«Kika? Ah, io l’ho chiamata Abete. Stamattina correva dappertutto. Si capiva subito che si era persa. Poi si è accucciata ai miei piedi. Così, per non farla gelare poverina, l’ho presa e messa in macchina» sorrise l’uomo… «Tonia, ma si può essere così sfortunata? Quante volte te l’ho detto che quel Vittorio non fa per te!» rimproverava la mamma a Tamara. La donna stava lì con la testa bassa. E anche se aveva appena compiuto trentasette anni, si sentiva come una scolaretta che ha appena preso una brutta nota a scuola. In più Tamara si sentiva terribilmente amareggiata e delusa: per sé stessa, per il suo matrimonio fallito e per la sua bambina. Proprio nei giorni più magici dell’anno, si erano ritrovate senza una figura paterna in casa…

Bottone? Io lavevo chiamata Abetina. Correva qui da stamattina, si vedeva subito che si era persa. Poi si è accovacciata ai miei piedi per scaldarsi. Così lho messa in macchina, poverina, per non lasciarla al freddo sorrise luomo…

Chiara, ma possibile che tu sia sempre così sfortunata? Quante volte ti ho detto che quel Marco non faceva per te! rimproverava la madre a Chiara.

La donna teneva la testa bassa. Anche se aveva compiuto trentasette anni da poco, si sentiva come una ragazzina tornata a casa con un brutto voto.

In più, Chiara provava una tristezza amara per se stessa, per una vita familiare naufragata e per la sua piccola figlia. Perché proprio alla vigilia del periodo più magico dellanno erano rimaste senza un padre in casa.

Me ne vado, aveva detto Marco con leggerezza una sera. Chiara nemmeno aveva capito subito di cosa parlasse il marito.

Dove vai? domandò automaticamente, appoggiando davanti a lui un piatto fumante di minestrone.

Alessandra, sei proprio fuori dal mondo, queste cose proprio non le capisci! E come ho fatto a stare con te tutti questi anni? Marco alzò gli occhi al cielo teatralmente.

Chiara non fece in tempo a dire nulla, che luomo iniziò a spiegare nel dettaglio:

Non ce la faccio più! E poi la tua cagnolina sempre ad abbaiare. La bambina è sempre malata. Niente romanticismo più. Chiara, guardati. In che cosa ti sei trasformata? concluse Marco il suo sfogo.

Chiara provò a intravedere il proprio volto riflesso nellanta della credenza, ma le riuscì male. Le lacrime le scendevano da sole, e rimase immobile in mezzo alla cucina.

Marco non sopportava le lacrime. Con un sospiro lanciò unocchiata al minestrone, si alzò e andò a preparare le sue cose

La cagnolina Bottone, percependo la tensione, iniziò a girare intorno alla sua padrona, piagnucolando e cercando di confortarla.

Almeno posso riposare senza questo continuo abbaiare, dichiarò Marco, fermandosi sulla porta con la borsa a tracolla.

Marco, e Giulia? sussurrò Chiara, già immaginando il dispiacere della loro bambina di cinque anni, che dormiva tranquilla nella sua cameretta.

Inventati qualcosa! Sei la madre, alla fine dei conti ribatté lui, e sotto i latrati di Bottone se ne andò di casa

Chiara passò tutta la notte in cucina, abbracciando Bottone. La piccola cagnolina le leccava il viso cercando di consolarla. Aveva intuito che era accaduto qualcosa di terribile.

Per qualche giorno Chiara non trovò il coraggio di parlare con la madre. Questa telefonava spesso, chiedendo notizie. Chiara rispondeva in fretta che andava tutto bene e spegneva il cellulare.

E il lavoro? Hai trovato qualcosa? Guarda che se quel furfante di Marco ti lascia, con cosa vivrai? le disse la madre venuta a trovarla.

In quel momento Chiara non resse più e scoppiò a piangere, spiegando che nessuno la chiamava per un colloquio e che Marco se nera già andato da giorni.

La donna anziana sospirò rumorosamente. Non si aspettava proprio una situazione simile.

Eh, i suoi intenti si capivano da subito! Cinque anni insieme, una figlia, e lui manco si è mai deciso a farti sposare si indignava la madre.

Certo, provava pena per la figlia e la nipotina.

E adesso cosa farai? domandò infine.

Chiara scrollò le spalle:
Qualcosa inventerò. Mi farò assumere come assistente allasilo dove va Giulia, disse mesta.

Con quello stipendio non arrivate lontano… E cè pure la cagnolina da mantenere, concluse la madre, che non ha mai amato tanto gli animali. E Bottone, che la figlia aveva raccolto per strada, proprio non la sopportava.

