Più lontani, più vicini… — Sai che ti dico, caro nipote? Se davvero sono diventata un peso, c’è solo una soluzione: non vado più a stare dalle figlie, né a girovagare da amici e amiche. E non ho bisogno di cercarmi nessun compagno. Guarda che si sono inventati! Vogliono sposarmi alla mia età! — Nonna, ma è quello che diciamo da un pezzo! E anche la mamma è d’accordo! Trasferisciti in una casa famiglia per anziani. Devi solo intestare la casa a me, così ti danno una stanzetta, la mamma sistema tutto. Lì non saresti mai sola, con vicine di stanza, e a casa non dai fastidio a nessuno. — Dal mio nido non mi muovo, Sashino. Se proprio sono d’intralcio, la porta è sempre aperta. Sei giovane e sveglio, trovati un appartamento e vivi come vuoi. Non hai voluto studiare? Allora vai almeno a lavorare! Porta pure qualcuna diversa ogni giorno, a me ormai serve solo un po’ di silenzio, a breve ne compio 65 di anni. Ne ho abbastanza: due anni passati a girovagare, è ora di tornare alle mie radici. Non mi pare giusto, nipote caro, che mi sbattano fuori dalla mia stessa casa, mentre campate sulle mie spalle e sulla mia pensione. Non è infinita la mia pensione. Hai una settimana: se non ti trovi casa, vai da qualche amico o dalla tua morosa — non ricordo nemmeno come si chiama — ma oggi stesso non ti voglio qui. Pensa te! Prima la nonna deve trovarsi un uomo, poi la vogliono pure mandare all’ospizio! Il nipote si lamentava ancora, ma la signora Lidia già non lo ascoltava più: era andata in camera sua e aveva chiuso la porta dietro di sé, colta da un gran mal di testa… Bisognerebbe prendere una pastiglia, peccato dover andare in cucina perché non voleva incrociare Sashino. Nella sua stanza ordinata, Lidia vide la bottiglietta di acqua minerale avanzata: “Ecco, perfetto, giusto per un sorso.” *** Neanche lei si aspettava tanta risolutezza. Era l’indignazione, forse, che le aveva fatto buttare fuori tutto quello che teneva dentro. Due lunghi anni a sopportare e a stare zitta: un giorno da una figlia, un giorno dall’altra; e bastava un lieve accenno — “non ti sei fermata troppo, mamma?” — per capire che doveva tornare a casa. Intanto il nipote ventenne spadroneggiava nel suo piccolo casale: una fidanzata diversa ogni volta, e la nonna che, secondo loro, rovinava l’atmosfera. “Nonna, vai a trovare qualche parente ogni tanto, così io e Dasha, Masha, Svetlana o Ilaria (sottolineare il nome giusto, tanto cambiano sempre), rimaniamo da soli!” E così la signora Lidia andava da cugine, comari, vecchie colleghe, restando a lungo per non dar fastidio ai giovani. All’inizio le faceva piacere; ma dopo che le visite divennero troppo frequenti, tutti cominciarono a mal sopportarla. *** Appena smise di trovare qualcuno disposto a ospitarla, sua figlia maggiore ebbe una bambina. La vita in città, l’ipoteca, il primogenito già alle elementari: restare a lungo a casa in maternità era impossibile, ed ecco che la nonna divenne indispensabile. Lidia Pievani si trasferì dalla figlia. All’inizio tutto perfetto: pasti caldi, casa in ordine, nipoti sistemati. Ma dopo qualche mese, il genero — solo dieci anni più giovane di lei — cominciò a lamentarsi. — Signora Lidia, queste scatolette non compratele più, fanno male! E poi, visto che sta tutto il giorno a casa, non può preparare un piatto fatto come si deve? Una cotoletta, una bistecca… — Signora Lidia, le cotolette vanno bene, ma spende troppo in spesa e detersivi! Bisogna fare attenzione! — E insomma, pensa che io sia una mucca? Un po’ di carne non guasta mai! E così via, su tutto. “Con i bambini a casa, può anche dare una mano alla maggiore con i compiti! Perché prendere ripetizioni quando c’è la nonna?” Anche la nipote grande, che era solo in quarta, si lamentava: “La nonna è fuori moda, mi mette in imbarazzo davanti agli amici e vuole pure che studi di più!” “Ma nonna, perché sei qui? Tu hai la tua casa in campagna, torna lì, fai la nonna a distanza!” Lidia sopportava tutto, cercando di