Quando mio figlio aveva circa sette anni, la nostra piccola famiglia decise di trascorrere una giornata fuori, andando in campagna nei dintorni di Firenze. Latmosfera era piena di allegria: il sole estivo ci accarezzava la pelle, gustavamo gelato alla stracciatella comprato da una gelateria artigianale e chiacchieravamo spensierati. Tutto sembrava perfetto, fino al momento in cui mio figlio, senza pensarci, abbassò il finestrino della macchina e gettò fuori lincarto del gelato. Immediatamente, presi una decisione: frenai lauto e mi fermai sul ciglio della strada sterrata tra i campi di girasoli. Dovevo intervenire prima che quellattimo diventasse abitudine.
Scesi con calma dalla macchina, aprii il bagagliaio dove tengo sempre delle buste per i rifiuti un piccolo gesto che ho imparato proprio da mio padre e chiamai mio figlio a raggiungermi fuori. Gli spiegai, con voce ferma ma senza rabbia, che non solo doveva recuperare lincarto del suo gelato, ma avrebbe dovuto ripulire anche i rifiuti lasciati da altri lungo la strada. Quando mia moglie, Claudia, cercò di intervenire, le chiesi dolcemente di restare in macchina e magari ascoltare un po di musica napoletana, mentre io affrontavo la questione. Dissi chiaramente a mio figlio che saremmo rimasti lì finché la sua punizione non fosse stata completata. Solo allora avremmo potuto pensare a proseguire o esaudire altri suoi desideri, e che per oggi niente più dolci promessi. Queste parole lo colpirono molto; si sentiva ferito e iniziò a piangere, ma io rimasi saldo nella mia scelta.
Con unespressione seria, mio figlio si mise allopera e iniziò a raccogliere i rifiuti. Presi anche io una seconda busta e lo aiutai, raccogliendo insieme bottiglie vuote e carte sparpagliate. Insieme ripulimmo tutto in meno di mezzora, spazzando via ogni segno di incuria lungo quella strada di campagna. Quando tornammo in auto, colsi il momento per spiegargli quanto sia fondamentale rispettare e proteggere lambiente che abbiamo la fortuna di abitare. Gli portai esempi concreti e usai parole semplici, cercando di farmi capire.
Quando poi mi chiese perché anche io raccoglievo i rifiuti, gli confessai che, essendo suo padre, sentivo di aver sbagliato nelleducarlo: se lui aveva gettato lincarto fuori dal finestrino, significava che forse io non ero stato abbastanza chiaro nel trasmettergli lamore e il rispetto per ciò che ci circonda. E che dovevo dividere con lui la responsabilità di rimediare.
Gli anni sono passati in un lampo e oggi mio figlio ha tredici anni. La nostra famiglia si è allargata: ora ci sono anche due sorelle minori, Beatrice e Alessia. La cosa che mi riempie dorgoglio è vedere lui che insegna alle sorelline a non lasciare mai nulla per terra, a prendersi cura di ciò che li circonda, proprio come gli ho insegnato quella volta tra i campi toscani. Provo una profonda gratitudine per mio padre, Giuseppe, per la saggezza che mi ha trasmesso e che ancora oggi illumina le mie scelte come genitore. Il suo esempio ha un valore incalcolabile, un faro che continua a guidare la nostra famiglia verso ciò che davvero conta nella vita.






