L’Ultimo Amore – Una Vita Dedicata ai Figli, Nessuna Gratitudine: Tre Laureati, Tre Carriere, ma Nessun Aiuto per Anna. Vedova e Solitaria, Trova la Felicità Inaspettata con l’Amico di Sempre, Sfida dei Preconcetti dei Figli e Scopre che l’Amore Non Ha Età

ULTIMO AMORE

Ilarietta, guarda che non ho più un euro! Ho dato ieri tutto a Natalina! Sai che ha due bambini da mantenere!
Stanca e amareggiata, Anna Federica posò il telefono sul tavolo.
Non voleva nemmeno ricordare ciò che sua figlia le aveva appena detto.
Ma perché succede questo? Abbiamo cresciuto tre figli insieme a tuo padre, sempre cercato di fare il meglio per loro. Li abbiamo tirati su bene! Tutti laureati, tutti con un buon lavoro. Eppure, alla mia età, di tranquillità e di aiuto nemmeno lombra.
Perché te ne sei andato così presto, Vittorio? Con te era tutto più facile pensò Anna Federica rivolgendosi mentalmente al marito defunto.
Un dolore le serrò il cuore e la mano andò istintivamente verso il blister delle pillole: Ne restano appena una o due. Se mi sento peggio non avrò nulla che mi aiuti. Dovrei andare in farmacia.
Anna Federica provò ad alzarsi, ma subito si rimise seduta sulla poltrona: la testa le girava terribilmente.
Pazienza, tra poco la pillola farà effetto e passerà tutto.
Ma il tempo passava e non sentiva alcun miglioramento.
Compose il numero di sua figlia minore:
Natalina riuscì solo a sussurrare al telefono
Mamma, sono in riunione, poi ti richiamo!
Allora chiamò suo figlio:
Luca, non mi sento bene. Sono finite le pillole. Potresti, dopo il lavoro ma lui nemmeno la lasciò finire.
Mamma, io non sono un medico e neanche tu lo sei! Chiama lambulanza, non aspettare!
Anna Federica sospirò profondamente. In fondo ha ragione! Se tra mezzora non sto meglio, devo chiamare il 118.
Si adagiò lentamente sulla poltrona e chiuse gli occhi. Cercò di rilassarsi contando nel silenzio fino a cento.
Da lontano le arrivò un suono. Cosera? Ah già, il telefono!
Pronto? faticò ad aprire bocca, Anna Federica.
Annuccia, ciao! Sono Piero! Come stai? Mi sentivo inquieto, ho pensato di chiamarti!
Piero, non sto tanto bene.
Arrivo subito! Riesci ad aprirmi la porta?
Piero, ormai la lascio sempre aperta.
Il telefono le scivolò tra le dita. Non trovava più le forze per raccoglierlo.
E va bene così pensò.
Davanti agli occhi le si succedevano immagini della sua giovinezza: eccola ragazzina, al primo anno di Economia a Bologna. Poi due cadetti della Scuola Militare, con dei palloncini in mano.
Sembra buffo pensò allora Annuccia due omoni e con i palloncini!.
Già! Era il 25 aprile! Festa, sfilata, tutti in piazza! E lei in mezzo a loro, con due palloncini, tra Piero e Vittorio.
Alla fine aveva scelto Vittorio. Sembrava più deciso, mentre Piero era schivo, timido, sempre sulle sue.
Poi la vita li aveva divisi: lei e Vittorio erano andati a vivere vicino a Firenze, Piero aveva avuto un incarico a Trieste.
Si erano ritrovati solo molti anni dopo, quando si erano tutti ritirati dal lavoro nella loro città natale, Modena. Piero era rimasto sempre solo, niente moglie, niente figli.
Gli chiedevano spesso il perché
Lui tagliava corto, scherzando:
Non sono fortunato in amore; dovrei forse giocare a carte!
Anna Federica sentì delle voci, un brusio. Aprì a fatica gli occhi:
Piero!
Vicino a lui cera, probabilmente, un medico del 118.
Va bene, ora starà meglio. Lei è il marito?
Sì, sì!
Il dottore stava spiegando qualcosa a Piero.
E lui rimase lì, tenendole la mano, finché non si sentì meglio.
Grazie, Piero! Ora sto decisamente meglio!
Bene! Prendi, bevi un po di tè caldo con una fettina di limone.