accontentare tutti. Comprava la carne al genero col poco della sua pensione, dava la paghetta per non “far vergognare” la nipote e mandava soldi anche a Sashino, il nipote fannullone ormai mantenuto, per saldare le bollette. Alla figlia non si poteva dire niente: “Abbi pazienza, mamma, è per il mio bene”, rispondeva lei, fedelissima al marito. Quando anche la nipotina andò all’asilo, fu licenziata come nonna-badante. “Grazie signora Lidia, abbiamo bisogno solo del weekend”, e via, di nuovo a casa sua. Felicità immensa: finalmente poteva essere padrona della sua vita. Dormire quando voleva, alzarsi quando le pareva… Peccato che anche lì trovò il nipote accampato, con la fidanzata: casa in disordine, bollette arretrate, acqua e luce quasi tagliate. Fu costretta a chiedere un piccolo prestito, pagò i debiti, sistemò di nuovo la casa. Ma Sashino non era mai contento: “Casa troppo piccola, la nonna disturba la privacy, sbarra i momenti romantici con tosse e starnuti!” Di nuovo, la chiamata della figlia minore prossima al parto: “Vieni tu, mamma!” E via. Dopo tre mesi era di troppo anche lì e decise di tornare di sua volontà. Ma il disappunto di Sashino non finiva mai. Forse avrebbe continuato a sopportare tutto se non fosse successo qualcosa, rientrata a casa. Di nuovo rimise a posto tutto, pagò le spese arretrate, e riprese la solita convivenza tesa col nipote… *** — Sasha, vado dalla mia amica Carmela, è il suo compleanno. Torno tardi, chiudete bene, passo dal retro così non vi sveglio. — Perché non resti direttamente da lei? Almeno ci lasci un po’ di tranquillità… — Ma dai, sono stata a casa solo una settimana! — Anche una settimana è lunga… Resti via a dormire, vero? — No, torno a casa. La festa era animata: caffè, poi a casa della festeggiata, tanti ricordi e risate, nessuno parlava dei problemi. Quando Lidia stava per tornare, vide che Carmela usciva per una telefonata. Tornò serissima: — Ha chiamato tua figlia, Nastasia. — Nastasia?! Perché non mi ha chiamato a me? Tutto bene a casa? — Lascia stare, non chiamarla. Dice che lei e Sasha vogliono stare finalmente un po’ da soli, e tu li disturbi. Per questo mi ha chiesto di tenerti qui a dormire. Dai retta: resta, rilassati, raccontami come va. — Ma non c’è niente da raccontare. — Lidia, se tutto fosse a posto, non dovrebbero chiedere aiuto agli altri, né cercarti un marito con l’appartamento! Allora Lidia si confessò: raccontò delle figlie, del genero, del nipote. Due anni che si sente “di troppo” in casa sua. — Nemmeno a casa mia posso essere padrona, Carmela. Sasha, finita la scuola, se n’era andato a vivere in città con Nastasia, ma il patrigno non lo voleva e tornò da me. Non fa nulla, ormai è sulle mie spalle. Non si fermò a dormire: tornò a casa e fece finalmente valere la sua voce col nipote. Sasha si lamentò con la madre, che ebbe il coraggio di sgridare la nonna. Ma lei rispose le stesse identiche cose che aveva detto al nipote. Sasha se ne andò, promettendo di non rimettere più piede in quella casa e di non aspettarsi niente da lui. Per Lidia, invece, fu una liberazione: finalmente un po’ di pace e solitudine, dopo una vita sempre a sacrificarsi per gli altri. Ha cresciuto le figlie da sola, lavorato senza mai lamentarsi. Ha dato tutto, e in cambio si è ritrovata più usata che amata. Non è giusto, a una certa età, sentirsi cacciati dalla propria casa. Che vita è, se nel tuo nido sei un’estranea? Col tempo Sasha si rese conto dell’errore, tornò a chiedere perdono. Lidia lo ha perdonato, ma non lo rivuole più sotto quel tetto. “Vieni pure a farmi visita ogni giorno, Sashino, ma vivere con me, mai più. Le tue storie d’amore lasciamele fuori: io adesso mi godo la mia tranquillità.” Anche le figlie la invitano a dare una mano con i bambini, ma Lidia non si lascia più convincere. “Portatemeli voi qui, con piacere li tengo. Qui l’aria è buona, e soprattutto qui sono io la padrona.” Lidia dice: «Più lontani, più vicini». E c’ha proprio ragione.

