Tra un Uomo e un Gatto: La Scelta di Cristina tra il Cuore e i Compromessi nella Milano d’Inverno, t…

Cristina si sistemava davanti allo specchio, passandosi delicatamente sulle labbra quel rossetto speciale: Marmellata di amarene. Un giorno Marco le aveva detto che quel colore le stava proprio bene.

Ormai, alla sua età, Cristina non aspettava più miracoli, e invece eccolo lì: era successo per caso, niente meno che alla fermata dellautobus! Lui le aveva ceduto il posto, lei aveva sorriso, ringraziato, e via, nella corrente del dialogo. Così, come in un sogno in cui il tempo si srotola lento, tre mesi erano già volati. Eppure sembrava una vita.

Romeo, cosa ne pensi? chiese Cristina, voltandosi verso il gatto sdraiato regale sul davanzale, gli occhi intenti a inseguire i passeri giù nel cortile. Ti sembro bella?

Romeo miagolò, con approvazione da signore di casa.

Cinque anni insieme, lui e Cristina. Dal giorno in cui aveva sepolto il marito, Mario, tornando a casa con un batuffolo di pelo tra le mani. Soffriremo insieme, aveva sussurrato allora al gattino. E invece, semplicemente, avevano imparato a vivere di nuovo.

Non era un gatto qualunque, Romeo. La capiva come nessuno. Se lei era triste, si avvicinava, facendo vibrare quel delicato motore interno. Se lei era serena, lui si scatenava in furiose corse attraverso la casa. E la mattina sempre la svegliava con una zampata dolce sulla guancia.

All’improvviso, squillò il telefono.

Cristinuccia! Sono in arrivo! la voce di Marco era festosa, robusta, piena di promesse. Oggi decidiamo tutto.

Ti aspetto, rispose Cristina ridendo.

Oggi avrebbe portato le chiavi della sua nuova casa. Avevano deciso: sarebbero vissuti insieme! Nel suo ampio bilocale davanti al mare, aria buona, luce che scivola sui muri come seta.

Cristina già si vedeva: colazione sul balcone, vista sul golfo, Marco col giornale tra le mani.

Romeo, disse al gatto, ci trasferiamo! Vedrai che ti piacerà. Grandi finestre, tanti uccellini da osservare.

Romeo si allungò, scese dal davanzale e le strofinò il muso contro le gambe.

Ma certo che ti porto, sciocco! Come potrei lasciarti?

Driiin.

Ecco Marco, sorridente, elegante, con un mazzo di fiori tra le mani e lodore buono del dopobarba delle grandi occasioni. Abito scuro, camicia candida, il portamento di chi ce lha fatta imprenditore di successo.

Sei splendida, amore mio! le baciò la guancia. Pronta a iniziare una nuova avventura?

Prontissima! Cristina lo fece accomodare, mise su il tè.

Sedettero in cucina. Marco estrasse un mazzo di chiavi e lo posò sulla tavola con fare solenne.

Eccole qui. Le chiavi del nostro nido.

Romeo, intanto, sbucò sulla soglia della cucina. Guardò lospite, annusò con circospezione.

Sempre quel micio, fece Marco arricciando il naso. Cristina, dobbiamo parlare.

Di cosa? disse lei, subito irrigidita da una nota fredda nella voce di lui.

Senti, la casa è nuova, i lavori appena finiti. I gatti perdono pelo, lasciano odore. E, devo dirtelo, sono anche allergico.

Cristina rimase immobile, la tazza sospesa a mezzaria.

Quindi?

Quindi, con me il gatto non può stare. Non se ne parla. Vedi tu cosa farne.

Le parole caddero nellaria come pezzetti di ghiaccio.

Romeo si mise ai suoi piedi e si voltò prima verso di lei, poi verso Marco con quello sguardo liquido, come se sapesse tutto.

Dopo un po, Marco se ne andò, lasciando le chiavi sul tavolo. Cristina non si mosse, fissando quelle maledette chiavi e sorseggiando un tè ormai freddo.

Romeo saltò sulle sue ginocchia, iniziando a fare le fusa piano.

