, parlando di mucche, pettegolezzi, quanto la casa sembri vuota senza di lui, quanto le manchi e quanto desideri solo poterlo riabbracciare presto. Sempre senza dimenticare di ripetergli: Rimani una brava persona, in ogni circostanza.
Dalle lettere che Niccolò le invia, la madre scopre la sua vita militare, i nuovi amici. È felice che il figlio abbia trovato un buon amico, Vincenzo: Mamma, lui è come un fratello per me!
Un giorno, in una lettera, Niccolò ricorda scherzoso il tocco ruvido della mano materna sulla sua guancia da bambino, dicendo: Scusa mamma le mani che hai, tutte rovinate! E lei allora aveva riso: Dove vuoi che le prenda le mani di seta, figliolo, se lavoro sempre nellorto e nella stalla? Ora scrive: Quanto mi mancano, quelle tue mani! Striate, calde, buone. Le sentirei sulla faccia anche se dovessero graffiarmi, purché possa appoggiarmi ancora a loro. Quanto vorrei riabbracciarti, mamma. Abbi cura di te.
Quella lettera è lultima. La notizia della morte eroica di Niccolò piomba nella casa di Natalia come un corvo nero.
…il ferito Niccolò Andreini, legato di bombe a mano, si è lanciato tra i terroristi dove ha sacrificato la vita assieme a loro, Natalia si stringe al petto la foto in cornice nera uscita sul giornaletto della provincia, per il coraggio e l’eroismo insignito post mortem della Medaglia dOro al Valore, così terminava la descrizione dellimpresa.
Che disgrazia, Natalia, che disgrazia… mormora la gente del paese.
Ma lei accetta il cordoglio come ha accettato tutto: la vergogna di un figlio senza padre, la perdita dei suoi genitori, la vita stessa con gratitudine. Non si è mai lamentata, nemmeno adesso. Davanti agli altri non urla, non piange istericamente; solo tampona le lacrime gonfie con un fazzoletto. Invecchia tutto dun colpo.
Non aprono la bara. Natalia non vede il figlio morto, non può stringerlo unultima volta; così, a volte, immagina sia stato tutto un errore. Non è la prima volta che i soldati tornano dopo una falsa notizia di morte. Perciò a volte, guardando fuori dalla finestra, quasi si aspetta di vedere suo figlio varcare il cancello.
Niccolò, tesoro! grida Natalia, tanto che anche gli uccelli si alzano in volo.
Lei è Natalia Andreini? Scusi lora tarda… non sono Niccolò, sono Vincenzo, un suo compagno. Le scriveva di me nelle lettere, il ragazzo si stringe il berretto tra le mani.
Chiedo scusa io, figliolo, sono rimasta di sasso. Ti ho visto arrivare, col passo e la statura di mio figlio, e pensavo… Beh, entra, vieni a cena. Cè solo minestrone, spero ti piaccia, eh!
Natalia, mi dia pure del tu, la prego. Io sono come un figlio, per lei.
La presenza di Vincenzo riempie di gioia Natalia. Parlarono fino allalba, tra risate e lacrime, ricordando Niccolò.
Una notte Niccolò si è addormentato così profondamente che il nostro cane, Leone, si è messo a leccargli la faccia e lui, nel sonno, sussurrava: Mamma, mamma mia, cara, ci siamo messi a ridere da morire! Poi Niccolò ha confessato che la notte sognava lei che gli veniva a dare il bacio della buonanotte.
Ah, non potevo! Era come un riccio, neanche un abbraccio si lasciava dare! Aspettavo che dormisse, allora lo baciavo, le mani, gli occhi, e credevo davvero che non si svegliasse nemmeno con una cannonata! ride Natalia.
Era orgoglioso di lei, la amava tantissimo.
