Ciao, ascoltami un attimo, ti racconto comè andata la nostra storia con la tata, così come se te lo stessi dicendo al telefono, quasi a voce di cuore.
Nella giovane famiglia dei Rossi la vita scorreva come un set da LEGO ben incastrato: ogni pezzo al suo posto. Il papà, Nicolò, robusto comun pilastro e con le mani che conoscono il valore del lavoro, era capocantiere in un cantiere di Milano. Il suo mondo è fatto di cemento, acciaio e disegni precisi. La mamma, Alessia tutti la chiamano Alessina era lopposto totale: leggera, sorridente, sempre profumata di pane appena sfornato dal piccolo negozio Da Paolo, dove prima del congedo gestiva il reparto di tutto un po.
Il loro universo ruotava attorno a una piccola stella di nome Giulia, due anni, bionda con le fossette sulle guance e gli occhi seri come quelli di papà.
Il congedo finiva e, al tavolo della famiglia, si decise: doveva arrivare una tata.
La prima a bussare fu Valentina Bianchi, una signora appartenente a quellepoca in cui i bambini venivano cresciuti con rigore e zuppa di avena. Con lei laria sembrava più densa e profumava di nardo.
Il bimbo deve imparare a dire non è permesso, diceva, guardando Giulia come se fosse un progetto incompleto. Altrimenti crescerà un pasticcio.
Alessina si irrigidiva. Nicolò, abituato alla disciplina del cantiere, annuiva silenzioso, ma vedere la figlia marciare a ritmo di ordine gli dava una strana inquietudine. Il punto di svolta fu una chiamata serale.
Nicolò? Sono Valentina Bianchi. Oggi alle 17:03 Giulia ha preso un dolcetto dal tavolo senza permesso. Lho confiscato. Sto redigendo il verbale.
Nicolò chiude lapp e chiama subito la moglie.
Alessina, le dice con voce decisa questa non è una tata, è un capocantiere per bambini. Al lavoro sono molto più democratici!
Valentina fu sostituita da Cristina, ventenne, sembrava uscita da una rivista di moda. Parlava di mindfulness, intelligenza emotiva e di come risuonasse con i piccoli.
Il primo giorno passò tranquillo, anche il secondo. Il terzo, però, Alessina, tornata a casa prima dal lavoro, trovò Cristina incollata al cellulare a fare like, mentre Giulia, coperta di disegni a matita sul viso e sulle mani, dipingeva le pareti del soggiorno.
Oh, scusa! si staccò dal telefono. Stiamo solo esprimendo la creatività, è fondamentale per il suo sviluppo!
Alessina prese la bimba in braccio in silenzio. La sera Nicolò puliva le pareti, brontolando:
Lei risuona, soprattutto con Instagram. Ci serve una tata che risuoni davvero con il bambino.
Il panico si fece sentire, sembrava non esistere un giusto mezzo. O discipline militari o anarchia alla moda.
Allora Zio Paolo, il proprietario del negozio, suggerì ad Alessina:
Senti, qui cè una signora che compra sempre, la sua amica è in pensione e si annoia, diceva di aver lavorato in un asilo, mani doro. Forse potresti chiamarla?
Così entrò in casa loro Maria Rossi, sessantanni, ma con un sorriso eterno e gentile. Non lanciava parole altisonanti. Quando per la prima volta prese Giulia in braccio, la bimba, di solito timida, non piangeva: si rifugiò nel suo caldo maglioncino profumato di casa.
Maria non teneva verbali, né parlava di risuonare. Una sera, quando Nicolò e Alessina tornarono tardi, trovarono una quiete incredibile. Sul pavimento, una coperta era diventata unisola magica; al centro, Giulia dormiva addormentata accanto a Maria, che le accarezzava dolcemente la testa. Sulla tavola cerano dei formaggi freschi.
Scusate, mi sono messa a fare un po di pulizie, disse timida. Il bimbo dorme, quindi ho approfittato.
Nicolò, abituato a vedere i risultati, vide lordine, la pace e il sorriso della figlia. Alessina sentì il peso delle settimane sollevarsi dalle spalle.
La sera, seduti a tavola a bere un tè con i formaggi, Nicolò osservò le luci della città e disse:
Al cantiere costruisco muri di mattoni, ma lei lei costruisce il nostro nido con silenzio, formaggi e ninna nanne. È più prezioso.
Alessina annuì e sorrise.
Da quel giorno la vita con Maria scorreva tranquilla, come un fiume placido. Ogni giorno, tornando a casa, Nicolò e Alessina trovavano non solo ordine, ma una piccola magia: una ghirlanda di grucci di carta appesa al finestrino, che Maria insegnò a Giulia (lei li schiacciava, ma era felice), o laroma di biscotti a forma di animali che riempiva lappartamento.
