Nel nostro paese tutti chiamavano mia nonna Marina «la Taccagna». Mentre le altre nonne offrivano ai bambini del vicinato succose ciliegie mature senza chiedere nulla in cambio, nonna Marina teneva sempre il cancello chiuso a chiave.

Nel nostro paese tutti chiamavano mia nonna Giulia la Taccagna. Le altre nonne offrivano ai bambini del vicinato ciliegie mature senza chiedere nulla in cambio, ma la nonna Giulia teneva il cancello sempre chiuso a chiave.
Vuoi delle fragole? chiedeva appoggiandosi alla zappa. Là, dietro la casa, lerba alta ha invaso tutto. Strappa via una fila e ti do un cestino.
Noi, da piccoli, avevamo quasi timore di lei. Girava sempre con il suo grembiule pulito ma rattoppato, e quando ti guardava sembrava vederti dentro pigro e tutto.
A volte mia madre sospirava: «Mamma, davvero ti pesa dare una mela a un bambino? Non sono più gli anni della guerra!». Ma la nonna stringeva solo le labbra: Oggi gli do una mela per quei bei occhi, e domani vorrà che gli cada il cielo nelle mani. Deve capire quanto costa la dolcezza.
Siamo cresciuti. Io sono andato a Milano, in cerca di una vita facile. Uffici, caffè nei bicchierini di carta, finanziamenti per lultimo modello di smartphone… La vita era una corsa infinita verso cose che perdevano valore più velocemente di quanto io riuscissi a pagarle.
Poi tutto è crollato. La società è fallita, lappartamento in affitto era troppo caro, gli amici sono spariti appena non avevo più euro per i locali. Sono tornato dalla nonna distrutto e vuoto.
Mi ha accolto sulla soglia. Niente abbracci, niente parole di conforto. Soltanto mi ha teso la solita vecchia falce.
Lerba in giardino arriva alla vita. Finché non sfalci, niente pranzo.
Mi sono infuriato. Io, laureato, dovevo falciare sotto il sole per un piatto di minestrone? Ma la fame aveva la meglio sullorgoglio. Dopo una settimana avevo le mani piene di vesciche, ma nella testa si era svuotato tutto il caos. Da anni non dormivo così profondamente.
La nonna Giulia se nè andata silenziosa, verso lautunno. Mentre svuotavamo la sua vecchia cassapanca, speravo di trovare qualche tesoro forse oro o vecchi risparmi. Invece, in fondo, sotto strofinacci ricamati, cera un sacchetto di tela grezza. Era pesante.
Sciolsi il nodo stretto. Niente soldi. Solo semi.
Centinaia di bustine, tutte segnate con la sua scrittura ordinata: Pomodori carnosi, Zucchine resistenti alla siccità, Fiori per la gioia. E sopra tutto, un biglietto:
«Ragazzo mio, i soldi sono carta che brucia. Le cose sono polvere che vola via. Lunica ricchezza vera è ciò che sei capace di coltivare e restituire alla terra con le tue mani. Non pretendere dolcezza dal destino, impara a crearla tu. Finché avrai semi e forza nelle mani non sarai mai povero. Sfama te stesso, poi chi è più debole».
Sono rimasto lì, in piedi nella vecchia casa, e ho pianto. Non era taccagna. Era lunica che mi aveva insegnato a non essere schiavo delle circostanze.
Oggi vivo ancora in città, ma invece di cianfrusaglie il mio balcone è pieno di cassette per le piantine. Mio figlio brontola perché lo costringo ad annaffiarle invece che giocare alla playstation.
Vuoi andare al cinema? gli dico. Prima però aiutami a travasare questi fiori. Nulla si ottiene per niente, ragazzo mio. Ma a chi non ha paura di sporcarsi le mani, la vita è molto generosa.
Guardo la sua faccia imbronciata e sorrido. So che un giorno me ne sarà grato. Così come io, ogni sera, ringrazio la mia taccagna nonna.

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Nel nostro paese tutti chiamavano mia nonna Marina «la Taccagna». Mentre le altre nonne offrivano ai bambini del vicinato succose ciliegie mature senza chiedere nulla in cambio, nonna Marina teneva sempre il cancello chiuso a chiave.
Gennaro e sua moglie Loredana non hanno mai vissuto in armonia… Eppure, un figlio lo hanno avuto. Non ci voleva molto. Lei, con solo un diploma professionale, diversa dal marito, laureato, proveniente da una famiglia benestante e colta. Ma allora, da giovani, l’amore – o forse la passione – aveva cancellato ogni differenza. Col senno di poi, forse è stato un errore. Oggi stavano divorziando. Solo Gennaro rimpiangeva la situazione, soprattutto perché il figlio sarebbe rimasto con Loredana, la quale, a giudicare dal suo atteggiamento, difficilmente gli avrebbe permesso di vedere spesso il piccolo Riccardo. Infatti, subito dopo, Loredana se n’era andata dalla madre in un’altra regione senza lasciare l’indirizzo a Gennaro. Le giornate dell’uomo diventarono grigie e vuote; era abituato a correre a casa, lì dove qualcuno lo aspettava. Passò mezzo anno senza notizie della ex moglie e del figlio, finché, una sera, ricevette una telefonata inattesa. Era una donna, con voce indifferente, che lo chiamava dai servizi sociali: la sua ex moglie era improvvisamente deceduta e doveva venire a prendere Riccardo. Ma, una volta arrivato, Gennaro scopre che suo figlio non era presso gli assistenti sociali. La madre di Loredana era morta da tempo e il bambino era stato affidato a una vecchia bisnonna, mentre la madre si era persa nella dissolutezza, fino a morire di alcolismo. Ora toccava a Gennaro crescere Riccardo, cosa di cui era felice; ma prima doveva convincere il piccolo a lasciare la bisnonna. Eppure Riccardo, pur felice di vedere il padre, non voleva separarsi dalla dolce vecchietta, gridando: “Non lasciarmi, nonna!” Il cuore di Gennaro si stringeva vedendo la scena. La donna anziana non diceva una parola, ma nemmeno lei voleva lasciar andare il suo amato pronipote. Gennaro decise di non forzare la situazione: uscì, fumò a lungo, riflettendo su cosa fare. Quando rientrò, trovò Riccardo addormentato con la testa sulle ginocchia della bisnonna, che lo accarezzava dolcemente e canticchiava piano. Decise di rimandare la scelta alla mattina dopo: “Il mattino ha l’oro in bocca”, si disse. All’alba disse alla vecchia di preparare le valigie per sé e il bambino; pensava che lei potesse vivere con loro un po’, finché Riccardo non si fosse legato di nuovo a lui e poi sarebbe tornato tutto alla normalità. Ma niente andò secondo i piani: Gennaro si affezionò persino più del figlio a quella donna piena di dolcezza, ai suoi pancake mattutini, alle sue storie di vita, alle mani affettuose che coprivano lui e Riccardo la notte. Non poteva rinunciare a lei, sarebbe stato un delitto, verso il piccolo e verso se stesso. E così, la preziosa bisnonna rimase a vivere con loro fino al suo ultimo giorno…