E adesso, che faccio, Romeo? sussurrò accarezzando il pelo morbido. Che faccio?

Le parole di Marco le ronzavano in testa: Decidi tu.

Ma che scelta era, quella? Da cinque anni Romeo era la sua famiglia, rifugio, ancora di senso. Quando Mario era morto, solo quel micino aveva impedito ai pensieri cupi di prenderle la mente. Lei lo aveva raccolto, curato, nutrito con una pipetta, sorridendo la prima volta che lui aveva fatto le fusa tra le sue mani.

Col tempo, erano arrivati i piccoli riti: le colazioni in due, le serate davanti al televisore, le malattie condivise, le tristezze dissipate da una pallina messa vicino, come a dire: Forza, su, gioca un po’.

Romeo sollevò il muso e la fissò negli occhi. Cera qualcosa di profondamente umano, in quello sguardo.

Cristina si alzò, camminò in cucina. Prese il telefono per chiamare la sua amica Giulia, ma si fermò. Cosa le avrebbe detto Giulia? Probabilmente: Per un uomo, il gatto puoi anche darlo via

Ma era davvero così facile?

Si avvicinò alla finestra. Fuori il cortile era tutto bianco, la prima neve di dicembre copriva il mondo. Presto sarebbe stato capodanno. Aveva sognato tanto di non passarlo sola, questanno.

Va bene, decise, andrò dal veterinario. Magari qualcuno vorrà prendersi cura di Romeo. Troveremo una buona famiglia.

Ma mentre pronunciava queste parole, qualcosa si ribellava dentro di lei.

Lindomani andò dalla signora Concetta che abitava al piano di sotto e aveva sempre una parola buona per i gatti randagi.

Zia Concetta, lei non conosce qualcuno che vorrebbe un gatto? Uno proprio bravo, intelligente.

Romeo? Ma come, Cristina! Tu e lui siete una cosa sola! Ti ricordi come lo curavi dopo che tuo marito è morto?

Gli eventi, sospirò Cristina.

Nessun evento può contare più dellamicizia vera, scosse la testa la donna. No, no, non so nessuno. E nemmeno voglio saperlo. Sarebbe un tradimento, Cristina.

Tradimento. Quella parola le bruciò dentro. Cristina salutò in fretta e tornò a casa.

Romeo la accolse come sempre, strusciandosi, facendo le fusa. Capiva. Gli animali sentono tutto, anche le fratture invisibili nei cuori umani.

Perdonami, mormorò, stringendolo forte.

La sera chiamò Marco.

Allora? chiese lui, impaziente. Hai sistemato il discorso gatto?

Non ancora, sto cercando un padrone.

Cristina, facciamola finita coi sentimentalismi. O vuoi stare con me, o con il tuo gatto. Io sono un uomo serio, cerco una donna seria, non una che sceglie la compagnia di un animale invece della felicità.

Concedimi ancora un po’ di tempo.

Ce nè poco: per capodanno voglio che tu sia già con me.

Dopo aver riattaccato, Cristina restò seduta a lungo in silenzio. Romeo si acquattò accanto a lei, occhi gialli, presenza calda.

Ha ragione lui? Sei solo un animale. Ma Marco è un uomo, uno di quelli che non si incontrano tutti i giorni

Ma la frase le suonava falsa. Anche dentro.

Il terzo giorno chiamò Giulia.

Cristina, sembri sottosopra. Cosè successo?

E Cristina si sfogò. Lultimatum, la ricerca di un nuovo padrone per Romeo, i dubbi.

Aspetta, la interruppe Giulia, lui davvero ti ha detto: O me o il gatto?

Sì, così.

E domani ti dirà che non puoi più mettere i jeans. Dopo domani: Quella tua amica non la voglio vedere. Cristina, una persona che allinizio detta condizioni

Ma io ho paura di restare sola! quasi gridò Cristina. Completamente sola!

Davvero hai paura? E Romeo allora, non conta?

Cristina tacque.

Dopo la telefonata si sedette sul divano, Romeo si rannicchiò accanto.