Non se ne andò più, trafficava in cucina, le preparava da mangiare, la accudiva. E, anche se ormai Anna Federica si sentiva bene, Piero aveva paura a lasciarla sola.
Sai, Anna, io in fondo ti ho sempre amata. Per questo non mi sono mai sposato.
Eh, Piero, io con Vittorio ho vissuto bene. Lho sempre rispettato e lui mi voleva bene. Tu non hai mai detto nulla da ragazzo. Non sapevo cosa provavi. Ma adesso cosa importa, il passato non torna, e gli anni sono volati.
Anna, perché non viviamo felici insieme il tempo che ci resta? Per quanto sarà, facciamo che sia felice!
Anna Federica posò la testa sulla spalla di Piero, gli prese la mano: Sì, dai! e rise di cuore, finalmente felice.
Passò una settimana e, finalmente, chiamò Natalina!
Mamma, cosè successo? Mi avevi chiamato ma non ho potuto rispondere, poi mi sono persa tra mille cose, ho dimenticato
Oh, niente. Ora va tutto bene. Già che hai chiamato, ti dico una cosa, così non ti viene un colpo dopo: mi sposo!
Al telefono cadde il silenzio, si sentiva solo la figlia che tratteneva il fiato, cercando le parole.
Mamma, sei impazzita? Ma lo sai quanti anni hai? E chi sarebbe questo fortunato?
Anna Federica si sentì stringere dentro, le lacrime scorsero rapide. Ma trovò la forza di rispondere con voce calma:
Sono affari miei!
E riattaccò.
Poi si rivolse a Piero: Ecco, adesso arriveranno tutti! Prepariamoci a difenderci!
Ci siamo abituati! Ce la faremo! rise Piero.
La sera, puntuali, si presentarono tutti e tre i figli: Luca, Ilarietta e Natalina!
Allora, mamma, presentaci questo Don Giovanni! esclamò Luca ironico.
Ma dai, Luca, già mi conoscete uscì dalla stanza Piero. Amo la vostra mamma dalla giovinezza. Quando lho vista stare così male la scorsa settimana ho capito che non potevo lasciarla andare. Le ho chiesto di sposarmi e lei, con gentilezza, ha accettato.
Sentite un po, avete perso il senno? Amore a questa età?! strillò Ilaria.
Ma quale questetà, replicò pacato Piero abbiamo appena compiuto settantanni, cè ancora tempo per vivere. E vostra madre, permettetemi, è sempre una bella donna!
Insomma, mi pare che volete solo la sua casa, vero? indagò Natalina con tono da avvocato.
Figli miei, per favore! Tutti avete una casa vostra!
Eh no, mamma! In quella casa, però, cè la nostra parte! aggiunse Natalina.
Tranquilli, io non ho bisogno di nulla! Un tetto lo troverò! disse Piero, Ma basta mancare di rispetto alla mamma, fate silenzio!
Ma chi sei tu per dettare regole? insorse Luca, minaccioso.
Ma Piero non si mosse. Fermo e diritto, guardava nei suoi occhi.
Sono il marito di vostra madre, che vi piaccia oppure no.
E noi siamo i suoi figli! gridò Ilaria.
Sì, e domani la mettiamo in ospizio! fece eco Natalina.
Eh no! Annuccia, dai, preparati. Andiamo via!
Se ne andarono insieme mano nella mano, senza voltarsi. Non gli importava più nulla. Erano felici, liberi. E la luce di un vecchio lampione illuminava il loro cammino.
E i figli, rimasti sulla soglia, li guardavano andar via, incapaci di capire come si possa amare davvero anche a settantanni.

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L’Ultimo Amore – Una Vita Dedicata ai Figli, Nessuna Gratitudine: Tre Laureati, Tre Carriere, ma Nessun Aiuto per Anna. Vedova e Solitaria, Trova la Felicità Inaspettata con l’Amico di Sempre, Sfida dei Preconcetti dei Figli e Scopre che l’Amore Non Ha Età
A 55 anni mi hanno licenziato. Come addio, ho regalato una rosa a ogni collega, e al mio capo ho lasciato sulla scrivania una cartella con i risultati di un’audit segreto che avevo condotto di nascosto.