Sono cresciuta in una famiglia numerosa in campagna, essendo la seconda di dieci figli. Fin da piccola, mi sono dovuta occupare di tante responsabilità domestiche: cucinavo, lavavo i vestiti, mi prendevo cura dei miei fratelli più piccoli, lavoravo nellorto e davo da mangiare agli animali. Ero sempre esausta per la mole di lavoro, tanto che spesso crollavo addormentata appena toccavo il cuscino. Quando ho compiuto diciottanni, i miei genitori hanno iniziato a insistere perché mi sposassi, vedendo in me solo una bocca in più da sfamare che doveva trovarsi un marito.
Senza ascoltare il mio parere, hanno combinato il mio matrimonio con un uomo di ventisette anni, Marco, che viveva in città insieme alla nonna paralizzata. Subito dopo le nozze mi sono trasferita da loro e ho scoperto che la mia vita non era cambiata: invece dei miei fratelli, adesso dovevo occuparmi della nonna di Marco. Marco lavorava per mantenere la famiglia, ma mi trattava male: urlava, mi insultava senza motivo e mi faceva sentire inutile. Dopo sei mesi, purtroppo, la nonna è venuta a mancare e siamo rimasti solo io e lui.
In seguito abbiamo avuto due figli: una bambina e un bambino. Mia figlia mi donava affetto e tenerezza, mentre mio figlio finiva per somigliare più al padre, trattandomi spesso con distanza e durezza. In mezzo a tutte queste difficoltà, ho trovato sollievo in una passione che avevo visto in TV: la creazione di candele artigianali. Ho deciso di trasformare il mio hobby in una piccola attività, investendo i miei risparmi in tutto loccorrente. Marco derideva la mia iniziativa, ma pian piano le mie candele hanno ottenuto successo e ho iniziato a guadagnare i miei primi euro in autonomia.
Gli anni sono passati, i figli sono cresciuti. Mia figlia mi è sempre rimasta vicina e gentile; invece mio figlio ha continuato a mostrarmi lo stesso disprezzo del padre. La mia attività di candele andava a gonfie vele e riuscivo a mettere da parte dei risparmi. Un giorno, quando Marco mi ha preso in giro perché avevo comprato una semplice gonna nuova, qualcosa in me è cambiato. Ho capito che non ero più disposta a sopportare tutto questo.
A quel punto i miei figli avevano già superato i trentanni, mentre io non avevo ancora cinquanta. Ho raccolto i miei risparmi, ho affittato un piccolo appartamento, ho chiesto il divorzio da Marco e ho continuato a portare avanti la mia attività. Desideravo soltanto vivere serenamente, lontana da continue offese e umiliazioni. Non ho agito per rabbia ma per la speranza di ricostruire una vita migliore.
Ho imparato che, anche dopo tanti anni di sacrifici e sofferenze, il coraggio di cambiare e di scegliere la propria felicità può arrivare in qualsiasi momento. Non si è mai troppo vecchi per ricominciare e per trovare la dignità che tutti meritiamo.