Voleva aggiungere altro, ma si fermò vedendo che Chiara tratteneva a stento le lacrime.

Beh, dai, non piangere. Se servirà, ti aiuto io. E con Giulia ci sto volentieri provò a rincuorarla…

Passò così unaltra settimana.

Chiara riuscì a trovare lavoro. Ora andava ogni giorno allasilo insieme a Giulia. La bambina ne era felice.

Mamma, portiamo anche Bottone a lavorare con noi come aiutante! Così la nonna non sbuffa più per portarla fuori.

E Bottone potrebbe aiutarti a lavare i piatti e proteggerci mentre dormiamo! diceva Giulia, sorridendo.

Chiara rideva e la stringeva a sé. Ma subito si rattristava sentendo la domanda che non mancava mai:

Mamma, papà torna a casa per Natale?

Non aveva mai avuto il coraggio di dirle la verità. Inventava storie su un viaggio di lavoro urgente. Chiamava Marco chiedendo di vedere la bambina. Ma lui si scusava con altre priorità:

Chiara, lasciami vivere la mia vita. Di pure a Giulia che sono in missione segreta. Tornerò, ma non subito. Insomma, così le disse lultima volta, chiedendo se per caso avesse visto la sua cravatta.

E adesso dove sarà finita? Senza di quella non ho nulla da mettermi per dicembre, si lamentava chiudendo la chiamata.

Chiara rimase a lungo seduta a pensare. Non sapeva come avrebbe passato questo Natale da sola. Né come spiegare tutto a Giulia.

Poi, tutto accadde allimprovviso. La nonna portava la nipote allambulatorio. Giulia aveva preso un raffreddore, ma già migliorava. Stavano chiacchierando, quando da un angolo sbucò Marco.

Papà! Sei tornato! la bambina gli corse incontro felice.

Marco sobbalzò. Poi provò a sorridere e, sottovoce, spiegò che lui e la mamma non avrebbero più vissuto insieme. Poi si allontanò in fretta.

Magari passo a trovarti ancora, se riesco, disse andandosene.

Giulia rimase ferma, il volto impassibile, e sussurrò:
Non voglio più che vieni.

Quella sera le salì di nuovo la febbre. Due giorni dopo, venne il pediatra.

Giulia non voleva parlare con nessuno, e di guarire pareva non aver voglia.

Probabilmente è stress, ipotizzò il dottore, ascoltata la storia.

Chiara si rimproverava:
Dovevo spiegarle subito la verità. È intelligente, avrebbe capito, diceva alla madre, che scuoteva solo il capo.

Poi, un nuovo choc. La nonna uscì distratta con Bottone, senza guinzaglio, e la cagnolina decise di fare di testa propria.

Dopo lennesimo richiamo, Bottone si lanciò di corsa verso laltra parte della strada.

Ah, ecco! Non mi vuoi ascoltare? Vedrai che torni, quando avrai freddo! sbuffò indispettita la donna, tornando veloce a casa dalla nipotina, a darle le medicine.

Ma la bambina appena seppe della sparizione di Bottone, smise di mangiare e bere. Invano Chiara promise che avrebbe fatto di tutto per ritrovare lamica a quattro zampe. Giulia fu irremovibile:

Quando torna Bottone, allora mangio, disse girandosi verso il muro.

Tutta colpa della tua educazione, cominciò la madre di Chiara. Lhai viziata troppo. La bambina non ascolta più! Te lavevo detto

Piuttosto guardavi meglio Bottone, invece di fare la predica, mamma! si infuriò linsolitamente calma Chiara.

Ah, bene! E io che mi do tanto da fare rispose offesa la madre, andandosene di casa.

Chiara rimase di nuovo sola. Quella sera girò a lungo per il quartiere.

Giulia infine si addormentò nel suo lettino, mentre Chiara sperava ancora che Bottone ritrovasse la strada. Ma invano. Infreddolita, tornò a casa, cadendo in un sonno agitato.

Giulia si svegliò presto:

Mamma, ho fatto un sogno! Abbiamo addobbato un abete vero e ritrovato Bottone! raccontò esultante.

Chiara le sorrise con tristezza. Sul tavolo cera solo un piccolo alberello artificiale. Era quasi Capodanno e avevano cercato di festeggiare.

Ma Giulia ne fu delusa e insisteva volesse un albero grande e vero.

Solo così tornerà anche Bottone, come nel sogno! pianse.

Chiara sospirò. Comprare un abete vero era fuori discussione, nemmeno i pochi euro che aveva bastavano. Telefonò alla madre, ma questa rifiutò di andare da loro:

Hai più a cuore un cane che tua madre! Pensa a questo, le disse stizzita.

