Voleva solo aiutare, mamma… – Lo sai che a Ninetta è nato il secondo nipotino? – disse la suocera…

Lo sai che alla Gina è nato il secondo nipotino? la suocera, la signora Elisabetta, versò unaltra tazza di tè. Un maschietto, tre chili e ottocento. Ben piazzato, con delle belle guanciotte!

Marina annuì, scaldandosi le mani sulla porcellana calda. Nel piccolo appartamento di Elisabetta faceva sempre fresco teneva basso il riscaldamento per risparmiare, ma la tavola era sempre piena di crostate, polpette fatte in casa, insalate miste. Sembrava che Marina fosse lì per un pranzo di matrimonio, non per una semplice merenda.

Ma voi, tu e Alessio, ancora niente sorprese per me. Marinella, quanto volete aspettare ancora? Ormai non siete più due ragazzini. Alessio ha trentuno anni, tu ventotto. È il momento giusto! Elisabetta spinse verso la nuora una coppetta di marmellata fatta in casa. Io già pensavo che a questora avrei avuto dei nipotini da coccolare, e invece sempre questa storia del aspettiamo, aspettiamo.

Elisabetta, adesso è un momentaccio Marina cercava di non offenderla, parlando piano. Stiamo mettendo da parte i soldi per una casa nostra. Non possiamo mantenere insieme un bambino e un mutuo, capisce? Prima voglio sistemarmi e poi pensare ai figli.

La suocera fece un gesto vago con la mano, come a scacciare una zanzara fastidiosa.

Ma figurati! Fate figli e poi vedrete che si aggiusta tutto. Io e Pietro abbiamo cominciato in un monolocale, nemmeno venti metri quadri! E guarda Alessio comè cresciuto, gli abbiamo dato da studiare. Se continuate così con i vostri conti e i vostri piani, i figli li fate da pensionati.

Marina sorseggiò il tè, cercando qualche secondo per pensare. Fuori il cielo di febbraio era grigio; le gocce scivolavano sui vetri, pioggia o neve che scioglieva. Dal soggiorno arrivava il ticchettio dellorologio a muro che Elisabetta aveva portato dalla casa dei suoi genitori.

La vita oggi non funziona così Marina posò la tazza. Una volta ci si arrangiava, ma ora tra bollette, spesa, pannolini, visite dal pediatra rischiamo solo di affondare nei debiti.

Ma ci penso io al nipote! la suocera si accese negli occhi, come se bastasse quello a risolvere tutto. Tu devi solo partorire, poi ci sono io. Lo porto al parco, lo nutrita, anche di notte se serve.

Marina provò un senso di irritazione sordo e denso, non proprio rabbia, solo fatica.

Elisabetta, io invece vorrei affrontare personalmente i primi anni di mio figlio. Non tornare subito al lavoro per lo stipendio e lasciarlo a qualcun altro, ma stargli accanto. I primi anni sono troppo importanti.

Elisabetta strinse le labbra e si girò verso la finestra, evidentemente offesa. Marina ormai conosceva quella reazione: silenzio ostentato e rumori di piatti, per far vedere quanto si fosse sentita ferita dalle parole della nuora.

Marina finì il tè e si alzò.

Grazie per tutto, devo andare. Alessio vuole che torni per le sette.

La suocera annuì senza guardarla. Marina si mise il cappotto, le diede un bacio rapido e uscì.

In taxi poggiò la testa sul vetro freddo, chiuse gli occhi. I palazzi grigi, i cartelloni pubblicitari e le persone nei piumini scuri scivolavano fuori dal finestrino. Elisabetta non capiva che i tempi erano cambiati, che non si poteva più fare un figlio e sperare che tutto andasse bene. Un figlio era una responsabilità, e Marina voleva dargli una stanza, una scuola buona, le attività extrascolastiche. Per questo serviva una casa propria.

Passarono due mesi

Marina aveva preparato il pollo con le patate per cena era il piatto preferito di Alessio: semplice, buono, sostanzioso. Elisabetta aveva chiamato il giorno prima per invitarvisi, dicendo che doveva parlare. Marina non diede troppa importanza le conversazioni con la suocera di solito riguardavano ricette o lamentele sulle coinquiline.

Quando si sedettero a tavola e vide che Elisabetta spostava il piatto senza toccarlo, Marina avvertì la tensione.

Ti ricordi mia zia Carla, la cugina di mamma? la suocera guardava entrambi. È mancata il mese scorso Finalmente è in pace.

Alessio annuì, mentre Marina si limitò a un cenno: aveva visto la zia una volta sola ad una festa di famiglia.

Ecco Elisabetta si raddrizzò e fu chiaro che stava per dire qualcosa di importante mi ha lasciato il suo appartamento. Un bilocale, certo ci sarebbe da ritinteggiare, ma le mura sono buone, in un palazzo solido.

Alessio fischiò tra i denti:

Questa sì che è una notizia, mamma!

Aspetta la suocera alzò una mano. Voglio intestare la casa a voi due.

Marina restò con la forchetta sospesa.

Ma con una condizione Elisabetta la fissava dritta negli occhi mi fate un nipotino. O una nipotina, va bene uguale. Un bambino e la casa sarà vostra.

Silenzio. Si sentiva solo il rubinetto in cucina che perdeva una goccia.

La suocera non aspettò troppo e tornò a parlare, come se temesse di essere interrotta:

Non dovete più mettere via i soldi, capite? La casa è già pronta, sarà vostra! Tutto quello che avete messo da parte lo usate per il bambino passeggino, lettino, vestitini Con tutti i costi che ci sono oggi! Ma così basta, niente più affitto né mutuo.