Senti, gli disse, cosa succederebbe se ti dessi via? Sentiresti la mia mancanza?

Ma Romeo rispose a modo suo, con le fusa.

E io? lo accarezzò. Io potrei mai essere felice, sapendo di averti tradito?

Romeo la guardò negli occhi: cera una fiducia assoluta, amore puro.

Dio mio, sussurrò Cristina. Cosa sto facendo?

Suonò il telefono. Marco.

Domani è sabato. Vengo a prenderti. Spero che hai risolto.

Cristina guardò Romeo, acciambellato con fiducia tra le sue braccia.

Ho bisogno di pensare ancora.

Ma cosa cè da pensare?! Per un gatto butti via tutto? Sei matta?

Non potresti farci labitudine? Romeo è pulito, dolce

Ti ho già detto che ho lallergia! E poi Cristina, non sei pronta per una storia seria. Pensaci fino a domani. È lultimo avvertimento.

I toni secchi, il suo Eco secco dopo la chiamata.

Ultima volta ripeté Cristina al suo gatto. Bella frase, pensò. E improvvisamente sentì paura. Non la paura di restare sola, ma lorrore di tradire il suo più fedele amico per chi pone ultimatum come regola damore.

Sabato grigio e umido. Cristina si svegliò presto, disturbata da sogni strani: camminava in un corridoio lungo, alla fine Marco e Romeo la aspettavano, uno a destra, uno a sinistra, e lei doveva scegliere a chi andare incontro. Si alzò col cuore pesante.

Romeo, fedele, era ai suoi piedi. Quando la vide alzarsi, saltò su cuscino accanto a lei, leccandole il viso.

Buongiorno, mio tesoro, sussurrò Cristina, affondando la faccia nella pelliccia del gatto.

Andò in cucina, mise su il tè, preparò la pappa di Romeo, cambiò lacqua. Tutto come sempre, tranne le mani che tremavano.

Che faccio, Romeo? Davvero, cosaltro posso fare?

Il gatto le rivolse uno sguardo limpido di comprensione profonda.

Magari ha ragione lui, non sono pronta per una relazione seria Forse mi aggrappo a quello che ero.

Ma anche queste parole le sembravano estranee.

A mezzogiorno, telefonò Giulia:

Cristina, novità? Hai deciso qualcosa?

Non so, Giulia. Il cuore mi dice una cosa, la testa unaltra.

E cosa ti dice il cuore?

Cristina si voltò verso Romeo, che osservava i passeri dal davanzale.

Quanto a me, il cuore dice che non posso tradirlo.

Ecco la risposta! esclamò lamica. Ma dai, Cristina Un uomo che ti chiede di scegliere tra lui e il tuo gatto, che persona è?

Cristina rimise giù la cornetta e si sedette in poltrona. Raccolse Romeo tra le braccia.

Giulia ha ragione. Non sono sola. Ti ho con me. E sto bene, davvero bene.

Romeo fece le fusa, rilassato.

E se, invece, il vero uomo per me sarà quello capace di volere bene sia a me che a te?

Alle due in punto, squillo alla porta. Il cuore di Cristina prese a correre.

Marco, freddo e impaziente, era lì, con la sua borsa in mano.

Allora? Pronta? Hai già fatto le valigie?

Marco, entra. Dobbiamo parlare.

Di cosa? Spero che il gatto non ci sia più.

Proprio allora Romeo apparve dalla cucina. Si sedette, fissando Marco.

Di nuovo quel gatto! Cristina, te lavevo detto!

Ora ho deciso, disse lei piano.

E cioè?

Che io Romeo non posso lasciarlo.

Marco la fissò. Poi voltandosi: Io quindi cosa sono, per te?

Cristina gli rivolse uno sguardo limpido. E vide luomo che all’inizio l’aveva fatta sognare trasformarsi in un estraneo, abituato ad avere tutto come voleva.

Anche tu sei importante, disse lei. Ma Romeo non mi ha mai costretto a scegliere.

Stai paragonando un uomo a un gatto? gridò lui.

