«Non ne posso più di portare tutti voi sulle spalle! Basta un centesimo in piùandate a nutrirvi come vi pare!» sbottò Lavinia, bloccando la carta di credito.
Lavinia spinse la porta dellappartamento e, appena entrata, sentì le voci dalla cucina. Il marito Alessandro chiacchierava con sua madre, la signora Valentina Bianchi. La donna era arrivata quella mattina e, come al solito, si era sistemata in cucina.
«Allora, che succede con la TV?» chiese Alessandro.
«È una reliquia», si lamentò la suocera. «Limmagine è sgranata, il suono scatta a intermittenza. Dovremmo cambiarla da tempo.»
Lavinia si tolse le scarpe e si diresse verso il tavolo. La suocera sorseggiava una tazza di tè, mentre Alessandro armeggiava col suo cellulare.
«Ah, è arrivata Lavinia», annunciò felice il marito. «Stavamo proprio parlando della TV di mamma.»
«Che cè che non va?» domandò Lavinia, stanca.
«È totalmente rotta. Serve una nuova», rispose Valentina.
Alessandro posò il cellulare e guardò la moglie. «Sei sempre tu a pagare queste cose. Compra a mamma una TV. Noi non vogliamo toccare i nostri soldi.»
Lavinia rimase impassibile, mentre si spogliava del cappotto. Lo diceva con la stessa calma con cui si compra un pane al supermercato.
«Anche a me non va di farlo. E a te?» chiese Lavinia.
«Hai un buon lavoro, guadagni bene», replicò Alessandro. «Io ho uno stipendio più scarso.»
Lavinia gli lanciò unocchiata per capire se fosse serio. Lui, sicuro come un venditore di poltrone, annuì.
«Alessandro, non sono un bancomat», disse lentamente.
«Dai», la sventò il marito. «È solo una TV.»
Sedendosi al tavolo, Lavinia ripensò agli ultimi mesi. Chi ha pagato laffitto? Lavinia. Chi ha fatto la spesa? Lavinia. Chi ha pagato le bollette? Ancora Lavinia. E i medicinali per Valentina, che si lamentava continuamente della pressione alta e delle ginocchia. E il mutuo che la suocera aveva stipulato per ristrutturare, poi interrotto dopo tre mesi e trasferito a Lavinia.
«Ti ricordi qualcosa?» chiese Alessandro.
«Ricordo chi ha pagato tutto in questa famiglia negli ultimi due anni», rispose Lavinia.
Valentina intervenne: «Lavinia, sei la signora di casa; la responsabilità è tua. Non è poi così difficile comprare una TV per la madre di Alessandro? È un acquisto per la famiglia.»
«Per la famiglia?» ribatté Lavinia. «E dove è la famiglia quando bisogna spendere?»
Alessandro rispose: «Io lavoro e mamma aiuta in casa.»
«Aiuta in casa?» chiese Lavinia, sorpresa. «Valentina viene solo a prendere il tè e a lamentarsi dei dolori.»
La suocera si offese. «Che vuoi dire, solo a parlare? Ti do consigli su come gestire una famiglia.»
«Consigli su come dovrei sostenere tutti?»
Alessandro, genuinamente scioccato, replicò: «Chi altro lo farebbe? Hai un lavoro stabile e un buon stipendio.»
Lavinia osservò il marito, che sembrava credere fosse normale che lei finanziasse lintera famiglia.
«E tu cosa fai con i tuoi soldi?» chiese Lavinia.
«Li risparmo», rispose Alessandro. «Perché no?»
«Per quale caso?»
«Non si sa mai. Una crisi, un licenziamento. Serve un cuscinetto.»
«E dovè il mio cuscinetto?»
«Hai un lavoro sicuro, non ti licenziano.»
Lavinia, con tono calmo, disse: «Forse è il momento che voi e vostra madre decidiate da soli cosa comprare e con quali soldi.»
Alessandro sorrise beffardo. «Perché parli così? Sei brava con i conti. Inoltre cerchiamo di non gravarti con spese extra.»
