– Lorenzo, non voglio farti del male o ferirti, tesoro… – Non sono gentile con te!

Lorenzo sedeva sul davanzale e fissava la piazza di Firenze dalla finestra. Aspettava il papà. Erano già due anni da quando la mamma li aveva abbandonati, e il padre, con la sua classica aria abbattuta, aveva detto: Si è trovata una nuova famiglia. Perché avesse lasciato il figlio, nessuno lo sapeva. Lorenzo probabilmente nemmeno. Solo che ormai iniziava a dimenticare la mamma.

Il papà faceva di tutto per lui. A dieci anni Lorenzo era considerato quasi un ometto. Niente più segreti, tanto valeva dirgli la verità subito e senza fronzoli. Aveva imparato a lavare i piatti, mettere a posto le cose, niente giochi; il ragazzo era diventato grande. Solo che la solitudine era più grande: gli mancava il suo cane. Ma il padre era irremovibile.

Chi se ne occupa? Io lavoro dalla mattina alla sera, tu vai a scuola, sei ancora piccolo

Così, invece di passare da una cuccia a casa, il papà fece un altro acquisto: una donna. Si chiamava Annalisa. E iniziò a vivere con loro. Lorenzo evitava di parlarle, la considerava un mobile superfluo. Il padre invece la chiamava moglie e voleva a tutti i costi che Lorenzo avesse una mamma.

Non mi serve! rispose Lorenzo netto. E tornò alla finestra. Quindi la routine: il padre sembrava felicissimo con Annalisa. Si trattavano con eleganza, ridevano, si abbracciavano. E il figlio restava infastidito.

Papà, voglio che vada via.
Lorenzo, non si può. Difficile vivere senza una donna, senza una moglie, senza una madre

Arrivarono le giornate calde. Lorenzo correva in piazza con gli altri bambini. I nuovi amici gli mettevano strane idee in testa: Adesso che tuo papà ha una nuova moglie, ti spedisce in orfanotrofio!

Lorenzo, ovviamente, si spaventò. Come poteva sapere di essere di troppo? Magari facessero un nuovo figlio, lui sarebbe solo un impiccio. Così decise di prepararsi con largo anticipo.

Un giorno intercettò mezzo discorso: Starà bene lì, lo mandiamo lì

Fine. Lorenzo si convinse subito. La notte non dormì proprio, e la mattina seguente si mise allopera per sbarazzarsi di Annalisa. Allinizio la infastidiva: troppo sale nel tè, fornello acceso sotto la padella vuota, ogni piccola birbanteria possibile. Annalisa capì subito chi era il colpevole. Lo chiamò per parlare.

Lorenzo, dobbiamo parlare. Sei arrabbiato.
Io? Arrabbiato? Ma figurati provò a svicolare.
Non voglio farti del male né ferirti, tesoro
Non sono il tuo tesoro!

Poi Annalisa lasciò cadere la bomba: avevano affittato una casa al mare per lestate una sorpresa. E il papà aveva trovato un cane. Sarebbero andati a prenderlo quel giorno, tutti insieme. Lorenzo rimase di stucco.

Non è uno scherzo? chiese incredulo, lasciandosi finalmente andare.
E per la prima volta abbracciò Annalisa con tutta la forza che aveva.

Quasi le veniva da piangere. Dai, gioia, cè da essere contenti! Non cè niente da piangere gli accarezzò la testa.

Quando il papà tornò dal lavoro, andarono a prendere il cucciolo. Lorenzo dalla rabbia era passato alla tenerezza, e non vedeva più Annalisa come il nemico. Tutti si riappacificarono. Il cane dormiva sulle ginocchia di Lorenzo. E, miracolosamente, erano felici.

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– Lorenzo, non voglio farti del male o ferirti, tesoro… – Non sono gentile con te!
La fine dello spettacolo