Non paragono. Ma Romeo mi ama senza condizioni.

Cristina! Ti pare possibile rovinare la tua vita per un animale?

Non rovino proprio niente. Scelgo ciò che conta davvero, per me.

Romeo le si avvicinò, le strofinò il muso sulle gambe.

Marco incupì la voce: Ripensaci. Io sono un uomo di posizione, ti avrei dato tutto. Ma tu

Non è solo un gatto, lo interruppe Cristina. Lui è Romeo. Il mio Romeo.

Ma che avrà mai di speciale?! sbottò Marco. È solo un animale!

E lì Cristina capì, davvero.

Hai ragione, Marco. Non ha niente di speciale, tranne il fatto che lui non mi ha mai imposto scelte.

Marco rimase di sasso.

Quindi, è il gatto che scegli?

Marco restò lì qualche secondo, poi voltò le spalle con stizza:

Sei pazza, Cristina. Stai buttando via tutto! Un’occasione così non torna.

Forse, rispose lei. Ma anche Romeo è unico.

Marco sbatté la porta.

Cristina restò sola. Un silenzio nuovo scese in casa.

Si spostò in cucina, si sedette con Romeo in grembo.

Eccoci di nuovo da soli, sussurrò.

Romeo la guardò, le strusciò la testolina sulla mano.

Ed ecco, allimprovviso, sentì leggerezza. Un sollievo dolce, come se un peso le fosse stato tolto dal cuore.

Lo sai, Romeo? Forse abbiamo fatto la cosa giusta.

Per la prima volta, dopo giorni di dubbio, sentì pace.

Marzo. Fuori, la luce trapassa il bucato, il primo verde buca la terra, i passeri gridano che la primavera è cominciata. Cristina innaffia le violette sul davanzale, fiera della piccola giungla casalinga che ha messo insieme nellinverno.

Guarda, Romeo, indica un nuovo fiore sbocciato.

Romeo annusa serio il vaso e poi fa un miao di approvazione.

Tre mesi sono passati. Allinizio faceva male non la solitudine, ma il dubbio: E se avessi sbagliato? E se Marco era la mia ultima occasione?

Poi la casa è rifiorita. Cristina ha ricominciato a insegnare musica ora vengono due allievi, la piccola Martina e il giovane Stefano. La musica ha riempito le stanze, insieme alle voci, alle risate, alla vita.

Professoressa, che bel gatto! ha esclamato Martina la prima volta vedendo Romeo.

È Romeo. Il mio migliore amico.

Posso accarezzarlo?

Certo che sì.

Romeo lo permette con magnanimità, accompagnando la carezza con sonore fusa.

Ultimamente è accaduta una cosa curiosa. Cristina ha incontrato nel cortile il signor Giuseppe, il vicino del quinto piano, un professore in pensione, vedovo. Una chiacchierata ha tirato laltra.

Ha proprio un bel gatto, signora Cristina, ha osservato lui vedendo Romeo spiaccicato al sole dietro il vetro.

Grazie. Lei ama gli animali?

Molto. Avevo una cagnolina, Lilla. Se nè andata due anni fa. A volte mi dico: Forse dovrei prendere qualcuno ma la casa è vuota senza di loro.

Parlarono a lungo, una volta, poi unaltra ancora. Giuseppe era pieno di storie, racconti, sorrisi gentili.

Romeo tollera gli ospiti? chiese un giorno.

Oh, Romeo è un giudice severo. I cattivi non li sopporta affatto.

Giuseppe rise: Speriamo di superare la prova.

La superò subito.

Ora Cristina guarda Romeo sonnecchiare su un raggio di sole e sorride: la vita, anche a piccoli passi, trova sempre una strada per ricominciare.

Cristina versa il tè, si accoccola in poltrona. Romeo immediatamente si arrampica sulle sue gambe.

Grazie, sussurra Cristina, di avermi insegnato che lamore vero non chiede mai tradimenti.

E Romeo risponde col suono caldo delle sue fusa.

Cristina non ha più paura della solitudine. Perché con chi ti vuole bene, senza condizioni, non sarai mai sola.

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