Una sera, tornando a casa, sono rimasto davvero sorpreso. Mia figlia stava facendo le valigie: vestiti, trucchi, qualche elettrodomestico. Le ho subito chiesto dove stesse andando.
Ho scoperto così che mia figlia diciottenne, Bianca, improvvisamente si sentiva adulta. Ho sgranato gli occhi dallo stupore e Bianca mi ha risposto:
Papà, mi trasferisco. Andrò a vivere con Davide.
Come, ti trasferisci? Chi sarebbe questo Davide? Non pensi di presentarci? Con che soldi pensi di vivere? Ha famiglia? Credo che tu stia correndo un po troppo le ho detto.
Papà, dai, stai tranquillo. Viviamo nel ventunesimo secolo. Sono grande ormai, ho la mia vita! ha ribattuto Bianca.
Non ho risposto. Ho incassato il colpo, rendendomi conto che ormai non potevo fare nulla. Vedevo Bianca sistemare le sue cose, pronta a dire addio a tutto. In fondo, il frullatore non lo usavo mai. Bianca ha chiuso la porta ed è uscita di casa. Dalla finestra ho visto un ragazzo aiutarla a mettere i bagagli in macchina. Se vuole vivere da adulta, che lo faccia! Vedremo come andrà. Il giorno dopo ho cambiato la serratura, non si sa mai cosa passa per la testa a Bianca e al suo nuovo fidanzato.
Sono passati alcuni giorni. Mia figlia non si è fatta sentire, nemmeno un messaggino. Non credevo avrebbe iniziato la nuova vita così in fretta. Allimprovviso, mi chiama:
Papà, puoi pagarmi la retta universitaria?
Mi è dispiaciuto che Bianca mi avesse chiamato solo per parlare di soldi. Non mi ha nemmeno chiesto come stessi.
No, sei una donna indipendente adesso. Non voglio mettere bocca nelle tue scelte.
Perfetto. Grazie, papà! mi ha risposto stizzita, riattaccando subito.
Proprio come voleva lei. Adesso scoprirà davvero comè la vita da grande.
Ho deciso di cambiare la vecchia camera di Bianca: lho trasformata in uno studio. Tanto non abitava più con me. Ho trovato anche una bella scrivania e delle sedie nuove, lasciando solo il letto. Bianca avrebbe avuto tempo per riflettere. Magari sarebbe tornata.
Due settimane dopo, stavo rincasando dal lavoro quando ho visto Bianca davanti al portone, con le valigie in mano e unaria abbattuta.
Perché non mi hai avvisato che tornavi? le ho chiesto.
Papà, mi vergognavo. Non sei contento di rivedermi? mi ha risposto tra le lacrime, asciugandosi il viso.
Ma certo che sono contento. Su, vieni dentro.
Siamo rientrati e lei ha iniziato a sistemare le sue cose. Però mancava la macchina del caffè. Ho scoperto che era rimasta a casa della mamma di Davide: la donna laveva presa come compenso per averle dato ospitalità e da mangiare. Davide ha trentanni. Quando Bianca ha capito che non avrei più pagato per luniversità, ha chiesto aiuto a Davide, che però non aveva alcuna intenzione di prendersi responsabilità per lei, né di sostenerla economicamente.
Mi domando ancora che cosa passava per la testa a Davide quando si è presentato a casa dei suoi genitori con mia figlia disoccupata.