«Non gravarmi?», arrossì Lavinia. «Alessandro, pensi davvero di non gravarmi?»
La suocera intervenne: «Non è che ti chiediamo di comprare qualcosa ogni giorno, solo quando è davvero necessario.»
«Una TV è davvero necessaria?»
«Certo! Come fai a vivere senza TV? Notizie, serie, programmi.»
«Puoi guardare tutto online.»
«Io non capisco internet», interruppe Valentina. «Mi serve una TV vera e propria.»
Lavinia capì che il dibattito era un circolo vizioso: loro credevano che fosse suo dovere provvedere, mentre stringevano ogni centesimo per sé.
«Bene», disse Lavinia. «Quanto costa la TV che volete?»
«Puoi trovarne una buona a circa 450 euro, grande e con internet», esclamò Alessandro.
«450 euro», ripeté Lavinia. «Non è poi così tanto.»
«Alessandro, sai quanto spendo ogni mese per la nostra famiglia?»
«Beh molto, credo.»
«Circa 800 euro al mese: affitto, spesa, bollette, medicinali di tua madre, il suo mutuo.»
Alessandro scrollò le spalle. «È la famiglia, è normale.»
«E tu? Che spendi per la famiglia?»
«A volte compro latte, pane.»
«Alessandro, spendi al massimo 5.000 euro allanno per la famiglia, e non sempre neanche questo.»
«Sto risparmiando per i giorni di pioggia.»
«Di chi è la pioggia? La tua?»
«La nostra, ovviamente.»
«Allora perché il denaro è nel tuo conto personale e non in un conto comune?»
Alessandro si zittì. Anche Valentina si fermò.
«Lavinia, stai dicendo cose sbagliate», intervenne la suocera. «Mio figlio provvede alla famiglia.»
«Con cosa?», chiese Lavinia, stupita. «L’ultima volta che Alessandro ha comprato la spesa è stato sei mesi fa, e solo perché io ero malata e gli ho chiesto di andare al supermercato.»
«Ma lui lavora!»
«E io lavoro. Solo per qualche strano motivo il mio stipendio finisce su tutti, mentre il suo rimane per sé.»
«È così che si fa», rispose incerto Alessandro. «La donna gestisce la casa.»
«Gestire la casa non significa portare tutti sulle spalle», ribatté Lavinia.
«Allora cosa suggerisci?», domandò Valentina.
«Che ognuno si provveda da solo», rispose Lavinia.
«E come dovrebbe funzionare?», esclamò la suocera. «Che fine ha la famiglia?»
«Una famiglia è quando tutti contribuiscono in modo equo, non quando una sola persona tira tutti gli altri», spiegò Lavinia.
Alessandro rimase perplesso. «È strano pensare così. Siamo marito e moglie, abbiamo un bilancio comune.»
«Bilancio comune?», rise Lavinia. «Io metto soldi nel piatto, tu li tieni per te.»
«Non è per me, è un risparmio.»
«Per te. Quando serve, spendi prima su te stesso, non su cose comuni.»
«Come lo sai?»
«Perché lo sento. Ora tua madre ha bisogno di una TV. Hai 450 euro da parte. La compri per lei?»
Alessandro esitò. «Beh è il mio risparmio.»
«Esattamente, è il tuo.»
Valentina cercò di ribaltare la discussione: «Lavinia, non dovresti parlare così al tuo marito. Un uomo deve sentirsi capo di famiglia.»
«E il capo di famiglia deve sostenere la famiglia, non vivere di tua moglie.»
«Alessandro non vive di te!», protestò la suocera.
«Sì, lo fa. Negli ultimi due anni ho pagato affitto, spesa, bollette, medicinali e il suo mutuo. Lui ha risparmiato solo per i propri bisogni.»
«È temporaneo», cercò di difendersi Alessandro. «Cè una crisi, i tempi sono duri.»
«È una crisi da tre anni. Ogni mese sposti più spese su di me.»