Più lontano, più vicino al cuore…

Sai cosa ti dico, caro mio nipote! Se davvero vi do così tanto fastidio, allora cè solo una soluzione. Non andrò più dalle mie figlie, né mi trasferirò da amici o vicine. E non ho bisogno che mi troviate nessun compagno. Guarda che belle idee vi vengono in mente! Sposarmi alla mia età!

Nonna, è proprio quello che diciamo sempre sia io che la mamma! Perché non vai nella casa di riposo del paese? Basta che mi lasci la casa intestata a me, la mamma sistema tutto, lì ti danno una bella stanzetta E poi non sarai sola, cè gente della tua età con cui parlare, e soprattutto non ci dai fastidio.

Io di casa mia non mi muovo. Fammelo dire chiaro, Andrea: se ti do noia, cè la porta. Sei giovane, sveglio, trovati un appartamento e vivi come vuoi. Non hai voluto studiare? Vai a lavorare, nessuno ti ferma. Puoi pure portare a casa una ragazza nuova ogni sera, se ti pare. Tra un mese compio sessantacinque anni, ho diritto alla mia pace e al mio silenzio.

Ne ho avute abbastanza di queste peregrinazioni, qualche anno mi è bastato. È ora di tornare a casa e rimettere tutto in ordine. Non va bene, sai, nipote mio, che voi mi mandate via dalla mia stessa casa, vivendo con le vostre fidanzate sulla mia pensione.

La pensione non è di gomma, Andrea. Ti do una settimana. Se non trovi qualcosa affittati una stanza da un amico, o da quella tua ragazza di cui mi sfugge perfino il nome. Voglio che oggi stesso qui non ci sia più. Prima cercavano di trovarmi un marito, poi volete chiudermi in una casa di riposo!

Andrea ancora protestava, ma la signora Lidia Marchetti non lo ascoltava più: entrò in silenzio in camera sua e chiuse la porta, il mal di testa ormai insopportabile.

Dovrei prendere una pastiglia, pensò, ma dovrei andare in cucina a prendere lacqua e non ho voglia di incontrare ancora mio nipote. Cercò con lo sguardo nella stanza: ecco una bottiglietta di acqua minerale rimasta sotto la finestra. Va bene così, tanto basta per una pastiglia.

***

Neanche Lidia si era aspettata tanta decisione da parte sua. Si era accumulata troppa amarezza e alla fine aveva detto tutto quello che le pesava sul cuore.

Per due lunghi anni aveva sopportato in silenzio, saltando alle richieste delle figlie: un giorno da una, un giorno dallaltra; appena sentiva anche solo un accenno di disagio, tornava a casa sua subito.

Ora invece, nel suo piccolo casolare sulle colline vicino Arezzo, ci viveva il nipote Andrea, ventenne fannullone, che sembrava il padrone vero. Una volta una ragazza, poi unaltra, e la nonna sembrava sempre dimpiccio, rumorosa e fastidiosa, soprattutto in certi momenti romantici.

Nonna, ma perché non vai a trovare qualcuno per un po? Così io e (Claudia, Martina, Sara a seconda di chi fosse di turno) possiamo stare tranquilli.

