Tre anni fa, la casa di Maria Rosaria andò in fiamme. Per fortuna, quel giorno lei era al lavoro e si salvò. La donna pianse a lungo per la perdita: in quella casa era nata e cresciuta, aveva cresciuto suo figlio e spesso i nipotini venivano a trovarla. Ora, però, al posto della sua dimora cera solo un mucchio di cenere e il ricordo dellodore acre di fumo.
Il figlio, Alessandro, insieme alla nuora Lucia, decisero di accoglierla a casa loro a Bologna. Maria Rosaria vedeva bene che a Lucia pesava la nuova situazione: tra il lavoro e le mille faccende domestiche, la nuora era sempre esausta. Lei, ormai con le mani che tremavano dopo la tragedia, non poteva più aiutare come un tempo. Era già da due anni che si sentiva un peso sulle spalle di Lucia.
Figlio mio, vedo quanto vi costa questa situazione.
Perché non mi portate in una casa di riposo? propose un giorno Maria Rosaria. Hanno appeso un annuncio nel portone, cè una bellissima struttura proprio vicino, lì si prenderanno cura di me e io non sarò più un fardello per voi.
Va bene, mamma. Però aspettiamo fino a maggio, così il tempo migliora e facciamo in tempo a sistemare tutti i documenti suggerì Alessandro.
La donna annuì, accettando con dignità. Arrivò la primavera, le giornate si allungarono e Maria Rosaria ricordò al figlio il loro accordo:
Ormai ci siamo, maggio è alle porte. Voi e Lucia me lavete promesso!
Certo, mamma, domani ti accompagniamo rispose Alessandro, nascondendo un sorriso.
Quella sera, la nonna mise insieme le sue poche cose: una camicia da notte, una vestaglia, le pantofole di casa. Al mattino salutò con un bacio i nipotini, si fece il segno della croce e uscì dallappartamento. Alessandro mise in moto la vecchia Fiat e partirono.
Alessandro, ma dove stai andando? Hai saltato la svolta per la casa di riposo! osservò la donna, preoccupata.
Mamma, cè la strada chiusa per lavori, dobbiamo fare una deviazione rispose prontamente lui, mentre Lucia accennava un sorriso misterioso. Viaggiarono ancora per venti minuti. Dalla finestra riconobbe le colline verdi, il boschetto, il fiume che amava da bambina.
Allinizio Maria Rosaria non osava credere ai propri occhi: era tornata a San Giovanni in Persiceto, il suo paese natale. Quando Alessandro aprì il cancello, quasi le si piegarono le gambe dallemozione: davanti a lei sorgeva una casa nuova di zecca. Intorno, ancora qualche cartone e materiali da cantiere, e un paio di muratori al lavoro.
Sembrava che la tragedia del fuoco non fosse mai accaduta: la casa, la serra e un pollaio nuovo.
Figlio mio, sto sognando? Ma che succede? chiese Maria Rosaria con le lacrime agli occhi.
Mamma, non abbiamo mai voluto portarti in una casa di riposo. Mai nella vita. Così abbiamo deciso di ricostruire la tua casa, perché tu potessi essere felice di nuovo. Dentro cè il bagno nuovo, la televisione con tutti i canali e il riscaldamento a pavimento. Abbiamo fatto tutto senza dirti nulla, così aspettando la primavera potevamo finire i lavori.
Maria Rosaria piangeva di gioia e abbracciò forte suo figlio. Faticava a credere alla fortuna che le era toccata. Ogni sabato, Alessandro, Lucia e i nipotini non mancano mai di farle visita.
Così Maria Rosaria riscoprì che la famiglia è la ricchezza più grande, e che lamore sa ricostruire anche ciò che il fuoco ha portato via.







