Non è cosa di tutti i giorni

Ma non è che ogni giorno
Ah, sei proprio pratica, figliolo. Dunque, nel giorno della tua festa devo restare a casa con il nipote, perché voi avete programmi per la serata? I bambini sono, certo, i fiori della vita, ma avresti potuto almeno portare a mamma una scattatina di cioccolato per l8 marzo! disse Valentina, con la voce ferita.

Mamma, non è nemmeno il compleanno sbuffò Marco, alzando le spalle. Tu sei già grande, e Benedetta

A quel punto Valentina aggrottò le sopracciglia. Un fuoco rosso di rabbia le bruciò il petto.

Esatto. Benedetta è giovane, e io divento la vecchia strega che non serve più a niente, una nondonna, insomma. Grazie, figliolo, ho capito tutto strinse gli occhi, fissando Marco negli occhi.

Marco abbassò lo sguardo, imbarazzato.

Mamma! Stai esagerando. Non è quello che ho detto.
Ah sì? Allora perché mi hai portato il nipote senza avvisarmi? Sappi che anche io e tuo padre stasera andremo a festeggiare. Ci andremo al lungomare. Quindi non contare su di noi, basta.

Marco alzò le sopracciglia, incredulo.

Mamma, perché reagisci così subito? Anche noi a volte abbiamo bisogno di uscire da soli iniziò dolcemente. Siamo ancora giovani, vogliamo prenderci una pausa. Non è che succeda tutti i giorni.
Avreste dovuto pensarci quando avete messo al mondo Alessio. Che cosa ci avete detto allora? «Mamma, siamo adulti, ce la caveremo». Come si fa a crescere un bambino, si è adulti, ma come si educa si resta ancora inesperti?

Dal corridoio arrivò la risata di Pietro, il marito di Valentina.

Una pausa ripeté, sorridendo. Io e tua madre abbiamo avuto la nostra prima vera pausa solo quando ci siamo avvicinati ai cinquantanni. E allora a Rimini, per due giorni. Due giorni! In tutta la vita, quasi. E ancora siamo vivi.

Il volto di Marco cambiò. Capì che il rifiuto era definitivo e serrò le labbra in segno di offesa.

Va bene. I genitori di Benedetta sembrano più presenti. Loro troveranno sempre il tempo per il nipote rispose, spingendo la carrozzina indietro senza nemmeno salutare.

Valentina sentì un punto al petto, ma non fermò il figlio. Non le aveva portato né fiori né biglietto; nemmeno un messaggio di auguri. Solo il nipote, senza chiedere nulla, come se fosse obbligata a diventare una nonnabambina gratis.

Se fosse stato la prima volta, forse lavrebbe tollerato, ma non lo era. Decise che era ora di educare non il nipote, ma il figlio e la nuora. Che smettessero di scaricare la responsabilità e crescessero davvero. La loro giovinezza si era conclusa nel preciso istante in cui avevano deciso di avere un figlio.

Valentina andò a bere un tè con Pietro per distrarsi e calmarsi, ma i pensieri tornavano sempre a Marco e Benedetta. Dalla sua mente riaffiorò il ricordo del loro primo incontro.

Marco allora era un ragazzino dagli occhi scintillanti, diciannove anni su. Benedetta aveva un anno in meno, zaino in spalla, scarpe da ginnastica e lunghi capelli. Era carina, dolce, ma sembrava camminare in un mondo di nuvole, rispondendo con lentezza e sorridendo come se la sua mente fosse altrove.

Benedetta, quali sono i vostri progetti per il futuro, se non è un segreto? chiese Valentina, quando erano tutti a tavola.
Non lo so ancora Sto per iscrivermi alla psicologia. Vorrei fare qualcosa di creativo, scrivere libri, per esempio. I miei genitori dicono che è meglio la psicologia, perché ci vogliono ovunque scrollò le spalle Benedetta.

Già allora Valentina capì che per Benedetta erano più importanti i castelli di sabbia e i sogni romantici che la cruda realtà. Amava scrivere poesie e credeva che lamore fosse il fulcro della vita; i soldi beh, li si poteva sempre guadagnare.

Valentina non giudicò la ragazza. Erano ancora giovani, sarebbe passato. Dopo tutto, non era lei a frequentare Benedetta, era suo figlio.

Qualche mese dopo Marco annunciò:

Vogliamo sposarci.

Valentina e Pietro si scambiarono uno sguardo.

E perché? Vivete ancora con i genitori. Dovreste prima mettervi in piedi
Lo faremo, prima o poi. Non siamo stupidi. Costruiremo una famiglia e avremo figli quando avremo studi, lavoro e una casa. Per ora, vogliamo solo firmare un impegno rispose Marco con sicurezza. Ci amiamo e vogliamo rendere questo pensiero concreto.

Grazie a quel promesso impegno, i due non abbandonarono gli studi. Poi

Abbiamo una sorpresa per voi disse la nonna, quando la famiglia celebrava il conseguimento dei diplomi. Benedetta, ti regaliamo un appartamento. Quello della nonna.