«Non le sposto, chiedo aiuto.»
«Aiuto? Hai pagato l’affitto negli ultimi sei mesi?»
«No, ma»
«Hai comprato la spesa?»
«A volte.»
«Un litro di latte al mese non è spesa.»
«Ok, non lho fatto. Ma lavoro e porto soldi in casa.»
«E li nascondi subito nel tuo conto personale.»
«Non li nascondo, li risparmo per il futuro.»
«Per il tuo futuro.»
Valentina replicò: «Che ti è preso? Non ti lamentavi prima.»
«Pensavo fosse temporaneo, che avresti iniziato a contribuire.»
«E ora?»
«Ora capisco di essere usata come una mucca da compagnia.»
«Come puoi dirlo!»
Alessandro scoppiò: «Che altro dovrei chiamarla? Un regalo? La TV è un bisogno!»
«Un bisogno per chi? Per tua madre.»
«Allora tua madre dovrebbe comprarla con la sua pensione, o tu con i tuoi risparmi.»
«La sua pensione è piccola!»
«E il mio stipendio è di gomma, si allunga allinfinito?»
«Puoi permettertela.»
«Posso, ma non voglio.»
Il silenzio calò. Alessandro e la suocera si scambiarono uno sguardo.
«Cosa intendi per non voglio?», chiese Alessandro a bassa voce.
«Significa che sono stanca di sostenere tutta la famiglia da sola.»
«Ma siamo una famiglia, dobbiamo aiutarci.»
«Esatto, aiutarci lun laltro, non una sola persona che sostiene tutti.»
Lavinia si alzò. Capiva che la vedevano come un distributore automatico di soldi.
«Dove vai?» chiese Alessandro.
«A gestire le cose.»
Senza parlare, aprì lapp della banca, bloccò la carta comune di cui Alessandro aveva laccesso, e trasferì tutti i suoi risparmi in un conto nuovo aperto tempo fa.
«Che fai?», chiese Alessandro, sospettoso.
«Mi occupo delle finanze», rispose secca. Alessandro provò a dare unocchiata al telefono, ma Lavinia gli girò lo schermo. In cinque minuti tutti i soldi erano nella sua conto personale, inaccessibile a chiunque.
«Lavinia, che succede?», implorò Alessandro, agitato.
«Ciò che doveva succedere da tempo è finalmente accaduto.»
Valentina, spaventata, balzò dalla sedia. «Ci resteremo senza soldi!»
«Sarete rimasti con i soldi che guadagnerete voi stessi», rispose Lavinia con calma.
«Cosa intendi per ‘noi stessi’? Che fine ha la famiglia? Il bilancio comune?»
«Non abbiamo mai avuto un bilancio comune. Cera solo il mio, da cui tutti si sono serviti.»
«Sei pazza!», urlò la suocera. «Siamo una famiglia!»
Lavinia, con voce ferma, disse: «Da oggi viviamo separatamente. Non devo più pagare i tuoi capricci.»
«Capricci?» protestò Alessandro. «Sono spese necessarie!»
«Una TV da 450 euro è una spesa necessaria?»
«Per mamma sì!»
«Allora che la compri con la sua pensione, o tu con i tuoi risparmi.»
Valentina si rivolse a suo figlio: «Perché non ti fai sentire? Difendi tua moglie!»
Alessandro balbettò qualcosa, evitando lo sguardo di Lavinia. Sapeva che aveva ragione, ma non voleva ammetterlo.
«Alessandro», sussurrò Lavinia, «pensi davvero che io debba sostenere tutta la tua famiglia?»
«Siamo marito e moglie», rispose lui.
«Marito e moglie significa partnership, non una situazione in cui uno paga tutto.»
«Il mio stipendio è più piccolo!»
«Il tuo è più piccolo, ma i tuoi risparmi sono più grandi perché li tieni per te.»
Alessandro si zittì di nuovo. Valentina, vedendo che il marito non la difendeva più, cambiò tattica.
«Lavinia, restituisci i soldi! Sto finendo i medicinali!»