E Lidia allora andava: a volte dalla cugina, a volte dalla comare, a volte da una vecchia collega. Ma quando inizi a essere ospite troppo spesso, persino chi ti vuole bene si stanca, e Lidia se ne accorse in fretta.

***

Quando ormai le visite non la volevano più da nessuna parte, la figlia maggiore, Paola, ebbe una seconda bambina. La vita in città, le rate del mutuo, il figlio maggiore già alle medie La presenza della nonna tornava comoda.

Lidia partì per Firenze dalla figlia.

Allinizio, tutto liscio cene calde, casa pulita, nipoti sistemati; ma dopo qualche mese il genero, Francesco, di soli dieci anni più giovane di lei, cominciò con le lamentele:

Signora Lidia, per favore, basta con queste salsicce! E un attimo sentirsi male con sta roba. Con tutto il tempo che ha, non può cucinare qualcosa di più buono? Un bel polpettone, delle braciole…

Polpettone va anche bene, ma quanto spende per la spesa? Qui bisogna stare attenti! Più economia, meno sprechi!

E il prosciutto dovè? Sempre zucchine e lattuga! Va bene il risparmio, però un po di carne in più?

E così via, su tutto. Già che è a casa con i bambini, perché non aiuta anche la nipote grande con la scuola? Perché pagare i ripetitori, con la nonna in casa?

Persino le telefonate venivano criticate: non si deve chiacchierare troppo secondo il genero. E la nipote più grande, Federica, già in quarta elementare ma con un bel caratterino! La nonna non sa vestirsi, la imbarazza davanti agli amici, la costringe a studiare!

Alla fine le diceva: Ma nonna, perché sei venuta da noi? Hai la tua casa in campagna, resta là e comanda lì!

Lidia non si lamentava con la figlia, che pure aveva altro a cui pensare. Il marito di Paola era stato per lei un colpo di fortuna, se lera portato via da unaltra famiglia e gli aveva dato due figli dopo i quarantanni E Paola non avrebbe mai osato contraddirlo.

A volte, quando Francesco non cera, la figlia sussurrava: Porta pazienza, mamma, è per il mio bene

Quando poi la nipotina più piccola iniziò lasilo, la famiglia non ebbe più bisogno della nonna. Francesco fu chiaro: Signora Lidia, grazie, ma ora può tornare a casa sua.

Lidia partì contenta: finalmente sarebbe tornata padrona di casa sua. Libertà! Poteva andare a dormire quando voleva, alzarsi a suo piacimento ma questa gioia durò poco. Tornata nella casa di Arezzo, vi trovò Andrea, il nipote, ben insediato, e con la fidanzata appresso.

La casa era sporca, i debiti si accumulavano: la luce stava per saltare, lacqua pure. Allora prese un piccolo prestito, saldò i conti, pulì tutto.

Poi Andrea ricominciò a brontolare: la casa era troppo piccola per una vita privata, impossibile con la nonna che russa dietro la parete.

E di nuovo, la figlia minore, Chiara, aveva bisogno di aiuto per il nuovo bimbo e la invitò a Roma da lei. Lidia, ancora una volta, partì, e restò tre mesi, poi capì di essere diventata di nuovo un peso. Prese coraggio, impacchettò le sue cose e tornò a casa. E ricominciò tutto da capo.

Forse avrebbe continuato così ancora a lungo, se non fosse accaduto un episodio, al suo ultimo ritorno.

***

Aveva di nuovo rimesso tutto in ordine, pagato le bollette, ma la convivenza con il nipote era sempre più pesante.

Andrea, oggi vado dalla comare, che fa gli anni, rientro tardi. Chiudete bene la porta, io entro dal cortile così non sveglio nessuno.

Ma dormi da lei no? Che devi venire qui la notte a far casino? Rimani un paio di giorni, così respiriamo anche noi.

Ma se sono tornata solo da sette giorni! Di che siete già stanchi?

Ma insomma, la settimana è lunga Allora non resti a dormire?

