Ho frequentato una ragazza di 30 anni, io ne ho 42: pensavo che la differenza d’età non contasse, do…

Mi viene da sorridere ripensando a quella storia ormai lontana. Avevo quarantadue anni quando iniziai a frequentare una ragazza di nome Giulia. Lei aveva appena compiuto trentanni. Allepoca credevo che la differenza detà fosse una semplice formalità. Dopo sei mesi, capii quanto mi ero sbagliato. Ero finito in una storia che non faceva per me, e alla fine tutto finì con una discussione seguita da una separazione decisa.

Ci conoscemmo in palestra, in centro a Firenze. Stavo puntando il tapis roulant mentre lei si allenava sullellittica accanto a me. Mi sorrise, io ricambiai. Dopo lallenamento ci trovammo vicini al distributore dacqua e attaccammo bottone.

Ciao, ti vedo spesso da queste parti, mi domandò.
Sì, quasi ogni giorno, risposi.

Giulia lavorava come marketing specialist in unazienda informatica. Io ero ingegnere in una ditta che produceva macchinari industriali. Dodici anni di differenza: ma che sarà mai, mi dicevo. Siamo adulti entrambi, lavoriamo, siamo istruiti… perché mai dovrebbe essere un problema?

Quanto sbagliavo. Era molto di più di quanto sembrasse, ma non nei modi che pensavo.

I primi tre mesi furono inaspettatamente piacevoli e leggeri

I primi mesi passarono senza ombre. Uscivamo due o tre volte alla settimana: cinema allOdeon, aperitivo in qualche bar con vista sugli Uffizi, lunghe passeggiate sulle Rampe. Lei era energica, solare, curiosa.

Hai visto che film esce questo venerdì? Voglio proprio vederlo! mi proponeva.
Ottima idea, andiamo!

Parlavamo di lavoro, di libri, di progetti. Anche a letto andava tutto bene; mi sembrava tutto perfetto.

Poi, a distanza di tre mesi, iniziarono a darmi fastidio le piccole cose

Una volta, seduti in una pasticceria in via dei Neri, Giulia mi mostrò sul cellulare un video trovato su TikTok.

Guarda che ridere! insistette.
Il video mostrava un ragazzo che si agitava in modo buffo ascoltando trap. Io proprio non capivo dove fosse la comicità.

Ah, sì, simpatico… risposi, ma senza crederci troppo.
Eh, non lo capisci vero? Sei troppo vecchio, queste cose non fanno per te! rise.

La parola vecchio mi pizzicò, ma evitai di discutere.

Giulia amava registrare video di tutto. Il piatto servito al tavolo, il tramonto sui Lungarni, noi due in auto sulla via per Fiesole.

Dai, facciamo una storia! Di qualcosa! mi spinse mentre guidavo verso la casa in campagna dei miei genitori.
Giulia, sto guidando.
Dai, di almeno ciao!
Perché?
Per i miei follower! Non fare il musone!

Alla fine bofonchiai ciao guardando la telecamera. Lei scoppiò a ridere:
Sei il mio brontolone preferito!

Pubblicò il video con scritto Il mio tatino al volante. Quel tatino proprio non riuscivo a digerirlo.

Altre volte, se dimenticavo di comprare il latte o sbagliavo una data, mi chiamava sciocchino.
Sei proprio uno sciocchino, diceva accarezzandomi i capelli con un sorriso.

Avevo quarantadue anni, due decenni di lavoro alle spalle, e mi sentivo trattato come un ragazzetto.

Giulia, non mi piace quando mi chiami così, le dissi una sera.
Ma dai, è affettuoso!
A me suona umiliante.
Ma smettila di prendertela! Sei troppo serio! disse ridendo.

Lepisodio che fece crollare le mie illusioni la festa di compleanno della sua amica

A maggio ci invitò a una festa di compleanno da Marta, una sua amica di ventinove anni. Eravamo una quindicina, tutti tra i venticinque e i trentacinque anni.

Così conosci la mia compagnia! disse contenta.