Alessio guardava Marina in attesa della sua reazione. E Marina, di colpo, si rese conto che non aveva più nulla da obiettare. Loro un figlio lo desideravano, avevano solo rimandato per la questione della casa. Ora quel problema si era sciolto di colpo, con una penna davanti al notaio.

Accettiamo disse, stringendo la mano del marito Ci pensavamo già da un po’, aspettavamo solo il momento giusto.

La suocera sorrise come se avesse appena ricevuto un biglietto di rinascita.

Un anno dopo

Fabrizio aveva appena compiuto un mese. Marina lo cullava nella camera da letto, mormorando una ninna nanna a caso, quando sentì la serratura che scattava nellingresso. Si affacciò stringendo il figlio a sé:

Alessio, sei già tornato?

Era invece Elisabetta, con i sacchetti della spesa in mano e unaria trionfante.

Marina si bloccò sulla soglia.

Come ha fatto ad entrare?

La suocera agitò le chiavi, facendo tintinnare il portachiavi col girasole di plastica:

Ho tenuto una copia, tanto per sicurezza. Non si sa mai, se servisse una mano e non rispondete.

Marina mandò giù le proteste che aveva in gola. Non era il momento: Fabrizio si era appena addormentato e un litigio lo avrebbe svegliato.

La suocera era già in cucina, scuotendo la testa davanti al lavandino con qualche tazza e piatto.

Marinella, che roba! La cucina è piena di briciole aprì il frigorifero, ancora scuotendo il capo E da mangiare che cè? Kefir e un po di formaggio? Alessio torna a casa tra poco, cosa prepari per cena?

Marina strinse il piccolo a sé, che si mosse ma non si svegliò.

Sono tutto il giorno con il bambino, Elisabetta. Vuole stare sempre in braccio, se lo metto giù piange.

La suocera fece il giro anche nella cameretta, osservando il fasciatoio, le mensole di biberon.

Così non va bene, sai? E queste mussoline, come si fa a usare questa roba dura con un neonato?

Sono di flanella, sono morbide.

Mica sono a corto desperienza io! Ho cresciuto mio figlio, ti ricordi stringendo ancora le labbra E tu sei sempre a casa, allora perché tutto questo disordine?

Marina indicò Fabrizio, che russava leggero sulla sua spalla.

È proprio per questo.

Sciocchezze la suocera fece una smorfia. Alla mia epoca cucinavo, lavavo, badavo ad Alessio tutto insieme. E mi sono arrangiata.

Unora dopo, se ne andò lasciando bottiglie riordinate, panni ribaltati e la sensazione di essere stata travolta.

Alla sera, quando Alessio tornò, Marina aspettò che finisse di mangiare e gli parlò:

Alessio, così non va avanti. Tua madre viene qui quando vuole, ha le sue chiavi. Io sono allo stremo, non dormo, reggo a malapena, e devo anche subire le sue ispezioni.

Il marito abbassò lo sguardo:

Mamma vuole solo aiutare, Marinella. È fatta così, in buona fede.

E quando intesterà la casa a te?

Alessio esitò.

Non si sbriga. Dice che tanto non fa differenza a chi resta, viviamo comunque qui

Marina strinse il bordo del tavolo fino a sbiancare le nocche.

Passarono altri tre mesi

Elisabetta diventò ospite fisso. Veniva quando le pareva, trovava sempre qualcosa che non andava come Marina allattava, fasciava, metteva a letto o vestiva il piccolo. Ogni visita finiva con una morale o con il suo silenzio offeso davanti allingratitudine della nuora. Marina si sfogava con Alessio, ma lui alzava le spalle: Cosa posso farci? È sempre mia madre.

Una sera, Marina non resse più. Appena uscita la suocera, tirò fuori la valigia.

Infilò le sue cose. Poi quelle di Fabrizio: pannolini, biberon, due giochini. Alessio guardava dalla porta.

Dove vai?

Da mia madre.

Su, esageri. Avete litigato, ma passa

O questa casa non la vede più tua mamma, o non ci saremo più io e Fabrizio. Scegli tu.

Restò a guardare, senza parlare. Guardava la valigia, il bimbo, la moglie. Poi si sedette sul divano e si coprì il volto con le mani.

Marina attese qualche secondo in più, poi chiamò un taxi e partì.

Alessio la chiamò il giorno dopo, poi ancora, ancora una settimana dopo. Ogni volta prometteva che avrebbe parlato con sua madre, la pregava di tornare. Ma le chiavi non le chiese mai indietro, e Elisabetta rimase padrona della casa che in teoria avevano ricevuto in regalo.

Il divorzio fu definitivo sei mesi dopo. Lassegno di mantenimento, Marina dovette chiederlo tramite avvocato: volontariamente Alessio non lo pagava.

Marina tornò a vivere dalla madre, nella vecchia cameretta con la carta da parati a fiorellini. La madre aiutò con Fabrizio, restava con lui mentre Marina era al lavoro prima part-time, poi a giornata piena. Era dura, molto più di quanto avesse mai immaginato.

Ma la sera, quando Fabrizio si addormentava tra le sue braccia, il faccino poggiato fiducioso sulla spalla, Marina sapeva che ce lavrebbe fatta. Doveva farcela. Per lui.

Visto che il padre non aveva avuto il coraggio di difendere la sua famiglia, almeno io sarò forte. La mia lezione: ascoltare sì, cedere mai se si tratta della mia felicità e di quella di mio figlio.

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Voleva solo aiutare, mamma… – Lo sai che a Ninetta è nato il secondo nipotino? – disse la suocera…
Il padre ha sposato la figlia, cieca dalla nascita, a un mendicante… e ciò che è successo dopo ha sconvolto tutta la comunità.