Valentina sorrise, sinceramente felice per i giovani, ma dentro sentì un presentimento. Era troppo presto? I ragazzi non si rilasseranno?

E aveva ragione. Dopo poco più di sei mesi, Marco comunicò che stavano aspettando un nuovo arrivo.

Valentina provò gioia e ansia insieme. I nipotini sono sempre una piccola rinascita, un moto di vita. Ma qualcosa le diceva che quella crescita improvvisa sarebbe ricaduta presto sulle sue spalle.

Marco e Benedetta conducevano una vita di ozio. Lavoravano, ma il loro tempo libero era interamente dedicato al riposo. Benedetta cucinava a malapena: il suo capolavoro era far bollire pasta o una minestra con salsicce. Gli scaffali erano ricoperti di polvere. I fine settimana li trascorrevano tra amici o in viaggi.

Nessuno dei conoscenti di Benedetta e Marco aveva figli. Valentina intuiva che loro non immaginavano quanto la vita sarebbe cambiata. Avrebbe voluto dirgli che avrebbero dovuto rinunciare alle cene improvvise, alle uscite notturne sul lungomare, ma chi lavrebbe ascoltata? Gli innamorati credono sempre che il loro percorso sarà diverso da tutti.

Eppure, le cose non andarono come previsto. Benedetta si ammalò subito dopo la dimissione, le prescrissero antibiotici, e Alessio dovette essere passato ai biberon. Il latte non tornò più. Fu linizio di tutti i problemi.

I giovani genitori decisero che, dal momento che Alessio poteva stare senza la madre, lo avrebbero lasciato occasionalmente ai nonni. Allinizio una o due volte al mese, senza suscitare sospetti.

Mamma, potresti badare ad Alessio per un paio dore? Dobbiamo fare la spesa chiese Marco. Solo due ore.

Poi due ore divennero mezza giornata, poi una notte intera.

Vogliamo dormire un po e stare da soli spiegò Marco, senza più chiedere il permesso. Portiamo Alessio da voi per la notte, la mattina lo riprende Benedetta.

Così il nipote trascorreva duetre serate a settimana da Valentina. Pietro poteva giocare con lui, ma la maggior parte del lavoro ricadeva sulla nonna. Eppure lei non era ancora in pensione; lavorava da casa nel supporto tecnico, passava la giornata a parlare con clienti, e la sera desiderava solo crollare sul letto, avvolgersi in una coperta e stare in silenzio. Invece prendeva il bambino in braccio e si gettava nella routine altrui.

Un episodio rimase impresso. Valentina sentì un nervo schiacciarsi alla schiena. Era contorta sul divano quando bussarono.

Mamma, siamo qui iniziò Marco, spingendo la carrozzina.
Marco, oggi non sono il tuo aiuto. Ho la schiena provò a obiettare Valentina.
Siamo veloci! promise il figlio e scomparve.

Valentina singhiozzò silenziosa. Era arrabbiata con il figlio, ma provava anche pietà per sé stessa. Alessio rimase con lei fino a sera inoltrata.

Non vi siete dimenticati di essere genitori? sbottò Valentina al telefono. Dove vi nascondete?
Siamo al parco, mamma rispose Marco, come se nulla fosse. Facciamo una passeggiata con Benedetta.
Cosa?… Io qui sto piegata e voi vi siete andati a passeggiare?!
Mamma dobbiamo mantenere i rapporti. Le giovani mamme hanno difficoltà con i bambini, depressione postparto, tutte queste cose disse Marco con tono da spiegazione ovvia. Considera che stai salvando la nostra famiglia.

Le emozioni erano ambivalenti. Da un lato, era bello che il figlio pensasse alla moglie; dallaltro, a che prezzo per Valentina?

Decise fermamente: la prossima volta avrebbe detto di no. E il giorno arrivò, l8 marzo. Che si offendessero quanto volevano, ma la pazienza di una nonna non è infinita.

Seguirono due settimane di silenzio. Nessuna richiesta, né una semplice chiamata. Poi, una sera, il telefono suonò.

Ciao, mamma iniziò Marco, colpevole. Aiutaci, per favore. Benedetta è ammalata e i suoi genitori sono fuori città.

Valentina rimase in silenzio per qualche secondo, riflettendo. Valeva la pena cedere?

Va bene rispose, calma. Ma da voi la mia cioccolata preferita. Quella grande, quella che adoro.

Marco tirò un sospiro di sollievo e rise piano.

Certo.

Quella sera Valentina si ritrovò di nuovo con il nipote. Guardava Alessio e capiva di amarlo con tutto il cuore. Amava anche sé stessa. Da ora in poi avrebbe aiutato solo quando le convenisse. E se i giovani avessero di nuovo osato avrebbe detto di no. Il suo aiuto era un gesto volontario, non un obbligo.

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