Arrivammo. Tavolata piena di cibo e vino Monferrato da battaglia, musica ad alto volume. Tutti giovani, tutti presi da discorsi su serie Netflix, youtuber, meme: un mondo che non mi apparteneva.

A un certo punto Marta propose un gioco:
Facciamo Obbligo o verità?
Non conoscevo bene le regole, ma annuii.

Il gioco partì tra risate e domande leggere, tra chi raccontava il primo bacio e chi doveva improvvisare un balletto.

Arrivò il turno di Giulia.
Obbligo o verità? domandò Marta.
Obbligo!
Allora: registra un video in cui baci Alfredo e pubblicalo sulle storie con scritto Il mio sugar daddy!

Risero tutti. Giulia si avvicinò col telefono pronta a filmare.
Dai, baciami per il video!

No, mi scansai.
Ma perché?
Non mi va.
Alfredo, è solo un gioco! Non fare il musone!
Giulia, mi mette a disagio. Non voglio finire sui tuoi social con quella scritta. È umiliante.

Cadde il silenzio. Tutti mi fissavano.

Alfredo, era solo una battuta! Lo capiscono tutti! arrossì lei.
Io no, scusami.

Andai fuori in terrazza a respirare.

La conversazione mentre tornavamo a casa

Il viaggio fu silenzioso. Giulia guardava fuori dal finestrino, offesa.

Giulia, dobbiamo parlare, dissi una volta parcheggiato.
Di cosa?
Di noi due. Questa sera ho capito che viviamo in mondi diversi.
Cioè?
Tu vivi di social, video, meme, giochi. Conta cosa ne pensano i follower, se la storia diverte gli amici.
Lei non disse nulla.
Io invece ho altri valori: rispetto, riservatezza, autenticità. Non mi interessano i mi piace, mi interessa come mi sento io dentro.
Ma era solo un gioco…
Forse per te. Per me è umiliante. Mi chiami tatino, sciocchino, mi filmi senza chiederlo, ironizzi sulla mia età. Non mi fa piacere.
Lei pianse.
Non volevo ferirti…
Lo so. Ma succede lo stesso. Siamo troppo diversi. Per te è divertente, per me una mancanza di rispetto.
Alfredo, forse sei troppo serioso.
Può darsi. Ma sono grande. Non voglio finire su TikTok, né essere chiamato sugar daddy, anche per scherzo.

Lei annuì.
Capisco. Forse questa non è la nostra strada.
Probabilmente no.

Perché ci siamo lasciati e cosa penso oggi

Ci lasciammo senza urla il giorno dopo. Grazie per il tempo insieme. Sei una brava persona, ma siamo diversi, mi scrisse.
Anche tu sei una brava persona, solo veniamo da mondi diversi, risposi.

Sono passati quattro mesi. Ripensandoci, non era una questione di anagrafe, ma di fasi di vita.

Giulia aveva trentanni. Le importava divertirsi, avere approvazione, condividere. Io, quarantadue. Cercavo rispetto, tranquillità, intimità. Parlavo davvero unaltra lingua.

Per lei tatino era dolcezza; per me, una ferita allorgoglio.
Per lei le storie erano coccole; per me, uninvasione.
Il gioco del sugar daddy per lei era una sciocchezza; per me, uno scherzo di cattivo gusto.

Non ci capivamo. Non era una questione di volontà, ma di esperienza e valori.

Fu giusto chiudere con una ragazza dodici anni più giovane per universi diversi, o fui solo troppo rigido? Era colpa sua per i miei limiti non rispettati, o colpa mia per eccessiva sensibilità?

Dodici anni di differenza significano caratteri incompatibili o valori distanti? È normale per una donna chiamare il partner tatino o sciocchino a quarantadue anni, o è già una mancanza di rispetto mascherata da tenerezza?

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Ho frequentato una ragazza di 30 anni, io ne ho 42: pensavo che la differenza d’età non contasse, do…
Signora… Le porgiamo le nostre più sentite condoglianze. Sua figlia… era troppo fragile, poverina.