Chiara capì che non poteva contare sulla madre. Per fortuna stavano per arrivare le feste.

Giulia non si sentiva bene e non voleva alzarsi. La sera, quando ormai era tutto pronto per Capodanno, la bambina scoppiò in lacrime:

Niente abete, mamma. E Bottone non tornerà, proprio come papà…

Chiara la carezzò, trattenendo a fatica le lacrime. Poi chiese alla vicina di guardare Giulia un momento, ed uscì nella sera fredda…

Laria gelida la scosse e i fiocchi di neve le danzavano intorno. La gente camminava sorridendo, nessuno sembrava accorgersi di lei. Ma Chiara non vedeva altro che la piccola Bottone, disperata la cercava ovunque.

Dove puoi essere andata, piccola? sussurrava ripercorrendo le strade già note.

A un certo punto arrivò al mercato degli alberi di Natale. Un uomo robusto, con il cappotto di lana, era in piedi accanto alle ultime piante. Chiara si fermò.

Serve un abete? Ne ho giusto un paio ancora, li lascio anche a buon prezzo disse il venditore, impaziente di andar via.

“Di sicuro lo aspetta la famiglia Forse la moglie ha già preparato la tavola, i bambini guardano fuori la finestra” pensò Chiara.

Intanto una giovane coppia felice comprò lultima pianta.

Allora? Che facciamo? Questa è lultimaPosso anche aiutarla a portarla insistette il venditore.

Chiara lo guardò sconsolata. Non aveva soldi con sé, e quelli a casa non sarebbero bastati comunque.

Imbarazzata, notò che nel furgoncino cerano dei rami caduti.

Posso prendere qualche ramo? Se non le servono domandò pianissimo.

Luomo guardò prima Chiara, poi i resti degli abeti e sospirò.

Certo che sì. Venga, glieli do io rispose, tirando fuori una manciata di rami freschi dal retro.

Chiara accettò grata spiegando senza volerlo:

Sa mia figlia è malata, sogna solo un abete e la cagnolina è scappata, questanno va proprio tutto storto…

Luomo la ascoltò senza fretta. Anche lui era stato lasciato da poco dalla moglie. Nessuno lo aspettava ormai a casa. Sentiva lo stesso vuoto.

Proprio in quel momento arrivò un altro uomo:

A quanto lalbero? chiese, indicando lultimo.

Già venduto, provi dal collega lì accanto rispose il venditore.

Chiara lo fissò meravigliata.

Venga, la aiuto volentieri a portare i rami fino a casa disse lui improvvisamente caloroso.

E Chiara capì che non era poi così burbero come sembrava.

Ma io non ho soldi glielho già detto balbettò.

Sì, ho capito, annuì a bassa voce luomo.

Poi successe qualcosa dincredibile, cose che capitano solo a ridosso delle feste.

Luomo aprì il furgone, e Chiara scorse sul sedile la piccola Bottone che dormiva avvolta in un vecchio maglione. Ci mise un attimo a riconoscerla.

Ma da dove come ha fatto ad arrivare da lei Morbidezza? trattenne a stento le lacrime.

Bottone? Io lavevo chiamata Abetina. Correva qui tutta la mattina e si vedeva che era sperduta A un tratto si è accovacciata sotto i miei piedi. Lho caricata in macchina, poverina, per non farla gelare, sorrise lui.

Si chiamava Paolo. Era un uomo che amava gli animali e sapeva farsi voler bene dai bambini.

Ben presto la casa di Chiara si riempì di calore e affetto, come non era mai accaduto prima. Forse fu grazie alla magia delle feste, forse era solo destino

Nessuno lo sa. Si sa solo una cosa: la nuova famiglia era finalmente felice. E ogni tanto, qualche volta, ancora oggi, chiamano Bottone col nome di Abetina.

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«Kika? Ah, io l’ho chiamata Abete. Stamattina correva dappertutto. Si capiva subito che si era persa. Poi si è accucciata ai miei piedi. Così, per non farla gelare poverina, l’ho presa e messa in macchina» sorrise l’uomo… «Tonia, ma si può essere così sfortunata? Quante volte te l’ho detto che quel Vittorio non fa per te!» rimproverava la mamma a Tamara. La donna stava lì con la testa bassa. E anche se aveva appena compiuto trentasette anni, si sentiva come una scolaretta che ha appena preso una brutta nota a scuola. In più Tamara si sentiva terribilmente amareggiata e delusa: per sé stessa, per il suo matrimonio fallito e per la sua bambina. Proprio nei giorni più magici dell’anno, si erano ritrovate senza una figura paterna in casa…
Perché sei tornata? – La madre teneva la porta appena socchiusa. – Come farò ora a guardare la gente…