«Usa i tuoi soldi.»
«La mia pensione è poca!»
«Chiedi a tuo figlio. Ha dei risparmi.»
«Alessandro, dammi i soldi per i medicinali!»
Alessandro esitò. «Mamma, li sto tenendo per la famiglia.»
«Io sono la famiglia!»
«Ma sono i miei risparmi.»
«Vedi? Quando si tratta di spese, i soldi di tutti diventano improvvisamente personali.»
Valentina, ormai disperata, provò un approccio più dolce.
«Lavinia, sei una donna gentile, sempre pronta ad aiutare.»
«Ho aiutato finché non ho capito di essere usata.»
«Non sei usata, sei apprezzata!»
«Apprezzata per cosa? Per pagare tutte le bollette?»
«Per sostenere la famiglia.»
«Non sostengo una famiglia, sostengo due adulti che possono lavorare da soli.»
Il mattino dopo Lavinia andò in banca e aprì un conto separato a suo nome. Stampò anche gli estratti degli ultimi due anni, dove si vedeva che tutti i pagamenti affitto, bollette, medicinali, il mutuo della suocera erano stati a suo carico.
Tornata a casa, tirò fuori una valigia grande e iniziò a impacchettare le cose di Alessandro: camicie, pantaloni, calzini, tutto sistemato con cura.
«Che fai?», chiese Alessandro al ritorno dal lavoro.
«Impacchetto le tue cose.»
«Perché?»
«Perché non vivi più qui.»
«Cosa? Questo è il mio appartamento anche!»
«Lappartamento è intestato a me. Decido chi vi abita.»
«Ma siamo marito e moglie!»
«Per ora sì, ma non per molto.»
Lavinia lanciò la valigia nel corridoio e pose le chiavi sul tavolo.
«Le chiavi.»
«Quali chiavi?»
«Quelle dellappartamento, tutte le copie.»
«Sei seria?»
«Assolutamente.»
Alessandro, riluttante, le passò le chiavi. Lavinia le controllò: la principale e la di riserva.
«Tua madre ha le chiavi?»
«Sì, viene di tanto in tanto.»
«Chiamala, falla restituire le chiavi.»
«Perché?»
«Perché Valentina non ha più il diritto di entrare nel mio appartamento.»
Unora dopo Valentina arrivò, osservando la valigia nel corridoio.
«Che significa tutto questo?», chiese con tono severo.
«Significa che tuo figlio se ne sta andando.»
«Dove? Questo è la sua casa!»
«Questa è la mia casa. E non voglio più ospiti gratis.»
«Come osi!», urlò la suocera.
«Osiamo», rispose Lavinia, e chiamò la polizia.
«Buongiorno, abbiamo bisogno daiuto. Unex suocera rifiuta di restituire le chiavi del mio appartamento e di andarsene.»
Mezzora dopo arrivarono due agenti. Conoscevano la situazione e i documenti dellappartamento.
«Signora», dissero alla suocera, «restituisca le chiavi e lasci la casa.»
«Ma mio figlio vive qui!»
«Il suo figlio non è il proprietario, non può decidere di togliere la proprietà.»
Con i testimoni presenti, Valentina, a malincuore, gettò le chiavi a terra.
«Vi pentirete!», gridò mentre usciva. «Vi ritroverete da soli!»
«Sarò da sola, ma con i miei soldi», rispose Lavinia.
Alessandro prese la valigia e seguirlo fuori. Prima di uscire si voltò.
«Lavinia, forse cambi idea?»
«Non cè nulla da cambiare.»
Una settimana dopo Lavinia chiese il divorzio. Non cerano beni comuni da dividere: lappartamento era già suo, lauto laveva comprata con i suoi risparmi. Alessandro non contestò, comprendendo linutilità della lotta. Il tribunale dichiarLavinia, finalmente libera, si sedette sul suo divano, sorseggiò un caffè e, guardando fuori dalla finestra, sorrise al futuro che finalmente le apparteneva.