No, torno a casa.

Alla festa, dopo la cena al ristorante si era proseguito a casa della festeggiata, quattro chiacchiere ricordando i bei tempi. Nessuno voleva parlare di problemi. Lidia stava giusto per andarsene quando la comare, Caterina, ricevette una chiamata, uscì sul terrazzo e tornò preoccupata.

Era Paola, la tua figlia maggiore. Dice che dovresti restare qui stanotte.

Ma perché non mi ha chiamata lei direttamente? Tutto bene a casa?

Caterina la fermò: Tutto apposto, ma meglio non disturbare. Dice solo che dovresti restare da me.

Ma io ho già detto a Andrea che torno!

Andrea ha chiamato sua madre dicendo che lui e la sua ragazza hanno bisogno di un po di tempo per loro, che tu sei di troppo. Così lei mi ha telefonato. E poi anche la settimana scorsa mi domandava se conoscevo qualche nonno con una casa libera, così Andrea avrebbe potuto sposarsi e tu saresti andata via.

Lidia aprì il cuore: raccontò tutto, le incomprensioni con Paola, il distacco con Chiara, il nipote scansafatiche. Non si era mai sentita padrona nemmeno in casa sua. Andrea aveva lasciato la città dopo il liceo, ma neanche in campagna si era mai dato da fare né lavoro, né studio.

Non si fermò da Caterina, volle tornare a dormire a casa sua. Appena rientrata, disse tutto nuovamente ad Andrea.

Andrea si lamentò subito con la madre, che chiamò la nonna per dirle di calmarsi, ma Lidia rispose a lei come al nipote: basta.

Andrea infine se ne andò, dicendo che non lavrebbe più aiutata e che non avrebbe rimesso piede in quella casa.

Lidia rimase sola, ma finalmente quella solitudine le pesava meno: sentiva di respirare di nuovo. Dopo una vita vissuta cercando di accontentare tutti, ora si sentiva padrona del proprio destino.

Ai tempi della giovinezza le figlie si opponevano a tutto, e rimasta vedova aveva dovuto cavarsela da sola. Voleva il meglio per gli altri, finì invece col farsi carico di tutti.

Non è giusto essere cacciati via dalla propria casa alla vecchiaia. Che senso ha una vita così, quando diventi ospite indesiderato nelle tue stesse mura?

Con il tempo Andrea si è pentito, è tornato a chiedere perdono alla nonna. Ma Lidia laveva già perdonato nel cuore: solo che non lavrebbe più voluto a vivere con sé. In visita, certo, tutti i giorni se voleva, ma non a convivere: lui ha la testa piena di amori e nuovi inizi, lei desidera solo serenità.

Le figlie la invitano ancora, vorrebbero che le aiutasse coi bambini, ma Lidia non accetta più di muoversi: Portatemi i piccoli qui, li tengo volentieri. Qui si respira bene, e io finalmente sono la padrona della mia vita. Qui comando io.

Lidia dice: più vai lontano, più capisci chi ti è davvero vicino, chi è casa. E mi pare proprio abbia ragione.

