O la mamma, o nessuno: la storia di Elena, di un marito italiano e di una suocera sempre presente

Chiara, sarebbe il caso di prendere un altro biglietto per il teatro.

Chiara alza lo sguardo dal piatto. La cena è ancora calda, ma Marco è già seduto con il cellulare in mano, impegnato a schiacciare lo schermo come se stesse trattando una questione di Stato.

Un altro biglietto? Viene qualcun altro con noi?

Marco nemmeno solleva la testa.

Mia madre ci tiene tantissimo. Ieri le ho detto che andiamo e subito si è infiammata allidea.

Chiara appoggia delicatamente la forchetta sul bordo del piatto, si alza e si gira verso il mobile della cucina, facendo finta di prendere un bicchiere dacqua. Il volto le si contorce da solo, scapppandole di mano il controllo anzi, non ci prova nemmeno. Basta che Marco non se ne accorga; non avrebbe la forza, né la voglia, di spiegare ancora una volta cosa cè che non va

Ma sì. La mamma vuole. Ovviamente la mamma vuole. Maria Grazia è sempre stata abituata a volere.

Chiara fa scorrere lacqua nel bicchiere, e davanti agli occhi le scorrono le foto del loro matrimonio. Tutte e duecentoquaranta, quelle che il fotografo ha consegnato in una chiavetta USB legata con un nastrino elegante. Chiara se lera rivista tutte e tre le sere dopo, nella speranza di trovarne almeno una dove ci fossero solo lei e Marco. Solo loro due, senza parenti, né ospiti. Non ce nera nemmeno una.

In ogni foto, ecco che appare Maria Grazia: chi che gli raddrizza la cravatta, chi che lo abbraccia sulle spalle, chi ancora che si piazza proprio tra sposo e sposa, sorridendo allobiettivo come se fosse la sua festa. Allepoca Chiara aveva pensato fosse solo una coincidenza, magari una questione di angolazione scelta dal fotografo. Ora, di illusioni, non ne ha più.

Da quel primo giorno, sua suocera si è comportata come se Chiara fosse solo una coinquilina temporanea, e non la moglie di Marco. E la casa, tra parentesi, è di Chiara. Il suo appartamento, comprato con i suoi soldi. Ma Maria Grazia ci viene come e quando le pare, senza avvisare, con opinioni proprie su tutto: le tende non vanno, la pentola è sbagliata, la carne è troppo salata. Marco è dimagrito, Marco è pallido, Marco mangia poco.

Chiara beve un sorso dacqua e rimette giù il bicchiere.

Ogni uscita si trasforma sempre nella stessa scena. Cinema il mese scorso? Tutti e tre. Pista di pattinaggio a Capodanno? Tutti e tre. Anche in quel piccolissimo bar vicino Corso Garibaldi, dove Chiara voleva andare esclusivamente con Marco per chiacchierare in pace, lui aveva invitato la madre. E lei era arrivata, si era seduta tra loro due nel tavolino minuscolo, ordinato una tisana col limone e raccontato per quaranta minuti del suo brutto raffreddore e della vicina che le aveva allagato il soffitto.

Il teatro. Lavevano scelto apposta, quello spettacolo. Chiara laspettava da più di un mese, aveva sudato per trovare i posti migliori, terza fila in platea. Doveva essere la loro serata, solo loro.

Chiara, perché non dici niente?

Marco finalmente si stacca dal telefono e la osserva.

Capisci, si sente sola, aggiunge, in quel tono così abituale, così ripetuto, che Chiara pensa: ma lui se ne rende conto di quanto la ripete questa frase?

Chiara si volta da lui e annuisce.

Va bene. Prendilo.

Cosaltro cè da aggiungere? Aveva già provato a parlarne, più di una volta. Ogni discussione finiva sempre nello stesso modo: Marco si offendeva, spariva in camera, poi la mattina dopo Maria Grazia telefonava con la voce da martire e chiedeva se tutto andava bene. Un circolo vizioso da cui Chiara ha smesso da tempo di cercare una via duscita.

Marco le sorride grato e torna a fissare lo schermo del cellulare.

La terza fila della platea si rivela davvero ottima, Chiara non aveva faticato invano con i biglietti. Dai posti si vede la scena perfettamente, ogni dettaglio delle scenografie, perfino le ombre sui volti degli attori. Solo che deve godersela da sola, perché Marco, dal primo minuto, si gira verso sua madre e non la guarda più.

Maria Grazia si siede a destra del figlio e subito iniziano a commentare il programma della serata, poi il foyer, poi un conoscente che la suocera sostiene di aver visto al guardaroba. Chiara, a sinistra, resta a fissare il palco anche se il sipario non si è ancora aperto. Allintervallo Marco accompagna la madre al bar, mentre Chiara resta in sala, nessuno le ha chiesto di unirsi e lei certo non ha voglia dinsistere. Quando rientrano, Maria Grazia racconta a Marco il primo atto come se fosse stato in un altro teatro. Chiara sfoglia il programma in silenzio e riflette che la terza fila, alla fine, non valeva affatto quei soldi.

Anche il ritorno a casa si svolge in trio. Prima passano a lasciare Maria Grazia, e Chiara attende dieci minuti in macchina, mentre Marco la accompagna su per le scale, la aiuta con la porta, ascolta qualcosa sulluscio. Quando infine torna e si rimette al volante, ha unaria soddisfatta e rilassata.

È andata proprio bene, vero?

Chiara annuisce e si gira verso il finestrino. Parlare non le interessa per niente, si giustifica con la stanchezza, anche se dormire non le andrebbe affatto. Parlare con Marco, quella sera, sembrerebbe completamente inutile: qualsiasi sua parola resterebbe sospesa e non arriverebbe a nulla.