Natalia sfoglia piano un album di foto:
Questo è lui da neonato, tutto magro, così buffo! Qui i primi passi… E qui con la nonna, a una festa di scuola. Lei lo viziava tanto! Qui invece con il nonno Andrea, a segare la legna. Vedi come strizza gli occhi? Ora sono di nuovo insieme… Amava tanto il nonno, poverino, ha sofferto molto dopo che è morto.
Dai racconti di Vincenzo Natalia capisce che suo figlio era coraggioso, giusto, sincero.
Il comandante ci ha motivato fino allultimo. Stringete i denti, diceva, presto arriveranno rinforzi. Resisti ancora qualche ora. Ma poi, quando siamo rimasti solo due o tre, la speranza labbiamo persa. Io ero ferito, una gamba distrutta. Non cera scampo. I terroristi finivano tutti, mirando alla faccia. Dopo era quasi impossibile riconoscere qualcuno. Finite le munizioni, siamo andati allattacco a mani nude, alcuni si sono fatti esplodere abbracciando i nemici. Come Niccolò… E il giovane si copre il volto e si mette a piangere.
E lui mi scriveva che erano solo esercitazioni…, sussurra la madre, annuendo consapevole.
Per alcuni giorni Vincenzo rimane ospite da Natalia. Aggiusta il cancello, ripara il tetto, la aiuta. Ma viene il momento di ripartire.
Ti dispiacerebbe se ti scrivessi qualche volta?
Scrivimi, ragazzo, ne sarei felice, sorride Natalia. Non lo lascerebbe mai andare, ma sa che anche lui ha una vita.
Sa, io non ho nessuno. Sono cresciuto in istituto. Orfano, insomma. Mi vergognavo a dirtelo. Sanno tutti come siamo, pensano male. Mi perdoni, Natalia, la voce trema.
Ma sei pazzo?! E dove credi di andare?
Boh, insomma…
Ascolta, resta qui, con me. Vedi che sono sola, e tu sei solo. Non ti trattengo se vorrai andartene, ma ricorda: troverai sempre la porta aperta, per me sei come un figlio.
E subito tornano le chiacchiere delle comari: Vedi? Natalia non ha mica aspettato tanto! Ha già trovato il sostituto, uno sconosciuto, chissà cosa combinerà…”
Ma non tutti la condannano. Cè chi la compatisce, chi ancora spera che la sua vita cambi.
Vincenzo trova lavoro in paese: il fabbro lo prende come apprendista e si rivela un gran lavoratore, talentuoso con il ferro.
Poco dopo, Vincenzo porta a casa una giovane moglie: Gioia, solare, di buon cuore. Natalia la ama come una figlia. Vuole solo che, se avranno un maschio, lo chiamino Niccolò. Ma il primo figlio è una femmina, e poi nasce un’altra bimba dopo poco.
Guarda che fortuna la Andreini! Un figlio bravo, che ha le mani doro. Hanno fatto casa nuova, hanno comprato pure la macchina. E la nuora è una perla!
Solo Vincenzo sa quanto spesso Natalia, la notte, piange.
Natalia sopravvive molti anni. Poco prima della morte si ammala, costretta a letto.
Nemmeno una figlia vera si sarebbe presa cura della madre come fanno Vincenzo e Gioia con nonna Natalia, mormorano ammirate le donne del paese.
Il figlio adottivo non si vergogna di portare il vasino, di lavare le lenzuola sporche.
Alla fine, la donna solleva le mani come per cercare un abbraccio: Niccolò…, sussurra appena, e si spegne. Si raccolgono attorno a lei le nipotine e la nuora. Vincenzo sorride, nel dolore.
Ma che fai, ridi che tua madre è morta?, lo sgrida la moglie.
Ora è insieme a suo figlio. Finalmente abbracciati, ora niente più sofferenza. Il tempo guarisce tante cose, ma nessuna medicina può lenire la perdita di un figlio, sospira Vincenzo.
Amare nonostante tutto, fino allultimo respiro solo una madre può farlo.