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Più lontani, più vicini… — Sai che ti dico, caro nipote? Se davvero sono diventata un peso, c’è solo una soluzione: non vado più a stare dalle figlie, né a girovagare da amici e amiche. E non ho bisogno di cercarmi nessun compagno. Guarda che si sono inventati! Vogliono sposarmi alla mia età! — Nonna, ma è quello che diciamo da un pezzo! E anche la mamma è d’accordo! Trasferisciti in una casa famiglia per anziani. Devi solo intestare la casa a me, così ti danno una stanzetta, la mamma sistema tutto. Lì non saresti mai sola, con vicine di stanza, e a casa non dai fastidio a nessuno. — Dal mio nido non mi muovo, Sashino. Se proprio sono d’intralcio, la porta è sempre aperta. Sei giovane e sveglio, trovati un appartamento e vivi come vuoi. Non hai voluto studiare? Allora vai almeno a lavorare! Porta pure qualcuna diversa ogni giorno, a me ormai serve solo un po’ di silenzio, a breve ne compio 65 di anni. Ne ho abbastanza: due anni passati a girovagare, è ora di tornare alle mie radici. Non mi pare giusto, nipote caro, che mi sbattano fuori dalla mia stessa casa, mentre campate sulle mie spalle e sulla mia pensione. Non è infinita la mia pensione. Hai una settimana: se non ti trovi casa, vai da qualche amico o dalla tua morosa — non ricordo nemmeno come si chiama — ma oggi stesso non ti voglio qui. Pensa te! Prima la nonna deve trovarsi un uomo, poi la vogliono pure mandare all’ospizio! Il nipote si lamentava ancora, ma la signora Lidia già non lo ascoltava più: era andata in camera sua e aveva chiuso la porta dietro di sé, colta da un gran mal di testa… Bisognerebbe prendere una pastiglia, peccato dover andare in cucina perché non voleva incrociare Sashino. Nella sua stanza ordinata, Lidia vide la bottiglietta di acqua minerale avanzata: “Ecco, perfetto, giusto per un sorso.” *** Neanche lei si aspettava tanta risolutezza. Era l’indignazione, forse, che le aveva fatto buttare fuori tutto quello che teneva dentro. Due lunghi anni a sopportare e a stare zitta: un giorno da una figlia, un giorno dall’altra; e bastava un lieve accenno — “non ti sei fermata troppo, mamma?” — per capire che doveva tornare a casa. Intanto il nipote ventenne spadroneggiava nel suo piccolo casale: una fidanzata diversa ogni volta, e la nonna che, secondo loro, rovinava l’atmosfera. “Nonna, vai a trovare qualche parente ogni tanto, così io e Dasha, Masha, Svetlana o Ilaria (sottolineare il nome giusto, tanto cambiano sempre), rimaniamo da soli!” E così la signora Lidia andava da cugine, comari, vecchie colleghe, restando a lungo per non dar fastidio ai giovani. All’inizio le faceva piacere; ma dopo che le visite divennero troppo frequenti, tutti cominciarono a mal sopportarla. *** Appena smise di trovare qualcuno disposto a ospitarla, sua figlia maggiore ebbe una bambina. La vita in città, l’ipoteca, il primogenito già alle elementari: restare a lungo a casa in maternità era impossibile, ed ecco che la nonna divenne indispensabile. Lidia Pievani si trasferì dalla figlia. All’inizio tutto perfetto: pasti caldi, casa in ordine, nipoti sistemati. Ma dopo qualche mese, il genero — solo dieci anni più giovane di lei — cominciò a lamentarsi. — Signora Lidia, queste scatolette non compratele più, fanno male! E poi, visto che sta tutto il giorno a casa, non può preparare un piatto fatto come si deve? Una cotoletta, una bistecca… — Signora Lidia, le cotolette vanno bene, ma spende troppo in spesa e detersivi! Bisogna fare attenzione! — E insomma, pensa che io sia una mucca? Un po’ di carne non guasta mai! E così via, su tutto. “Con i bambini a casa, può anche dare una mano alla maggiore con i compiti! Perché prendere ripetizioni quando c’è la nonna?” Anche la nipote grande, che era solo in quarta, si lamentava: “La nonna è fuori moda, mi mette in imbarazzo davanti agli amici e vuole pure che studi di più!” “Ma nonna, perché sei qui? Tu hai la tua casa in campagna, torna lì, fai la nonna a distanza!” Lidia sopportava tutto, cercando di