Giulia sbocciava. Quegli occhi seri ora ridevano spesso, il suo vocabolario si arricchiva di parole dinfanzia e di frammenti di vecchie canzoncine che Maria cantava. Ninna nanna divenne la colonna sonora di casa.
Un giorno, Nicolò, tornato al lavoro a pranzo da una giornata di emergenze, trovò casa silenziosa. Entrò a piedi leggeri; Maria era nella sua sedia a dondolo, Giulia dormiva accoccolata sulle sue ginocchia, e tra le mani cera un vecchio album di foto che Maria sfogliava con attenzione. Non notò il marito, ma il suo sguardo tradiva una dolce tristezza. Nicolò uscì silenzioso.
A cena, chiedendo casualmente:
Maria, ha una famiglia? Figli?
Maria si fermò, poi sorrise.
Sì, ero sposata con un minatore, è morto quando nostro figlio Sergio aveva dieci anni. Lho cresciuto da sola. Ora vive a Torino, ha una famiglia, due figli ma mi manca il rumore dei bambini.
Alessina posò la mano sulla sua.
Allora ora ha la nostra Giulia. E noi noi anche.
Maria annuì, gli occhi brillavano. Divenne più di una collaboratrice, una nonna del cuore. La domenica rimaneva per il pranzo, Nicolò a volte la accompagnava a casa, scoprì che viveva in un vecchio appartamento pieno di foto del figlio e dei nipoti, e che il suo grande piacere era intrecciare calze e guanti per loro.
Poi arrivò un brutto episodio: Nicolò, pulendo il garage, scivolò da una scala e si ruppe la gamba. Due settimane di letto e di cassa integrazione. Il bilancio di casa, già teso come una corda, si strappò. Alessina iniziò a lavorare di più, ma lo stipendio non bastava più.
Una sera, davanti al tè, Alessina, a malapena riuscendo a parlare, disse:
Maria temo che non potremo più pagare questo mese. Nicolò è in convalescenza e
Maria, guardandola negli occhi, rispose con dolcezza:
Alessina, cara, non è così. Tu già mi paghi così tanto con la tua presenza. Qui il nostro piccolo angolino è più importante dei soldi. Quando Nicolò tornerà in piedi, tutto si sistemerà.
Nicolò, pallido sul divano, era grato. Capì che non avevano solo trovato una tata, ma una nonna.
Quando, dopo un mese e mezzo, Nicolò tornò al lavoro e ricevette lo stipendio, la prima cosa che fece fu mettere una parte dei soldi in una busta, aggiungendo una cartolina scritta con la sua solita calligrafia da preventivi: Grazie per essere rimasta. Sei il nostro sostegno.
La sera porse la busta a Maria.
È per te, Maria, per questo mese e un po di più. Grazie per non averci abbandonati.
Maria, colpita, aprì la cartolina e scoppiò in lacrime di gioia, sentendosi davvero parte della famiglia. Giulia, vedendo nonna Maria piangere, le abbracciò la gamba e sussurrò:
Non piangere. Ti voglio bene.
Cinque anni passarono. Sempre nello stesso appartamento, ma ora la stanza di Giulia era piena di orsetti, un globo terrestre e libri di scuola. Giulia, seria studentessa con le stesse fossette, scriveva diligentemente nei quaderni.
In cucina regnava lodore di torta di mele. Alessina, ora capo vendite, tirava fuori dalla fornace il dolce dorato. Nicolò, con la gamba guarita, guidava una piccola squadra di muratori.
Suonò il campanello. Nicolò aprì e trovò Maria sullo stofo, con dietro di sé un uomo alto, il suo figlio Sergio, appena arrivato per un viaggio di lavoro, e i due adolescenti.
Venite, venite, a prendere il tè! esclamò Nicolò.
Giulia corse a salutarli: Che gioia, è arrivata la nonna! Maria abbracciò la nipote stretta.
Sergio, osservando la scena, mormorò:
Mamma, non ti vedevo così a casa.
Tra torte e chiacchiere, la casa si animò di risate. I ragazzi, allinizio un po annoiati, si divertivano a guardare i giocattoli di Giulia e a ridere delle sue storie. Sergio e Nicolò parlarono di lavoro e scoprirono che le soluzioni ingegneristiche di Sergio potevano tornare utili al cantiere di Nicolò.
Sai, disse Sergio a Maria, seduti al tavolo pensavamo di trasferirti da noi. Abbiamo spazio.
Un attimo di silenzio. Maria guardò Sergio con amore infinito, poi il suo sguardo si posò sulla cucina, dove laria profumava di torta di mele.
Sergio caro, sono già a casa.
Nicolò incrociò lo sguardo di Alessina e sorrise: avevano cercato una tata e avevano trovato il pezzo mancante della loro famiglia, quello più vero e duraturo.
Ti ho raccontato tutto, amico mio. Spero ti sia piaciuto sentire questa storia, così come lho vissuta. Un abbraccio!