I due mesi successivi trascorrono esattamente come lei aveva previsto. Maria Grazia si presenta regolarmente, Marco passa sempre più tempo con la madre, e Chiara si ritrova sempre più spesso da sola nel suo appartamento, ascoltando le loro voci tra risate e commenti nella cucina. Le cene in due quasi scompaiono, i fine settimana insieme diventano una formalità: gita a casa della suocera oppure lennesima uscita in tre. Chiara va a letto prima e si sveglia con quella solita pressione sul petto che in due mesi è diventata routine.

A metà marzo, al lavoro assegnano a Chiara un bel bonus. Passa tre giorni a pensarci su, prima di decidersi. Quindici giorni in Grecia. Tutto incluso. Mare, sole, un hotel buono recensito bene. Unintera settimana a scegliere lofferta migliore, confrontando camere, leggendo commenti sui forum, verificando la distanza dalla spiaggia. Doveva essere un nuovo inizio per loro, unoccasione per stare insieme, da soli, per ritrovarsi come coppia.

Marco, ho prenotato un viaggio per noi, dice Chiara una sera, quando si siedono a cena, poggiando davanti a lui la stampa della prenotazione. Grecia, quindici giorni a giugno, mare, tutto incluso. Ho speso il bonus sul lavoro, ma ne vale davvero la pena.

Marco prende la stampa, la scorre con lo sguardo e la fissa. Sulla faccia compare una vaghissima traccia di entusiasmo, e annuisce.

Wow, davvero bello, Chiara.

Chiara tira un sospiro di sollievo. Forse non tutto è perduto. Forse basta davvero staccare tutto per un po, andare lontano, e qualcosa si sistemerà. Quella sera dorme più serenamente di quanto non avesse fatto da settimane.

Il giorno dopo però, Marco torna dal lavoro, si siede a tavola, aspetta che Chiara distribuisca la cena nei piatti, e tranquillo, come se stesse chiedendo del pane dice:

Chiara, ho parlato a mia madre della Grecia. Anche lei vorrebbe venire, puoi prendere un altro pacchetto?

La forchetta di Chiara si ferma a metà strada. La posa con calma, guarda il marito per capire se stia scherzando o se realmente non ascolta quello che dice.

Questa volta la voce Chiara non la perde.

No, Marco. Non parto in vacanza con tua madre.

Marco smette di masticare e la osserva come se avesse appena bestemmiato in chiesa.

Chiara, dai su, le dispiacerebbe andare da sola. È da tre anni che non vede il mare. Che ti costa?

Chiara si alza dal tavolo, si sposta verso la finestra, preme le mani sul piano e stringe così forte le dita che le nocche diventano bianche. Dentro di lei sale una forza calda, prepotente quella che ha accumulato per mesi e ora arriva in gola.

Che vada con le sue amiche! Ne ha cinque, Marco! Cinque amiche che vengono ogni settimana a bere il tè! Che vada al mare con loro, e ci lasci in pace!
Chiara, è mia madre, insomma…
Lo so benissimo! Chiara gli si volta incontro ed è come se mesi di silenzi si rompessero tutti insieme. Lo so perfettamente, perché sta sempre con noi! A cinema con lei, a pattinare con lei, a cena con lei! Io sono stanca di sentirmi la seconda moglie, Marco, ma tu lo capisci?

Marco sposta il piatto e si alza, incrociando le braccia.

Sei crudele, Chiara. Non riesci a capire cosa significhi essere soli.
No, non lo capisco! Chiara gli si avvicina a un soffio, con gli occhi accesi di rabbia. E poi non è affar mio! Sei mio marito, Marco! Voglio una vacanza romantica, solo noi due! Non voglio stare in spiaggia ad ascoltarvi parlare della sua pressione mentre io sto in disparte, totalmente ignorata!

Marco stringe gli occhi e fa un passo indietro.

Sei cattiva. Sai che ti dico? O viene anche mamma, o io non vengo per niente.

Chiara resta immobile. Lo osserva a lungo, in silenzio, e dentro di lei qualcosa si spezza, finalmente, in modo chiaro.

Va bene. Allora parto senza di voi.

Passa accanto a Marco, arriva fino in camera, tira fuori una valigia da sotto il letto e la getta aperta sopra le lenzuola. Marco la segue subito sulla soglia.

Chiara, ma cosa stai facendo? Fermati, parliamone con calma.
Con calma abbiamo già parlato troppo, Marco, e ogni volta finiamo a parlare di tua madre. Chiara prende dallarmadio un vestito e lo piega in valigia. Chiederò la separazione. Non posso più vivere in questo matrimonio dove siamo in tre, e io sono quella di troppo.

Marco resta in silenzio, appoggiato allo stipite della porta, e si capisce che solo ora gli sta arrivando davvero: Chiara non sta litigando, Chiara ha deciso.

Due mesi dopo, Chiara si rilassa su una sdraio accanto alla piscina dellhotel greco scelto online. Il sole le accarezza le spalle, dal mare arriva unaria tiepida e salmastra, il cocktail ghiacciato le rinfresca la mano. Nessuno lì accanto parla di pressione, nessuno si lamenta delle correnti daria o racconta le chiacchiere della vicina. Accanto a lei non cè nessuno. Ed è una sensazione meravigliosa. Chiara beve un sorso, chiude gli occhi, e pensa che avrebbe dovuto affrontare tutto questo molto prima, invece di sopportare due anni per un uomo che, alla fine, non è mai cresciuto davvero.

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