accontentare tutti. Comprava la carne al genero col poco della sua pensione, dava la paghetta per non “far vergognare” la nipote e mandava soldi anche a Sashino, il nipote fannullone ormai mantenuto, per saldare le bollette. Alla figlia non si poteva dire niente: “Abbi pazienza, mamma, è per il mio bene”, rispondeva lei, fedelissima al marito. Quando anche la nipotina andò all’asilo, fu licenziata come nonna-badante. “Grazie signora Lidia, abbiamo bisogno solo del weekend”, e via, di nuovo a casa sua. Felicità immensa: finalmente poteva essere padrona della sua vita. Dormire quando voleva, alzarsi quando le pareva… Peccato che anche lì trovò il nipote accampato, con la fidanzata: casa in disordine, bollette arretrate, acqua e luce quasi tagliate. Fu costretta a chiedere un piccolo prestito, pagò i debiti, sistemò di nuovo la casa. Ma Sashino non era mai contento: “Casa troppo piccola, la nonna disturba la privacy, sbarra i momenti romantici con tosse e starnuti!” Di nuovo, la chiamata della figlia minore prossima al parto: “Vieni tu, mamma!” E via. Dopo tre mesi era di troppo anche lì e decise di tornare di sua volontà. Ma il disappunto di Sashino non finiva mai. Forse avrebbe continuato a sopportare tutto se non fosse successo qualcosa, rientrata a casa. Di nuovo rimise a posto tutto, pagò le spese arretrate, e riprese la solita convivenza tesa col nipote… *** — Sasha, vado dalla mia amica Carmela, è il suo compleanno. Torno tardi, chiudete bene, passo dal retro così non vi sveglio. — Perché non resti direttamente da lei? Almeno ci lasci un po’ di tranquillità… — Ma dai, sono stata a casa solo una settimana! — Anche una settimana è lunga… Resti via a dormire, vero? — No, torno a casa. La festa era animata: caffè, poi a casa della festeggiata, tanti ricordi e risate, nessuno parlava dei problemi. Quando Lidia stava per tornare, vide che Carmela usciva per una telefonata. Tornò serissima: — Ha chiamato tua figlia, Nastasia. — Nastasia?! Perché non mi ha chiamato a me? Tutto bene a casa? — Lascia stare, non chiamarla. Dice che lei e Sasha vogliono stare finalmente un po’ da soli, e tu li disturbi. Per questo mi ha chiesto di tenerti qui a dormire. Dai retta: resta, rilassati, raccontami come va. — Ma non c’è niente da raccontare. — Lidia, se tutto fosse a posto, non dovrebbero chiedere aiuto agli altri, né cercarti un marito con l’appartamento! Allora Lidia si confessò: raccontò delle figlie, del genero, del nipote. Due anni che si sente “di troppo” in casa sua. — Nemmeno a casa mia posso essere padrona, Carmela. Sasha, finita la scuola, se n’era andato a vivere in città con Nastasia, ma il patrigno non lo voleva e tornò da me. Non fa nulla, ormai è sulle mie spalle. Non si fermò a dormire: tornò a casa e fece finalmente valere la sua voce col nipote. Sasha si lamentò con la madre, che ebbe il coraggio di sgridare la nonna. Ma lei rispose le stesse identiche cose che aveva detto al nipote. Sasha se ne andò, promettendo di non rimettere più piede in quella casa e di non aspettarsi niente da lui. Per Lidia, invece, fu una liberazione: finalmente un po’ di pace e solitudine, dopo una vita sempre a sacrificarsi per gli altri. Ha cresciuto le figlie da sola, lavorato senza mai lamentarsi. Ha dato tutto, e in cambio si è ritrovata più usata che amata. Non è giusto, a una certa età, sentirsi cacciati dalla propria casa. Che vita è, se nel tuo nido sei un’estranea? Col tempo Sasha si rese conto dell’errore, tornò a chiedere perdono. Lidia lo ha perdonato, ma non lo rivuole più sotto quel tetto. “Vieni pure a farmi visita ogni giorno, Sashino, ma vivere con me, mai più. Le tue storie d’amore lasciamele fuori: io adesso mi godo la mia tranquillità.” Anche le figlie la invitano a dare una mano con i bambini, ma Lidia non si lascia più convincere. “Portatemeli voi qui, con piacere li tengo. Qui l’aria è buona, e soprattutto qui sono io la padrona.” Lidia dice: «Più lontani, più vicini». E c’ha proprio ragione.
È andato via con un’altra, mentre io sono rimasta sola